Italia. Sindaco di Padova: per risanare il quartire e' necessario prima dividerlo
Smantellare il supermercato della droga e non creare ghetti: la parola d'ordine è "risanare" il quartiere di via Anelli, a Padova, e non isolarlo dalla città. Questo il messaggio del sindaco Flavio Zanonato, in due interviste rilasciate ai quotidiani 'Repubblica' e 'Unità'. Anche se si è cominciato con la costruzione di un muro, una barriera di lastra d'acciaio, "entro un anno - promette Zanonato - terminati gli sgomberi, tutti i nuclei familiari che oggi sono costretti a pagare 600 euro al mese per vivere in 28 metri quadrati, riceveranno un alloggio comunale, così come è già accaduto per 120 famiglie". L'obiettivo dell'aministrazione comunale è "sgomberare e poi riqualificare". Tanto che non appena ultimati gli sgomberi la recinzione verrà "buttata giù", assicura ancora il sindaco.
Tornando al "muro", Zanonato sull"Unità', spiega: "C'è una retorica disgustosa, per cui per anni si è tollerata la sconcezza di quel ghetto in cui vivono gli immigrati, anche loro costretti a subire la prepotenza degli spacciatori e il degrado. E adesso che il Comune ha deciso di risolvere la situazione, l'unica cosa di cui si farnetica è il cosiddetto muro".
Non serve - aggiunge Zanonato - un Cpt, un centro di permanenza temporanea, come ha proposto il presidente di An, Gianfranco Fini: "E' una cosa che non sta né in cielo né in terra. A Padova lavoriamo per ddare il voto agli imigrati, per facilitare la loro integrazione, costruiremo una nuova moschea e anche una chiesa ortodossa".
Sul 'muro' antispaccio eretto a Padova in via Anelli prende posizione, oggi, la Rosa nel Pugno l'on. Donatella Poretti (Rosa nel Pugno).
"Il muro di Padova - rileva in una nota Poretti - e' lo specchio del fallimento dello Stato e della sua politica punizionista sulle droghe". L'unica via possibile per Poretti e' quella di "levare - legalizzandola - la materia prima ai criminali che gestiscono lo spaccio e il traffico; intanto forse avremo risolto tre problemi: la parziale sicurezza dei cittadini, la crescente diffusione delle droghe e lo straripamento delle carceri".
Tornando al "muro", Zanonato sull"Unità', spiega: "C'è una retorica disgustosa, per cui per anni si è tollerata la sconcezza di quel ghetto in cui vivono gli immigrati, anche loro costretti a subire la prepotenza degli spacciatori e il degrado. E adesso che il Comune ha deciso di risolvere la situazione, l'unica cosa di cui si farnetica è il cosiddetto muro".
Non serve - aggiunge Zanonato - un Cpt, un centro di permanenza temporanea, come ha proposto il presidente di An, Gianfranco Fini: "E' una cosa che non sta né in cielo né in terra. A Padova lavoriamo per ddare il voto agli imigrati, per facilitare la loro integrazione, costruiremo una nuova moschea e anche una chiesa ortodossa".
Sul 'muro' antispaccio eretto a Padova in via Anelli prende posizione, oggi, la Rosa nel Pugno l'on. Donatella Poretti (Rosa nel Pugno).
"Il muro di Padova - rileva in una nota Poretti - e' lo specchio del fallimento dello Stato e della sua politica punizionista sulle droghe". L'unica via possibile per Poretti e' quella di "levare - legalizzandola - la materia prima ai criminali che gestiscono lo spaccio e il traffico; intanto forse avremo risolto tre problemi: la parziale sicurezza dei cittadini, la crescente diffusione delle droghe e lo straripamento delle carceri".
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