Mercoledì 10 giugno 2026
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Italia. Sardegna. Gip: non commette reato il medico che non rispetta la volonta' del paziente

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Per il Gip di Sassari, Maria Teresa Lupinu, non commette violenza privata il medico che si rifiuta di staccare la spina del respiratore artificiale. E' stata così accolta la richiesta di archiviazione avanzata nei confronti del primario di Rianimazione dell'ospedale civile di Sassari, il quale si era rifiutato di staccare la spina della macchina che tiene in vita Giovanni Nuvoli. Il Welby sardo, immobilizzato a letto ormai da cinque anni in quanto colpito da distrofia muscolare amiotrofica.

Il medico sassarese era stato iscritto nel registro degli indagati, con ipotesi di violenza privata proprio su richiesta del malato.

Intanto la moglie di Nuvoli, Maddalena Soro, fa sapere che è pronta a portare il marito in Olanda o in Svizzera dove è legale procedere in questo senso. E lancia un appello affinchè qualche anestesista faccia quello che il dottor Mario Riccio ha fatto a Piergiorgio Welby.

MARIO RICCIO: NON STACCHERÒ DI NUOVO LA SPINA "Nessuno mi ha chiesto un intervento, e comunque la mia risposta e' no. Non e' il mio lavoro, con Welby si era creato un rapporto personale. Ma questo non significa che sia pentito di quello che ho fatto". Risponde cosi' Mario Riccio, l'anestesista di Cremona che ha aiutato Piergiorgio Welby a morire, a chi gli chiede se interverrebbe per esaudire la richiesta di distacco del respiratore, fatta dalla moglie di Gianni Nuvoli, paralizzato da sei anni per sclerosi laterale amiotrofica. Il caso di Sassari, spiega Riccio su "Repubblica", non e' uguale a quello di Welby. "Nuvoli si trova in una struttura ospedaliera, non a casa sua come Welby. Semmai, mi ricorda la situazione di Eluana Englaro, che ha un padre che combatte perche' sia la stessa struttura ad intervenire". E, cosi', l'enestesista giudica lo stato della vicenda sarda e l'atteggiamento dei magistrati in merito al caso specifico: "E' una posizione attendista. In realta', la procura di Sassari si e' espressa negli stessi termini del tribunale civile di Roma, riconoscendo il diritto a sospendere le terapie, ma affermando che non si puo' comandare ai medici di farlo".
Aggiunge, quindi Riccio: "Allora fu presentato un ricorso che decadde per la sopravvenuta morte di Welby. Se la procura di Roma archiviera' il caso Welby, come dovrebbe accadere tra breve, molti ostacoli verranno superati".

COMMENTI

La Sezione della Sardegna della Consulta di Bioetica prende atto della decisione del Gip del Tribunale di Sassari di archiviare la posizione del medico sull'ipotesi di violenza privata, ma ribadisce, si legge in un comunicato, "il diritto alla sospensione delle cure tutelato dagli art. 13 e 32 della Costituzione e dal Codice di deontologia medica, che all'art. 35, terzo comma, conferma in maniera chiara e inconfutabile che 'à in presenza di documentato rifiuto di persona capace, il medico deve desistere dai conseguenti atti diagnostici e/o curativi, non essendo consentito alcun trattamento medico contro la volonta' della persona'".
Stupisce, scrive ancora l'organismo, che "a seguito della angosciosa vicenda Welby e il pronunciamento dell'Ordine dei medici di Cremona il principio che garantisce la dignita' della persona non venga ancora recepito e una persona che va in ospedale per essere piu' tutelata nei suoi diritti e nella salute, viene poi espropriata degli stessi diritti. Viene consapevolmente dimenticato anche l'Art. 33 della Legge di istituzione del Servizio sanitario nazionale, la 833/78, che ribadisce che i trattamenti sanitari sono di norma volontari".
Si tratta, quindi, per la Consulta di Bioetica, di "una palese violazione del diritto del signor Nuvoli di rifiutare una terapia, peraltro piuttosto invasiva, che determina totale annientamento delle propria personalita' legata a un processo biologico che nei suoi pensieri viene mantenuto in vita dalla moderna tecnologia, ma che ormai non gli appartiene piu', che non fa piu' parte della propria individualita'".
La Sezione della Sardegna della Consulta di Bioetica, si conclude la nota, "auspica che venga interrotta una tale situazione di chiara violazione dei diritti umani".

Ne' eutanasia, ne' accanimento terapeutico. Non di questo si tratta nel caso di Giuseppe Nuvoli, come gia' per Piergiorgio Welby. Piuttosto, in gioco e' "il diritto fondamentale di ciascuno a non essere sottoposto a trattamenti sanitari contro la propria volonta'". Lo puntualizza Rita Bernardini, segretaria di Radicali. Diritto che la Costituzione garantisce e che, per essere riconosciuto, non ha bisogno necessariamente di un intervento legislativo.
"Anche sulla vicenda di Giovanni Nuvoli, come per il caso di Piergiorgio Welby, il dibattito politico e mediatico pare essersi polarizzato, sfortunatamente, sui due concetti di eutanasia e di accanimento terapeutico", scrive Bernardini in una nota. Invece, continua, "decisamente in ombra e' rimasto il punto di vista cruciale del diritto fondamentale di ciascuno a non essere sottoposto a trattamenti sanitari contro la propria volonta'".
Diritto, sottolinea la radicale, "espressamente sancito e riconosciuto oltre che dal nostro ordinamento (articolo 32 della Costituzione), anche dalla Convenzione di Oviedo sulla biomedicina, nonche' dalla Convenzione europea dei diritti umani)". Dunque, "sarebbe preferibile che il legislatore intervenisse al piu' presto a disciplinare la materia, cio' pero' non esclude che gia' oggi, al dilemma posto da vicende drammatiche come quelle di Giovanni Nuvoli e di Piergiorgio Welby, il nostro ordinamento non sia capace di dare una risposta".

'Si vuole aprire un varco all'eutanasia'. Lo afferma il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi a proposito del caso Nuvoli, il paziente di Sassari paralizzato da sei anni per una sclerosi amiotrofica.
'Come per la famiglia - aggiunge Bondi - c'e' un ribaltamento delle priorita', anziche' discutere delle negligenze terapeutiche e investire risorse per l'assistenza ai malati piu' gravi, si preferisce parlare di eutanasia. Noi siamo assolutamente contrari', ha concluso Bondi, intervenendo a margine del convegno 'Nessuno tocchi la famiglia'.

E ' la sclerosi laterale amiotrofica, e non la distrofia muscolare come erroneamente riportato da numerosi media, ad affliggere Giovanni Nuvoli, l'uomo che ha chiesto al Tribunale di Sassari l'interruzione delle terapie che lo tengono in vita. La precisazione arriva in una nota congiunta dall'Unione italiana lotta alla distrofia muscolare (Uildm) e dall'Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica (Aisla).
Benche' la storia di Nuvoli ricordi molto quella di Piergiorgio Welby, a inchiodare al letto i due malati due patologie ben differenti l'una dall'altra. 'Tirata d'orecchi', poi, per le testate che hanno impropriamente parlato di 'distrofia muscolare amiotrofica': "l'espressione - chiariscono le due associazioni - fa riferimento a una patologia inesistente, pretendendo di essere una fusione tra la distrofia muscolare e la sclerosi laterale amiotrofica, due realta' profondamente diverse tra loro".

'La decisione del pubblico ministero di Sassari sul caso Nuvoli ha riportato il profilo giuridico della questione nei termini in cui sono e cioe' dell incertezza'. Ad affermarlo e' Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, a margine del convegno organizzato dalla CIMO-ASMD sul precariato medico. 'Noi abbiamo sempre sostenuto che sotto il profilo deontologico l'interruzione della terapia spiega Bianco non configura l'eutanasia ma rientra nell'ambito del rispetto del principio di autodeterminazione del paziente. Abbiamo messo in risalto, pero', anche la dicotomia del nostro sistema giuridico che da una parte sancisce con la Costituzione il diritto del cittadino ad autodeterminarsi e quindi a sospendere una terapia, ma dall'altra il codice civile, rifacendosi al principio dell indisponibilita' del 'bene-vita', vieta tutto cio''.
Secondo Bianchi e' evidente che 'il giudice, cosi' come emerse anche nel corso della vicenda Welby, abbia nuovamente sottolineato questa dicotomia. Ci auguriamo, quindi, che si giunga presto ad emanare una legge che riconosca validita' giuridica alle cosi' dette disposizione anticipate del paziente: in questo modo ogni atto compiuto dal medico, in osservanza della volonta' del malato, non e' piu' punibile, fatto salvo ovviamente le pratiche eutanasiche'.

Dichiarazione di Silvio Viale, medico di Exit-Italia ed esponente radicale:

Lo dico a a Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, oggi intervenuto a margime di un convegno "Nessuno tochhi la famiglia". Lo dico a Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di AN e responsabile nazionale per le politiche della famiglia. Ma potrei dirlo alle parlamentari di Forza Italia, fondatrici dell'Associazione "Valori e Liberta'", Isabella Bertolini, Patrizia Paoletti Tangheroni, Gabriella Carlucci, Simonetta Licastro Scardino, Laura Bianconi, e a tutti coloro che intervengono, in nome dei propri valori, con impietosa crudeltà, per costringere Giovanni Nuvoli a morire soffrendo. Provino Bondi, Pedrizi & co a stare un mese come Nuvoli. Non è necessario che si facciano mettere una PEG e il respiratore. E' sufficiente che stiano nel letto e che si facciano assistere passivamente per tutte le funzioni fisiologiche, dalla pulizia all'alimentazione, limitando l'assistenza ad una flebo e ad un catetere vescicale. Che, come Nuvoli, non parlino, non scrivano e comunichino lettera per lettera con l'accenno di una palpebra. Anche se, a dfferenza di Nuvoli, essi potrebbero muoversi nel letto, sedersi e girarsi da soli, proverebbero finalmente, sebbene in una frazione minimale, cosa prova Nuvoli da anni.
Una provocazione? Sì è una provocazione, ma mi piacerebbe davvero che Bondi e Pedrizzi andassero a trovare Nuvoli, che stessero 24 ore filate con Nuvoli, che vedessero l'assistenza che gli viene fornita, per capire perchè qualcuno osi chiamarla tortura. Poi continueranno a dire, magari, anzi, certamente le stesse cose, ma nel cuore gli rimarranno immagini incancellabili di persone concrete, di sofferenze reali che non vorrebbero per sè o per i propri cari. Da medico, da uomo non ritengo più tollerabile che si diffonda tanta malvagia brutalità da parte di Bondi, Pedrizzi & co. Ancora una volta, come per Welby, a Nuvoli si rinfaccia di non essere rimasto a soffrire in silenzio con i suoi cari.
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