Lunedì 8 giugno 2026
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Italia. "Gli ultras dell'embrione" di Pierluigi Battisti. Le risposte di Bernardini e Flamigni

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Staminali e ultras dell'antiembrione di Pierluigi Battista (Dal Corriere della Sera del 3 dicembre 2007)

Davvero non si capisce un tono tanto rancoroso e indispettito per una notizia che, ragionevolmente, dovrebbe rallegrare un po' tutti. Se c'è il minimo dubbio (eccome se c'è) che in un embrione sia racchiusa una vita umana, non si dovrebbe forse festeggiare la prospettiva che si possano ottenere dalle cellule staminali adulte eccellenti risultati medici e scientifici senza dover sacrificare nemmeno un embrione? Se il professore giapponese Shinya Yamanaka ha trovato il modo di «riprogrammare» staminali adulte per equipararle alla versatilità e alla polivalenza di quelle, totipotenti, degli embrioni; e se lo scienziato padre della pecora Dolly abbandona le ricerche sulla clonazione per rivolgere la sua attenzione alle grandi potenzialità contenute nelle staminali adulte, non dovrebbero anche le persone di­giune di scienza (come chi scrive) compiacersene, incoraggiate da scoperte che potrebbero guarire terribili malattie senza scivolare in una china etica al cui fondo c'è l'eugenetica e la soppressione della vita sia pur minuscola?
Invece no. Dalle parole di Carlo Flamigni, scienziato che si è molto speso nella campagna per la ricerca sugli embrioni, traspare un tale risentimento, un'amarezza così incontenibile per gli esiti di quelle ricerche, da alimentare il sospetto che quelle ricerche lo abbiano reso orfano di un argomento formidabile da adoperare nella crociata contro la bieca piovra clericale che con crudeltà infinita vorrebbe infliggere dolore e malattia per chissà quale tenebroso disegno. E che delusione, nel lessico del segretario radicale Rita Bernardini che sul Corriere replica a Ernesto Galli della Loggia lamentandosi ancora una volta dell'«oscurantismo» degli «ultras dell'embrione». Ma la laicità non significava forse dispo­nibilità al dubbio, attitudine a conformarsi ai risultati della ricerca scientifica senza dogmatismi e pregiudizi dettati dalla fede e dall'ideologia? Un laico dovrebbe salutare il buon giorno in cui viene detto che si è aperta una strada per la cura di malattie terribili salvaguardando l'integrità di un embrione, non accettando la logica, contraria a ogni for­ma di elementare umanesimo, in base alla quale per salvare una vita occorre necessariamente sacrificarne altre, più deboli, se non inermi. E invece reagiscono come dottrinari re­si furiosi dalla prova della realtà, fanatici dell'embrione pri­vi di un nemico da azzannare per indicarlo come un nemico dell'umanità.
Ovviamente non è detto che all'annuncio degli scienziati pro staminali adulte segua il mantenimento di una promessa: questo lo deciderà la scienza, non una polemica giornalistica. Ma resta lo sconcerto per il cipiglio dei fanatici dell'embrione che, anziché dei dettati della scienza, sembrano prigionieri dì uno spirito di crociata, sordi a ogni dilemma etico che almeno per prudenza, almeno per omaggio a quel «principio di precauzione» invocato con spensierata disinvoltura in mille occasioni, dovrebbero pur prestare ascolto alle perplessità sulla natura «umana» degli embrioni. Se ci fosse anche un piccolo dubbio, l'annuncio degli scienziati che dicono possibile un risultato medico-scientifico entusiasmante anche senza la cancellazione di qualcosa indicata come una vita umana sarebbe un annuncio gioioso. Il rancore, meglio riservarlo a occasioni più tristi.

La risposta di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali italiani


Nel leggere il pezzo di Pierluigi Battista di oggi, ho sentito un po' puzza di bruciato, così mi sono guardata intorno per verificare se per caso non fosse stato allestito per me -"strega malefica" - un piccolo rogo medioevale. Un eventuale ritorno a tali pratiche, infatti, non mi sembrerebbe affatto anomalo, in tempi come questi che vedono il Papa condannare l'Illuminismo etichettandolo, nella sua ultima enciclica, "speranza terrena fallita", e definire la "scienza senza Dio una minaccia per tutta l'Umanità".
Se è lecito svilire, al punto da ritenere fallimentare, quello riconosciuto come il periodo più luminoso per il progresso della scienza e dell'Umanità in genere (il secolo dei lumi, appunto), non vedo perché Battista si indigni tanto dinanzi al termine "oscurantismo". Non è forse in linea con la tendenza del nostro tempo? In fondo anche il professor Umberto Veronesi aveva replicato a Benedetto XVI, paventando il rischio di un ritorno all'epoca di Galileo Galilei.
Pare invece che mi si imputi la mancata disponibilità al dubbio e l'"assenza di attitudine a conformarmi ai risultati della ricerca scientifica senza dogmatismi e pregiudizi dettati dalla fede e dall'ideologia" (immagino che, per quanto mi riguarda, il riferimento fosse all'ideologia "laicista"). Tutto ciò Battista lo desumerebbe dal fatto ch'io non abbia esultato(festeggiato!) alla notizia che si possano ottenere eccellenti risultati dalle cellule staminali adulte che, opportunamente "riprogrammate" secondo gli studi del Prof. Shinya Yamanaka, possono essere paragonate per versatilità a quelle embrionali.
Io, molto più semplicemente, ho risposto a Galli Della Loggia che non volevo iscrivermi né al partito dell'embrione, né a quello dell'antiembrione e che laicamente ritenevo che la ricerca dovesse continuare - come sostengono esimi scienziati compresi i protagonisti dell'eccellente scoperta - in tutte le direzioni, proprio come auspicava il compianto Presidente di Radicali Italiani Luca Coscioni.
Infine, mi sgomenta l'ipocrisia di coloro che oggi esultano per la scoperta perché eviterebbe la ricerca sugli embrioni: ma come credono che sia stato possibile ottenere questo traguardo se non studiando e manipolando l'embrione? Se ci fossero stati i loro divieti totali che impongono di non ricercare nemmeno sugli embrioni destinati alla distruzione, la nuova strada non sarebbe mai stata trovata. Ecco perché rispondendo a Galli Della Loggia invocavo la regolamentazione della ricerca sugli embrioni, regolamentazione che non può essere fatta se vige il divieto totale.

Comitato di Bioetica allo sbando. Non esiste nessuna pluralità. La Risposta di Carlo Flamigni (da Liberazione del 5 dicembre 2007)

Quando si parla del Co­mitato Nazionale per la Bioetica c'è sempre qualcuno che finisce col dichiarare che il conflitto (anzi, il "presunto" conflitto) tra laici e cattolici si deve considerare superato, obsoleto e antistori­co. Ne debbo dedurre che le dichiarazioni del papa sulla ri­cerca scientifica, sulla laicità, sulle altre religioni e i suoi con­tinui richiami alla verità (uni­ca e, naturalmente, sua) , le sue ripetute interferenze con la vita politica di questo (no­stro, non suo) paese, i suoi "non possumus", tutto quello che ci ammannisce quotidia­namente nel silenzio beota della nostra classe politica, dobbiamo interpretarlo come unalaica e affettuosa offerta di pace e di mediazione, l'invito a percorrere insieme il cammino della vita. Ma per favore! Nel CNB lo scontro tra laici e cattolici c'è sempre stato e gli scontri recenti dei quali si è letto sui giornali (ma nessuno legge l'Avvenire) ne sono pro­va concreta. Ne riferirò breve­mente, riservando il resto del­l'articolo a una breve analisi delle prove che attendono il Comitato nei prossimi mesi. Come è noto il Comitato ha un nuovo Presidente, il professor Casavola, che è certamente uomo di notevoli meriti ma inesperto dei problemi della bioetica italiana. Questa scar­sa frequentazione dei conflitti tra laici e cattolici lo ha indotto a fare alcune scelte (o a commettere alcuni errori, dipende dal punto di vista), che hanno suscitato lo stupore di alcuni di noi. Per tre volte consecuti­ve Casavola ha scelto un catto­lico per compiti importanti e delicati: ad esempio ha indi­cato il professor Dallapiccola come membro della commis­sione che ha preparato le linee guida della legge 40 sulla fe­condazione assistita: ora, il prof. Dallapiccola è anche, per caso, presidente di Scienza e vita e si è battuto come un leone per il fallimento.del refe­rendum, cosa che non fa di lui, dal punto di vista di un laico, il consulente ideale, per un in­carico tanto delicato. La lette­ra che abbiamo mandato al Presidente gli chiedeva ragio­ne di queste scelte, non voleva essere né offensiva né male­vola, esprimeva le nostre per­plessità. Da questo momento è successo di tutto e se debbo trovare una spiegazione per una serie tanto inattesa di rea­zioni esagerate la indico in una crisi di ipersensibilità generale con tendenza alla cro­nicizzazione. E' intervenuto persino Prodi, che ho scoper­to essere un uomo di cattivo carattere, che come reazione alla lettera che avevamo scrit­to Corbellini, Neri ed io, ha "li­cenziato" i tre ignari e incon­sapevoli vicepresidenti e li ha sostituiti.
Questa decisione non è stata priva di conse­guenze (uno dei vicepresi­denti dismessi ha fatto un ri­corso al Tar, Elena Cattaneo ha dato le dimissioni moti­vandole con parole molto energiche) e solo l'avvenire dirà se ci saranno altre riper­cussioni sul Comitato: al mo­mento sembra prevalere l'in­tenzione di non infierire sull'Istituzione, ma l'avvenire (con la a minuscola) non è sgombro di nuvole.
Anzitutto c'è il problema, che io considero fondamentale, della definizione del ruolo del Comitato, che sino ad oggi ha svolto un compito prescritti­vo, indicando una e solo una soluzione normativa e giun­gendo a questa definizione con strumenti che ben poco hanno a che fare con i proble­mi delle scelte morali, come la definizione di maggioranze e minoranze, il voto e la pubbli­cazione di un documento "vincente", l'opinione dei per­denti essendo relegata in co­dicilli di scarsa o nessuna visi­bilità. Secondo la maggioran­za dei laici, che da oltre 15 anni si battono per modificare que­sta regola, si dovrebbe invece privilegiare un paradigma de­scrittivo, che parta dal principio che non si possono co­struire gerarchie delle varie posizioni morali, che debbo­no essere invece illustrate e chiarite per dar modo al Parla­mento di svolgere il compito che è proprio della politica, cioè mediare e decidere. Il pa­radigma descrittivo è certa­mente quello che da maggior rilievo all'aspetto razionale dell'etica, con il risultato di so­stenere una pluralità di valori. Quello che il Comitato deve fare è mostrare come, nella nostra società, su problemi complessi come quelli della bioetica, esistano differenti soluzioni, alcune sostenute da motivazioni razionali, altre francamente inaccettabili: in questo modo il Comitato di­verrebbe il luogo autorevole in cui si chiariscono i principali dilemmi bioetici del nostro tempo, senza avere la pretesa di possedere la chiave della verità, una pretesa che del re­sto non dovrebbe trovare do­micilio in un paese laico. Sa­rebbe comunque una scelta di civiltà, capace di migliorare la comprensione reciproca e il rispetto per le posizioni degli altri. In altri termini, mi pare che siamo di fronte alla possi­bilità di scegliere tra un pre­cetto e un consiglio: se si sce­glie il precetto, bisogna poi giustificare il fatto che il Comi­tato non è stato eletto e non ha alcun titolo per stabilire ipotetiche verità in nome di mag­gioranze assolutamente ca­suali; d'altra parte la prescrittività di un consiglio si affida alla forza della ragione e non ha alcuna necessità di ricorre­re al voto per individuare la maggioranza che impone, con un atto di imperio, valori che invece sono destinati a prevalere per libera adesione. Purtroppo il clima non è favo­revole a una discussione pa­cata. L'etica della verità sta pervadendo tutte le forme dello scibile e ci sono temi, certamente destinati a essere discussi nel Comitato, che vengono trattati in modo talmente supponente, arrogante e superficiale da indurmi al più nero pessimismo. Scelgo, tra i molti possibili, quello che ha riempito di più, nei giorni passati, le pagine dei giornali, quello delle cellule staminali di tipo embrionale ottenute da cellule adulte.
Pierluigi Battista (Corriere della Sera, 3 dicembre) scrive che dai miei scritti «traspare un tale risentimento, una amarezza così incontenibi­le... da alimentare il sospetto che quelle ricerche lo abbiano reso orfano di un argomento formidabile da adoperare nella crociata contro la bieca piovra clericale..» Il dottor Batttista è digiuno di scienza (lo dice lui stesso) e non si adonterà se mi permetto di correggerlo, perché anche questa volta (c'èun preceden­te) non ha capito molto (o io mi sono spiegato molto ma­le) . In realtà, molti di noi han­no espresso, su questo tema, le seguenti opinioni (che pre­gherei il dottor Battista di non deformare, non sta bene):
- la ricerca dimostra l'impor­tanza fondamentale delle sta­minali embrionali e perciò ci riempie di soddisfazione;
- ciò non significa che gli studi sugli embrioni debbano ces­sare (è anche l'opinione dei due ricercatori, prego controllare):
- è possibile che le cellule otte­nute siano simili ai blastomeri: in questo caso si tratterebbe di embrioni e saremmo da capo a quindici;
- deve essere ancora affron­tato il problema della com­plicità tra le due linee di ricer­ca (embrionali e adulte) un problema sul quale abbiamo interpellato inutilmente, al­meno sino a questo momen­to, i teologi;
- molti ricercatori, in avveni­re, sceglieranno la strada più semplice e più utile, e nella scelta non saranno influenza­ti da aprioristiche interpretazioni relative allo statuto del­l'embrione: per molti di noi l'embrione non è una perso­na e il rispetto che gli si deve è relativo, non lo riguarda diret­tamente e ha a che fare all'attenzione dovuta alle opinioni altrui; l'allusione al principio di precauzione non mi tocca né da vicino né da lontano: ci sono principi molto più im­portanti da rispettare, come quello di responsabilità (che riguarda tutti coloro che sono impegnati nella ricerca scientifica).
Al problema che ho appena descritto se ne aggiungeranno altri che il Comitato dovrà trattare, come quello delle te­rapie intensive destinate ai bambini molto prematuri, e le molte riguardanti la fine della vita. Mi piacerebbe che i gior­nalisti più prestigiosi non si ri­cordassero della bioetica solo eccezionalmente e vorrei molto che evitassero di acco­darsi al corteo salmodiante dei malati di una fastidio­sa sindrome, la lordosi di accettazione, che sta mietendo vittime tra gli uomini politici e, temo, gli uomini di penna. Personalmente, poi, ammetto di essere un anticlericale, ma immagino che que­sto sia dovuto al fatto che ci so­no troppi clericali in giro: non ho invece alcuna simpatia per le crociate, incluse quelle dei laici deferenti.
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