Martedì 9 giugno 2026
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Italia. Scienziati: bambini nati oggi hanno aspettativa di vita di 100 anni

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Toccato il traguardo di 100 anni di aspettativa di vita. Le bambine nate nel 2007 raggiungeranno la soglia dei 103 anni, mentre i maschietti venuti al mondo quest'anno potranno guardare ad un'esistenza lunga 97 anni. A garantire lunga vita e di migliore qualita' sono le nuove conquiste della ricerca scientifica che stanno aprendo frontiere inedite, specie sul fronte della prevenzione. Cellule staminali, studio del Dna, genetica, ingegneria genetica sono tra le branche della scienza da cui infatti arriveranno risposte a gravi patologie come Alzheimer, Parkinson's, diabete e tumori. E non e' tutto.

Molte sono anche le nuove metodologie per la lotta e la prevenzione a tante malattie gravi, metodiche messe a punto negli ultimi anni dai ricercatori di tutto il mondo e che vedono, tra l'altro, i profili molecolari, il chip del Dna, lo studio di marcatori tumorali. L'obiettivo e' agire sempre piu' in anticipo per intercettare malattie gravi e letali in agguato.

A tracciare il quadro con l'ADNKRONOS della crescita delle aspettative di vita sono due scienziati del Cnr, Delio Mercanti dell'Istituto di Neurobiologia e Medicina Molecolare del Cnr di Roma ed esperto di ricerca sulle cellule staminali, e Andrea Angius, genetista e responsabile del laboratorio Shardna, spin-off dell'Istituto di Genetica delle Popolazioni del Cnr di Alghero.
Mercanti e Angius spiegano cosi', come appena annunciato anche dall'ex ministro della Salute e oncologo di fama internazionale, Umberto Veronesi, i nuovi traguardi della ricerca che ci stanno rendendo ultracentenari
In questo inizio di nuovo millennio, infatti, l'aspettativa di vita della nostra specie e' cresciuta di ben 20 anni, contro quella prevista appena due anni fa, nel 2005, quando, secondo recenti statistiche, l'aspettativa di vita per le donne era di 83 anni, mentre quella per gli uomini era di 77 anni. Si conferma cosi' la corsa alla lunga vita partita nel secolo scorso, quando all'aspettativa di 47 anni del 1900 si e' passati, nel 1930 a 59 anni, per arrivare, nel 1975 a 71 anni. Prima del XX Secolo, invece, era stato necessario lo scorrere di secoli per vedere crescere di pochi anni appena, la possibilita' di vita dell'uomo.

"Grazie alla ricerca scientifica sicuramente l'aspettativa di vita e' salita ben sopra i 70 anni in questi ultimi tre decenni e, con gli studi sulla genetica e sulle componenti ambientali, si sta tagliando il traguardo dei 103 anni per le donne e dei 97 per gli uomini che nascono nel 2007" conferma il genetista Angius. Lo scienziato quindi ricorda come la crescita dell'aspettativa di vita dell'uomo oggi si deve "soprattutto alla prevenzione clinica scaturita da studi della genetica che ci consentono di individuare con anticipo rischi di contrarre malattie gravi tra cui obesita' e diabete".

"Oggi si possono individuare malattie complesse grazie ai profili molecolari ad alta attendibilita'. Negli ultimi due o tre anni sono anche nate nuove metodiche, come i chip del Dna, che consentono di fare lo screening del rischio di contrarre alcune gravi malattie, tra cui molti tumori".
"Negli ultimi 50-60 anni con il progresso della scienza -prosegue Angius- si e' registrato il vero balzo di crescita di aspettativa di vita che riguarda i nati dagli anni '50 in poi. Un balzo dovuto anche alle migliori condizioni igieniche determinate da nuove tecnologie, a migliori condizioni alimentari e alla nascita di nuovi farmaci sempre piu' efficaci che, con i vaccini, hanno migliorato le condizioni di vita dei bambini, abbattendo in tanti Paesi occidentali la mortalita' della prima infanzia".

Ed a far migliorare la qualita' e la lunghezza della vita dell'uomo contribuiranno sempre piu' gli studi sulle cellule staminali, "campi di studio ancora giovani ma sui quali si deve andare avanti". Ne e' convinto il ricercatore Delio Mercanti, che esorta a non temere le paventate distorsioni di 'scienziati pazzi'. E di non avere paura nemmeno dei cosidetti 'embrioni chimera' perche', dice, "appartengono alla mitologia e non alla scienza".

"Per embrioni chimera -ricorda il ricercatore- si intende il processo in base al quale si svuota un uovo di mucca o di pecora e si inserisce in esso il Dna del paziente. Cosi' si arriva alle staminali senza alcun rischio di clonare a fini riproduttivi. Sono d'accordo con Veronesi che in queste situazioni non ci sono rischi di arrivare a centauri piuttosto che a minotauri o a sirene perche' e' la natura stessa che farebbe abortire un eventuale sviluppo di embrione".
"Sono inoltre assolutamente d'accordo con l'ex ministro e oncologo di fama Veronesi sull'importanza di andare avanti nella ricerca sulle cellule staminali, su quali proprieta' conservano e su come si possono utilizzare. E c'e' tutto un filone di ricerca di base che sta consentendo di capire in maggior dettaglio l'uso e l'utilita' delle cellule staminali" prosegue Mercanti.

Lo scienziato del Cnr, quindi, si dice "favorevolissimo ad usare cellule staminali embrionali, ma penso anche alle staminali neurali che aprono grandi prospettive sulle malattie neurodegenerative come l'Alzheimer o sui tumori cerebrali". "In realta' -sottolinea- si chiamano a torto cellule staminali embrionali perche' si prende un ovulo di donna, lo si svuota del patrimonio genetico e vi si inserisce del Dna del paziente attivando lo sviluppo di staminali embrionali, ma il processo viene fermato all'inizio e non si crea un embrione, bensi' cellule staminali terapeutiche per il paziente stesso".

Mercanti, infine, guarda con positivita' ad una diffusione massiccia di questo tipo di ricerca sulle cellule staminali perche', dice, "per accedere a risposte importanti il piu' velocemente possibile e' necessario lavorare in tanti, in una sorta di network che, inoltre, servirebbe anche da controllore di eventuali 'ricerche pazze'". "Piu' si agisce in maniera corale -conclude lo studioso- piu' la comunita' scientifica e' in grado di controllare il metodo e chi lo applica. Basti pensare ai tanti step di verifica che devono passare le nostre ricerche prima di diventare pubblicazioni scientifiche riconosciute, prima di avere valore di scoperta".
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