Italia. San Patrignano: da noi 7 su 10 si "liberano" dalla droga
Ogni dieci persone che entrano a San Patrignano per liberarsi della droga, sette ce la fanno: il bilancio sui risultati dei programmi di recupero della comunita' fondata da Vincenzo Muccioli scaturisce da una ricerca sociologica ed epidemiologica, che prende in esame il percorso post comunita' di 511 ex ospiti di San Patrignano.La ricerca, dal titolo "Oltre la comunita'", e' stata curata dai sociologi Giuliano Piazzi e Giorgio Manfre' dell'Universita' di Urbino, e dal tossicologo Aldo Polettini dell'Universita' di Pavia. Nasce all'interno di un progetto di valutazione dei trattamenti riabilitativi dalla tossicodipendenza, promosso dal Ministero del welfare e portato a termine grazie al contributo del Dipartimento nazionale politiche antidroga.
Lo studio -che ha analizzato soggetti che hanno trascorso almeno tre anni nella comunita' e che l'hanno lasciata tra il 2000 e il 2002, assuntori soprattutto di eroina (95%) e di cocaina (53%)- integra approccio sociologico e analisi tossicologica dei capelli di tutte le persone coinvolte, consentendo, assicurano i promotori, di ottenere risultati "oggettivi e incontrovertibili" sulle condizioni di vita drug free delle persone che terminano il percorso di recupero.
ESITI POSITIVI - Su un campione di 511 ragazzi usciti nel 2000/þ01/þ02, dopo almeno tre anni di percorso, la rilevazione ha consentito di raccogliere informazioni attendibili su 287 persone, mettendo in evidenza un tasso medio di esiti postivi a distanza di due, tre e quattro anni del 72%, con picchi del 78% fra coloro che hanno completato il programma d'accordo con la comunita'. Non esiste, a livello mondiale -sottolineano- nessuna struttura di recupero dalla droga che possa dichiarare risultati simili.
RITENZIONE IN TRATTAMENTO - Un altro dato significativo e' quello relativo alla cosiddetta 'ritenzione in trattamento', cioe' la percentuale di persone che proseguono nel percorso in comunita' anche dopo aver terminato il programma stabilito: il 66% dopo un anno di comunita', il 53% dopo due anni e il 45% dopo tre anni continuano senza interruzioni. Percentuali di tutto rispetto, sottolineano i promotori, considerando che la letteratura scientifica internazionale considera 'alta' la percentuale di ritenzione a 12 mesi del 37% ottenuta dal metadone in mantenimento ad alti dosaggi, e che le migliori comunita' italiane non superano il 28-35% di persone che, dopo una media di 30 settimane, rimangono in trattamento. Solo un programma dichiara un tasso di ritenzione piu' alto di quello di San Patrignano, quello di somministrazione controllata di eroina in atto in Svizzera dal 1994: secondo i dati ufficiali (1997) il 73% dei soggetti in trattamento rimangono in cura dopo un anno, ma la percentuale di esiti drug free del programma -sottolineano- e' insignificante, in quanto solo 4 persone su 366, al termine dei 12 mesi, aveva optato per altri trattamenti.
NON ESISTONO GLI IRRECUPERABILI - Ben 97 persone, sulle 252 che hanno partecipato alla parte sociologica dell'indagine -realizzata attraverso questionari-intervista- hanno dichiarato un periodo di tossicodipendenza superiore agli 11 anni, e 51 di questi di oltre 16 anni: persone, quindi, che sarebbero state considerate 'irrecuperabili' entro la cornice della maggior parte degli approcci alla tossicomania. Dalla ricerca e' scaturito che il 60% di essi non ha piu' alcun rapporto con le droghe. I dati evidenziano poi un alto livello di autonomia: solo il 33% del campione studiato vive con i genitori, mentre il resto ha una famiglia propria, spesso con figli.
LA DIPENDENZA DALLA COMUNITA' - Tutte le risposte ottenute, precisano i ricercatori, denotano una frequenza di rapporti che va dalla totale assenza a relazioni sporadiche e saltuarie.
LE RICADUTE - Gli insuccessi sono maggiori nelle persone uscite senza consenso (37%) che nelle altre (17,6%); le donne ricadono meno (11,5% a fronte del 22% degli uomini); la permanenza in comunita', come era lecito aspettarsi, incide sulle ricadute (il 28% nelle persone che si sono fermate da tre a quattro anni, il 16% tra quattro e cinque, l'11 per quelle oltre i cinque). L'incidenza dei fallimenti, infine, e' maggiore tra coloro che sono tornati nella stessa citta' in cui abitavano prima dell'ingresso e tra quelli che sono tornati nella famiglia di origine.
Quello di San Patrignano e' un bilancio "assolutamente positivo", perche' "si dimostra che il recupero e' possibile e che chi e' entrato nel tunnel della droga ne puo' uscire e puo' tornare a essere un cittadino a tutti gli effetti reinserito nella societa"'. Lo ha detto il ministro per i rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi.
"E' un'esperienza pilota -ha detto il ministro riferendosi alla ricerca, che e' stata finanziata dal Dipartimento per le politiche antidroga- ma non e' escluso che altre comunita' che vogliano verificare a loro volta e fare approfondimenti possano avere l'aiuto del Dipartimento. Tutte le iniziative sul territorio, che siano pubbliche o private, volte al recupero del tossicodipendente avranno l'appoggio convinto del governo".
Giovanardi ha quindi spiegato che il governo ha in cantiere molte iniziative: "stiamo preparando la Conferenza nazionale di Palermo del 5-7 dicembre, nel corso della quale saranno presentati anche i progetti gia' sottoposti alla Consulta in luglio, sia sul piano della prevenzione, del recupero, del collegamento con i Sert e con le comunita', del circuito carcere-comunita', la prevenzione in famiglia, il nuovo problema serio della cocaina e delle altre nuove sostanze".
Rispondendo infine a una domanda sul pdl Fini sulle tossicodipendenze, Giovanardi ha detto che "non c'e' nessuna proposta che voglia inasprire le pene. E' la solita informazione distorta che va in circolazione". La proposta, da questo punto di vista, ha spiegato, "determina quando, nel momento in cui qualcuno viene trovato in possesso di droga, c'e' la sanzione amministrativa e quando invece si e' in presenza di spaccio. La pdl, inoltre, prevede la possibilita' per il tossicodipendente di non stare in carcere ma continuare il recupero nelle comunita'".
"La sconfitta e' quando un ragazzo non ce la fa, ma questa sconfitta lascia sempre il posto alla speranza, in me, che quel ragazzo ce la possa fare da un'altra parte. La ricaduta e', molto piu' spesso di quanto si pensa, una tappa fondamentale e integrante dello stesso percorso di recupero, che magari avra' tempi piu' lunghi ma che comunque non dovra' essere lasciato intentato, mai". Lo ha detto Andrea Muccioli, responsabile di San Patrignano.
Una ricerca quella illustrata stamani, ha sottolineato, che non a caso viene presentata nel giorno del decimo anniversario della morte del padre, Vincenzo, il fondatore di San Patrignano, e che percio' costituisce una sorta di "bilancio dell'opera di quest'uomo e della comunita' che ha fondato". "Dieci anni fa la maggior parte della gente si chiedeva con molti dubbi se San Patrignano sarebbe riuscita a sopravvivere al suo fondatore. Abbiamo dovuto prendere atto, tutti, che mio padre aveva seminato piante forti". E i risultati di oggi "sono in linea con cio' che mio padre aveva fatto e insegnato".
Muccioli ha sottolineato la "trasparenza" della comunita' e la sua convinzione, sulla scorta di quanto gia' sostenuto dal padre, che "non esistono persone irrecuperabili". Ha quindi parlato di "rigore scientifico" dei metodi di San Patrignano, metodi di recupero che, ha detto, "sono tra i piu' efficaci al mondo".
Una quota dell'ex fondo nazionale droga, di spettanza del Ministero del welfare, e' stata prevalentemente utilizzata per progetti di inserimento nel mercato del lavoro di ex tossicodipendenti. Lo ha reso noto il sottosegretario al welfare, Grazia Sestini.
Sestini, che ha ricordato come la ricerca sia partita quando la competenza sulla droga era del Ministero del lavoro, ha sottolineato il dato dello studio secondo il quale quasi il 50% delle persone uscite dalla comunita', interpellate sulle loro priorita' per il futuro, abbiano citato, in quasi il 50% dei casi, il lavoro. "Dovremo tener conto di questo anche per il futuro" ha detto il sottosegretario.
"Lasciano stupefatti i dati prodotti dalla ricerca sul programma di recupero adottato nella comunita' di Muccioli. Ci sarebbe infatti da rallegrarsi per il grado di efficacia del 'modello San Patrignano' e si dovrebbe accorrere immediatamente a studiarne le procedure terapeutiche, non fosse che i criteri della ricerca sollevano dubbi e interrogativi circa la metodologia adottata". A dichiararlo e' Achille Saletti, responsabile della comunita' Saman.
"La possibilita' di stimare l'efficacia degli interventi residenziali per persone con problemi di abuso e dipendenza da sostanze psicotrope e' da diversi anni oggetto di studio di esperti e ricercatori di settore, che sono interessati al rapporto tra tipologia di intervento ed esito dello stesso. I dati finora raccolti indicano medie di efficacia comprese in un range tra il 30% e il 45% dei soggetti inseriti in Comunita' Terapeutica". Per questo "il 72% di giovani recuperati, secondo l'indagine su San Patrignano e' un dato clamoroso". Restano pero' i dubbi, ad esempio, sul fatto che la ricerca "considera la ritenzione al trattamento un fattore di efficacia". Per il responsabile di Saman "quando la permanenza in comunita' supera i tre-quattro anni di percorso residenziale e' paragonabile alla permanenza nei vecchi manicomi".
Secondo Saletti, inoltre, "non si puo' dedurre un rapporto tra immissioni e dimissioni analizzando unicamente un campione di ex-utenti, cosi' come la ricerca non spiega come e' stato ottenuto il campione e che rappresentativita' ha rispetto a tutti gli inserimenti effettuati negli anni analizzati". Tutto cio' porta il responsabile di Saman a giudicare i risultati della ricerca "di dubbia validita' metodologica e scientifica".
"Non e' certo la prima volta che San Patrignano fornisce cifre e statistiche mirabolanti sulla sua attivita' di trattamento e recupero; scrissero addirittura un libro in materia". Cosi' Giulio Manfredi del Comitato Nazionale Radicali Italiani commenta lo studio sull'efficacia del modello San Patrignano sottolineando come "i rilievi che si possono fare alla ricerca presentata oggi sono gli stessi fatti in passato: come e' stato scelto il campione di 511 ragazzi? La scrematura effettuata e' stata notevole se poi le 'informazioni attendibili' hanno riguardato solo 287 degli stessi? Inoltre, tre-quattro anni di distanza dall'uscita dalla comunita' non sono un lasso di tempo insufficiente per valutare e registrare possibili ricadute?".
"Come radicali antiproibizionisti non abbiamo mai considerato la comunita' di San Patrignano come il nemico da sconfiggere; vi tenemmo anche un congresso dieci anni fa; abbiamo sempre ripetuto che la comunita' era una delle possibili risposte al problema della tossicodipendenza. E' stata, invece, San Patrignano a condurre una feroce campagna contro altre possibili risposte terapeutiche alla tossicodipendenza: i trattamenti metadonici, che, Andrea Muccioli lo voglia o no, rappresentano la meta' di tutti i trattamenti praticati nei Sert italiani (ma in TV si parla di Sert solo se ci scappa il morto!); la somministrazione controllata di eroina che, Andrea Muccioli lo voglia o no, continua ad essere attuata in Svizzera da oltre dieci anni, con l'avallo non solo della comunita' scientifica ma pure di tutti i cittadini, tramite due referendum". "Anche e soprattutto in materia di droghe proibite la divisione e' sempre quella fra laici e clericali".
clicca qui
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti