Italia. Sgreccia e Fiori: no a testamento biologico vincolante per il medico
No all'eutanasia come soluzione al dolore e alla sofferenza, perche' significherebbe plasmare una societa' dove non c'e' piu' spazio per la solidarieta', e no ad un testamento biologico che pretende di autorizzare l'anticipazione della morte con un intervento attivo, il suicidio assistito o l'omissione di terapie efficaci idonee a sostenere o migliorare la vita nel malato terminale. Il testamento biologico e' uno strumento che presenta degli aspetti positivi, ma che non deve essere vincolante per il medico, se va contro la sua coscienza. La vera alternativa e' la solidarieta' sociale. E' questa la posizione di Mons. Elio Sgreccia e del professor Angelo Fiori, nel loro editoriale che sara' pubblicato sul prossimo numero della rivista internazionale di bioetica dell'Universita' Cattolica di Roma.
L'attenzione sociale deve essere posta infatti sulla necessita' di dare sollievo in modo concreto ai pazienti in grande sofferenza, scrivono, 'rivedendo la qualita' dell'assistenza sanitaria, dando impulso e sostegno alle cure palliative, promuovendo l'assistenza domiciliare, finanziando l'allestimento di strutture per malati con patologie neurologiche degenerative o non autosufficienti'.
Sull'onda delle emozioni suscitate da alcuni recenti fatti di cronaca, 'i fautori dell'eutanasia vogliono creare una situazione favorevole all'anticipazione volontaria della morte, inflitta per presunta pieta', e sulla base di giustificazioni teoriche, quali il principio di autodeterminazione e la convinzione della assoluta negativita' o inutilita' della sofferenza umana'.
Principi privi di fondamento, secondo Sgreccia e Fiori.
'Nessuno di noi ha autodeterminato il suo venire ad esistere ma ha ricevuto questo dono. Mentre, di fronte all'affermazione dell'assoluta assenza di significato e valore della sofferenza umana, e' preciso dovere della societa', nella prospettiva dell'amore fraterno e della vera solidarieta', percepire e professare che la vita di un soggetto infermo e sofferente e' ancora preziosa per tutti'. L'eutanasia rimane dunque totalmente 'illecita e non esistono contingenze in cui la vita umana diviene priva di valore'.
Quanto al testamento biologico, Sgreccia e Fiori riconoscono alcune finalita' positive di questo strumento, accanto ad alcuni rischi. 'Tre gli aspetti positivi che consistono nel prolungare l'alleanza terapeutica tra medico e paziente, la possibilita' per il paziente di sottrarsi a possibili interventi medici, che si configurino come accanimento terapeutico, e la possibilita' per il paziente di garantirsi, manifestandolo nelle proprie volonta', il perdurare dell'applicazione di cure o terapie con un'efficacia specifica, anche quando si trattasse di interventi sperimentali o suscettibili di grave rischio'.
E' necessario pero' preservare l'impostazione del testamento biologico da alcune storture che lo renderebbero del tutto inaccettabile, per lo meno dal punto di vista morale.
'Innanzitutto va verificata l'assenza formale e sostanziale di indicazioni che possano introdurre, magari surrettiziamente, forme palesi o occulte di eutanasia. E poi le espresse volonta' del paziente non vanno interpretate come un obbligo costrittivo per il medico, soprattutto quando queste fossero in contrasto sostanziale con la sua deontologia professionale'.
Cio' vuol dire che il medico non puo' ridursi ad essere un mero esecutore degli ordini del paziente e viceversa, cioe' 'non puo' essere costretto ad agire contro coscienza, ne' nessun paziente puo' essere obbligato a sottoporsi ad interventi che contrastano con la sua coscienza e la sua scala di valori.
In caso di conflitto insanabile tra la coscienza del paziente e quella del medico, la giusta soluzione e' la cessazione di quell'alleanza terapeutica che si era inizialmente instaurata, e la dimissione dall'ospedale'.
In relazione al tipo di cure, l'articolo indica che 'l'alimentazione, l'idratazione, l'igiene del corpo, l'aiuto alla respirazione non sono terapie, ma cure normali che vanno sempre offerte, comprese l'alimentazione e l'idratazione artificiali in pazienti che non possono deglutire, compresi i casi di stato vegetativo'. Il modello di disposizioni anticipate da rifiutare e' quello dunque 'che pretende di autorizzare l'anticipazione della morte o con un intervento attivo o con il suicidio assistito o con l'omissione di terapie efficaci idonee a sostenere la vita o migliorarne la qualita' nel malato terminale e nel morente'.
L'auspicio, concludono Sgreccia e Fiori, e' quello di 'realizzare un patto di solidarieta' con gli infermi gravi, gli anziani, i non autosufficienti, nell'impegno fattivo di non far mancare loro le migliori risorse per avere terapie proporzionate, cure palliative, assistenza domiciliare, strutture accoglienti, personale formato in numero sufficiente, e alleviare il loro peso esistenziale. Cio' finirebbe per rendere del tutto inutile la domanda di eutanasia'.
L'attenzione sociale deve essere posta infatti sulla necessita' di dare sollievo in modo concreto ai pazienti in grande sofferenza, scrivono, 'rivedendo la qualita' dell'assistenza sanitaria, dando impulso e sostegno alle cure palliative, promuovendo l'assistenza domiciliare, finanziando l'allestimento di strutture per malati con patologie neurologiche degenerative o non autosufficienti'.
Sull'onda delle emozioni suscitate da alcuni recenti fatti di cronaca, 'i fautori dell'eutanasia vogliono creare una situazione favorevole all'anticipazione volontaria della morte, inflitta per presunta pieta', e sulla base di giustificazioni teoriche, quali il principio di autodeterminazione e la convinzione della assoluta negativita' o inutilita' della sofferenza umana'.
Principi privi di fondamento, secondo Sgreccia e Fiori.
'Nessuno di noi ha autodeterminato il suo venire ad esistere ma ha ricevuto questo dono. Mentre, di fronte all'affermazione dell'assoluta assenza di significato e valore della sofferenza umana, e' preciso dovere della societa', nella prospettiva dell'amore fraterno e della vera solidarieta', percepire e professare che la vita di un soggetto infermo e sofferente e' ancora preziosa per tutti'. L'eutanasia rimane dunque totalmente 'illecita e non esistono contingenze in cui la vita umana diviene priva di valore'.
Quanto al testamento biologico, Sgreccia e Fiori riconoscono alcune finalita' positive di questo strumento, accanto ad alcuni rischi. 'Tre gli aspetti positivi che consistono nel prolungare l'alleanza terapeutica tra medico e paziente, la possibilita' per il paziente di sottrarsi a possibili interventi medici, che si configurino come accanimento terapeutico, e la possibilita' per il paziente di garantirsi, manifestandolo nelle proprie volonta', il perdurare dell'applicazione di cure o terapie con un'efficacia specifica, anche quando si trattasse di interventi sperimentali o suscettibili di grave rischio'.
E' necessario pero' preservare l'impostazione del testamento biologico da alcune storture che lo renderebbero del tutto inaccettabile, per lo meno dal punto di vista morale.
'Innanzitutto va verificata l'assenza formale e sostanziale di indicazioni che possano introdurre, magari surrettiziamente, forme palesi o occulte di eutanasia. E poi le espresse volonta' del paziente non vanno interpretate come un obbligo costrittivo per il medico, soprattutto quando queste fossero in contrasto sostanziale con la sua deontologia professionale'.
Cio' vuol dire che il medico non puo' ridursi ad essere un mero esecutore degli ordini del paziente e viceversa, cioe' 'non puo' essere costretto ad agire contro coscienza, ne' nessun paziente puo' essere obbligato a sottoporsi ad interventi che contrastano con la sua coscienza e la sua scala di valori.
In caso di conflitto insanabile tra la coscienza del paziente e quella del medico, la giusta soluzione e' la cessazione di quell'alleanza terapeutica che si era inizialmente instaurata, e la dimissione dall'ospedale'.
In relazione al tipo di cure, l'articolo indica che 'l'alimentazione, l'idratazione, l'igiene del corpo, l'aiuto alla respirazione non sono terapie, ma cure normali che vanno sempre offerte, comprese l'alimentazione e l'idratazione artificiali in pazienti che non possono deglutire, compresi i casi di stato vegetativo'. Il modello di disposizioni anticipate da rifiutare e' quello dunque 'che pretende di autorizzare l'anticipazione della morte o con un intervento attivo o con il suicidio assistito o con l'omissione di terapie efficaci idonee a sostenere la vita o migliorarne la qualita' nel malato terminale e nel morente'.
L'auspicio, concludono Sgreccia e Fiori, e' quello di 'realizzare un patto di solidarieta' con gli infermi gravi, gli anziani, i non autosufficienti, nell'impegno fattivo di non far mancare loro le migliori risorse per avere terapie proporzionate, cure palliative, assistenza domiciliare, strutture accoglienti, personale formato in numero sufficiente, e alleviare il loro peso esistenziale. Cio' finirebbe per rendere del tutto inutile la domanda di eutanasia'.
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