Italia. Roma. Convegno: "Donne e biotecnologie, approcci femministi e scientifici a confronto"
BIOTECNOLOGIE: DONNE 'CUORE' DELLA RIVOLUZIONE MA SENZA VOCE E POTERI =
A ROMA ESPERTE RIUNITE IN UNA 'TRE GIORNI' PER LANCIARE PROPOSTE E IDEE
Roma, 21 giu. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Sono al centro della rivoluzione biotecnologica: perche' il loro numero nelle universita' cresce di anno in anno. Ma anche perche' sul loro corpo si giocano le sfide principali di questa rivoluzione: dalla donazione degli ovociti per la ricerca a quella delle cellule staminali del cordone ombelicale, fino alle tecniche di procreazione assistita.
Eppure, quando si tratta di biotecnologie, le donne non hanno voce in capitolo. A decidere sono gli uomini: medici, politici, dirigenti. E' il cosiddetto 'soffitto di cristallo', la preclusione alle donne dei posti di potere che in questo, come in altri campi, in Italia e' realta'.
Le proposte e le idee delle donne, quelle che le biotecnologie le fanno tutti i giorni e quelle che su scienza e tecnologia riflettono in maniera critica, vengono raccolte per la prima volta a "Wonbit: Donne e biotecnologie, approcci femministi e scientifici a confronto", l'incontro, al via da oggi fino a sabato nella sede del Cnr a Roma, organizzato dall'Associazione Donne e scienza insieme alla Fondazione Giacomo Brodolini, grazie a un finanziamento della Commissione europea.
In Italia -riferisce una nota- i corsi di laurea in biotecnologie vedono una notevole prevalenza della presenza femminile: le percentuali superano il 70% sia per le iscrizioni, sia per i diplomi di laurea, sia per i dottorati. Anche tra i ricercatori le donne sono piu' degli uomini (circa il 63%). La piramide pero' comincia a restringersi ai livelli di professore associato, dove le donne rappresentano comunque quasi il 60%, e di professore ordinario, dove i numeri calano drasticamente al 25%. Tra i direttori di Istituti e dipartimenti, le donne sono presenti per poco piu' del 10%.
Il cosiddetto 'soffitto di cristallo' non riguarda pero' solo l'universita' ma anche il mondo dell'industria, cosi' importante nelle biotecnologie: fra le imprese iscritte ad Assobiotec, quelle presiedute da donne si contano sulle dita di una mano. Eppure molti spin-off nascono da idee di donne: come quello che a Milano vede protagonista Elena Cattaneo, direttrice del Centre for Stem Cell Research dell'Universita' di Milano, tra le relatrici di Wonbit. Oltre che le piu' numerose, pero', le donne sono anche le piu' diffidenti nei confronti delle tecniche di manipolazione del vivente, come dimostrano i dati dell'ultimo Eurobarometro sulle biotecnologie (2006).
'Un atteggiamento dettato dalla sensazione che in molti casi, sebbene le applicazioni delle biotecnologie ci riguardino molto da vicino, non siamo noi a poter decidere in merito', spiega Flavia Zucco, dirigente di ricerca all'Istituto di neurologia e medicina molecolare del Cnr e presidente dell'Associazione Donne e scienza. In alcuni Paesi europei, per esempio, le donne possono mettere a disposizione della ricerca i propri ovuli in cambio di un rimborso spese o di un trattamento di procreazione assistita.
Una decisione che ha sollevato un aspro dibattito sull'entita' della ricompensa per il 'bene' ovocita, ma che non ha mai considerato il benessere fisico e psicologico della donna, come denuncia una delle protagoniste del convegno, Alexandra Plows, ricercatrice presso il Centre for the Economic and Social Aspects of Genomics (Cesagen) dell'Universita' di Cardiff.
E ancora: al centro del dibattito sulle tecniche di fecondazione, soprattutto in Italia, ci sono spesso l'embrione e i suoi diritti, ma raramente il corpo delle donne.
Quello che e' l'oggetto delle pratiche piu' invasive -come il prelievo degli ovociti- passa in secondo piano, per lasciare spazio ai 'diritti dell'embrione', come emerge dai risultati preliminari di una ricerca di Manuela Perrotta e Silvia Gherardi della Research Unit on Communication, Organizational Learning and Aesthetic dell'Universita' di Trento, presentata durante il convegno. Situazione che la recente legge 40 sulla procreazione assistita, con i suoi limiti e i suoi divieti, non ha fatto che peggiorare.
Il contributo delle donne protagoniste della rivoluzione biotecnologica presente e di quella che verra' sara' raccolto alla fine del convegno in un documento di raccomandazioni da presentare in sede europea alla Divisione Scienza e societa' e alla direzione generale di ricerca. 'E' importante che agli avanzamenti scientifici e tecnologici corrisponda una riflessione filosofica e sociologica che coinvolga tutte le componenti della societa': il tempo della riflessione e' in fondo il tempo della morale', conclude Zucco.
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