Italia. Raffi (Goi): Stato laico deve garantire il diritto di scegliere sulla propria vita
'Lo Stato laico ha il pieno dovere di rispettare il dolore e, nei casi stabiliti, riconoscere la legittimita' da parte del singolo di sottrarvisi, poste determinate condizioni. Una sorta di dittatura morale sul corpo malato viene, invece, spacciata come valore universale, mentre si tratta piuttosto di un'imposizione illiberale di stampo totalitario. Vorremmo che ogni essere umano, date certe condizioni ben definibili sul piano scientifico e deontologico, possa restare padrone della sua vita e della sua morte e non giacere come un prigioniero incatenato ad un corpo che e' divenuto per lui solo una prigione inaccettabile'. Lo ha detto Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani, durante i lavori della Gran Loggia 2007 'Pedagogia delle liberta' in corso a Rimini.
'I Massoni non hanno timore di interrogarsi sul tema del dolore e della morte, ma anche di porsi qualche interrogativo nel merito sulla questione del diritto di concludere con dignita' il cammino dell'esistenza. La vita e' certamente un dono, e rispettiamo coloro che ritengono inaccettabile abbandonarla anzitempo anche se posti nelle peggiori condizioni. Si tratta di una convinzione che fonda le sue ragioni in motivazioni profonde e serissime, ma tale convinzione dovrebbe legittimamente determinare le scelte di coloro che la professano, e non ricadere come un diktat valido per tutti'.
Raffi ha infine ricordato che 'ci sono momenti dell' esistenza -o di un'esistenza che non e' piu' pienamente tale- davanti ai quali lo Stato dovrebbe rispettare la dignita' e la liberta' di coscienza del cittadino, di chi in particolare patisce in prima persona; momenti in cui il giudizio altrui debba essere sospeso ed in cui le diverse opzioni etiche, religiose, culturali e spirituali abbiano il pieno diritto di coniugarsi nella loro liberta', ma anche nella loro diversita'.
Non e' ammissibile che una sola pretesa verita' assoluta possa essere imposta alla comunita' civile come l'unico vincolo etico- morale da accettare senza deroghe'.
'I Massoni non hanno timore di interrogarsi sul tema del dolore e della morte, ma anche di porsi qualche interrogativo nel merito sulla questione del diritto di concludere con dignita' il cammino dell'esistenza. La vita e' certamente un dono, e rispettiamo coloro che ritengono inaccettabile abbandonarla anzitempo anche se posti nelle peggiori condizioni. Si tratta di una convinzione che fonda le sue ragioni in motivazioni profonde e serissime, ma tale convinzione dovrebbe legittimamente determinare le scelte di coloro che la professano, e non ricadere come un diktat valido per tutti'.
Raffi ha infine ricordato che 'ci sono momenti dell' esistenza -o di un'esistenza che non e' piu' pienamente tale- davanti ai quali lo Stato dovrebbe rispettare la dignita' e la liberta' di coscienza del cittadino, di chi in particolare patisce in prima persona; momenti in cui il giudizio altrui debba essere sospeso ed in cui le diverse opzioni etiche, religiose, culturali e spirituali abbiano il pieno diritto di coniugarsi nella loro liberta', ma anche nella loro diversita'.
Non e' ammissibile che una sola pretesa verita' assoluta possa essere imposta alla comunita' civile come l'unico vincolo etico- morale da accettare senza deroghe'.
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