Sabato 6 giugno 2026
Menu

Italia. Lo stato della sicurezza e gli stupefacenti

Notizia ·
E' il narcotraffico la principale fonte di sostentamento della criminalita' organizzata italiana. Questa e' una delle principali conclusioni del rapporto del ministero dell'Interno "Lo stato della sicurezza in Italia" per l'anno 2003, affidato al Parlamento lo scorso 13 gennaio. Il rapporto integrale e' consultabile nel settore "documenti", mentre di seguito riportiamo il capitolo riguardante le droghe. Una fotografia, anche geografica, delle principali organizzazioni criminali italiane e internazionali, i contatti e i collegamenti tra loro. Le operazioni di contrasto delle forze dell'ordine, arresti e sequestri, e infine i decessi per overdose, ridotti rispetto al 2002 del 17,3% pur rimanendo una delle cause importanti di morte tra la popolazione giovanile.


Gli stupefacenti

L'analisi del fenomeno

L'analisi delle principali operazioni antidroga consente di ipotizzare la creazione di alleanze estemporanee tra organizzazioni criminali interne e straniere operanti nel settore dei narcotici, tese alla condivisione degli interessi sul territorio. A confortare tale ipotesi e' indicativo il ruolo progressivamente assunto nel traffico internazionale degli stupefacenti dai gruppi maghrebini, nigeriani, turchi ed albanesi, nonche' dai cartelli colombiani, operanti sul territorio nazionale.

Indicativi sono i risultati degli ultimi mesi, scaturiti dalla proficua conclusione di importanti operazioni di polizia contro sodalizi criminali nazionali ed internazionali che d'intesa gestivano il traffico di droga nel nostro Paese. Tra le piu' recenti, la gia' citata operazione "Decollo" e quelle denominate, "Peshk" e "Hispano" che hanno consentito di disarticolare solide alleanze criminose, rispettivamente, tra cartelli colombiani e famiglie della 'ndrangheta calabrese, tra cosche baresi ed albanesi, nonche' tra mafia siciliana ed il "cartello di Medellin". Anche nel 2003, non sono mancati i risultati con lo smantellamento di una rete di trafficanti di droga che collegava personaggi di Cosa Nostra alla mafia turca.

Nel circuito internazionale della movimentazione delle sostanze stupefacenti, l'Italia, tuttavia, entra non solo in qualita' di area di consumo ma anche come zona di transito verso i mercati di distribuzione del resto d'Europa, in ragione anche della sua favorevole e strategica posizione geografica.

Come gia' ampiamente illustrato nel precedente Rapporto sullo stato della sicurezza, le sostanze stupefacenti giungono in Italia, direttamente dai Paesi di produzione, attraverso vari canali: terrestri, marittimi ed aerei.
Le rotte dell'eroina sono quelle che, prevalentemente via mare e via terra, attraverso i Balcani, arrivano sul territorio nazionale dal Sud-Ovest asiatico (area della Mezzaluna d'oro, in cui primeggia il ruolo dell'Afghanistan), dal Sud-Est asiatico (area del Triangolo d'oro, dove il maggior produttore e' il Myanmar ovvero l'ex Birmania) e dal Centro-Sud America (soprattutto Messico e Colombia).
La cocaina, invece, arriva sul territorio nazionale seguendo la cosiddetta "rotta atlantica", che attraverso la Spagna e l'Olanda, ha origine dalle zone di produzione del Sud America (Colombia, Peru' e Bolivia).
La maggior parte della cannabis introdotta in Italia proviene dall'area africana (soprattutto dal Marocco, il maggior esportatore di questo prodotto) e dall'Albania che negli ultimi anni ha fatto registrare un forte incremento delle coltivazioni.
A differenza delle droghe di origine naturale (eroina, cocaina e cannabis), che vengono prodotte prevalentemente in Paesi extraeuropei, le droghe sintetiche trovano in alcuni Stati dell'Europa Centrale ed Orientale i "centri di eccellenza". I maggiori produttori, infatti, sono soprattutto l'Olanda ed il Belgio ma anche la Polonia, l'Estonia, la Repubblica Ceca e l'Ungheria.

Sul territorio nazionale, le organizzazioni criminali "indigene" di stampo mafioso si sono "specializzate", prevalentemente, nei traffici piu' redditizi di cocaina ed eroina, pur non disdegnando la cannabis. La mafia siciliana controlla parte rilevante del traffico di droga su scala mondiale, operando nei paesi dell'UE, nel resto d'Europa, nell'area mediorientale e nelle Americhe, tramite accordi con altri gruppi criminali interni ed internazionali. Per quanto riguarda l'eroina e la cocaina, Cosa Nostra sembra essere in fase di progressiva transizione da posizioni di monopolio a posizioni di oligopolio o di "compartecipazione agli utili", principalmente a vantaggio della 'ndrangheta calabrese. E', tuttavia, da considerarsi l'incidenza del controllo mafioso della marineria da pesca siciliana relativamente all'immissione nell'alto Mediterraneo di ingentissimi quantitativi di hashish provenienti dalle coste nordafricane e destinate ai mercati europei.

La camorra ha assunto un ruolo di primo piano, con basi operative in Spagna, in altri paesi europei e dell'America Latina, previ probabili accordi con altre organizzazioni criminali per la spartizione del mercato internazionale di eroina e cocaina.

L'ingresso perentorio delle principali 'ndrine nel traffico della cocaina e dell'eroina e' documentato dalle piu' significative operazioni antidroga, che segnalano la presenza di forti collegamenti con la criminalita' organizzata calabrese in Canada, Australia, Argentina, Spagna e Francia meridionale. La 'ndrangheta, peraltro, dopo aver assunto un ruolo di rilievo nel traffico della droga, si e' progressivamente inserita in attivita' imprenditoriali lecite, estendendo la propria influenza all'Italia settentrionale tramite l'insediamento di affiliati in quelle aree ed esercitando, tramite solidi rapporti parentali, il controllo di consistenti segmenti di mercato della cocaina proveniente dagli Stati Uniti e dal Sud America.

La criminalita' organizzata pugliese, dai porti e dalle coste regionali, controlla una fiorente attivita' illecita, storicamente caratterizzata dal contrabbando di sigarette, ed attualmente dal traffico di stupefacenti ed armi e dall'immigrazione clandestina. Il traffico di clandestini e di droga dall'Albania e' gestito in collaborazione con la mafia albanese, sfruttando la posizione geografica di quel Paese per creare un "ponte di transito" verso l'Italia.

Le organizzazioni criminali italiane di stampo mafioso, inoltre, risultano stabilmente collegate con i cartelli colombiani per l'invio dell'eroina dalle zone di produzione, attraverso l'Europa, nell'America del Nord, e la cocaina dal Sud America ai mercati dell'Europa occidentale ed orientale; con le organizzazioni criminali russe e dell'est europeo in genere, per il reinvestimento dei capitali; con la criminalita' organizzata turca, per l'acquisto dell'eroina gia' raffinata. La camorra, altresi', appare strettamente legata alla criminalita' nigeriana, presumibilmente per la cessione di segmenti del mercato italiano dell'eroina e cocaina.

Per fronteggiare la minaccia costituita dall'evoluzione dei sodalizi criminali, si sta sempre piu' rafforzando e qualificando l'attivita' investigativa e di intelligence delle Forze di polizia, anche attraverso una piu' concreta cooperazione internazionale. In questo ambito, di particolare rilevanza, sono stati il gia' citato accordo bilaterale di cooperazione sottoscritto, lo scorso anno, con la Federazione russa, nonche' il piano comune di lotta alla criminalita' stipulato con la Tunisia, riguardante diversi settori, tra cui il traffico di droga. Inoltre, e' stato perfezionato un protocollo di cooperazione con la Polizia rumena, allo scopo di ottimizzare e facilitare lo scambio di informazioni per il contrasto della criminalita' organizzata anche in relazione al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

Importanti risultati si sono avuti soprattutto in ambito europeo; in particolare, durante il semestre di Presidenza italiana dell'UE, il "Gruppo Orizzontale Droga"1 ha concluso i lavori con l'approvazione da parte del Consiglio dell'UE di ben quattro risoluzioni: quella sull'importanza del ruolo delle famiglie nella prevenzione dell'uso delle sostanze stupefacenti da parte degli adolescenti; quella relativa al distacco di funzionari di collegamento esperti in materia di droga in Albania, quella concernente la formazione degli operatori dei servizi incaricati dell'applicazione della legge nella lotta al traffico di droga ed, infine, quella relativa al contrasto dell'uso di sostanze psicoattive correlato agli incidenti stradali.


L'azione di contrasto

I positivi risultati derivanti dall'azione di contrasto operata dalle Forze di polizia costituiscono il frutto del continuo impegno istituzionale nella lotta al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

La complessa attivita' antidroga e' stata altresi' caratterizzata da intensi controlli alle frontiere marittime, aeree e terrestri, integrati da penetranti investigazioni sul territorio.

Di notevole ausilio e, per certi aspetti, di portata determinante, si sono poi rivelate le investigazioni c.d. "speciali", specificatamente disciplinate nel nostro ordinamento giuridico.

Nel 2003, sono state coordinate ben 40 consegne controllate nazionali e 15 internazionali (ben 34 in totale, nel primo semestre di quest'anno), nonche' 33 attivita' di acquisti simulati, con importanti risultati nell'azione di contrasto alle organizzazioni criminali.

1 G.O.D., gruppo di lavoro istituito nel febbraio 1997 dal Comitato dei Rappresentanti Permanenti degli Stati Membri con il compito di avviare, controllare e coordinare tutte le attivita' sugli stupefacenti in ambito europeo, nonche' elaborare la politica antidroga. E' un gruppo "interpilastro" e comprende, in permanenza, anche rappresentanti dell'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (istituito a Lisbona nel 1995 con compiti di ricerca e informazione sul fenomeno droga) e di Europol.

L'azione di prevenzione e repressione delle Forze di polizia, svolta con il concorso degli organi doganali, ha consentito di sequestrare, nel periodo luglio 2001- giugno 2004, oltre 144 tonnellate di sostanze stupefacenti e psicotrope.

Benche' il dato complessivo abbia subito una flessione del 16,7% rispetto all'analogo periodo 1998-2001, si sono registrati ingentissimi sequestri di eroina e cocaina, con aumenti percentuali pari, rispettivamente, al 93,1% ed al 52,1%. Evidenti segnali di incremento si sono avuti anche per le piante di cannabis (+71,4%) e, seppur in forma piu' contenuta, per gli anfetaminici in polvere (+5%). Decrementi nei sequestri si sono, invece, registrati per LSD (-39,2%), cannabis (-22,9%, di cui -15,2% hashish e -30,9% marijuana) ed anfetaminici in dosi (-11,1%).

A fronte dei sequestri effettuati, nel periodo di riferimento, sono stati segnalati all'Autorita' giudiziaria ben 93.609 responsabili, a vario titolo, di cui il 73,8% (69.109) sono stati tratti in arresto.

Per una "fotografia" della nazionalita' degli arrestati, i dati dello scorso anno denotano che il 69,4% (15.400) sono italiani e il 30,6% (6.781) sono stranieri. L'Italia settentrionale e' l'area che ha fatto registrare il piu' alto numero di persone arrestate (il 41,1% del totale, di cui il 52,7% di italiani ed il 47,3% di stranieri), seguita dall'Italia meridionale ed insulare (il 33% del totale, di cui il 92% di italiani e l'8% di stranieri) e dal centro Italia (il 25,8% del totale, di cui il 67% di italiani ed il 33% di stranieri). Dei 6.781 stranieri arrestati (il 30,6% del totale), oltre la meta' e' rappresentata da maghrebini (per lo piu' marocchini), seguiti da europei extracomunitari (in prevalenza albanesi), africani (in maggioranza nigeriani), americani (predominano i dominicani, seguiti dai colombiani), cittadini comunitari (prevalgono gli spagnoli) ed infine asiatici (soprattutto filippini, quindi iracheni, palestinesi, pakistani e turchi).


I decessi per abuso di sostanze stupefacenti

In Italia, le "overdose" sono una causa importante di morte tra la popolazione giovanile, particolarmente di sesso maschile. Nel 2003, infatti, si e' registrato un totale di 429 decessi direttamente connessi alla droga, di cui l'86,5% uomini (371) ed il 13,5% donne (58).

L'esame del dato generale, poi, evidenzia un prevalere dei decessi nella fascia d'eta' compresa fra i 30 ed i 34 anni, pari a circa il 25% del totale. Sul territorio nazionale, il fenomeno appare equamente distribuito, con una leggera prevalenza del Settentrione, che ha fatto registrare il 35,2% dei morti, a fronte del 34% registrato al Sud e nelle Isole e del 30,8% rilevato al Centro.

Il numero dei "morti per droga" nel nostro Paese, tuttavia, si e' ridotto del 17,3% rispetto al 2002 (519 casi contro i 429). Questa riduzione e' evidente in tutte le regioni italiane con fluttuazioni tra lo 0% ed il 66,7%; Basilicata, Molise, Trentino Alto Adige, Piemonte e Abruzzo hanno registrato le riduzioni percentualmente piu' consistenti. Eccezioni sono rappresentate da: Valle d'Aosta, Veneto, Puglia, Emilia Romagna, Campania e Marche dove invece si registra un numero di decessi per droga superiore rispetto al 2002, incrementi che vanno dal 9,1% delle Marche, fino al 100% della Valle d'Aosta.

La tendenza al decremento d elle "morti per droga" e' confermata dai dati del primo semestre di quest'anno, in cui si sono registrati 187 decessi. Rispetto al medesimo periodo degli anni 2001, 2002 e 2003 si sono registrate diminuzioni percentuali, rispettivamente, del 57,7%, del 35,7% e del 18,3%.

Anche l'analisi del triennio luglio 2001-giugno 2004, confrontato col medesimo precedente periodo (luglio 1998-giugno 2001), evidenzia un'importante riduzione dei decessi direttamente connessi alla droga, pari al 48,5% (dai 2.972 casi ai 1.531).
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →