Italia. Roma. Consigliere delegato sindaco: legge su eutanasia entro 2008 o entro in sciopero della fame
Unico il tema, quello della liberta' di scelta individuale e unici il punto di vista e la prospettiva, quelli del mondo dell'handicap. Politici, medici, giuristi, ma soprattutto rappresentanti del mondo dell'associazionismo disabile si sono incontrati nella sala della Piccola Protomoteca in Campidoglio per parlare di eutanasia. Ad aprire i lavori della tavola rotonda "Handicap: diritto di scelta dalla nascita alla morte", c'e' il consigliere delegato del sindaco per le Politiche dell'Handicap e salute mentale Ileana Argentin, promotrice dell'incontro: "Fino a questo momento sono stati ascoltati i medici, i politici e i casi emblematici ma ci sono anche le associazioni. Non si puo' negare che esista tale sistema e non si puo' prescindere dal dargli una voce. Con questo incontro rivendichiamo la priorita' dell'ascolto e l'importanza di essere parte di una concertazione politica: non possiamo accettare scelte calate dall'alto". È con forza che Argentin ribadisce l'importanza della liberta' di scelta: "Noi con problemi di disabilita' siamo felici di esserci, ma non vorremmo lasciare questa scelta ad altri. Se entro il primo gennaio del 2008, non sara' approvata nessuna delle proposte di legge avanzate in tema di eutanasia, faro' lo sciopero della fame". Dell'importanza di "informare i cittadini", invece, parla Rita Bernardini, segretario dei Radicali Italiani. Secondo l'esponente della Rosa nel Pugno, inoltre, "e' impensabile che uno stato possa permettersi di imporre restrizioni su temi come la fecondazione assistita. È indubbio che in Italia c'e' un condizionamento non della chiesa ma delle gerarchie vaticane che intendono controllare la vita di tutti gli italiani imponendo leggi, anzi pretendendo quasi di dettarle"
"Diritto di vivere e liberta' di morire": gira intorno a questi concetti, invece, il discorso di Don Vinicio Albanese. Secondo il presidente della Comunita' Capodarco, infatti, "non e' necessario insistere sul diritto di morire perche' credo ci sia una liberta' di morire, senza selezioni di razza e debolezza". Marco Cappato, presidente dell'associazione Luca Coscioni, poi, si sofferma sul rapporto tra disabilita' e eutanasia e sulla necessita' di avere regole precise che regolamentino tali questioni: "Credo che le persone con disabilita' siano piu' deboli perche' soggette a due tipi di violenze, a monte e a valle della liberta' di scelta: la soppressione della vita e l'imposizione di terapie contro la propria volonta'. Ecco perche' ritengo che delle regole sia necessarie per poter distinguere un atto d'amore da uno di violenza". Secondo Cappato, anzi, una regolamentazione "puo' ridurre i rischi di soppressione di persone ammalate, piu' alti in regimi di clandestinita'. Non c'e' contraddizione tra il rispetto delle scelte di fine vita e quello di scelte di vita perche' anche la morte e' un processo".
Dopo aver discusso del caso di Giovanni Nuvoli, malato di Sla e da un anno in terapia intensiva col diritto a un'ora al giorno di visite, ma anche di "quanto sia piu' faticoso per le persone ammalate far valere la propria volonta'", Cappato parla dell'indagine conoscitiva sull'eutanasia che ha come primo firmatario Piergiorgio Welby: "spero che quest'indagine sulle morti all'italiana- conclude- possa essere ripresa dal Parlamento: sapere di piu' come si muore nel nostro Paese puo' servire per fare nuove regole".
"Diritto di vivere e liberta' di morire": gira intorno a questi concetti, invece, il discorso di Don Vinicio Albanese. Secondo il presidente della Comunita' Capodarco, infatti, "non e' necessario insistere sul diritto di morire perche' credo ci sia una liberta' di morire, senza selezioni di razza e debolezza". Marco Cappato, presidente dell'associazione Luca Coscioni, poi, si sofferma sul rapporto tra disabilita' e eutanasia e sulla necessita' di avere regole precise che regolamentino tali questioni: "Credo che le persone con disabilita' siano piu' deboli perche' soggette a due tipi di violenze, a monte e a valle della liberta' di scelta: la soppressione della vita e l'imposizione di terapie contro la propria volonta'. Ecco perche' ritengo che delle regole sia necessarie per poter distinguere un atto d'amore da uno di violenza". Secondo Cappato, anzi, una regolamentazione "puo' ridurre i rischi di soppressione di persone ammalate, piu' alti in regimi di clandestinita'. Non c'e' contraddizione tra il rispetto delle scelte di fine vita e quello di scelte di vita perche' anche la morte e' un processo".
Dopo aver discusso del caso di Giovanni Nuvoli, malato di Sla e da un anno in terapia intensiva col diritto a un'ora al giorno di visite, ma anche di "quanto sia piu' faticoso per le persone ammalate far valere la propria volonta'", Cappato parla dell'indagine conoscitiva sull'eutanasia che ha come primo firmatario Piergiorgio Welby: "spero che quest'indagine sulle morti all'italiana- conclude- possa essere ripresa dal Parlamento: sapere di piu' come si muore nel nostro Paese puo' servire per fare nuove regole".
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