Italia. Rende. Dibattito sul testamento biologico
'Il testamento biologico e' un tema molto delicato e spinoso sul quale ancora la Chiesa non si e' espressa in modo ufficiale'. E' quanto ha detto l'arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Salvatore Nunnari, nel corso del convegno sul tema 'Il testamento biologico', svoltosi a Rende ed organizzato dalla sezione cosentina dell'Unione giuristi cattolici italiani (Ugci) e dall'Ordine degli avvocati di Cosenza.
All'incontro hanno partecipato il presidente dell'Ugci di Cosenza, Carmine Nicotera; l'arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Salvatore Nunnari; il presidente nazionale dell'Ugci, Francesco D'Agostino; il presidente della federazione degli ordini degli avvocati d'Europa, Maurizio De Tilla; il presidente dell'Ordine degli avvocati di Cosenza, Antonio Baffa, e il notaio Leucio Gisonna.
'Il testamento biologico - ha aggiunto monsignor Nunnari - e' un diritto gia' acquisito. La Chiesa e' sempre stata contraria all'accanimento terapeutico, cercando di preservare la santita' del malato. La fine della vita sia per i credenti che per i non credenti e' drammatica. La dottrina richiama ad un uso razionale dell'apparato terapeutico. Bisogna rispettare la volonta' del malato, ma anche dare al medico competente la capacita' di intervenire'.
Per De Tilla 'una delle piu' importanti battaglie civili che stiamo svolgendo e' quella del testamento biologico. Si tratta di un istituto gia' applicato negli altri paesi; in Germania anche se non esiste una legge apposita settemila tedeschi hanno sottoscritto il testamento biologico. Dall' art 32 della Costituzione Italiana discende che nessun individuo puo' essere sottoposto obbligatoriamente al trattamento sanitario. Il testamento biologico non e' assolutamente sinonimo di eutanasia, non e' una coercizione ma semplicemente un'indicazione di vita, che puo' rappresentare una conquista in un sistema di liberta'.
Il testamento biologico e' una sfida che dobbiamo vincere in un paese democratico, evitandone qualsiasi strumentalizzazione politica. Il caso Welby e' stato un caso umano, ma strumentalizzato politicamente'.
'Il testamento biologico - ha detto Gisonna - che per il suo valore preferisco chiamare testamento di vita, permette in vita di mettere per iscritto la dichiarazione di consenso o rifiuto di cure mediche, in caso di malattia irreversibile o invalidante. Si tratta di un tema complesso perche' coinvolge molteplici aspetti di natura medica, etica, giuridica, ma di fondamentale importanza perche' consente di recuperare anche una dignita' della morte. Noi notai siamo convinti della validita' di questo atto, utile a parificare la condizione del malato cosciente a quello del malato incapace'.
Per D'Agostino 'esistono ancora dei dissensi formali nel dibattito sul testamento biologico in Italia che vanno affrontati. Sono questioni importanti e delicate che devono evitare anche quello che e' accaduto con Terry Schiavo, caso emblematico di abbandono terapeutico'.
All'incontro hanno partecipato il presidente dell'Ugci di Cosenza, Carmine Nicotera; l'arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Salvatore Nunnari; il presidente nazionale dell'Ugci, Francesco D'Agostino; il presidente della federazione degli ordini degli avvocati d'Europa, Maurizio De Tilla; il presidente dell'Ordine degli avvocati di Cosenza, Antonio Baffa, e il notaio Leucio Gisonna.
'Il testamento biologico - ha aggiunto monsignor Nunnari - e' un diritto gia' acquisito. La Chiesa e' sempre stata contraria all'accanimento terapeutico, cercando di preservare la santita' del malato. La fine della vita sia per i credenti che per i non credenti e' drammatica. La dottrina richiama ad un uso razionale dell'apparato terapeutico. Bisogna rispettare la volonta' del malato, ma anche dare al medico competente la capacita' di intervenire'.
Per De Tilla 'una delle piu' importanti battaglie civili che stiamo svolgendo e' quella del testamento biologico. Si tratta di un istituto gia' applicato negli altri paesi; in Germania anche se non esiste una legge apposita settemila tedeschi hanno sottoscritto il testamento biologico. Dall' art 32 della Costituzione Italiana discende che nessun individuo puo' essere sottoposto obbligatoriamente al trattamento sanitario. Il testamento biologico non e' assolutamente sinonimo di eutanasia, non e' una coercizione ma semplicemente un'indicazione di vita, che puo' rappresentare una conquista in un sistema di liberta'.
Il testamento biologico e' una sfida che dobbiamo vincere in un paese democratico, evitandone qualsiasi strumentalizzazione politica. Il caso Welby e' stato un caso umano, ma strumentalizzato politicamente'.
'Il testamento biologico - ha detto Gisonna - che per il suo valore preferisco chiamare testamento di vita, permette in vita di mettere per iscritto la dichiarazione di consenso o rifiuto di cure mediche, in caso di malattia irreversibile o invalidante. Si tratta di un tema complesso perche' coinvolge molteplici aspetti di natura medica, etica, giuridica, ma di fondamentale importanza perche' consente di recuperare anche una dignita' della morte. Noi notai siamo convinti della validita' di questo atto, utile a parificare la condizione del malato cosciente a quello del malato incapace'.
Per D'Agostino 'esistono ancora dei dissensi formali nel dibattito sul testamento biologico in Italia che vanno affrontati. Sono questioni importanti e delicate che devono evitare anche quello che e' accaduto con Terry Schiavo, caso emblematico di abbandono terapeutico'.
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