Lunedì 8 giugno 2026
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Italia. "Dal mito di Prometeo all’ingegneria genetica"

U.E. - ITALIA
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"Cio' che era lecito a Zeus non era lecito agli uomini. (.) Prometeo, il mitico eroe greco, volle sfidare la divinita': non soltanto sottraendo il fuoco agli dei e donandolo agli uomini ma anche, secondo una versione del mito, creando gli uomini dall'argilla. Prometeo contese quindi agli dei il loro potere e Zeus se ne ebbe a male: come narrano Esiodo ed Eschilo, l'eroe venne incatenato sul Caucaso per l'eternita', ma fu liberato da Eracle che lo sottrasse alla punizione eterna e all'aquila che, ogni notte, gli rodeva il fegato". E' Alberto Oliverio, Professore Ordinario all'Universita' degli Studi di Roma "La Sapienza" Dipartimento Genetica e Biologica Molecolare, che scrive "Dal mito di Prometeo all'ingegneria genetica", pubblicato sul quotidiano "Il Messaggero" il 30 gennaio.
"Anche nel caso della clonazione terapeutica, in cui in un uovo privato del suo nucleo si inserisce il nucleo di una cellula somatica adulta per indurlo a dividersi e per estrarne, dopo una crescita di soli cinque giorni, cellule staminali in grado di far progredire la terapia di molte malattie degenerative, ci si puo' chiedere cosa susciti violente avversioni: in molti casi, alla loro origine c'e' una sorta di fondamentalismo ben lontano dalla religione, tant'e' che spesso sono i religiosi stessi ad essere piu' prudenti di alcuni laici che parlano di "crimini contro l'umanita'", simili a quello della bomba atomica. Il fatto e' che spesso si scambia la tradizione con l'etica e alcuni ritengono che la nostra incapacita' di modificare la vita, che caratterizzava un non lontano passato, sia un valore cui aderire anche nel nostro tempo: ma oggi la malattia e il dolore non vengono piu' accettate come una condizione esistenziale, ne' la stessa Chiesa insiste su una dimensione salvifica della sofferenza. Un conto e' l'azzardata -e dubbia- clonazione sbandierata dai Raeliani, un conto e' la clonazione terapeutica (che in nessun caso arriva a formare un nuovo individuo) e lo sviluppo di linee di cellule staminali: non si tratta di imitare Giove che, se voleva, poteva "clonarsi" partorendo Minerva dalla sua testa o Dioniso dalla sua coscia, ma piu' modestamente esplorare nuove terapie per le malattie degenerative rivolte a una popolazione in cui l'essere molto vecchi e' un fatto normale".
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