Italia. Roma. Ufficio immigrazione: nessun arrivo in massa di rumeni e bulgari
'A Roma non e' prevista, ad oggi, una migrazione in massa di romeni e bulgari. Si presenteranno nei nostri uffici quelli che gia' sono nella provincia di Roma'. E' quanto ha spiegato il dirigente dell' ufficio immigrazione della questura di Roma Maurizio Improta, secondo cui l'entrata nell' Ue di Romania e Bulgaria consentira' 'la liberta' di circolazione e movimento nei 27 paesi membri con uguali diritti per tutti i cittadini comunitari'.
Ieri primo giorno di lavoro dopo le festivita' natalizie e a 48 ore dall'ingresso nell'Unione Europea dei due nuovi stati, per l'ufficio immigrazione della capitale e' stata 'una normale giornata lavorativa - ha detto Improta - Al momento, non c'e' alcun tipo di emergenza'.
Non si sono presentati negli uffici abilitati piu' stranieri di quanti normalmente si rivolgono per motivi legati al soggiorno nel nostro paese. Si prevede, comunque, un afflusso di persone che non erano in regola e che ora potranno legittimare la loro appartenenza all'Unione Europea.
I cittadini romeni e bulgari dal 1 gennaio possono entrare stare liberamente in Italia a meno che non vi siano limitazioni di natura penale o relative alla tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico. I comunitari devono avere un documento di identificazione che e' valido per entrare in Italia: nel momento in cui un cittadino intende soggiornare per piu' di 3 mesi deve richiedere la carta di soggiorno.
'Chi e' presente regolarmente - ha aggiunto Improta - potra' chiedere la variazione del permesso di soggiorno con la carta di soggiorno o aspettare, per il cambiamento, la scadenza del permesso. Chi invece non e' in possesso del permesso ed e' gia' in Italia potra' chiedere la carta di soggiorno con una dichiarazione che ne attesti l'attivita' lavorativa'.
CARITAS: ROMANIA E BULGARIA NELL'UE: OCCASIONE DI CRESCITA PER ITALIA Dal 1° gennaio 2007 due nuovi paesi sono entrati a far parte dell'Unione Europea portando così a 27 il numero degli stati membri. L'ingresso della Romania e della Bulgaria - riferisce la Caritas italiana - è un evento che, per i risvolti economici, sociali e culturali deve essere salutato positivamente, come occasione funzionale alla crescita di tutta l'Europa. I romeni in Italia sono 271 mila registrati a fine 2005, più un numero di minori notevolmente aumentato rispetto al 4% dell'ultimo censimento.
Se consideriamo le domande presentate quest'anno attraverso i due decreti flussi e il numero non precisabile di cittadini romeni che non si sono avvalsi di queste opportunità, si va ben oltre le 400 mila presenze. Anche i bulgari, tra quelli registrati come soggiornanti (17.470), i minori e le persone candidatesi per le quote, sono diverse decine di migliaia. Questa aumentata presenza costituisce un ulteriore arricchimento della comune casa europea, ma anche un'opportunità per l'Italia che in questi anni ha potuto contare sul loro prezioso lavoro. Risulta positiva la possibilità di questi lavoratori di circolare liberamente e di continuare a inserirsi nel mercato del lavoro come badanti, colf, operai edili, metalmeccanici e stagionali, senza essere più soggetti alla complicata procedura del decreto flussi e dello sportello unico. Nonostante la scelta del governo italiano di adottare un regime transitorio per un anno relativamente alla libera circolazione dei lavoratori subordinati, come previsto dai trattati di adesione, la Caritas prende atto con favore che le categorie di lavoratori maggiormente interessate dalla presenza di cittadini romeni e bulgari non saranno comunque soggette a questo regime transitorio.
Gli effetti positivi di questa scelta non tarderanno ad arrivare, pertanto la Caritas auspica che possano accompagnare il più ampio e atteso progetto di riforma del testo unico sull'immigrazione.
Non bisogna, però, ignorare la diffusa preoccupazione di quanti temono un "pericolo invasione", specialmente da parte di cittadini romeni, e al loro interno, dei nomadi, presenti in gran numero in quel paese (2,5% della popolazione). Indubbiamente i romeni, per la loro comune origine latina, tengono molto al nostro paese, dove è insediata la loro più consistente collettività. L'andamento degli ultimi anni può far pensare a una pressione migratoria di circa 60 mila lavoratori, difficilmente quantificabile con maggiore precisione, tenuto conto che possono spostarsi più liberamente anche in altri paesi e che l'evoluzione demografica romena è soggetta a stime drasticamente negative (16 milioni nel 2050). D'altra parte va considerato che l'elevato fabbisogno annuale di nuovi lavoratori in Italia, di cui si è parlato alla presentazione dell'ultimo dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes, consente di soddisfare le esigenze della Romania e degli altri paesi, senza alterare gli equilibri del mercato del lavoro nazionale.
Tuttavia molte questioni restano ancora aperte, e necessitano di monitoraggio costante.
A questo riguardo sarebbe di grande utilità un maggiore impegno per quanto riguarda i controlli sui posti di lavoro, il coordinamento degli enti preposti a tale controllo e il più funzionale incontro sul territorio tra domanda e offerta, come la finalizzazione della formazione professionale alle esigenze qualitative della produzione. Anche la questione dei nomadi - rispetto alla quale la Caritas è impegnata attivamente sia sul piano dell'accoglienza che su quello del confronto istituzionale - si evidenziano aspetti complessi che richiedono, tra l'altro, un'attenta considerazione delle disposizioni a livello europeo, ricordando che l'applicazione delle leggi e la sicurezza sono valori condivisi anche dalla maggior parte degli immigrati. Non ultima c'è la questione relativa alla tratta di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale e lavorativo che vede la Romania tra i principali paesi di partenza e di transito delle vittime. La Caritas chiede che a questo fenomeno venga dedicata sempre maggiore attenzione e che vi sia uno sforzo congiunto dei paesi interessati al fine di contrastare le relative attività criminose e per la promozione di percorsi di legalità.
'Il governo italiano applichi la moratoria adottata da Spagna, Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, Austria, Olanda e Germania per limitare e controllare l'accesso nel nostro Paese di cittadini Rumeni e Bulgari'. Lo afferma Isabella Bertolini di Fi, secondo cui 'i rischi per la sicurezza e l'ordine pubblico connessi all'ingresso ogni anno nel nostro Paese di oltre 60.000 nuovi immigrati di origine prevalentemente rom, con l'attitudine ad una vita nomade, e che si andranno ad aggiungere ai circa 300 mila rumeni gia' presenti nel nostro Paese, sono reali e non possono essere in alcun modo sottovalutati'.
'I dati confermano - osserva - che saranno circa 150 mila i lavoratori che verranno regolarizzati a seguito dell'ingresso della Romania in Europa. Cio' significa che decine di migliaia di nuovi immigrati andranno ad ingrossare ogni anno le preoccupanti sacche di degrado e di criminalita' gia' presenti in Italia. Se non si pone immediatamente un freno ed un controllo a questa emergenza i costi e gli scontri sociali aumenteranno esponenzialmente e diventeranno insostenibili. Per questo - conclude - chiediamo al governo Prodi un'assunzione di responsabilita', nell'interesse della sicurezza del popolo italiano, cosi' come hanno gia' fatto altri governi europei'.
Ieri primo giorno di lavoro dopo le festivita' natalizie e a 48 ore dall'ingresso nell'Unione Europea dei due nuovi stati, per l'ufficio immigrazione della capitale e' stata 'una normale giornata lavorativa - ha detto Improta - Al momento, non c'e' alcun tipo di emergenza'.
Non si sono presentati negli uffici abilitati piu' stranieri di quanti normalmente si rivolgono per motivi legati al soggiorno nel nostro paese. Si prevede, comunque, un afflusso di persone che non erano in regola e che ora potranno legittimare la loro appartenenza all'Unione Europea.
I cittadini romeni e bulgari dal 1 gennaio possono entrare stare liberamente in Italia a meno che non vi siano limitazioni di natura penale o relative alla tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico. I comunitari devono avere un documento di identificazione che e' valido per entrare in Italia: nel momento in cui un cittadino intende soggiornare per piu' di 3 mesi deve richiedere la carta di soggiorno.
'Chi e' presente regolarmente - ha aggiunto Improta - potra' chiedere la variazione del permesso di soggiorno con la carta di soggiorno o aspettare, per il cambiamento, la scadenza del permesso. Chi invece non e' in possesso del permesso ed e' gia' in Italia potra' chiedere la carta di soggiorno con una dichiarazione che ne attesti l'attivita' lavorativa'.
CARITAS: ROMANIA E BULGARIA NELL'UE: OCCASIONE DI CRESCITA PER ITALIA Dal 1° gennaio 2007 due nuovi paesi sono entrati a far parte dell'Unione Europea portando così a 27 il numero degli stati membri. L'ingresso della Romania e della Bulgaria - riferisce la Caritas italiana - è un evento che, per i risvolti economici, sociali e culturali deve essere salutato positivamente, come occasione funzionale alla crescita di tutta l'Europa. I romeni in Italia sono 271 mila registrati a fine 2005, più un numero di minori notevolmente aumentato rispetto al 4% dell'ultimo censimento.
Se consideriamo le domande presentate quest'anno attraverso i due decreti flussi e il numero non precisabile di cittadini romeni che non si sono avvalsi di queste opportunità, si va ben oltre le 400 mila presenze. Anche i bulgari, tra quelli registrati come soggiornanti (17.470), i minori e le persone candidatesi per le quote, sono diverse decine di migliaia. Questa aumentata presenza costituisce un ulteriore arricchimento della comune casa europea, ma anche un'opportunità per l'Italia che in questi anni ha potuto contare sul loro prezioso lavoro. Risulta positiva la possibilità di questi lavoratori di circolare liberamente e di continuare a inserirsi nel mercato del lavoro come badanti, colf, operai edili, metalmeccanici e stagionali, senza essere più soggetti alla complicata procedura del decreto flussi e dello sportello unico. Nonostante la scelta del governo italiano di adottare un regime transitorio per un anno relativamente alla libera circolazione dei lavoratori subordinati, come previsto dai trattati di adesione, la Caritas prende atto con favore che le categorie di lavoratori maggiormente interessate dalla presenza di cittadini romeni e bulgari non saranno comunque soggette a questo regime transitorio.
Gli effetti positivi di questa scelta non tarderanno ad arrivare, pertanto la Caritas auspica che possano accompagnare il più ampio e atteso progetto di riforma del testo unico sull'immigrazione.
Non bisogna, però, ignorare la diffusa preoccupazione di quanti temono un "pericolo invasione", specialmente da parte di cittadini romeni, e al loro interno, dei nomadi, presenti in gran numero in quel paese (2,5% della popolazione). Indubbiamente i romeni, per la loro comune origine latina, tengono molto al nostro paese, dove è insediata la loro più consistente collettività. L'andamento degli ultimi anni può far pensare a una pressione migratoria di circa 60 mila lavoratori, difficilmente quantificabile con maggiore precisione, tenuto conto che possono spostarsi più liberamente anche in altri paesi e che l'evoluzione demografica romena è soggetta a stime drasticamente negative (16 milioni nel 2050). D'altra parte va considerato che l'elevato fabbisogno annuale di nuovi lavoratori in Italia, di cui si è parlato alla presentazione dell'ultimo dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes, consente di soddisfare le esigenze della Romania e degli altri paesi, senza alterare gli equilibri del mercato del lavoro nazionale.
Tuttavia molte questioni restano ancora aperte, e necessitano di monitoraggio costante.
A questo riguardo sarebbe di grande utilità un maggiore impegno per quanto riguarda i controlli sui posti di lavoro, il coordinamento degli enti preposti a tale controllo e il più funzionale incontro sul territorio tra domanda e offerta, come la finalizzazione della formazione professionale alle esigenze qualitative della produzione. Anche la questione dei nomadi - rispetto alla quale la Caritas è impegnata attivamente sia sul piano dell'accoglienza che su quello del confronto istituzionale - si evidenziano aspetti complessi che richiedono, tra l'altro, un'attenta considerazione delle disposizioni a livello europeo, ricordando che l'applicazione delle leggi e la sicurezza sono valori condivisi anche dalla maggior parte degli immigrati. Non ultima c'è la questione relativa alla tratta di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale e lavorativo che vede la Romania tra i principali paesi di partenza e di transito delle vittime. La Caritas chiede che a questo fenomeno venga dedicata sempre maggiore attenzione e che vi sia uno sforzo congiunto dei paesi interessati al fine di contrastare le relative attività criminose e per la promozione di percorsi di legalità.
'Il governo italiano applichi la moratoria adottata da Spagna, Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, Austria, Olanda e Germania per limitare e controllare l'accesso nel nostro Paese di cittadini Rumeni e Bulgari'. Lo afferma Isabella Bertolini di Fi, secondo cui 'i rischi per la sicurezza e l'ordine pubblico connessi all'ingresso ogni anno nel nostro Paese di oltre 60.000 nuovi immigrati di origine prevalentemente rom, con l'attitudine ad una vita nomade, e che si andranno ad aggiungere ai circa 300 mila rumeni gia' presenti nel nostro Paese, sono reali e non possono essere in alcun modo sottovalutati'.
'I dati confermano - osserva - che saranno circa 150 mila i lavoratori che verranno regolarizzati a seguito dell'ingresso della Romania in Europa. Cio' significa che decine di migliaia di nuovi immigrati andranno ad ingrossare ogni anno le preoccupanti sacche di degrado e di criminalita' gia' presenti in Italia. Se non si pone immediatamente un freno ed un controllo a questa emergenza i costi e gli scontri sociali aumenteranno esponenzialmente e diventeranno insostenibili. Per questo - conclude - chiediamo al governo Prodi un'assunzione di responsabilita', nell'interesse della sicurezza del popolo italiano, cosi' come hanno gia' fatto altri governi europei'.
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