Italia. Scienziati: adottare modello britannico su regolamentazione ricerca staminali
Dotare anche l'Italia di un'Authority che regoli nel nostro Paese la sperimentazione sugli embrioni e sulle cellule staminali, come avviene in Gran Bretagna con la Human Fertilisation and Embriology Authority (Hfea). Questo l'auspicio di scienziati e politici italiani, che lo scorso 16 ottobre si sono confrontati con il modello britannico in una conferenza organizzata a Roma dall'associazione Luca Coscioni per la ricerca scientifica.
L'esperienza britannica e' stata illustrata dalla componente dell'Hfea Emily Jackson e dal ricercatore Stephen Minger, che proprio dall'ente britannico ha ottenuto il via libera alla sperimentazione di embrioni ibridi a partire da ovociti animali per ottenere staminali embrionali umane per la cure di malattie neurodegenerative. Prima di concedere il proprio disco verde, l'Hfea ha voluto avviare una consultazione pubblica per informare i propri cittadini di quanto gli scienziati avevano richiesto. Una soluzione elogiata in primis dal ministro per il Commercio internazionale e le politiche europee Emma Bonino.
"Credo che la sintesi tra esigenze di ricerca, prudenza, tutela e divieti prodotta dall'Hfea rappresenti un modello da prendere ad esempio". Dello stesso avviso il presidente della Commissione Igiene e sanita' del Senato, Ignazio Marino. "Minger e' uno scienziato che deve fare il suo lavoro. Ma che deve poi spiegarlo. Non a un'Authority statalista, ma a una che rappresenta gli interessi del Paese'.
'Il modello inglese potrebbe aiutarci a superare le contraddizioni della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Un ente di esperti formato in base al curriculum personale, reso pubblico su internet e consultabile da tutti. In italia ci vorrebbero anni solo per decidere chi deve nominare un ente del genere".
Anche per Marco Cappato, segretario dell'associazione Luca Coscioni, "non si tratta di scegliere tra un modello italiano e uno britannico. Ma tra regole precise, stringenti e condivise e il Far west a cui si spingono gli italiani con il muro delle proibizioni". A lodare l'esempio britannico ci sono anche gli scienziati come Piergiorgio Strata, copresidente dell'associazione Coscioni e direttore del Rita Levi Montalcini Center for Brain Repair a Roma.
"I politici, si sa fanno le leggi che piacciono ai cittadini. Per questo per avere buone leggi bisogna informare bene i cittadini. E la Gran Bretagna ha una storica tradizione di informazione scientifica alla popolazione. In Italia, invece c'e' paura della conoscenza. Basti pensare che un ministro aveva tolto l'insegnamento di Darwin dalle scuole elementari ed e' stato costretto a reinserirlo solo dopo una sollevazione degli scienziati".
Sebbene in Italia la manipolazione sugli embrioni umani sia vietata per legge, gli scienziati italiani (con fondi privati) possono far ricerca sulle linee cellulari derivate nei laboratori inglesi, richiedendo le cellule staminali embrionali alla Stem Cell Bank e pagando solo le spese di spedizione. "Non ci sono interessi economici o commerciali dietro le nostre ricerche", ha chiarito Stephen Minger, direttore del laboratorio di biologia cellle staminali del King's College di Londra, nell'incontro "Embrioni-ibridi: la Gran Bretagna apre alla ricerca". "Tutto cio' che realizziamo nel nostro laboratorio viene consegnato per legge alla Banca delle cellule staminali, a cui tutti possono avere accesso gratuitamente". Secondo Ignazio Marino, presidente della Commissione Sanita' del Senato, "e' evidente che esistono delle contraddizioni nel nostro regolamento, se e' permesso far ricerca sulle staminali embrionali, a patto che siano derivate altrove. L'etica non cambia, se attraversa il confine". Queste criticita', secondo Marino, vanno risolte prendendo a modello l'Authority inglese che "su queste decisioni chiede una consultazione pubblica e democraticam e ha regole pubbliche e trasparenti".
Legge vecchia si cambia. In Gran Bretagna non si perde molto tempo, e le norme che segnano il passo vengono rapidamente sostituite con nuove regole piu' in linea con i progressi della scienza. Come la legge del 1990 che regolamenta le ricerche sugli embrioni "che verra' sostituita da una nuova legge a inizio del mese prossimo". A spiegare agli italiani il modello britannico e' stata Emily Jackson, componente dell'Autorita' per la fertilita' e l'embriologia (Hfea), cioe' l'ente che ha concesso allo scienziato Stephen Minger il via libera all'uso di embrioni ibridi a partire da ovociti animali per la realizzazione di staminali embrionali umane. L'esperta britannica e' stata invitata a Roma dall'associazione Luca Coscioni per la ricerca scientifica per un ciclo di incontri. E per spiegare il modello britannico di approccio alla ricerca.
"La legge britannica che regola queste sperimentazioni e' del 1990 e ha funzionato bene. Ma e' stata scritta in un momento storico in cui la creazione di embrioni ibridi non era neppure all'orizzonte. La nuova legge, che sicuramente avra' un iter tempestoso si occupera' anche degli embrioni interspecie".
L'atteggiamento del Regno Unito ha posto il Paese europeo in pole position tra le nazioni che hanno regolamentato in maniera piu' aperta la sperimentazione sulle cellule staminali. Un modello che Jackson ha illustrato ricordando passo dopo passo le fasi che hanno portato l'Hfea a dare il via libera a Minger. "A gennaio 2007 abbiamo deciso che sarebbe stata necessaria una consultazione pubblica, per rendere i cittadini informati di quel che ci era stato chiesto dagli scienziati". Nulla e' stato lasciato di intentato. Cicli di incontri, sondaggi, opuscoli, informazioni via internet, hanno occupato l'Hfea dal 26 aprile al 26 luglio scorso.
"Il primo titolo apparso sulla stampa fu quello di Frankenbunny (coniglio-Frankenstein). E allora abbiamo capito di dover superare l'empasse e rivelare i fondamenti scientifici alle base delle richieste degli scienziati". Jackson ricorda che l'Hfea "non da' il disco verde a qualsiasi ricerca, ma solo a quelle che si rivelano necessarie e auspicabili nel rispetto delle regole".
"In Italia uno scienziato come Stephen Minger, direttore del laboratorio di biologia delle cellule staminali del King's College di Londra, rischierebbe il carcere se volesse compiere gli esperimenti che il suo Paese, la Gran Bretagna, gli consentira' a breve di fare". Marco Cappato, segretario dell'associazione Luca Coscioni ed europarlamentare dei Radicali.
"'Grazie' alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita -chiarisce Cappato all'Adnkronos Salute - nel nostro Paese Minger rischierebbe dai 2 ai 6 anni di reclusione, dai 50 ai 150 mila euro di multa piu' la sospensione da uno a tre anni dell'attivita'.
Con l'aggravante di non agire a fini riproduttivi". Un quadro che induce l'esponente dei Radicali a suggerire ancora una volta "la necessita' di modificare la legge 40". Domani, alla Camera, un nuovo incontro a cui parteciperanno, oltre a numerosi esponenti politici di maggioranza e opposizione, anche il ministro per il Commercio internazionale e le politiche europee.
"Se e' vero quel che dice Minger e cioe' che gli embrioni realizzati svuotando l'ovocita bovino del suo Dna per inserire il patrimonio genetico umano non sono embrioni ibridi o chimera, ma in tutto e per tutto umani - incalza - allora credo che questa fase della ricerca sarebbe possibile anche in Italia. E dunque gli chiedero' se vorra' reclutare anche centri italiani nella sua sperimentazione".
"In Italia, in molti campi, gli scienziati sono visti come Frankenstein". Emma Bonino, ministro per il Commercio internazionale e le politiche europee, non usa mezzi termini per denunciare "il giudizio, molto pervasivo nell'opinione pubblica, sulla scienza nel nostro Paese. Dove scienza e ricerca sono il male e tutto quello che e' natura il bene".
"Se in Italia facessimo tre trasmissioni in meno su Garlasco e qualcuna in piu', a orari accettabili, sulla scienza, si farebbe il bene di questo Paese".
Bonino rimarca le "contraddizioni italiane per cui i cittadini contribuiscono con le tasse a costituire i fondi europei che servono, in molti Paesi dell'Unione ma non in Italia, a finanziare ricerche che entro i nostri confini non sono solo vietate ma demonizzate. Insomma lo dico da ministro delle Politiche europee: all'interno della Ue rappresentiamo una posizione anomala e bizzarra".
In piu' l'esponente radicale e parlamentare della Rosa nel pugno fa tre considerazioni. La prima riguarda il procedimento che ha portato l'autorita' britannica a concedere il via libera agli studi di Minger sugli embrioni ibridi.
"La pubblicita' e la trasparenza operate dall'Hfea rappresentano un modello di coinvolgimento dell'opinione pubblica che in Italia dovremmo guardare con interesse. E il Comitato nazionale per la bioetica dovrebbe, su questi temi, dare il proprio contributo invece di perdersi in liti tra i suoi componenti".
Il secondo rilievo di Bonino e' che "la ricerca, proprio perche' tale, e' promettente e controversa. Non e' detto che porti a risultati utili. Altrimenti si chiamerebbe 'trovato' e non ricerca". Da qui la sua idea sul principio di precauzione. "Sono favorevole a patto pero' che non diventi principio di divieto.
Altrimenti si blocca tutta l'attivita' di ricerca". Infine il ministro auspica il superamento degli steccati rappresentati dalle differenti ideologie. "Non si deve scegliere il settore della ricerca a partire dall'ideologia che si segue. E non e' accettabile che una delle tante sia presa a modello per tutti".
Se cosi' si opera, continua Bonino, "il risultato e' la legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita. Una legge che costringe i non credenti a una certa religione, e i diversamenti credenti ad andare in Spagna. Un turismo sanitario che trovo poco dignitoso per i cittadini e che premia solo chi ha i soldi per poter andare all'estero. Un 'deja' vu' che mi ricorda la situazione relativa all'aborto clandestino".
L'esperienza britannica e' stata illustrata dalla componente dell'Hfea Emily Jackson e dal ricercatore Stephen Minger, che proprio dall'ente britannico ha ottenuto il via libera alla sperimentazione di embrioni ibridi a partire da ovociti animali per ottenere staminali embrionali umane per la cure di malattie neurodegenerative. Prima di concedere il proprio disco verde, l'Hfea ha voluto avviare una consultazione pubblica per informare i propri cittadini di quanto gli scienziati avevano richiesto. Una soluzione elogiata in primis dal ministro per il Commercio internazionale e le politiche europee Emma Bonino.
"Credo che la sintesi tra esigenze di ricerca, prudenza, tutela e divieti prodotta dall'Hfea rappresenti un modello da prendere ad esempio". Dello stesso avviso il presidente della Commissione Igiene e sanita' del Senato, Ignazio Marino. "Minger e' uno scienziato che deve fare il suo lavoro. Ma che deve poi spiegarlo. Non a un'Authority statalista, ma a una che rappresenta gli interessi del Paese'.
'Il modello inglese potrebbe aiutarci a superare le contraddizioni della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Un ente di esperti formato in base al curriculum personale, reso pubblico su internet e consultabile da tutti. In italia ci vorrebbero anni solo per decidere chi deve nominare un ente del genere".
Anche per Marco Cappato, segretario dell'associazione Luca Coscioni, "non si tratta di scegliere tra un modello italiano e uno britannico. Ma tra regole precise, stringenti e condivise e il Far west a cui si spingono gli italiani con il muro delle proibizioni". A lodare l'esempio britannico ci sono anche gli scienziati come Piergiorgio Strata, copresidente dell'associazione Coscioni e direttore del Rita Levi Montalcini Center for Brain Repair a Roma.
"I politici, si sa fanno le leggi che piacciono ai cittadini. Per questo per avere buone leggi bisogna informare bene i cittadini. E la Gran Bretagna ha una storica tradizione di informazione scientifica alla popolazione. In Italia, invece c'e' paura della conoscenza. Basti pensare che un ministro aveva tolto l'insegnamento di Darwin dalle scuole elementari ed e' stato costretto a reinserirlo solo dopo una sollevazione degli scienziati".
Sebbene in Italia la manipolazione sugli embrioni umani sia vietata per legge, gli scienziati italiani (con fondi privati) possono far ricerca sulle linee cellulari derivate nei laboratori inglesi, richiedendo le cellule staminali embrionali alla Stem Cell Bank e pagando solo le spese di spedizione. "Non ci sono interessi economici o commerciali dietro le nostre ricerche", ha chiarito Stephen Minger, direttore del laboratorio di biologia cellle staminali del King's College di Londra, nell'incontro "Embrioni-ibridi: la Gran Bretagna apre alla ricerca". "Tutto cio' che realizziamo nel nostro laboratorio viene consegnato per legge alla Banca delle cellule staminali, a cui tutti possono avere accesso gratuitamente". Secondo Ignazio Marino, presidente della Commissione Sanita' del Senato, "e' evidente che esistono delle contraddizioni nel nostro regolamento, se e' permesso far ricerca sulle staminali embrionali, a patto che siano derivate altrove. L'etica non cambia, se attraversa il confine". Queste criticita', secondo Marino, vanno risolte prendendo a modello l'Authority inglese che "su queste decisioni chiede una consultazione pubblica e democraticam e ha regole pubbliche e trasparenti".
Legge vecchia si cambia. In Gran Bretagna non si perde molto tempo, e le norme che segnano il passo vengono rapidamente sostituite con nuove regole piu' in linea con i progressi della scienza. Come la legge del 1990 che regolamenta le ricerche sugli embrioni "che verra' sostituita da una nuova legge a inizio del mese prossimo". A spiegare agli italiani il modello britannico e' stata Emily Jackson, componente dell'Autorita' per la fertilita' e l'embriologia (Hfea), cioe' l'ente che ha concesso allo scienziato Stephen Minger il via libera all'uso di embrioni ibridi a partire da ovociti animali per la realizzazione di staminali embrionali umane. L'esperta britannica e' stata invitata a Roma dall'associazione Luca Coscioni per la ricerca scientifica per un ciclo di incontri. E per spiegare il modello britannico di approccio alla ricerca.
"La legge britannica che regola queste sperimentazioni e' del 1990 e ha funzionato bene. Ma e' stata scritta in un momento storico in cui la creazione di embrioni ibridi non era neppure all'orizzonte. La nuova legge, che sicuramente avra' un iter tempestoso si occupera' anche degli embrioni interspecie".
L'atteggiamento del Regno Unito ha posto il Paese europeo in pole position tra le nazioni che hanno regolamentato in maniera piu' aperta la sperimentazione sulle cellule staminali. Un modello che Jackson ha illustrato ricordando passo dopo passo le fasi che hanno portato l'Hfea a dare il via libera a Minger. "A gennaio 2007 abbiamo deciso che sarebbe stata necessaria una consultazione pubblica, per rendere i cittadini informati di quel che ci era stato chiesto dagli scienziati". Nulla e' stato lasciato di intentato. Cicli di incontri, sondaggi, opuscoli, informazioni via internet, hanno occupato l'Hfea dal 26 aprile al 26 luglio scorso.
"Il primo titolo apparso sulla stampa fu quello di Frankenbunny (coniglio-Frankenstein). E allora abbiamo capito di dover superare l'empasse e rivelare i fondamenti scientifici alle base delle richieste degli scienziati". Jackson ricorda che l'Hfea "non da' il disco verde a qualsiasi ricerca, ma solo a quelle che si rivelano necessarie e auspicabili nel rispetto delle regole".
"In Italia uno scienziato come Stephen Minger, direttore del laboratorio di biologia delle cellule staminali del King's College di Londra, rischierebbe il carcere se volesse compiere gli esperimenti che il suo Paese, la Gran Bretagna, gli consentira' a breve di fare". Marco Cappato, segretario dell'associazione Luca Coscioni ed europarlamentare dei Radicali.
"'Grazie' alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita -chiarisce Cappato all'Adnkronos Salute - nel nostro Paese Minger rischierebbe dai 2 ai 6 anni di reclusione, dai 50 ai 150 mila euro di multa piu' la sospensione da uno a tre anni dell'attivita'.
Con l'aggravante di non agire a fini riproduttivi". Un quadro che induce l'esponente dei Radicali a suggerire ancora una volta "la necessita' di modificare la legge 40". Domani, alla Camera, un nuovo incontro a cui parteciperanno, oltre a numerosi esponenti politici di maggioranza e opposizione, anche il ministro per il Commercio internazionale e le politiche europee.
"Se e' vero quel che dice Minger e cioe' che gli embrioni realizzati svuotando l'ovocita bovino del suo Dna per inserire il patrimonio genetico umano non sono embrioni ibridi o chimera, ma in tutto e per tutto umani - incalza - allora credo che questa fase della ricerca sarebbe possibile anche in Italia. E dunque gli chiedero' se vorra' reclutare anche centri italiani nella sua sperimentazione".
"In Italia, in molti campi, gli scienziati sono visti come Frankenstein". Emma Bonino, ministro per il Commercio internazionale e le politiche europee, non usa mezzi termini per denunciare "il giudizio, molto pervasivo nell'opinione pubblica, sulla scienza nel nostro Paese. Dove scienza e ricerca sono il male e tutto quello che e' natura il bene".
"Se in Italia facessimo tre trasmissioni in meno su Garlasco e qualcuna in piu', a orari accettabili, sulla scienza, si farebbe il bene di questo Paese".
Bonino rimarca le "contraddizioni italiane per cui i cittadini contribuiscono con le tasse a costituire i fondi europei che servono, in molti Paesi dell'Unione ma non in Italia, a finanziare ricerche che entro i nostri confini non sono solo vietate ma demonizzate. Insomma lo dico da ministro delle Politiche europee: all'interno della Ue rappresentiamo una posizione anomala e bizzarra".
In piu' l'esponente radicale e parlamentare della Rosa nel pugno fa tre considerazioni. La prima riguarda il procedimento che ha portato l'autorita' britannica a concedere il via libera agli studi di Minger sugli embrioni ibridi.
"La pubblicita' e la trasparenza operate dall'Hfea rappresentano un modello di coinvolgimento dell'opinione pubblica che in Italia dovremmo guardare con interesse. E il Comitato nazionale per la bioetica dovrebbe, su questi temi, dare il proprio contributo invece di perdersi in liti tra i suoi componenti".
Il secondo rilievo di Bonino e' che "la ricerca, proprio perche' tale, e' promettente e controversa. Non e' detto che porti a risultati utili. Altrimenti si chiamerebbe 'trovato' e non ricerca". Da qui la sua idea sul principio di precauzione. "Sono favorevole a patto pero' che non diventi principio di divieto.
Altrimenti si blocca tutta l'attivita' di ricerca". Infine il ministro auspica il superamento degli steccati rappresentati dalle differenti ideologie. "Non si deve scegliere il settore della ricerca a partire dall'ideologia che si segue. E non e' accettabile che una delle tante sia presa a modello per tutti".
Se cosi' si opera, continua Bonino, "il risultato e' la legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita. Una legge che costringe i non credenti a una certa religione, e i diversamenti credenti ad andare in Spagna. Un turismo sanitario che trovo poco dignitoso per i cittadini e che premia solo chi ha i soldi per poter andare all'estero. Un 'deja' vu' che mi ricorda la situazione relativa all'aborto clandestino".
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