Italia. "Cellule staminali: il futuro e' oggi", un convegno
Le cellule staminali, embrionali e da tessuti adulti, sono una carta tutta da giocare in campo terapeutico, nella guerra ai tumori, alle patologie autoimmuni e degenerative che attendono una cura, ma la ricerca ha ancora molto cammino da compiere, pur se alcuni traguardi e prospettive sono alle porte. E' la voce unanime dei ricercatori che hanno presieduto al convegno del 16 marzo "Cellule staminali: il futuro e' oggi" che si e' svolto a Roma, sponsor Uliveto, tra cui il Nobel per la Medicina Rita Levi Montalcini e il Direttore del Dipartimento di Ematologia, Oncologia e Medicina Molecolare dell'Istituto Superiore di Sanita' Cesare Peschle, che hanno posto l'accento rispettivamente sull'importanza dei finanziamenti dei progetti italiani e sul dovere dei media di informare il pubblico con correttezza, senza creare false speranze.
Secondo il biologo molecolare dell'Istituto Superiore di Sanita', Cesare Peschle, tra qualche settimana saranno rese noti alcune ricerche italiane che saranno considerate una pietra miliare sulle malattie neurodegenerative. "Si stanno mettendo a punto i primi studi pre-clinici -ha spiegato Peschle- cioe' le sperimentazioni su topi, in particolare per l'infarto del miocardio, e entro pochi anni partiranno i primi esperimenti sull'uomo". Lo scienziato ha spiegato che dopo l'innesto di cellule staminali neuronali embrionali e post-natali si sono ottenuti effetti terapeutici considerevoli e altrettanto importanti sono i risultati della ricerca che coinvolge le cellule staminali adulte. Esperimenti su cavie in fase pre-clinica hanno mostrato effetti protettivi nell'ischemia dell'arteria femorale.
"Abbiamo dei gruppi di ricerca competitivi e dei giovani in grado di svolgere un ottimo lavoro sul fronte delle ricerche con le cellule staminali, ma ancora non ci sono i finanziamenti adeguati". E' quanto osserva il Nobel Rita Levi Montalcini. La scienziata rileva che i centri di ricerca italiani sono all'avanguardia e possono svolgere ricerche determinanti per lo sviluppo di nuove terapie nel campo applicativo delle cellule staminali, embrionali ed adulte. La sfida italiana, secondo la Montalcini, e' di ottenere i finanziamenti necessari per mandare avanti queste ricerche, per dar modo ai giovani ricercatori di rimanere nel nostro Paese, per bloccare la fuga di cervelli all'estero. "I primi risultati completi nell'utilizzo delle cellule staminali per la cura delle malattie neuro degenerative gia' entro i prossimi due anni", ha aggiunto la Montalcini.
Lo stato dell'arte per la ricerca sulle staminali e' stato dipinto positivamente, in primis per quelle della linea ematopoietica, secondo quanto riferito da Giuseppe Leone direttore dell'Istituto di Ematologia dell'Universita' Cattolica di Roma, riportando le ultime statistiche sul trapianto di midollo in Europa, relative al '99, che indicano nel trattamento delle neoplasie ematologiche un netto aumento in pochi anni dei trapianti. "Sono stati 21430, in 580 centri di 35 Paesi -rileva l'esperto- e l'Italia primeggia tra gli altri Paesi Europei".
Tra tutti i trapianti, secondo quanto precisato, il 69% sono stati autotrapianti, cioe' interventi in cui le staminali sono del paziente che le riceve, il rimanente 31% allotrapianti. Il trapianto di midollo e' in uso per le leucemie, sottolinea Leone, con 6289 interventi e i linfomi con 8219, mentre diminuiscono i casi per il trattamento di tumori solidi come quello al seno.
Fa ben sperare anche l'uso delle staminali in ginecologia, riporta un altro relatore, Salvatore Mancuso del Dipartimento per la Tutela della Salute della Donna e della Vita Nascente dell'Universita' Cattolica di Roma, da quando si e' vista la presenza di molte linee cellulari fetali nel sangue materno, stato che gli esperti chiamano 'feto-maternal cell trafficking'. Alcune di queste cellule giocano potenzialmente un ruolo importante, spiega Mancuso, nell'indurre e mantenere la tolleranza immunologia della madre verso il feto o nello sviluppo di malattie autoimmuni materne. Le cellule staminali nel traffico materno-fetale, come precisato, potrebbero essere usate in futuro per riparare organi materni danneggiati. Vaste prospettive anche per il trapianto prenatale, ossia di staminali al feto, infatti Mancuso osserva che con nuove tecniche si potranno trattare immunodeficienze fetali, talassemie e malattie del metabolismo, nonche' patologie muscolari ed ossee. Sara' possibile anche la terapia genica in utero e in questo settore, rende noto Mancuso, il nostro Dipartimento ha messo a punto un modello di trapianto su feti di pecora con staminali umane da cordone ombelicale.
Peschle nel suo intervento conclusivo sottolinea quanto sia attivo il nostro Paese in quest'ambito della ricerca, rilevando l'interessamento istituzionale per conto del ministero della Salute che ha stanziato un finanziamento rilevante. "Non e' compito di noi scienziati -conclude l'esperto- avere 'la palla di vetro' per prevedere a quando le prime applicazioni sull'uomo, senz'altro a noi spetta seguire alcuni valori etici imprescindibili quando si lavora con staminali e con tecniche di clonazione, mentre ai media spetta il dovere di non creare sensazionalismi".
Secondo il biologo molecolare dell'Istituto Superiore di Sanita', Cesare Peschle, tra qualche settimana saranno rese noti alcune ricerche italiane che saranno considerate una pietra miliare sulle malattie neurodegenerative. "Si stanno mettendo a punto i primi studi pre-clinici -ha spiegato Peschle- cioe' le sperimentazioni su topi, in particolare per l'infarto del miocardio, e entro pochi anni partiranno i primi esperimenti sull'uomo". Lo scienziato ha spiegato che dopo l'innesto di cellule staminali neuronali embrionali e post-natali si sono ottenuti effetti terapeutici considerevoli e altrettanto importanti sono i risultati della ricerca che coinvolge le cellule staminali adulte. Esperimenti su cavie in fase pre-clinica hanno mostrato effetti protettivi nell'ischemia dell'arteria femorale.
"Abbiamo dei gruppi di ricerca competitivi e dei giovani in grado di svolgere un ottimo lavoro sul fronte delle ricerche con le cellule staminali, ma ancora non ci sono i finanziamenti adeguati". E' quanto osserva il Nobel Rita Levi Montalcini. La scienziata rileva che i centri di ricerca italiani sono all'avanguardia e possono svolgere ricerche determinanti per lo sviluppo di nuove terapie nel campo applicativo delle cellule staminali, embrionali ed adulte. La sfida italiana, secondo la Montalcini, e' di ottenere i finanziamenti necessari per mandare avanti queste ricerche, per dar modo ai giovani ricercatori di rimanere nel nostro Paese, per bloccare la fuga di cervelli all'estero. "I primi risultati completi nell'utilizzo delle cellule staminali per la cura delle malattie neuro degenerative gia' entro i prossimi due anni", ha aggiunto la Montalcini.
Lo stato dell'arte per la ricerca sulle staminali e' stato dipinto positivamente, in primis per quelle della linea ematopoietica, secondo quanto riferito da Giuseppe Leone direttore dell'Istituto di Ematologia dell'Universita' Cattolica di Roma, riportando le ultime statistiche sul trapianto di midollo in Europa, relative al '99, che indicano nel trattamento delle neoplasie ematologiche un netto aumento in pochi anni dei trapianti. "Sono stati 21430, in 580 centri di 35 Paesi -rileva l'esperto- e l'Italia primeggia tra gli altri Paesi Europei".
Tra tutti i trapianti, secondo quanto precisato, il 69% sono stati autotrapianti, cioe' interventi in cui le staminali sono del paziente che le riceve, il rimanente 31% allotrapianti. Il trapianto di midollo e' in uso per le leucemie, sottolinea Leone, con 6289 interventi e i linfomi con 8219, mentre diminuiscono i casi per il trattamento di tumori solidi come quello al seno.
Fa ben sperare anche l'uso delle staminali in ginecologia, riporta un altro relatore, Salvatore Mancuso del Dipartimento per la Tutela della Salute della Donna e della Vita Nascente dell'Universita' Cattolica di Roma, da quando si e' vista la presenza di molte linee cellulari fetali nel sangue materno, stato che gli esperti chiamano 'feto-maternal cell trafficking'. Alcune di queste cellule giocano potenzialmente un ruolo importante, spiega Mancuso, nell'indurre e mantenere la tolleranza immunologia della madre verso il feto o nello sviluppo di malattie autoimmuni materne. Le cellule staminali nel traffico materno-fetale, come precisato, potrebbero essere usate in futuro per riparare organi materni danneggiati. Vaste prospettive anche per il trapianto prenatale, ossia di staminali al feto, infatti Mancuso osserva che con nuove tecniche si potranno trattare immunodeficienze fetali, talassemie e malattie del metabolismo, nonche' patologie muscolari ed ossee. Sara' possibile anche la terapia genica in utero e in questo settore, rende noto Mancuso, il nostro Dipartimento ha messo a punto un modello di trapianto su feti di pecora con staminali umane da cordone ombelicale.
Peschle nel suo intervento conclusivo sottolinea quanto sia attivo il nostro Paese in quest'ambito della ricerca, rilevando l'interessamento istituzionale per conto del ministero della Salute che ha stanziato un finanziamento rilevante. "Non e' compito di noi scienziati -conclude l'esperto- avere 'la palla di vetro' per prevedere a quando le prime applicazioni sull'uomo, senz'altro a noi spetta seguire alcuni valori etici imprescindibili quando si lavora con staminali e con tecniche di clonazione, mentre ai media spetta il dovere di non creare sensazionalismi".
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