Italia. E.Romagna. Cna: sempre piu' imprenditori stranieri
"Non solo venditori di accendini, cd masterizzati o borse 'taroccate' agli angoli delle strade. Non solo operai sfruttati in nero nei cantieri e nelle fabbriche del sommerso". In Emilia Romagna il volto dell'immigrazione sta cambiando e dunque va rivisto in qualche modo lo stereotipo che vede "immigrato" molto spesso associato a dequalificazione e disperazione. Ne e' convinta la Cna dell'Emilia-Romagna, forte soprattutto di una serie di dati che confermano questo quadro. Negli ultimi anni, infatti, sono sempre piu' numerosi gli extracomunitari che hanno scelto di mettersi in proprio ed avviare un'azienda; molti di loro, peraltro, hanno un livello medio alto di istruzione e di un bagaglio professionale notevole, spesso maturato nel proprio paese. Alla luce dei dati, Lalla Golfarelli, responsabile regionale del dipartimento politiche sociali della Cna, parla di "un vero e proprio boom" dell'imprenditoria etnica.
I cittadini stranieri, comunitari o extracomunitari titolari di impresa, risultano (a fine 2004), 16.927, l'11,9% del totale nazionale, percentuale che fa dell'Emilia Romagna la seconda regione italiana, insieme al Piemonte e dopo la Lombardia per concentrazione di imprenditori non italiani. Le imprese straniere rappresentano anche il 4% del totale delle 420.401 imprese emiliano-romagnole. Si tratta di giovani ma non di giovanissimi, la cui maggior parte si concentra nella fascia tra i 30 e i 49 anni. La percentuale maschile e' ancora decisamente rilevante: l'85,7% rispetto a quella femminile pari al 14,3%. "Pur essendo nella nostra regione un fenomeno relativamente giovane, tanto che cinque imprenditori stranieri su sei risultano iscritti alle Camere di Commercio dopo il 1990, negli ultimi tre anni abbiamo assistito ad una rapida crescita dell'extra-imprenditorialita'", dice dunque Golfarelli.
La presenza di stranieri residenti in Emilia Romagna (nel 1993 era l'1,1% e nel 2000 il 2,7%) e' aumentata notevolmente: nel 2005 l'incidenza dei residenti stranieri sulla popolazione regionale e' del 6,2% e le previsioni per il 2006 sono di un ulteriore incremento. A seguito dell'aumento della residenza di lunga durata in regione, dunque, sta cambiando la prospettiva e la tipologia di lavoro degli immigrati; gli spazi di lavoro dipendente diventano sempre piu' stretti e un numero sempre maggiore di stranieri decide di lasciarsi alle spalle l'esperienza del lavoro subordinato e sceglie di seguire la via autonoma all'occupazione.
"Le motivazioni alla base di questa opzione- prosegue Golfarelli- sono diverse: alcuni stranieri riprendono esperienze gia' fatte nei paesi d'origine, altri mettono a frutto quanto appreso professionalmente nella loro permanenza in Italia, altri ancora si propongono di dar vita ad attivita' specificatamente rivolte a propri connazionali, mercato questo sempre piu' in evoluzione".
Del totale imprese gestite da imprenditori stranieri, 4.215 sono associate alla Cna. La maggior concentrazione di imprenditori immigrati e' a Bologna (20,3%) poi viene, Modena (19,9%), Reggio Emilia (18,2%), seguono Forli'-Cesena (10,3%), Ravenna (9,2%) e Rimini (8,56%); chiudono Ferrara (5,60%), Parma (5,34%), Piacenza (1,36%) e Imola (1,03%). Nella graduatoria dei gruppi etnici maggiormente presenti nelle attivita' autonome, al primo posto sono gli albanesi (13,1%); al secondo posto i marocchini (10,4%), seguiti dai tunisini (8%) e dai cinesi (7,5%). I settori in cui prevalentemente si concentrano le extra imprese sono le costruzioni (49,1%), i trasporti (8,2%) e il tessile (5%).
Come forma giuridica, tra le extra-imprese prevalgono le societa' di persone; meno ricorrenti le societa' di capitale per la costituzione delle quali occorrono mezzi finanziari difficilmente a disposizione degli immigrati. La maggior parte delle imprese con titolare straniero, ha meno di 3 anni di vita (53,2%); consistente anche la percentuale di imprese che hanno tra i 4 e i 10 anni di vita (32,2%); le imprese in attivita' da oltre dieci anni sono l'11,2%.
Nonostante l'incremento registrato, restano ancora molti gli ostacoli che gli immigrati incontrano nell'intraprendere un'attivita' imprenditoriale. In primo luogo, le difficolta' burocratiche; le pratiche amministrative gia' di per se' onerose, agli immigrati risultano ancor piu' ostiche, non solo perche' meno conosciute, ma spesso perche' regolate da normative piu' complesse. C'e' poi il problema dell'accesso al credito. Per Cna, anche se le banche si stanno attrezzando con offerte differenziate, il sistema bancario richiede ancora garanzie che gli immigrati hanno maggiori difficolta' a fornire (il contratto d'affitto, la garanzia del soggiorno).
Proprio per fornire un aiuto agli stranieri interessati alla creazione di imprese, la Cna ha dato vita ad un sistema di servizi mirati, attivando sul territorio regionale propri "Sportelli per l'immigrazione". Strutture che a Bologna, Ferrara, Modena, Parma e Rimini "svolgono- come spiega Beatrice Tragni, responsabile ufficio immigrazione della Cna Emilia-Romagna- sia servizi rivolti a quegli immigrati che intendono dar vita ad attivita' imprenditoriali (riconoscimenti di titoli di studio, convenzioni specifiche su credito e finanziamenti, formazione, interpretariato, consulenza legislativa, consulenza sulla creazione d'impresa), sia servizi e consulenze rivolte ad imprenditori associati che si avvalgono di manodopera straniera (esempio accordi con Acer per l'inserimento in strutture abitative dei dipendenti)".
Anche a Forli'-Cesena, Ravenna e Reggio Emilia, la Cna si e' attrezzata per fornire consulenze specializzate in materia di immigrazione. La Cna, poi, e' presente all'interno della Consulta per l'immigrazione e intende svolgere un ruolo propositivo nelle varie fasi di programmazione. "Il lavoro autonomo e l'imprenditorialita' possono, infatti, rappresentare fattori di integrazione dei cittadini stranieri ed il territorio puo' trovare nuova spinta propulsiva nell'imprenditoria etnica. A patto pero' che le politiche rivolte loro, non guardino agli stranieri come soggetti deboli, ma come attori socio economici nel contesto regionale", dice l'associazione degli artigiani.
I cittadini stranieri, comunitari o extracomunitari titolari di impresa, risultano (a fine 2004), 16.927, l'11,9% del totale nazionale, percentuale che fa dell'Emilia Romagna la seconda regione italiana, insieme al Piemonte e dopo la Lombardia per concentrazione di imprenditori non italiani. Le imprese straniere rappresentano anche il 4% del totale delle 420.401 imprese emiliano-romagnole. Si tratta di giovani ma non di giovanissimi, la cui maggior parte si concentra nella fascia tra i 30 e i 49 anni. La percentuale maschile e' ancora decisamente rilevante: l'85,7% rispetto a quella femminile pari al 14,3%. "Pur essendo nella nostra regione un fenomeno relativamente giovane, tanto che cinque imprenditori stranieri su sei risultano iscritti alle Camere di Commercio dopo il 1990, negli ultimi tre anni abbiamo assistito ad una rapida crescita dell'extra-imprenditorialita'", dice dunque Golfarelli.
La presenza di stranieri residenti in Emilia Romagna (nel 1993 era l'1,1% e nel 2000 il 2,7%) e' aumentata notevolmente: nel 2005 l'incidenza dei residenti stranieri sulla popolazione regionale e' del 6,2% e le previsioni per il 2006 sono di un ulteriore incremento. A seguito dell'aumento della residenza di lunga durata in regione, dunque, sta cambiando la prospettiva e la tipologia di lavoro degli immigrati; gli spazi di lavoro dipendente diventano sempre piu' stretti e un numero sempre maggiore di stranieri decide di lasciarsi alle spalle l'esperienza del lavoro subordinato e sceglie di seguire la via autonoma all'occupazione.
"Le motivazioni alla base di questa opzione- prosegue Golfarelli- sono diverse: alcuni stranieri riprendono esperienze gia' fatte nei paesi d'origine, altri mettono a frutto quanto appreso professionalmente nella loro permanenza in Italia, altri ancora si propongono di dar vita ad attivita' specificatamente rivolte a propri connazionali, mercato questo sempre piu' in evoluzione".
Del totale imprese gestite da imprenditori stranieri, 4.215 sono associate alla Cna. La maggior concentrazione di imprenditori immigrati e' a Bologna (20,3%) poi viene, Modena (19,9%), Reggio Emilia (18,2%), seguono Forli'-Cesena (10,3%), Ravenna (9,2%) e Rimini (8,56%); chiudono Ferrara (5,60%), Parma (5,34%), Piacenza (1,36%) e Imola (1,03%). Nella graduatoria dei gruppi etnici maggiormente presenti nelle attivita' autonome, al primo posto sono gli albanesi (13,1%); al secondo posto i marocchini (10,4%), seguiti dai tunisini (8%) e dai cinesi (7,5%). I settori in cui prevalentemente si concentrano le extra imprese sono le costruzioni (49,1%), i trasporti (8,2%) e il tessile (5%).
Come forma giuridica, tra le extra-imprese prevalgono le societa' di persone; meno ricorrenti le societa' di capitale per la costituzione delle quali occorrono mezzi finanziari difficilmente a disposizione degli immigrati. La maggior parte delle imprese con titolare straniero, ha meno di 3 anni di vita (53,2%); consistente anche la percentuale di imprese che hanno tra i 4 e i 10 anni di vita (32,2%); le imprese in attivita' da oltre dieci anni sono l'11,2%.
Nonostante l'incremento registrato, restano ancora molti gli ostacoli che gli immigrati incontrano nell'intraprendere un'attivita' imprenditoriale. In primo luogo, le difficolta' burocratiche; le pratiche amministrative gia' di per se' onerose, agli immigrati risultano ancor piu' ostiche, non solo perche' meno conosciute, ma spesso perche' regolate da normative piu' complesse. C'e' poi il problema dell'accesso al credito. Per Cna, anche se le banche si stanno attrezzando con offerte differenziate, il sistema bancario richiede ancora garanzie che gli immigrati hanno maggiori difficolta' a fornire (il contratto d'affitto, la garanzia del soggiorno).
Proprio per fornire un aiuto agli stranieri interessati alla creazione di imprese, la Cna ha dato vita ad un sistema di servizi mirati, attivando sul territorio regionale propri "Sportelli per l'immigrazione". Strutture che a Bologna, Ferrara, Modena, Parma e Rimini "svolgono- come spiega Beatrice Tragni, responsabile ufficio immigrazione della Cna Emilia-Romagna- sia servizi rivolti a quegli immigrati che intendono dar vita ad attivita' imprenditoriali (riconoscimenti di titoli di studio, convenzioni specifiche su credito e finanziamenti, formazione, interpretariato, consulenza legislativa, consulenza sulla creazione d'impresa), sia servizi e consulenze rivolte ad imprenditori associati che si avvalgono di manodopera straniera (esempio accordi con Acer per l'inserimento in strutture abitative dei dipendenti)".
Anche a Forli'-Cesena, Ravenna e Reggio Emilia, la Cna si e' attrezzata per fornire consulenze specializzate in materia di immigrazione. La Cna, poi, e' presente all'interno della Consulta per l'immigrazione e intende svolgere un ruolo propositivo nelle varie fasi di programmazione. "Il lavoro autonomo e l'imprenditorialita' possono, infatti, rappresentare fattori di integrazione dei cittadini stranieri ed il territorio puo' trovare nuova spinta propulsiva nell'imprenditoria etnica. A patto pero' che le politiche rivolte loro, non guardino agli stranieri come soggetti deboli, ma come attori socio economici nel contesto regionale", dice l'associazione degli artigiani.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti