Domenica 7 giugno 2026
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Italia. Remuzzi: via valore legale laurea per favorire ingresso ricercatori stranieri

U.E. - ITALIA
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'Finora i nostri politici, quelli di destra e quelli di sinistra, hanno sempre litigato su tutto. Ma su una cosa si sono sempre trovati d'accordo: non investire nella ricerca scientifica'. E' un commento amaro, quello di Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto Mario Negri di Bergamo, che ha approfittato della presentazione del convegno internazionale 'Respiration Day 2006' che ha avuto luogo lo scorso 29 maggio a Parma per iniziativa della Fondazione Chiesi, per fare un appello al nuovo governo.
'In Italia il problema dell'industria e' l'alto costo del lavoro, tanto che molte aziende hanno delocalizzato la produzione. L'unica possibilita' che hanno di sopravvivere e' la ricerca scientifica e tecnologica. Faccio appello al nuovo governo perche' favorisca la ricerca quale strumento di crescita del Paese'.
Remuzzi ha citato un recente articolo della rivista scientifica internazionale Nature, intitolato 'Salvare la ricerca in Italia', dove si enumerano i principali problemi della ricerca italiana, fra cui 'troppa burocrazia incompetente, domanda irragionevole di un ritorno immediato degli investimenti in ricerca che, per loro natura, danno ritorni solo a medio e lungo termine, investimenti troppo esigui'.
Il ricercatore bergamasco ha sottolineato il fatto che 'in Italia mancano qualcosa come 20 mila ricercatori, ma ogni anno 10 mila nostri laureati lasciano il Paese per andare a lavorare all'estero, quindi non arriveremo mai a colmare questo gap se non accogliendo ricercatori stranieri. Ma nei laboratori di ricerca italiani solo il 2% dei ricercatori e' straniero, contro il 30% in quelli britannici o il 10% in quelli spagnoli. Allora - argomenta Remuzzi - bisogna immediatamente sburocratizzare l' accesso dei ricercatori stranieri in Italia, soprattutto quelli orientali (cinesi e indiani) ma anche americani, in ogni caso extracomunitari, sempre alle prese con i problemi dei visti d' immigrazione, tanto che molti rinunciano'.
'E non ci si venga a parlare -aggiunge Remuzzi- di 'fuga di cervelli'. Meno male che molti ricercatori italiani vanno all' estero! Perche' cosi' hanno occasione di formarsi nel migliore dei modi. I migliori gruppi in Italia sono quelli in cui si sono inseriti ricercatori italiani formatisi all'estero e poi ritornati'.
Per il direttore del Negri Bergamo, infatti, in Italia ci sono 'cattive scuole di medicina: nelle classifiche internazionali la prima scuola italiana e' quella dell' Universita' la Sapienza, di Roma, ed e' al 120/mo posto; quella immediatamente dopo e' oltre il 200/mo posto, mentre l'Olanda, che ha un'estensione paragonabile a quella della Lombardia ne ha due nei primi 10'.
Il problema delle nostre scuole di Medicina, per Remuzzi, sta nell' organizzazione gerarchica, 'che prescinde da criteri di merito. I professori vengono scelti con i concorsi, e con criteri che quasi mai premiano i migliori. Bisognerebbe invece -conclude il ricercatore- togliere valore legale alla laurea e mettere le universita' in competizione fra loro, per stimolare ognuna di esse a dare il massimo, diversificando i programmi. Le nostre universita' invece hanno programmi di studio tutti uguali...'.
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