Italia. Le staminali per rigenerare l'osso della mascella e della mandibola
Per molti pazienti, come quelli colpiti da malattie neurodegenerative, le cellule staminali rappresentano ancora solo una speranza. Non e' cosi' per chi ha perso gran parte dell'osso mascellare o mandibolare, in seguito a un trauma o a periodontite (o parodontopatia cronica dell'adulto). Sono infatti gia' 11 i pazienti italiani che, ad oggi, sono stati curati con successo grazie alle staminali adulte.
"Si tratta di un intervento ambulatoriale -spiega il Dr. Luigi Montesani, lo specialista che ha introdotto nel nostro Paese la tecnica messa a punto in Germania- per i pazienti che hanno perso consistenti parti di osso, spesso non e' possibile neppure portare una protesi mobile; oggi invece, nel giro di pochi mesi, e' possibile inserire impianti in osso rigenerato". Le cellule staminali vengono per prima cosa prelevate dal periosto (strato piu' sottile di tessuto aderente all'osso nell'angolo mandibolare). Quindi, si manda il campione nel laboratorio della Clinica Universitaria di Friburgo, che in collaborazione con la Charite' di Berlino, ha perfezionato e brevettato il metodo per ottenere moltissime cellule in una matrice tridimensionale da reimpiantare sul paziente. "Le cellule, in un mese e mezzo, si moltiplicano in un dischetto, una matrice duttile e riassorbibile quindi, il dischetto, che arriva a contenere 1-1.5 milioni di staminali proprie del paziente, viene impiantato. Le cellule osteogeniche e preosteoblasti si differenziano fino a produrre osso su cui poter ancorare saldamente delle radici artificiali (impianti) in titanio, che porteranno poi le protesi, cioe' l'imitazione dei denti originali". L'innesto e' tessuto autogeno, proprio cioe' del paziente, e in pochi mesi crea quindi una base stabile di osso. "Prima di questo progresso tecnologico -conclude Montesani, il chirurgo specializzato alla Tuft University di Boston e docente del Master in Implantoloprotesi dell'Universita' Tor Vergata di Roma- lo "stato dell'arte" prevedeva interventi piu' traumatici con notevole morbidita' del sito donatore in quanto l'osso necessario al trapianto a seconda della quantita' da utilizzare veniva prelevato dalla mandibola o dal bacino, richiedendo spesso interventi in anestesia generale".
"Si tratta di un intervento ambulatoriale -spiega il Dr. Luigi Montesani, lo specialista che ha introdotto nel nostro Paese la tecnica messa a punto in Germania- per i pazienti che hanno perso consistenti parti di osso, spesso non e' possibile neppure portare una protesi mobile; oggi invece, nel giro di pochi mesi, e' possibile inserire impianti in osso rigenerato". Le cellule staminali vengono per prima cosa prelevate dal periosto (strato piu' sottile di tessuto aderente all'osso nell'angolo mandibolare). Quindi, si manda il campione nel laboratorio della Clinica Universitaria di Friburgo, che in collaborazione con la Charite' di Berlino, ha perfezionato e brevettato il metodo per ottenere moltissime cellule in una matrice tridimensionale da reimpiantare sul paziente. "Le cellule, in un mese e mezzo, si moltiplicano in un dischetto, una matrice duttile e riassorbibile quindi, il dischetto, che arriva a contenere 1-1.5 milioni di staminali proprie del paziente, viene impiantato. Le cellule osteogeniche e preosteoblasti si differenziano fino a produrre osso su cui poter ancorare saldamente delle radici artificiali (impianti) in titanio, che porteranno poi le protesi, cioe' l'imitazione dei denti originali". L'innesto e' tessuto autogeno, proprio cioe' del paziente, e in pochi mesi crea quindi una base stabile di osso. "Prima di questo progresso tecnologico -conclude Montesani, il chirurgo specializzato alla Tuft University di Boston e docente del Master in Implantoloprotesi dell'Universita' Tor Vergata di Roma- lo "stato dell'arte" prevedeva interventi piu' traumatici con notevole morbidita' del sito donatore in quanto l'osso necessario al trapianto a seconda della quantita' da utilizzare veniva prelevato dalla mandibola o dal bacino, richiedendo spesso interventi in anestesia generale".
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