Sabato 6 giugno 2026
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Italia. "Accanimento terapeutico ed eutanasia in pediatria"

U.E. - ITALIA
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La sofferenza di un bambino mostra in tutta la sua tragicità la sofferenza inutile. Da Agostino in poi il dolore degli inermi, in particolare dei piccoli, è uno scandalo, anche per il credente. Sono preziosi dunque i contributi che invitano a riflettere su questo tema così doloroso in modo circostanziato e pluralistico. L'ultimo lo si deve a Laura Palazzoni (Filosofia del Diritto, LUMSA, Roma), membro del Comitato Etico dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma, sul più recente fascicolo della rivista Formazione Continua in Pediatria.
Il problema della scelta se curare, continuare o limitare le cure o non curare un bimbo, di fronte ad una situazione di malattia estrema, pone notevoli interrogativi dal punto di vista bioetico. Si tratta di ottemperare al dovere terapeutico senza andare oltre la soglia dell'accanimento, di mantenersi insomma nell'ambito delle cure proporzionate e di dover individuare al contempo quando, purtroppo, la sospensione delle terapie diviene doverosa deontologicamente ed eticamente, prima e senza che ciò comporti l'eutanasia, sulla quale pure si può e si deve discutere.
L'articolo tiene conto che le prospettive etiche in bioetica sono diverse: vi sono tra gli altri l'approccio liberale-libertario (fondato sul principio di autonomia), quello utilitarista (sul criterio del calcolo costi/benefici) e quello personalista (fondato sulla difesa della dignità della persona umana). Quest'ultima appare all'autrice la prospettiva da privilegiare: secondo la bioetica personalista, occorre rifiutare l'accanimento terapeutico inteso come prolungamento ostinato del morire, tanto più quando è un bambino a soffrire, evitando anche l'eutanasia e ritenendo invece doveroso curare il piccolo paziente in modo proporzionato. L'accanimento terapeutico in pediatria mostra ancor più marcatamente tratti di disumanizzazione e proceduralizzazione della morte: secondo Palazzoni, "non dovrebbe essere accettato dal medico, anche se chiesto dai familiari". Quel che è consentito è invece il prolungamento tecnologico del morire nell'ipotesi del trapianto, dopo la diagnosi di morte cerebrale.
La sospensione delle terapie accanite non dev'essere però confusa con l'abbandono terapeutico, omettendo cioè quei sostentamenti ordinari - sempre e comunque dovuti al paziente - in un'ottica che miri comunque a proteggere la dignità dell'umano che soffre.

Palazzani L. "Accanimento terapeutico ed eutanasia". Formazione Continua in Pediatria, 2 (2006): 55-58.

(Fonte: Martino dell'Angelo - Il Pensiero Scientifico Editore)
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