Venerdì 5 giugno 2026
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Italia. Sequestro di semi e scoperta dell'acqua calda

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Le bustine di semi di 'cannabis sativa' erano in vendita regolarmente, in quanto prive del principio attivo che le rende assimilabili a stupefacenti. Ma gli agenti della Squadra Mobile dell'Aquila hanno scoperto che, con un apposito kit, i semi potevano trasformarsi in sostanza illegale.
Le indagini, durate tre mesi, hanno condotto alla denuncia, primo caso in Italia, di dieci persone per istigazione a delinquere, finalizzata alla coltivazione di piante di sostanze stupefacenti non autorizzate dal Ministero della Salute, e all'individuazione di altri dieci negozi, sul territorio nazionale, appartenenti a una sorta di 'fai da te' della cannabis in franchising. A L'Aquila tutto e' partito da un negozio di articoli sportivi nel quale la Polizia ha sequestrato materiale del valore commerciale di circa 200 mila euro.
Adesso, nell'ambito dell'operazione 'Stop Net', si preparano sequestri anche negli altri esercizi, sparsi in tutta Italia, nei quali sono disponibili il kit -con germogliatori e lampade- e i semi di cannabis, questi ultimi in vendita a cifre variabili dai 30 ai 140 euro. Dai semi, con le opportune cure, e' possibile ottenere piante con principi attivi fino al 35%, mentre la percentuale che li rende innocui, e quindi regolamente presenti sul mercato, si aggira intorno al 10%.
Le indagini hanno preso il via, hanno spiegato il capo della squadra mobile, Cesare Ciammaichella, e il responsabile della sezione antidroga, Sabatino Romano, quando a L'Aquila sono state scoperte con sempre maggiore frequenza piante di marijuana in abitazioni private. "Abbiamo cercato di scoprire la tipologia di persone che coltivava i semi -ha detto Ciammaichella- e non abbiamo arrestato le persone coinvolte, per comprendere meglio l'organizzazione del commercio. Il fatto e' che la legge prevede pene per l'induzione all'uso di sostanze stupefacenti, punisce la coltivazione di sostanze non previste dal Ministero, ma, considerando anche che secondo la Cassazione vendere semi non e' reato, non ha una norma che preveda sanzioni nei confronti di chi vende semi e attrezzature e fornisce informazioni sulle modalita' di coltivazione".
In pratica, per formulare l'accusa, la Polizia ha collegato tra loro due diverse norme di legge penali che non avevano una sanzione diretta.
"Abbiamo rinunciato agli arresti, quindi a un'operazione di polizia tradizionale -ha aggiunto Ciammaichella- per lanciare l'allarme su un nuovo veicolo di cultura della droga che si sta diffondendo nel Paese". Il riferimento e' anche ai siti Internet sui quali e' possibile acquistare 'cannabis sativa'. Di uno di questi la Polizia aquilana ha chiesto l'oscuramento. Un lato della vicenda che passa nelle mani della Polizia Postale. Mentre negli sviluppi delle indagini potrebbero profilarsi anche responsabilita' tali da rendere necessari arresti.
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