Giovedì 4 giugno 2026
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Italia. Rapporto Insert: Sert fatiscenti e poco sicuri

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Fatiscenti, insicuri, con materiale abbandonato, ragnatele, fili elettrici scoperti, e poca o nessuna segnaletica. E' l'immagine desolante dei Sert, i centri pubblici di trattamento delle tossicodipendenze, fotografata da un'indagine di Cittadinanzattiva che e' stata presentata oggi a Roma. I 63 Sert monitorati (sulle 550 strutture attive in Italia, che curano 180.000 tossicodipendenti) hanno presentato gravi carenze strutturali: fatiscenza delle pareti (34,9%), rifiuti o altro materiale abbandonato (14,3%), soffitti e muri coperti di ragnatele (12,7%). Nel 42,9% sono assenti la segnaletica per le vie di fuga, e sono stati osservati fili elettrici scoperti (11,1%) e quadri di comando non chiusi a chiave (69,8%). Scarsa anche l'attenzione agli utenti: niente opuscoli informativi (63,5%), ne' tantomeno reperibilita' h24 per i casi piu' urgenti (96,3%). E il 96,3% degli intervistati rivela che il personale della dirigenza sanitaria non riceve un'indennita' di rischio biologico. Dall'indagine appare con chiarezza anche lo scarso coinvogimento dei medici di medicina generale: secondo i 302 professionisti interpellati, e' difficile occuparsi dei tossicodipendenti a causa del poco tempo a disposizione (62,6%) e della difficolta' di collaborazione con le strutture specialistiche (50,3%). Per accrescere la motivazione dei medici servirebbero incentivi, anche economici (50%). "Ci lamentiamo degli ospedali -ha sottolineato Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva- ma i Sert sono molto peggio. Proponiamo una maggiore flessibilita' nell'orario di servizio, locali piu' idonei, e soprattutto un coinvolgimento dei medici generalisti, come in un progetto pilota varato a Pescara che sta dando ottimi risultati". E' vitale l'intervento del medico di famiglia nel trattamento delle tossicodipendenze anche per Claudio Leonardi, presidente della Federserd Lazio. Una presenza per cui Giacomo Milillo, segretario della Fimmg, non ha nascosto le difficolta': "Anzitutto per l'eta' in cui nasce il problema, quando il medico e' percepito ancora come medico di fiducia dei genitori, il che non facilita i rapporti. A tutt'oggi inoltre il medico non e' in rete con i servizi sociali, e inevitabilmente delega al Sert. Il disagio giovanile non puo' essere affrontato solo in termini di terapia, ma anche di prevenzione. Per questo occorre un coordinamento tra i professionisti sul campo, una task force per il problema disagio che stabilisca linee guida orientate alla diagnosi precoce. Il ministro Turco si e' detto interessato e' uno degli argomenti su cui dedichera' la sua attenzione subito dopo la legge di ammodernamento della sanita' pubblica".

Serve un'azione di "ammodernamento e rivisitazione dei Sert". Dorina Bianchi, deputata della Margherita e vicepresidente della commissione Affari sociali della Camera, si dice d'accordo con l'appello che viene di Cittadinanzattiva-Tribunale per il malato, che oggi a Roma ha presentato un'indagine sui Servizi tossicodipendenza italiani, risultati fatiscenti e poco sicuri. Bianchi ribadisce anche la necessita' di una "rete di specialisti, che vada dai medici di base ai medici ospedalieri, e che affronti in maniera sistematica il problema delle droghe".
Dunque ben venga non solo "il dialogo con il medico di base, ma anche con il pediatra e con la figura emergente dell'adolescentologo, soggetti in grado di instaurare un rapporto di fiducia col paziente sul tema delle tossicodipendenze", chiude la deputata dl.

I ritardi della regione in materia di lotta alle tossicodipendenze rischiano di provocare la chiusura di servizi essenziali. L'allarme viene lanciato dal capogruppo dei Verdi in consiglio regionale Lazio, Enrico Fontana.
""La Regione aveva assunto un preciso impegno lo scorso novembre approvando la mozione sulle tossicodipendenze: garantire a chi opera in questo settore certezza sui pagamenti, sia per quanto riguarda i progetti di inserimento lavorativo sia per le attivita' svolte dalle comunita' terapeutiche. Sono passati sei mesi e la situazione e' ancora drammatica.
Basta un esempio. La provincia di Roma a febbraio ha firmato la convenzione con organismi no profit per i progetti di inserimento lavorativo e quelli di 'peer education', garantendo il pagamento immediato del 70% degli importi previsti. Ma le risorse che dovevano essere trasferite dalla Regione Lazio pari ad oltre 1,2milioni di euro sono ancora ferme, mettendo a rischio il lavoro di chi e' impegnato in questo difficile settore".
"Sono consapevole delle difficolta' di carattere finanziario che sta affrontando la Regione, ma rivolgo un forte appello al presidente Marrazzo e agli assessorati competenti perche' questa situazione sia sbloccata. La lotta alle tossicodipendenze ha bisogno di certezze nell'attribuzione delle risorse e di continuita' negli interventi. Il rischio, altrimenti, e' che esperienze di valore siano costrette a chiudere, azzerando di fatto servizi essenziali per le politiche di prevenzione".

"I dati diffusi da Cittadinanzattiva che vedono il Lazio al primo posto nei decessi per droga, di cui l'80% avvenuto nella provincia di Roma, unitamente alle percentuali di presenza di sostanze stupefacenti nell'aria di Roma diffuse dal Cnr, testimoniano che il problema droga e' ancora drammaticamente attuale. Serve piu' prevenzione tra i giovani". Questo e' quanto dichiara Fabio Sabbatani Schiuma, presidente del gruppo Misto-Indipendente al Comune di Roma.
"Occorre infatti - continua Schiuma - incrementare il lavoro di informazione e prevenzione che diventa fondamentale diffondere nuovi modelli di riferimento, anche mediatici, che divulghino il rifiuto di ogni droga".
"Non solo nelle scuole - conclude Schiuma - ma sopratutto nelle piazze,nei locali pubblici e in tutti i luoghi di aggregazione, vanno ricordati ai ragazzi i pericoli della droga,magari anche con adesivi 'no-drug' specialmenti nelle toilettes, che ricordano che di droga si muore".

Il rapporto di Cittadinanzattiva sui Servizi pubblici per le tossicodipendenze evidenzia ancora una volta, secondo il responsabile politiche sociali del Prc Francesco Piobbichi, il fatto che 'un fenomeno come quello del consumo di sostanze stupefacenti debba essere affrontato con politiche pragmatiche basate sull'evidenza scientifica'.
'I dati che provengono da alcune regioni - spiega l'esponente di Rifondazione - confermano che il fenomeno dell'utilizzo dell'eroina esiste e che c'e' bisogno di sperimentare nuovi interventi per ridurre le mortalita' da overdose. Questi interventi in Europa possono essere praticati e danno buoni frutti, ma in Italia vengono negati da una legge assurda che si e' concentrata su tabelle e singole sostanze, paragonandole alla stessa maniera, e negando in maniera ideologica gli strumenti per intervenire sui comportamenti a rischio'. 'In pochi anni in Svizzera - continua - si sono ridotti i morti da overdose, in Italia invece le prime pagine dei giornali sono riempite da una campagna demagogica incentrata sull'interrogativo se la canapa possa provocare effetti dannosi invece che altri. Ma continuare a dire che le droghe sono tutte uguali non fa altro che far consumare le sostanze leggere come se fossero pesanti'.
Le forze dell'Unione, conclude Piobbichi, 'devono riprendere in mano questo tema senza paura, presentando la revisione della legge Fini-Giovanardi come previsto dal programma'.
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