Italia. "Caso Fini", le risposte del giorno dopo
E' bastata una dichiarazione di Gianfranco Fini alla conferenza mondiale per la prevenzione sull'uso di droghe, per riaprire (anche se per un paio di giorni al massimo), un dibattito sulle droghe del tutto assente in Italia, limitato negli ultimi tempi alla maglietta di Vasco Rossi.
Ventiquattro ore dopo la prima pioggia di dichiarazioni di qualsiasi esponente di qualsiasi partito dell'arco parlamentare, comunque, e' arrivata la seconda: le risposte ai commenti del giorno prima.
Ed a proposito della famosa maglietta di Vasco Rossi, su cui si scateno' un polverone, con tanto di offerta da parte dell'amministrazione Comunale di Milano di fare un'altra data "a condizione che il cantante si fosse cambiato la maglia", e magari pure lavato le orecchie, dobbiamo registrare che il vicepresidente ed assessore alla cultura della Regione Liguria, Gianni Plinio (An), ha invitato gli organizzatori di eventi liguri e genovesi a non ingaggiare, anche nella prospettiva di Genova 2004, cantanti ed artisti che sulla questione non la pensano come lui e Fini (in sostanza).
"Bene fa il Governo di centro-destra -ha detto Plinio- su impulso di Fini, a promuovere una lotta alla droga senza se e senza ma Basta con il lassismo e la demagogia propugnata dalle sinistre e dai vari Don Gallo che, finora, hanno prodotto in ambiente soprattutto giovanile, soltanto danni e morti! Non c'e' distinzione tra droghe leggere e pesanti: tutte le droghe sono nocive e dannose. Ecco perche' e' utile non fare esibire sui nostri palcoscenici artisti che inneggiano sconsideratamente allo spinello libero".
La seconda dichiarazione, in linea con la precedente, e' quella dell'Immancabile, il senatore Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di AN per le politiche della famiglia e vicepresidente della consulta etico-religiosa del partito, che mette la questione quasi sul mistico: "la proibizione e la lotta senza quartiere al libero mercato della droga -dice- rese impossibili dall'attuale normativa, sono la prima forma di prevenzione. Per questo rispediamo al mittente, non arretrando di un millimetro, gli attacchi ideologici e preconcetti che il partito radicale di massa (?), a suon di vuoti slogan e di stantie parole d'ordine, ha lanciato contro l'illuminata decisione del governo e della maggioranza di Centrodestra di incidere sul problema a monte, mettendo mano a quella riforma della legislazione sugli stupefacenti che e' la 'conditio sine qua non' per far uscire dal tunnel chi vi e' entrato e per non farvi entrare altri giovani".
Per Daniele Capezzone, segretario dei Radicali Italiani (che pero' non dovrebbe essere quel partito radicale di massa a cui si riferisce Pedrizzi), "si poteva sperare che quella di ieri fosse una boutade, una voce dal sen fuggita, un piccolo cedimento al richiamo della foresta. E invece Fini insiste, persevera, mostra di volere, su questo, aprire una vera e propria campagna. Certo, resta oscuro il motivo per cui il vicepresidente del Consiglio voglia schiacciarsi su una linea talebana (no, rispetto a Pedrizzi il Mullah Omar era un libertino) e perdente, che criminalizza il comportamento del 50% dei giovani, complessivamente di alcuni milioni di italiani, nonche' di tanti elettori di AN".
Secondo il segretario radicale, la cosa non desterebbe preoccupazione se non fossero in gioco le vite di tante persone: "Le misure restrittive annunciate dal sottosegretario Mantovano in tema di metadone, ad esempio, si risolverebbero in una sicura impennata dei morti per droga. E' questo che si vuole? Allora, ripetiamo al vicepresidente del Consiglio che, se insistera' su questa impostazione, dovra' misurarsi con un nuovo referendum radicale, e ancora piu' esteso, nei suoi contenuti, di quello del 1993. Come sul divorzio, come sull' aborto saranno proprio gli elettori moderati a decidere, distinguendo le proprie personali convinzioni dalla necessaria laicita' delle leggi dello Stato. E infliggendo una sconfitta a chi vorrebbe portare il paese non a destra, ma drammaticamente indietro".
Che ci sara' una reazione, lo afferma anche il verde Paolo Cento, vicepresidente della commissione Giustizia: "Se Fini e il governo insistono nel disegno di legge annunciato che vuol punire i consumatori di droga reagiremo con una grande mobilitazione civile capace di affossare questo proibizionismo utilizzando tutti gli strumenti possibili, dalla disubbidienza al referendum abrogativo. E' grave che per qualche voto in piu' alla vigilia delle elezioni europee il centro-destra metta in campo una speculazione emotiva e repressiva dannosa per i tossicodipendenti e utile solo a favorire i profitti dei venditori di morte"
La proposta della disobbedienza civile per non far vincere il proibizionismo e' appoggiata anche dal presidente del Forum Droghe, Franco Corleone che approva l'iniziativa referendaria Pannella, ma spiega: "se questo provvedimento dovesse divenire legge, fino al referendum, che sicuramente vinceremo come e' accaduto anche in Svizzera, ci sarebbero troppi giovani criminalizzati in carcere o morti per le strade". E allora, spiega, "bisogna gia' dire che dovremo organizzare una disobbedienza civile per non far vincere il proibizionismo e non massacrare i giovani".
"Il sottosegretario Mantovano -prosegue Corleone- ha paura di dire che per uno spinello la pena sara' da 8 a 20 anni, ma e' cosi' se le loro parole si tradurranno in un corrente Ddl. Anche la madre piu' apprensiva scegliera' lo spinello a 8 anni di carcere per il proprio figlio".
"Ne vedremo delle belle -aggiunge- ma vorremmo sentire la voce del Ministro Antonio Martino, che non risulta abbia abbandonato la sua concezione antiproibizionista, alzarsi forte e chiara contro la paranoia che e' ancora piu' grave se non e' sotto l'effetto di alcuna sostanza".
Ed il ministro della Difesa Antonio Martino, interpellato dai giornalisti in Transatlantico alla Camera ha risposto con una battuta sulla sua posizione, notoriamente antiproibizionista: "non posso che parlarne in difesa e del resto si sa come la penso in proposito...".
Per Vittorio Agnoletto, "La proposta di legge della maggioranza sulle droghe e' un attentato alla salute pubblica e un regalo al narcotraffico".
"La crociata antidroghe dell'attuale Governo -dice- continua ad essere ben lontana da quanto si sta realizzando in Europa, proprio durante il semestre a guida Italiana. Mentre l'Olanda, l'Inghilterra e la Francia rivedono le politiche sulla cannabis inserendola a pieno diritto nella farmacopea, declassandola a livello legale e attenuando la pressione penale, il Governo italiano sconfessa i risultati di anni di ricerche condotte in tutto il mondo, oltre che l'esperienza di migliaia di operatori del settore (medici, educatori, operatori socio-sanitari, farmacologi, policy-makers)".
Secondo Agnoletto, mentre tutta l'Unione Europea "riconosce gli effetti benefici di piu' di 10 anni di strategie di riduzione del danno che hanno provocato sensibili riduzioni dei livelli di criminalita' e hanno fatto precipitare la percentuale di tossicodipendenti sui nuovi casi di AIDS (anche nel nostro paese una riduzione dal 67,4% del 1993, al 37,1% del Dicembre 2002), l'attuale Governo smantella pezzo per pezzo il servizio pubblico e si prepara ad un giro di vite che non fara' altro che aumentare il numero di ingressi nelle carceri (gia' oggi il 30,4% dei detenuti e' tossicodipendente) e il numero di morti per overdose, costringendo migliaia di semplici consumatori a nascondersi come criminali della peggior specie".
"Un ultimo appunto -conclude-: ma gli effetti repressivi della nuova legge varranno anche per chi consegna e riceve etti di cocaina direttamente al Ministero, oppure si invochera' una estensione delle immunita', tanto care all'attuale esecutivo?".
"L'esperienza internazionale in materia di contrasto e dissuasione dall'uso di stupefacenti ha da tempo sancito la crisi di una visione proibizionista intorno a questo tema". Lo dicono Bobo Craxi e Chiara Moroni, del Nuovo Psi, commentando la proposta di legge in tema di droghe.
"In merito alla lotta alla droga e' indispensabile saper distinguere tra l'uso e il consumo dei derivati della cannabis, che la realta' ci impone di tollerare, e tutte le altre droghe".
"Tolleranza zero -continuano- e' una parola d'ordine che puo' valere soltanto nei confronti dell'uso e dello spaccio di droghe letali o in campagne di dissuasione dalla droga in generale. Sarebbe invece necessario aumentare i fondi statali per le comunita' di recupero e per i Sert, anziche' ricadere in tentazioni proibizioniste dai toni esasperati o in campagne, peraltro, gia' sperimentate e che, in passato, hanno gia' diviso il Paese e ottenuto successi limitati". Infine, i due parlamentari del Nuovo Psi informano che "nel corso della riunione della segreteria nazionale del loro partito verra' analizzata approfonditamente la questione sollevata in questi giorni e, al termine della riunione politica, sara' annunciato un convegno a piu' di dieci anni di distanza dall'approvazione della legge Vassalli-Jervolino, esperienza che i parlamentari socialisti comunemente ritengono norma da riaggiornare e, anche, da superare".
Secondo quanto si legge su un editoriale comparso su "La Voce Repubblicana" (l'organo del Pri), "Un solo argomento ci sembra improponibile, quello per il quale la polizia non riesca a distinguere il consumatore dello spacciatore. Sia chiaro: non perche' riteniamo falso questo argomento, anzi esso potrebbe rivelarsi disperatamente autentico. Ma esso comporterebbe una tale sconfitta per lo Stato democratico, incapace di distinguere l'aggressore dalla vittima, che in nessuna maniera potremmo mai accettarlo".
"Punire il consumo, non distinguere tra droghe pesanti e droghe leggere, significa tornare indietro di decenni, significa mandare in galera giovani incensurati, vanificare ogni sforzo per prevenire e ridurre il danno delle tossicodipendenze". A commentare cosi' il ddl governativo sulla droga annunciato da Gianfranco Fini e' Stefano Anastasia, presidente dell'associazione Antigone."Le dichiarazioni e le anticipazioni del vice premier su un nuovo testo di legge sulle droghe, ancora piu' repressivo di quello attualmente in vigore ci preoccupano fortemente. La tolleranza zero evocata da Gianfranco Fini crea disastri sociali e riempie le prigioni a dismisura, come quelle americane oramai al massimo storico di 2 milioni di detenuti".
"Contro il rischio di una nuova ondata illiberale - conclude il presidente di Antigone - e' necessario che si costruisca un fronte unitario e largo che difenda le esperienze piu' avanzate di riduzione del danno e i diritti dei consumatori".
Andrea Gallo, il prete di strada amico di Vasco Rossi, Manu Chao e Piero Pelu', che da anni lavora a Genova con la Comunita' di San Benedetto per tossicodipendenti, ha detto che il disegno di legge del governo e' "una clamorosa marcia indietro". "Andiamo contro la strategia europea -ha detto- anche la Spagna si e' recentemente orientata verso una maggiore tolleranza. Siamo certi che la linea dura riuscira' a risolvere il problema che c'e' a monte, legato al disagio giovanile? Non sarebbe meglio concentrarsi sulla lotta al traffico?".
Per mons. Vinicio Albanesi, tra i fondatori del coordinamento nazionale delle comunita' di accoglienza (Cnca), "Il Governo ha la sicurezza di aver trovato finalmente il meccanismo che si opporra', con successo, alle dipendenze: e' la repressione. Basta con la distinzione tra droghe leggere e pesanti; basta con l'indulgenza, basta con i tentennamenti", ma, rivolgendosi a Fini dice "Lei si e' fatto portavoce di quanti in Italia vorrebbero una soluzione rapida e definitiva al problema delle droghe. Cosi' non sara': per molteplici motivi. Le droghe non sono piu' distinte in leggere e pesanti, ma hanno un crescendo pauroso che inizia con l'alcol (ben pubblicizzato, che annovera tra i suoi iscritti 1 milione e mezzo di persone, di cui 30 mila muoiono ogni anno) e transita per le droghe sintetiche, gli psicofarmaci, l'hascisc, l'eroina, la cocaina. Quando qualcuno si presenta in comunita' oramai ha provato di tutto e di piu'. La varieta' e la quantita' delle sostanze, i modi e i tempi di assunzione fanno avere l'illusione di non essere drogati. Solo lo sfinimento fisico e psicologico convincono, quando convincono, che si e' sull'orlo del baratro: per questo motivo le comunita' sono piene di persone oramai 30/50enni, con 15-20 anni di carriera. La repressione e' gia' sperimentata oggi abbondantemente da tutti i tossicodipendenti: ritiro della patente, metadone, comunita', carceri e ospedali sono il bagaglio che ciascun tossicodipendente ha nella sua valigia. Ci saremmo, dunque, aspettati una ripresa dell'attenzione al problema della droga a partire dall'educazione e quindi del disagio delle giovani generazioni. I giovanissimi non sanno nemmeno loro perche' si drogano. Nessuna comunita' e nessun Sert, anche se rinnovato, intercettera' il ragazzo che inizia la carriera di dipendente. Perche' non esiste sul territorio alcuno che abbia attenzione ai primi fenomeni di sbandamento e di disagio. La paura del carcere e delle sanzioni non funzionera'. Il consumo di droga e' talmente degenerante da far saltare ogni comportamento socialmente adeguato, compresa la vergogna del carcere. Una efficace politica di contrasto inizia dall'attenzione alle giovani generazioni che non c'e': le famiglie sono sole, le scuole rattrappite, gli oratori e le associazioni scarseggiano e le poche esistenti sopravvivono" Ed aggiunge "a proposito di comunita' e di servizi pubblici abbia attenzione. E' vero che i Sert si sono burocratizzati e ospedalizzati, ma nessuna rete privata riuscirebbe a reggere l'urto della gestione di oltre 100 mila tossici, molti dei quali ridotti oramai a 'zombie' e la cui prospettiva e' solo quella di farli sopravvivere piu' a lungo possibile".
Il segretario generale dell'Osapp (Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria), Leo Beneduci, sottolinea che il provvedimento "incidera' necessariamente e in maniera esplicita sulla funzionalita' e sulle condizioni del carcere in Italia. Come sempre piu' spesso accade ogni qual volta misure di maggiore severita' sono concepite rispetto a particolari comportamenti e tali da coinvolgere, comunque, gli istituti penitenziari, non si fanno i conti con le condizioni oggettive delle strutture e di chi vi lavora. Infatti gia' sussiste nel nostro Paese l'abitudine, del tutto atipica rispetto ad altri Paesi, di relegare e delegare al carcere in ultima istanza emergenze sociali di cui dovrebbero occuparsi altre istituzioni, come accade per la tossicodipendenza, per le malattie della sfera psichica, per l'immunodeficienza e per i reati legali all'immigrazione clandestina".
E sempre a proposito di Giustizia, e' intervenuto sulla questione il ministro Roberto Castelli: "Per contrastare il traffico di droga ci vuole tolleranza zero. C'e' in Europa una grossa ipocrisia di fondo non si capisce come si possa lottare contro il traffico di stupefacenti e tollerare contemporaneamente il consumo personale di droga". Il guardasigilli ha auspicato "una uniformita' comune tra i Paesi europei in tema di lotta agli stupefacenti".
Appunto.
Ventiquattro ore dopo la prima pioggia di dichiarazioni di qualsiasi esponente di qualsiasi partito dell'arco parlamentare, comunque, e' arrivata la seconda: le risposte ai commenti del giorno prima.
Ed a proposito della famosa maglietta di Vasco Rossi, su cui si scateno' un polverone, con tanto di offerta da parte dell'amministrazione Comunale di Milano di fare un'altra data "a condizione che il cantante si fosse cambiato la maglia", e magari pure lavato le orecchie, dobbiamo registrare che il vicepresidente ed assessore alla cultura della Regione Liguria, Gianni Plinio (An), ha invitato gli organizzatori di eventi liguri e genovesi a non ingaggiare, anche nella prospettiva di Genova 2004, cantanti ed artisti che sulla questione non la pensano come lui e Fini (in sostanza).
"Bene fa il Governo di centro-destra -ha detto Plinio- su impulso di Fini, a promuovere una lotta alla droga senza se e senza ma Basta con il lassismo e la demagogia propugnata dalle sinistre e dai vari Don Gallo che, finora, hanno prodotto in ambiente soprattutto giovanile, soltanto danni e morti! Non c'e' distinzione tra droghe leggere e pesanti: tutte le droghe sono nocive e dannose. Ecco perche' e' utile non fare esibire sui nostri palcoscenici artisti che inneggiano sconsideratamente allo spinello libero".
La seconda dichiarazione, in linea con la precedente, e' quella dell'Immancabile, il senatore Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di AN per le politiche della famiglia e vicepresidente della consulta etico-religiosa del partito, che mette la questione quasi sul mistico: "la proibizione e la lotta senza quartiere al libero mercato della droga -dice- rese impossibili dall'attuale normativa, sono la prima forma di prevenzione. Per questo rispediamo al mittente, non arretrando di un millimetro, gli attacchi ideologici e preconcetti che il partito radicale di massa (?), a suon di vuoti slogan e di stantie parole d'ordine, ha lanciato contro l'illuminata decisione del governo e della maggioranza di Centrodestra di incidere sul problema a monte, mettendo mano a quella riforma della legislazione sugli stupefacenti che e' la 'conditio sine qua non' per far uscire dal tunnel chi vi e' entrato e per non farvi entrare altri giovani".
Per Daniele Capezzone, segretario dei Radicali Italiani (che pero' non dovrebbe essere quel partito radicale di massa a cui si riferisce Pedrizzi), "si poteva sperare che quella di ieri fosse una boutade, una voce dal sen fuggita, un piccolo cedimento al richiamo della foresta. E invece Fini insiste, persevera, mostra di volere, su questo, aprire una vera e propria campagna. Certo, resta oscuro il motivo per cui il vicepresidente del Consiglio voglia schiacciarsi su una linea talebana (no, rispetto a Pedrizzi il Mullah Omar era un libertino) e perdente, che criminalizza il comportamento del 50% dei giovani, complessivamente di alcuni milioni di italiani, nonche' di tanti elettori di AN".
Secondo il segretario radicale, la cosa non desterebbe preoccupazione se non fossero in gioco le vite di tante persone: "Le misure restrittive annunciate dal sottosegretario Mantovano in tema di metadone, ad esempio, si risolverebbero in una sicura impennata dei morti per droga. E' questo che si vuole? Allora, ripetiamo al vicepresidente del Consiglio che, se insistera' su questa impostazione, dovra' misurarsi con un nuovo referendum radicale, e ancora piu' esteso, nei suoi contenuti, di quello del 1993. Come sul divorzio, come sull' aborto saranno proprio gli elettori moderati a decidere, distinguendo le proprie personali convinzioni dalla necessaria laicita' delle leggi dello Stato. E infliggendo una sconfitta a chi vorrebbe portare il paese non a destra, ma drammaticamente indietro".
Che ci sara' una reazione, lo afferma anche il verde Paolo Cento, vicepresidente della commissione Giustizia: "Se Fini e il governo insistono nel disegno di legge annunciato che vuol punire i consumatori di droga reagiremo con una grande mobilitazione civile capace di affossare questo proibizionismo utilizzando tutti gli strumenti possibili, dalla disubbidienza al referendum abrogativo. E' grave che per qualche voto in piu' alla vigilia delle elezioni europee il centro-destra metta in campo una speculazione emotiva e repressiva dannosa per i tossicodipendenti e utile solo a favorire i profitti dei venditori di morte"
La proposta della disobbedienza civile per non far vincere il proibizionismo e' appoggiata anche dal presidente del Forum Droghe, Franco Corleone che approva l'iniziativa referendaria Pannella, ma spiega: "se questo provvedimento dovesse divenire legge, fino al referendum, che sicuramente vinceremo come e' accaduto anche in Svizzera, ci sarebbero troppi giovani criminalizzati in carcere o morti per le strade". E allora, spiega, "bisogna gia' dire che dovremo organizzare una disobbedienza civile per non far vincere il proibizionismo e non massacrare i giovani".
"Il sottosegretario Mantovano -prosegue Corleone- ha paura di dire che per uno spinello la pena sara' da 8 a 20 anni, ma e' cosi' se le loro parole si tradurranno in un corrente Ddl. Anche la madre piu' apprensiva scegliera' lo spinello a 8 anni di carcere per il proprio figlio".
"Ne vedremo delle belle -aggiunge- ma vorremmo sentire la voce del Ministro Antonio Martino, che non risulta abbia abbandonato la sua concezione antiproibizionista, alzarsi forte e chiara contro la paranoia che e' ancora piu' grave se non e' sotto l'effetto di alcuna sostanza".
Ed il ministro della Difesa Antonio Martino, interpellato dai giornalisti in Transatlantico alla Camera ha risposto con una battuta sulla sua posizione, notoriamente antiproibizionista: "non posso che parlarne in difesa e del resto si sa come la penso in proposito...".
Per Vittorio Agnoletto, "La proposta di legge della maggioranza sulle droghe e' un attentato alla salute pubblica e un regalo al narcotraffico".
"La crociata antidroghe dell'attuale Governo -dice- continua ad essere ben lontana da quanto si sta realizzando in Europa, proprio durante il semestre a guida Italiana. Mentre l'Olanda, l'Inghilterra e la Francia rivedono le politiche sulla cannabis inserendola a pieno diritto nella farmacopea, declassandola a livello legale e attenuando la pressione penale, il Governo italiano sconfessa i risultati di anni di ricerche condotte in tutto il mondo, oltre che l'esperienza di migliaia di operatori del settore (medici, educatori, operatori socio-sanitari, farmacologi, policy-makers)".
Secondo Agnoletto, mentre tutta l'Unione Europea "riconosce gli effetti benefici di piu' di 10 anni di strategie di riduzione del danno che hanno provocato sensibili riduzioni dei livelli di criminalita' e hanno fatto precipitare la percentuale di tossicodipendenti sui nuovi casi di AIDS (anche nel nostro paese una riduzione dal 67,4% del 1993, al 37,1% del Dicembre 2002), l'attuale Governo smantella pezzo per pezzo il servizio pubblico e si prepara ad un giro di vite che non fara' altro che aumentare il numero di ingressi nelle carceri (gia' oggi il 30,4% dei detenuti e' tossicodipendente) e il numero di morti per overdose, costringendo migliaia di semplici consumatori a nascondersi come criminali della peggior specie".
"Un ultimo appunto -conclude-: ma gli effetti repressivi della nuova legge varranno anche per chi consegna e riceve etti di cocaina direttamente al Ministero, oppure si invochera' una estensione delle immunita', tanto care all'attuale esecutivo?".
"L'esperienza internazionale in materia di contrasto e dissuasione dall'uso di stupefacenti ha da tempo sancito la crisi di una visione proibizionista intorno a questo tema". Lo dicono Bobo Craxi e Chiara Moroni, del Nuovo Psi, commentando la proposta di legge in tema di droghe.
"In merito alla lotta alla droga e' indispensabile saper distinguere tra l'uso e il consumo dei derivati della cannabis, che la realta' ci impone di tollerare, e tutte le altre droghe".
"Tolleranza zero -continuano- e' una parola d'ordine che puo' valere soltanto nei confronti dell'uso e dello spaccio di droghe letali o in campagne di dissuasione dalla droga in generale. Sarebbe invece necessario aumentare i fondi statali per le comunita' di recupero e per i Sert, anziche' ricadere in tentazioni proibizioniste dai toni esasperati o in campagne, peraltro, gia' sperimentate e che, in passato, hanno gia' diviso il Paese e ottenuto successi limitati". Infine, i due parlamentari del Nuovo Psi informano che "nel corso della riunione della segreteria nazionale del loro partito verra' analizzata approfonditamente la questione sollevata in questi giorni e, al termine della riunione politica, sara' annunciato un convegno a piu' di dieci anni di distanza dall'approvazione della legge Vassalli-Jervolino, esperienza che i parlamentari socialisti comunemente ritengono norma da riaggiornare e, anche, da superare".
Secondo quanto si legge su un editoriale comparso su "La Voce Repubblicana" (l'organo del Pri), "Un solo argomento ci sembra improponibile, quello per il quale la polizia non riesca a distinguere il consumatore dello spacciatore. Sia chiaro: non perche' riteniamo falso questo argomento, anzi esso potrebbe rivelarsi disperatamente autentico. Ma esso comporterebbe una tale sconfitta per lo Stato democratico, incapace di distinguere l'aggressore dalla vittima, che in nessuna maniera potremmo mai accettarlo".
"Punire il consumo, non distinguere tra droghe pesanti e droghe leggere, significa tornare indietro di decenni, significa mandare in galera giovani incensurati, vanificare ogni sforzo per prevenire e ridurre il danno delle tossicodipendenze". A commentare cosi' il ddl governativo sulla droga annunciato da Gianfranco Fini e' Stefano Anastasia, presidente dell'associazione Antigone."Le dichiarazioni e le anticipazioni del vice premier su un nuovo testo di legge sulle droghe, ancora piu' repressivo di quello attualmente in vigore ci preoccupano fortemente. La tolleranza zero evocata da Gianfranco Fini crea disastri sociali e riempie le prigioni a dismisura, come quelle americane oramai al massimo storico di 2 milioni di detenuti".
"Contro il rischio di una nuova ondata illiberale - conclude il presidente di Antigone - e' necessario che si costruisca un fronte unitario e largo che difenda le esperienze piu' avanzate di riduzione del danno e i diritti dei consumatori".
Andrea Gallo, il prete di strada amico di Vasco Rossi, Manu Chao e Piero Pelu', che da anni lavora a Genova con la Comunita' di San Benedetto per tossicodipendenti, ha detto che il disegno di legge del governo e' "una clamorosa marcia indietro". "Andiamo contro la strategia europea -ha detto- anche la Spagna si e' recentemente orientata verso una maggiore tolleranza. Siamo certi che la linea dura riuscira' a risolvere il problema che c'e' a monte, legato al disagio giovanile? Non sarebbe meglio concentrarsi sulla lotta al traffico?".
Per mons. Vinicio Albanesi, tra i fondatori del coordinamento nazionale delle comunita' di accoglienza (Cnca), "Il Governo ha la sicurezza di aver trovato finalmente il meccanismo che si opporra', con successo, alle dipendenze: e' la repressione. Basta con la distinzione tra droghe leggere e pesanti; basta con l'indulgenza, basta con i tentennamenti", ma, rivolgendosi a Fini dice "Lei si e' fatto portavoce di quanti in Italia vorrebbero una soluzione rapida e definitiva al problema delle droghe. Cosi' non sara': per molteplici motivi. Le droghe non sono piu' distinte in leggere e pesanti, ma hanno un crescendo pauroso che inizia con l'alcol (ben pubblicizzato, che annovera tra i suoi iscritti 1 milione e mezzo di persone, di cui 30 mila muoiono ogni anno) e transita per le droghe sintetiche, gli psicofarmaci, l'hascisc, l'eroina, la cocaina. Quando qualcuno si presenta in comunita' oramai ha provato di tutto e di piu'. La varieta' e la quantita' delle sostanze, i modi e i tempi di assunzione fanno avere l'illusione di non essere drogati. Solo lo sfinimento fisico e psicologico convincono, quando convincono, che si e' sull'orlo del baratro: per questo motivo le comunita' sono piene di persone oramai 30/50enni, con 15-20 anni di carriera. La repressione e' gia' sperimentata oggi abbondantemente da tutti i tossicodipendenti: ritiro della patente, metadone, comunita', carceri e ospedali sono il bagaglio che ciascun tossicodipendente ha nella sua valigia. Ci saremmo, dunque, aspettati una ripresa dell'attenzione al problema della droga a partire dall'educazione e quindi del disagio delle giovani generazioni. I giovanissimi non sanno nemmeno loro perche' si drogano. Nessuna comunita' e nessun Sert, anche se rinnovato, intercettera' il ragazzo che inizia la carriera di dipendente. Perche' non esiste sul territorio alcuno che abbia attenzione ai primi fenomeni di sbandamento e di disagio. La paura del carcere e delle sanzioni non funzionera'. Il consumo di droga e' talmente degenerante da far saltare ogni comportamento socialmente adeguato, compresa la vergogna del carcere. Una efficace politica di contrasto inizia dall'attenzione alle giovani generazioni che non c'e': le famiglie sono sole, le scuole rattrappite, gli oratori e le associazioni scarseggiano e le poche esistenti sopravvivono" Ed aggiunge "a proposito di comunita' e di servizi pubblici abbia attenzione. E' vero che i Sert si sono burocratizzati e ospedalizzati, ma nessuna rete privata riuscirebbe a reggere l'urto della gestione di oltre 100 mila tossici, molti dei quali ridotti oramai a 'zombie' e la cui prospettiva e' solo quella di farli sopravvivere piu' a lungo possibile".
Il segretario generale dell'Osapp (Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria), Leo Beneduci, sottolinea che il provvedimento "incidera' necessariamente e in maniera esplicita sulla funzionalita' e sulle condizioni del carcere in Italia. Come sempre piu' spesso accade ogni qual volta misure di maggiore severita' sono concepite rispetto a particolari comportamenti e tali da coinvolgere, comunque, gli istituti penitenziari, non si fanno i conti con le condizioni oggettive delle strutture e di chi vi lavora. Infatti gia' sussiste nel nostro Paese l'abitudine, del tutto atipica rispetto ad altri Paesi, di relegare e delegare al carcere in ultima istanza emergenze sociali di cui dovrebbero occuparsi altre istituzioni, come accade per la tossicodipendenza, per le malattie della sfera psichica, per l'immunodeficienza e per i reati legali all'immigrazione clandestina".
E sempre a proposito di Giustizia, e' intervenuto sulla questione il ministro Roberto Castelli: "Per contrastare il traffico di droga ci vuole tolleranza zero. C'e' in Europa una grossa ipocrisia di fondo non si capisce come si possa lottare contro il traffico di stupefacenti e tollerare contemporaneamente il consumo personale di droga". Il guardasigilli ha auspicato "una uniformita' comune tra i Paesi europei in tema di lotta agli stupefacenti".
Appunto.
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