Lunedì 8 giugno 2026
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L'Italia sopravvive tra poteri oligarchici e tentazioni populiste. Censis

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Si chiude un anno in cui è stato centrale il problema della sopravvivenza, che non ha risparmiato nessun soggetto della società, individuale o collettivo, economico o istituzionale.
Sono entrati in gioco "fenomeni enormi" (la speculazione internazionale, la crisi dell'euro, l'impotenza dell'apparato europeo, la modifica degli assetti geopolitici internazionali), ci sono piovuti addosso "eventi estremi" (la dinamica dello spread e il pericolo di default) e abbiamo vissuto la "crisi delle sedi della sovranità", esautorate dall'impersonale potere dei mercati (nessuno, in Italia e altrove, è stato in grado di esercitare un'adeguata reattività decisionale).
La fotografia dell'Italia è stata scattata nelle "Considerazioni generali" del 46° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2012.
Gli analisti del Centro studi investimenti sociali definiscono "separati in casa" le istituzioni politiche e i soggetti sociali.
Le istituzioni politiche si sono concentrate sui conti pubblici, sulla credibilità finanziaria internazionale dell'Italia, sui tagli, su alcune riforme settoriali e sul tentativo di razionalizzare l'apparato pubblico.
Sull'altro versante, i soggetti economici e sociali sono rimasti soli applicando strategie di sopravvivenza, penalizzati dalle politiche di rigore.
"Questa divaricazione - annota il Censis - può generare poteri oligarchici, da una parte, e tentazioni di populismo, anche rancoroso, dall'altra.
In effetti, isoggetti sociali non si sono sentiti coinvolti dall'azione di governo, perché sospettosi che alle strategie tecnico-politiche non seguisse un'adeguata implementazione amministrativa e organizzativa.
"Non è scattata la magia dello sviluppo fatto da governo e popolo": leggiamo nel Rapporto.
L'analisi individua tre grandi spinte di sopravvivenza: restanza, differenza, riposizionamento.

RESTANZA S'è fatto perno sulla restanza del passato, per riprendere e valorizzare ciò che resta di funzionante del nostro tradizionale modello di sviluppo. Innazitutto il valore dell'impegno personale e la funzione suppletiva della famiglia rispetto ai buchi della copertura del welfare pubblico.
Poi la centratura sulla prossimità nella quale si sviluppano le relazioni cruciali, la solidarietà diffusa e l'associazionismo, la valorizzazione del territorio come dimensione strategica di competitività del sistema.

DIFFERENZA La seconda spinta di sopravvivenza è stata la crescente valorizzazione della differenza e la voglia di personalizzazione: esempi ne sono il politeismo alimentare, con combinazioni soggettive di cibi e anche di luoghi ove acquistarli, senza tabù, neutralizzando ogni passata ortodossia alimentare; la moltiplicazione dei format di vendita, con la forte crescita degli acquisti online, la diffusione di siti web con offerte low cost e di gruppi di acquisto solidale; la personalizzazione dell'impiego dei media, sia per la fruizione dei contenuti di intrattenimento, sia per l'accesso alle fonti di informazione, secondo palinsesti multimediali fai-da-te, autogestiti, svincolati dalla rigida programmazione delle grandi emittenti; la miniaturizzazione dei dispositivi tecnologici, la proliferazione delle connessioni mobili, l'esplosione dei social network, grazie ai quali diventano centrali la trascrizione virtuale e la condivisione telematica delle biografie personali.

RIPOSIZIONAMENTO La terza spinta è stata data dai processi di riposizionamento: esempi ne sono il riorientamento dei giovani verso percorsi di formazione tecnico-professionale dalle prospettive di inserimento lavorativo più certe, la rinnovata vitalità di pezzi del tessuto produttivo (le cooperative, le imprese femminili, il settore Ict e le applicazioni Internet, le start-up nell'alta tecnologia e le green technologies), l'espansione della distribuzione organizzata e delle attività di commercio via web, l'aumento delle quote di mercato dell'Italia nelle aree emergenti del mondo grazie a specializzazioni produttive diverse dal tradizionale made in Italy, il cambiamento del modello di internazionalizzazione grazie a un di più di strategia che si è tradotto in un aumento degli investimenti in partecipazioni all'estero.
In conclusione, dicono gli analisti del Censis, la sfida della sopravvivenza è stata combattuta non solamente a difesa di quel che c'era e che avrebbe potuto essere perduto, ma ha comportato anche una "torsione quasi identitaria".
In questi mesi, concludono, "non abbiamo solo salvaguardato il nostro 'essere', ma anche cercato, più o meno consapevolmente, di 'essere altrimenti'. Oggi vive nel Paese una serietà collettiva (nelle preoccupazioni come nell'impegno) che era impensabile solo pochi mesi fa e che non va dispersa".
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