Italia. A Siena unita' riconosciuta come centro trapianti midollo
Il centro di ematologia e trapianti del Policlinico Santa Maria alle Scotte ha ottenuto dal Gruppo Italiano di Midollo Osseo (GITMO) il riconoscimento come Centro trapiantologico nazionale, abilitato ad effettuare anche trapianti con donatori da registro.
La struttura, diretta dal professor Francesco Lauria, ha realizzato 22 allotrapianti negli ultimi due anni di attivita', 16 dei quali effettuati nel corso del 2003, cioe' dopo il trasferimento al policlinico Santa Maria alle Scotte: questo bilancio ha consentito di ottenere il riconoscimento nazionale.
"E' un importante traguardo -afferma il professor Lauria- poiche', nei casi in cui non sia disponibile un donatore consanguineo, ci consente di effettuare direttamente il trapianto allogenico con donatori iscritti nel registro internazionale, senza che il paziente sia costretto a rivolgersi ad un altro Centro Trapianti".
L'allotrapianto e' una manovra terapeutica che consiste nel prelevare le cellule staminali emopoietiche da un donatore sano, generalmente un fratello o un donatore volontario, e infonderle in un paziente affetto da tumore. Tecnicamente le cellule staminali emopoietiche vengono raccolte dal sangue periferico mediante un separatore cellulare o dal midollo osseo mediante aspirazioni multiple effettuate in anestesia generale. "Dopo questa fase che prevede la collaborazione dei colleghi del Centro Trasfusionale, le cellule staminali vengono congelate in laboratorio e, al momento del trapianto, dopo che il paziente e' stato adeguatamente preparato, vengono scongelate e infuse come avviene per una trasfusione".
La tecnica dell'allotrapianto ha dimostrato la sua efficacia nella cura delle malattie neoplastiche quali le leucemie acute e croniche, i linfomi, il mieloma e anche in alcuni tumori solidi. Un aspetto molto importante e' l'eta' del paziente che, di norma, non deve superare i 50-55 anni. Tuttavia, in alcuni casi, impiegando trapianti cosiddetti non-mieloablativi, cioe' a ridotta intensita', e' stato possibile estendere la procedura anche a soggetti con eta' piu' avanzata, oltre 65 anni.
"Inoltre, in collaborazione con i colleghi pediatri abbiamo iniziato l'attivita' trapiantologica anche in pazienti in eta' pediatrica, con l'obiettivo di migliorare ulteriormente le possibilita' di guarigione delle leucemie e delle neoplasie pediatriche".
La struttura, diretta dal professor Francesco Lauria, ha realizzato 22 allotrapianti negli ultimi due anni di attivita', 16 dei quali effettuati nel corso del 2003, cioe' dopo il trasferimento al policlinico Santa Maria alle Scotte: questo bilancio ha consentito di ottenere il riconoscimento nazionale.
"E' un importante traguardo -afferma il professor Lauria- poiche', nei casi in cui non sia disponibile un donatore consanguineo, ci consente di effettuare direttamente il trapianto allogenico con donatori iscritti nel registro internazionale, senza che il paziente sia costretto a rivolgersi ad un altro Centro Trapianti".
L'allotrapianto e' una manovra terapeutica che consiste nel prelevare le cellule staminali emopoietiche da un donatore sano, generalmente un fratello o un donatore volontario, e infonderle in un paziente affetto da tumore. Tecnicamente le cellule staminali emopoietiche vengono raccolte dal sangue periferico mediante un separatore cellulare o dal midollo osseo mediante aspirazioni multiple effettuate in anestesia generale. "Dopo questa fase che prevede la collaborazione dei colleghi del Centro Trasfusionale, le cellule staminali vengono congelate in laboratorio e, al momento del trapianto, dopo che il paziente e' stato adeguatamente preparato, vengono scongelate e infuse come avviene per una trasfusione".
La tecnica dell'allotrapianto ha dimostrato la sua efficacia nella cura delle malattie neoplastiche quali le leucemie acute e croniche, i linfomi, il mieloma e anche in alcuni tumori solidi. Un aspetto molto importante e' l'eta' del paziente che, di norma, non deve superare i 50-55 anni. Tuttavia, in alcuni casi, impiegando trapianti cosiddetti non-mieloablativi, cioe' a ridotta intensita', e' stato possibile estendere la procedura anche a soggetti con eta' piu' avanzata, oltre 65 anni.
"Inoltre, in collaborazione con i colleghi pediatri abbiamo iniziato l'attivita' trapiantologica anche in pazienti in eta' pediatrica, con l'obiettivo di migliorare ulteriormente le possibilita' di guarigione delle leucemie e delle neoplasie pediatriche".
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