Italia. Riccio a commissioni Giustizia e Affari sociali: eutanasia clandestina esiste
E' da ritenersi che l'eutanasia clandestina possa essere realmente presente nel nostro Paese. Lo ha detto ieri alle commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera, nel corso di un'audizione Mario Riccio, l'anestesita di Cremona che in dicembre accompagno' alla morte Piergiorgio Welby con una sedazione'.
Secondo Riccio 'E' verosimile che tali pratiche siano condotte principalmente in ambiente domiciliare piuttosto che ospedaliero'. 'Mentre -si legge in una memoria dell'anestesista depositata in commissione- e' quasi impossibile che possano avvenire nelle aree critiche (pronto soccorso, rianimazione, unita' di cura coronarica e reparti chirurgici) degli ospedali, in ragione della contemporanea presenza di un elevato numero di operatori sanitari'.
Riccio ha anche sottolineato che 'sarebbe auspicabile che l'eutanasia non fosse piu' considerata un tabu' di cui non si neppure proponibile parlare'. Legislazioni di altri Paesi occidentali ha riferito 'hanno, infatti, previsto la pratica dell'eutanasia in situazioni ben limitate ed attraverso complesse valutazioni. Come risposta a quei casi di patologie terminali che nonostante la migliore palliazione ed assistenza ospedaliera e domiciliare continuavano a provocare nel paziente uno stato di dolore totale. Cioe' la somma, cioe', del dolore fisico e dolore psicologico per la propria condizione terminale.
'L'eutanasia e' stata introdotta in paesi che gia' si erano dotati da decenni di una rete di elevata assistenza sanitaria, con particolare riguardo proprio ai problemi del trattamento del dolore e della palliazione di pazienti terminali. Pertanto e' da intendersi non certo come la sbrigativa ed economica soluzione a tale problematica, semmai come la sofferta ma adeguata risposta a quella pur sempre presente percentuale di pazienti non piu' rispondenti alle piu' avanzate terapie palliative'. Quindi, conclude, 'sarebbe auspicabile che nel nostro Paese si introducesse un serio e pacato dibattito, privato di elementi ideologici, sull'argomento'.
Secondo Riccio 'E' verosimile che tali pratiche siano condotte principalmente in ambiente domiciliare piuttosto che ospedaliero'. 'Mentre -si legge in una memoria dell'anestesista depositata in commissione- e' quasi impossibile che possano avvenire nelle aree critiche (pronto soccorso, rianimazione, unita' di cura coronarica e reparti chirurgici) degli ospedali, in ragione della contemporanea presenza di un elevato numero di operatori sanitari'.
Riccio ha anche sottolineato che 'sarebbe auspicabile che l'eutanasia non fosse piu' considerata un tabu' di cui non si neppure proponibile parlare'. Legislazioni di altri Paesi occidentali ha riferito 'hanno, infatti, previsto la pratica dell'eutanasia in situazioni ben limitate ed attraverso complesse valutazioni. Come risposta a quei casi di patologie terminali che nonostante la migliore palliazione ed assistenza ospedaliera e domiciliare continuavano a provocare nel paziente uno stato di dolore totale. Cioe' la somma, cioe', del dolore fisico e dolore psicologico per la propria condizione terminale.
'L'eutanasia e' stata introdotta in paesi che gia' si erano dotati da decenni di una rete di elevata assistenza sanitaria, con particolare riguardo proprio ai problemi del trattamento del dolore e della palliazione di pazienti terminali. Pertanto e' da intendersi non certo come la sbrigativa ed economica soluzione a tale problematica, semmai come la sofferta ma adeguata risposta a quella pur sempre presente percentuale di pazienti non piu' rispondenti alle piu' avanzate terapie palliative'. Quindi, conclude, 'sarebbe auspicabile che nel nostro Paese si introducesse un serio e pacato dibattito, privato di elementi ideologici, sull'argomento'.
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