Sabato 6 giugno 2026
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3 Italia si lamenta dell'Agcom e chiede aiuto al Governo

U.E. - ITALIA
Notizia ·
3 Italia esprime un giudizio completamente negativo sullo schema di delibera adottato dall'Authority in materia di terminazione mobile. Il dissenso di 3 Italia si aggiunge a quella espresso da altri soggetti, che auspicano un taglio ancora piu' netto.

3 Italia esprime in una nota il suo dissenso. "Tale provvedimento e' iniquo perche' anticipa la discesa della terminazione di 3 rispetto agli altri operatori, senza considerare i maggiori investimenti sostenuti da un'azienda nuova entrante e che non dispone di frequenze GSM".
"Cio' realizza una grave discriminazione rispetto a quanto applicato agli altri operatori dopo lo stesso periodo di tempo - continua la nota - in particolare la recente delibera 628/07/CONS aveva previsto espressamente che l'ulteriore discesa della terminazione di 3 Italia avvenisse nell'ambito della nuova analisi di mercato, quindi contestualmente a quella degli altri operatori, attualmente prevista per luglio 2009".
"Inoltre vengono modificati dall'Authority i parametri quantitativi definiti in precedenza ed entrati in vigore solo 3 mesi fa, senza che alcun nuovo elemento sia nella disponibilita' dell'AGCOM e senza che la stessa abbia avuto accesso - come previsto dalla stessa delibera 628/07/CONS citata - alle risultanze della contabilita' regolatoria relativa ai dati del bilancio di 3 Italia del 2007, anno in cui l'azienda si e' trovata ad affrontare una congiuntura ancora piu' critica dell'anno precedente, per ragioni del tutto esogene e legate all'inasprimento del quadro competitivo". "Le decisioni adottate dall'Authority comportano inevitabilmente la sospensione immediata dei piani di investimento per la riduzione del Digital Divide nel Mezzogiorno e nelle zone non raggiunte dalla banda larga e pongono seriamente a rischio il mantenimento dei livelli occupazionali dell'azienda. Anche l'annunciata delibera in materia di frequenze trova la ferma opposizione di 3 Italia per due ordini di motivi".
Secondo 3 Italia infatti, in primo luogo, non e' possibile mettere a gara le frequenze UMTS gia' assegnate a IPSE a condizioni diverse da quelle applicate nella gara del 2000 (incluso evidentemente il pagamento di 826 milioni di euro per 5 MHz.) all'interno del periodo di godimento delle frequenze (20 anni) che quel pagamento garantiva a 3 Italia. In secondo luogo, dopo l'entrata in vigore del Codice delle Comunicazioni Elettroniche, ogni assegnazione di frequenze puo' essere fatta solo per asta o 'beauty contest'. Non si capisce, pertanto, il fondamento giuridico dell'assegnazione di frequenze a 900 MHz agli altri operatori, ne' quello della utilizzabilita' delle frequenze stesse per il servizio UMTS. Questa decisione viola palesemente il principio di parita' di trattamento, discriminando 3 Italia.
La modifica della destinazione d'uso delle frequenze (cd. refarming) avrebbe infatti dovuto aver luogo dando uguali opportunita' a tutti gli operatori radiomobili e non considerando la precedente assegnazione come un titolo preferenziale di assegnazione. Va infine sottolineata la contraddittorieta' di un provvedimento che sotto la vigenza del Codice delle Comunicazioni Elettroniche prevede per alcune frequenze l'attribuzione a seguito di gara (2100 MHz) e per altre una sorta di 'eredita'' per i precedenti assegnatari (900 MHz), senza massimizzare l'introito per lo Stato con le procedure espressamente previste dal Codice.
L'ad di 3 Italia, Vincenzo Novari, rivolge quindi un appello personale al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e al Ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, "affinche' intervengano per scongiurare gli effetti devastanti di questi provvedimenti. Tra gli altri, quello di favorire gli operatori dominanti in modo da mortificare lo spazio competitivo, vanificando uno dei piu' importanti investimenti diretti esteri mai realizzati in Italia e i benefici che ne sono scaturiti in termini di occupazione, innovazione e convenienza per i consumatori, oltre a creare un deterrente agli investimenti esteri futuri".
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