Venerdì 5 giugno 2026
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Italia. Le staminali embrionali e la Corea di Huntington

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Sono incoraggianti i primi risultati sul trapianto di cellule staminali embrionali per curare una grave malattia neurologica ereditaria, la Corea di Huntington, tuttavia la ricerca sulle cellule staminali embrionali e' ancora molto lunga e certamente non facile.
E' quanto e' emerso a Roma, nella tavola rotonda sulle cellule staminali organizzata dall'Universita' Cattolica lo scorso 24 giugno. I risultati sui primi trapianti sono stati presentati dal francese Marc Peschanski, dell'Inserm di Creteil. Gli interventi sono stati eseguiti cinque anni fa a Creteil su 5 pazienti con la Corea di Huntington, una delle piu' temibili malattie neurologiche ereditarie, che colpisce una persona su 10.000 fra 30 e 50 anni di eta' e che provoca il progressivo declino delle capacita' psico-fisiche. Nei trapianti, eseguiti 5 anni fa, sono state utilizzate cellule prelevate da feti abortiti con aborto indotto. In un paziente non si sono avuti risultati, in uno il trapianto e' fallito, in 3 si sono avuti vantaggi, tanto che i pazienti hanno recuperato una buona qualita' di vita.
"Sono soltanto risultati preliminari -ha detto Elena Cattaneo, che da anni si occupa di questa malattia presso l'Universita' di Milano- e per il momento non e' possibile parlare di cure. Si tratta piuttosto di esplorare una possibilita'".
Tuttavia la ricerca e' difficile perche' i ricercatori non hanno a disposizione la materia prima: non sono sufficienti le linee di cellule staminali sulle quali e' stata finora autorizzata la ricerca, hanno sostenuto Austin Smith, dell'Universita' di Edimburgo, e Ronald McKay, del National Institute of Health degli Stati Uniti. Delle 72 linee cellulari oggi disponibili, hanno detto, solo 65 sono utilizzabili, delle quali solo 5 o 6 sono effettivamente a disposizione dei laboratori. Ma, hanno rilevato, anche queste hanno problemi perche' sono state prodotte anni fa, con tecniche ormai superate, e risentono di contaminazioni con cellule di topo. Austin Smith ha quindi lanciato un nuovo appello per la possibilita' di utilizzare le staminali prelevate da embrioni congelati. Non sono embrioni vivi, ha detto, e non lo saranno finche' non sono impiantati in utero, ne' si puo' accettare di crionconservarli a vita perche' anche questa sarebbe comunque una morte.
"Non c'e' dubbio che non si puo' prescindere dalla liceita' dei mezzi utilizzati nella ricerca -ha rilevato il direttore dell'istituto di Genetica Medica dell'Universita' Cattolica di Roma, Giovanni Neri- ma anche quando si ottiene un risultato esaltante, ma a prezzo del sacrificio della vita degli embrioni, e' comunque inaccettabile". Una possibile alternativa, secondo Neri, "potrebbe essere la possibilita' di riconoscere, tra gli embrioni crioconservati, quelli che non sono piu' vitali". Nei confronti di questi ultimi varrebbe cioe' la stessa regola adottata nel trapianto di organi da cadavere. "Dobbiamo cercare di trovare soluzioni eticamente accettabili -ha concluso Neri- ed e' una possibilita' che va esplorata".
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