Venerdì 5 giugno 2026
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Italia. "Marijuana, i miti e i fatti", un libro e un dibattito

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Un libro per riaccendere l'attenzione sul tema del consumo di droghe e per fare chiarezza sui tanti 'miti' che l'uso della cannabis ha creato nei decenni: e' "Marijuana, i miti e i fatti", scritto da una coppia di studiosi americani, Lynn Zimmer e John P. Morgan, la cui edizione italiana e' stata discussa oggi a Milano.
Il libro, che sottopone a critica venti miti e venti fatti legati al consumo della marijuana, "e' la piu' evidente smentita all'idea della cannabis come minaccia alla societa' -ha detto il giornalista Gad Lerner- e ha senso sollevare questi temi anche nei momenti in cui l'attenzione e' dirottata verso altro". Secondo Lerner, che insieme agli altri partecipanti al dibattito ha sottoscritto un appello a che il disegno di legge sulla droga attualmente al vaglio del Parlamento non sia approvato, e' importante tenere alti i temi che vengono messi da parte "in questa cultura emergenziale".
Zimmer e Morgan sfatano diversi miti, nel loro libro: "Come mai allora -si chiede Franco Corleone, che ha scritto l'introduzione dell'edizione italiana- si continua a riconoscere nella marijuana una delle droghe piu' pericolose?". Giulio Giorello, filosofo della Scienza, alza il tiro e parla della necessita' di "un po' di scetticismo costruttivo nei confronti di chi vuole troncare una discussione" con l'arma della scienza. Per Giorello, se nell'affrontare il problema "si assume il principio della sovranita' del consumatore, per cui nessuno puo' decidere delle scelte degli altri, i vizi resteranno pure vizi, ma non saranno crimini".
Tutti d'accordo, poi, sul fatto che, nel discutere della questione, cio' che manca e' proprio l'informazione: "La lotta alla marijuana e' come la guerra in Iraq -scherza Henri Margaron, responsabile del dipartimento dipendenze di Livorno- A forza di dire che e' necessaria, ci si e' convinti che e' bene farla". La sostanza che crea piu' dipendenza, ripete il medico, e' la nicotina, mentre e' l'alcol quella che ha piu' influenza sul controllo del comportamento. Nel affrontare la questione, "la prima cosa che dovrebbe fare un Governo e' capire le cause della dipendenza e distinguere tra consumatori e dipendenti: in Italia, invece, si e' creata una situazione per la quale non si distingue tra malato e colpevole", aggiunge Margaron.
"Si e' invertito il rapporto tra causa e effetto -interviene Armando Massarenti, giornalista de Il Sole 24 Ore- Si ritiene che il consumatore a causa della droga frequenti la delinquenza. Se ragioniamo in termini di liberta' dell'individuo, invece, capiamo che questa e' effetto del proibizionismo". Il principio che l'individuo debba essere libero di scegliere da solo, e' tirato all'estremo da Pietro Adamo, docente di storia moderna nonche' autore di un saggio sulla pornografia: "La giusta risposta alla domanda se la marijuana faccia male non e' 'no', e' 'e allora?' -dice polemicamente Adamo- L'argomento su cui fare chiarezza e' questo: il consumo di cannabis e' un affare privato, attiene al rapporto che ognuno ha con il proprio corpo". Nel momento in cui si discute una legge sulla droga, dunque, "il punto di partenza deve essere questo, poi subentra la mediazione politica".
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