Domenica 7 giugno 2026
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Italia. Sospensione cure: solo 5% degli italiani sostengono che decisione spetti al medico

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Per il 47% degli italiani deve essere il malato stesso a decidere circa la sospensione di trattamenti che tengono artificialmente in vita, per il 22% la decisione spetta ad un familiare, mentre solo il 5% attribuisce questa responsabilita' al medico o ad una commissione di esperti e l' 1% l' attribuisce al giudice. Il dato emerge dall' ultima ricerca condotta dall' Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione (Ispo).
L' indagine e' stata presentata oggi durante un incontro sul testamento biologico promosso dalla Fondazione Veronesi, in occasione della presentazione del libro 'Nessuno deve scegliere per noi', firmato dall'oncologo milanese, dal presidente della Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense, Maurizio De Tilla e dal presidente dell' Istituto studi giuridici, Lucio Militerni.
Sulla base dei dati, il 60% degli italiani identifica, inoltre, correttamente il testamento biologico come le disposizioni che una persona sottoscrive sui trattamenti sanitari che desidera o meno ricevere nel caso in cui perdesse la capacita' di decidere autonomamente, il 22% non sa invece cosa sia e il 18% lo confonde con l' eutanasia.
'Il livello di coscienza della gente e' superiore alle aspettative e conferma la nostra convinzione -ha spiegato Umberto Veronesi in una nota inviata alla conferenza- che la libera iniziativa dei cittadini e' il vero motore per accelerare il processo di elaborazione e approvazione di una legge sul testamento biologico'. Del resto, ha sottolineato l' ex ministro della Sanita', 'nessuno mette in dubbio oggi il dovere morale di rispettare il desiderio di non dover subire cure inutili e penose. Il rifiuto delle cure e' ormai accettato come un diritto inalienabile delle persone e il consenso informato alle cure e' un obbligo; e' dunque evidente che i tempi sono maturi perche' si passi dal piano culturale ed etico al piano giuridico'.
Secondo De Tilla, inoltre, il testamento biologico 'puo' considerarsi valido gia' oggi nel nostro ordinamento; il problema e' che, come espressione di volonta', puo' essere preso in considerazione solo se i medici ravvisano nelle terapie il carattere di cure inappropriate e questo non e' cio' che oggi la gente vuole, perche' c' e' l' esigenza di una legge che non renda complicato un atto semplice, qual e' l' espressione di volonta' individuale, ma che tuteli la liberta' di decidere della propria vita fino alla sua fine'. Da qui la volonta' della Fondazione Veronesi di proporre il testamento biologico come 'atto individuale, condiviso dalla comunita' civile, in attesa di una legge in materia': per questo la Fondazione ha promosso, da circa un anno, l' iniziativa di facilitare la compilazione in forma libera di un testamento biologico, che si trova su internet al sito clicca qui.

MARINO, A MAGGIO DDL IN AULA SENATO - Si stringono i tempi parlamentari per le proposte legislative sul testamento biologico: entro marzo saranno infatti completate le audizioni in Commissione Sanita' del Senato ed entro maggio si dovrebbe poter arrivare alla presentazione di un disegno di legge unico in aula al Senato. La previsione e' del presidente della Commissione Sanita' Ignazio Marino, secondo il quale la soluzione migliore in materia resta comunque l'applicazione piena della Convenzione di Oviedo.
'Dobbiamo, dal punto di vista legislativo -ha detto Marino intervenendo oggi ad un dibattito sul testamento biologico promosso dalla Fondazione Umberto Veronesi- dare delle risposte al Paese, ai pazienti, rispondendo al richiamo del capo dello Stato. La soluzione e' a questo punto la completa applicazione della Convenzione di Oviedo che, in modo ancora piu' esplicito dell'articolo 32 della Costituzione, dice che ogni paziente deve poter scegliere a quale trattamento essere sottoposto e puo' liberamente ritirare il suo consenso in qualunque momento'. Il Senato e la Camera, ha ricordato quindi Marino, hanno votato un emendamento alla legge sulle milleproroghe che da' la delega al ministro Livia Turco, entro il 31 luglio, di applicare con decreti la Convenzione che l'Italia ha firmato negli anni '90.
Quanto alle difficolta' del dibattito parlamentare, non e' mancato un accenno polemico da parte del presidente della Commissione: 'Visto che una stessa legge sul testamento biologico e' stata presentata nella scorsa legislatura ora mi stupirei se non fosse portata a termine nell'interesse dei cittadini e contro gli interessi di parte.
Diciotto mesi fa e' stato infatti votato all'unanimita' e dopo un dibattito brevissimo un provvedimento presentato dal precedente esecutivo. Cos'e' piu' importante la posizione ideologica per sbarrare il lavoro o l'interesse dei cittadini? Se in diciotto mesi e' successo qualcosa di tale portata che ha fatto cambiare opinione a vari senatori che hanno votato il provvedimento poco piu' di un anno fa, vorrei sapere anch'io di cosa si tratta'.
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