Italia. Le regioni e le dipendenze, conferenza a Bologna
Attivare percorsi personalizzati di ascolto, supporto, accoglienza ed eventuale presa in carico e offerta di prestazioni, anche specialistiche, per i gruppi, le situazioni e i comportamenti a rischio. Promuovere la partecipazione dei giovani e valorizzare le risorse presenti nei gruppi informali e nei singoli, sviluppare e qualificare gli interventi sul posto e la promozione della salute nei luoghi del divertimento. Ancora, garantire la necessaria formazione e riqualificazione degli operatori e promuovere stili di vita sani e consapevoli. E' questo, in sintesi, il contenuto del documento elaborato e condiviso dalle Regioni Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Campania, Sardegna, Toscana, Umbria e Provincia autonoma di Bolzano, presentato stamani a Bologna nel corso della 'Conferenza per un progetto delle Regioni sulle dipendenze', organizzato dal Cartello nazionale 'Non incarcerate il nostro crescere', con la collaborazione della Regione Emilia-Romagna (clicca qui).Alla Conferenza (7 e 8 febbraio, Bologna) sono presenti oltre mille tra operatori, amministratori e studiosi del problema. "L'ottica di questo documento e' den diversa da quella della proposta di legge Fini sulle tossicodipendenze -ha detto l'assessore alle Politiche Sociali della Regione Emilia-Romagna, Gianluca Borghi- E proprio rispetto a quella proposta, mi preme sottolineare che non e' mai stato avviato o sostenuto nessun confronto istituzionale tra Stato e Regioni". Il documento, a partire dalla strategia Ue in tema di prevenzione, trattamento e riduzione del danno, vede le sette Regioni e la Provincia autonoma di Bolzano concordi nel dire 'no a messaggi punitivi', e impegnate a garantire tutti i trattamenti riconosciuti efficaci per le persone dipendenti da sostanze, valorizzando le competenze dell'utente e privilegiando i trattamenti integrati medici, psicologici e sociali.
"In Emilia-Romagna, l'1% del Fondo sanitario regionale e' assorbito dalla cura e assistenza -ha ricordato Borghi- a cui si aggiungono altri 4 milioni di euro dal Fondo sociale regionale. Come promotori di questo documento, riteniamo che vada ribaltata la logica del 'punire per educare': vogliamo rafforzare interventi educativi e preventivi per la riduzione dei rischi. Per questo e' fondamentale un forte rilancio della responsabilita' delle istituzioni e un reale avvio dei Piani di zona, 'palestra' in cui le politiche di prevenzione e reinserimento sociale troveranno composizione".
Critiche del consigliere regionale Marcello Bignami (An) che stigmatizza il convegno delle "Regioni della Gad contro la Legge del Governo sul tema droga" puntando il dito contro "l'assessore Borghi e gli altri suoi colleghi della Gad che evidentemente leggono 'Topolino' e non i giornali". Per Bignami "parlare ancora di 'politiche di riduzione del danno' e' veramente paradossale, e dimostra la grande tolleranza culturale della sinistra riguardo al problema droga quasi che chi si droga abbia il diritto di farlo, con la benedizione delle istituzioni".
Bignami ricorda poi alcuni risultati di un recente studio dell'Osservatorio epidemiologico metropolitano dell'Ausl su 590 giovani intervistati la scorsa estate a Bologna in un corteo-rave di musica techno "da cui e' emerso che il 65% ha fumato spinelli, il 24% ha assunto cocaina e il 5% eroina, ma il dato e' piu' inquietante", perche' "6 giovani su 10 hanno un lavoro, il 50% studia e un 15% studia e lavora. Oltre a cio' questo strombazzato convegno dimentica, non a caso, l'importanza che ha su questo tema la Famiglia, che non e' stata nemmeno richiamata".
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