Italia. Storie di proibizionismo: si getta dall'ottavo piano dopo perquisizione antidroga
Corriere della Sera - Un ragazzo sorpreso con la droga in auto si è tolto la vita gettandosi dal balcone della sua casa. I carabinieri di Aprilia hanno bussato ieri mattina all'abitazione di Roberto Pregnolato, operaio incensurato di 33 anni, a seguito dei controlli effettuati in strada nella notte appena trascorsa ad opera del nucleo radiomobile. La pattuglia lo aveva fermato con la fidanzata rinvenendo nella macchina 6 grammi e mezzo di «neve».
IL GESTO - Dipendente della farmaceutica Abbot, senza precedenti penali, deve aver sofferto per la seconda perquisizione nella mansarda che divideva con la compagna. I carabinieri hanno infatti trovato un altro piccolo quantitativo di hashish e un bilancino, e lui non ha retto per la vergogna. «Roberto dove sei?», ha urlato la fidanzata: sfuggendo per un attimo agli sguardi dei militari e della donna, il ragazzo si è lanciato dall'ottavo piano del condominio di piazza Benedetto Croce rovinando al suolo. Perché una reazione così estrema? Difficile una risposta, ma il black out nella mente di Roberto è scattato, forse, per il timore di una ulteriore perquisizione sul posto di lavoro, e la paura di vedersi marchiato come cocainomane.
LE INDAGINI - Un caso delicato, che ha portato sul luogo dell'incidente il comandante provinciale dei carabinieri Roberto Boccaccio per le prime verifiche. Le indagini sono passate alla squadra mobile - una prassi quando ci sono vicende inerenti le stesse forze dell'ordine - mentre il fascicolo, su cui lavora il sostituto procuratore Luigia Spinelli, è stato secretato. Forse una notte brava è costata la vita a Roberto, operatore chimico presso la sede apriliana della multinazionale, un passato nelle giovanili della Roma, la corsa alle comunali nel 2005, intenzionato a sposare presto la sua Selvaggia, addetta al personale in un grande centro commerciale. «Ditelo che è stata una cavolata quella della droga - tengono a precisare gli amici - lui era troppo onesto, la coscienza lo ha spinto a quel gesto».
IL GESTO - Dipendente della farmaceutica Abbot, senza precedenti penali, deve aver sofferto per la seconda perquisizione nella mansarda che divideva con la compagna. I carabinieri hanno infatti trovato un altro piccolo quantitativo di hashish e un bilancino, e lui non ha retto per la vergogna. «Roberto dove sei?», ha urlato la fidanzata: sfuggendo per un attimo agli sguardi dei militari e della donna, il ragazzo si è lanciato dall'ottavo piano del condominio di piazza Benedetto Croce rovinando al suolo. Perché una reazione così estrema? Difficile una risposta, ma il black out nella mente di Roberto è scattato, forse, per il timore di una ulteriore perquisizione sul posto di lavoro, e la paura di vedersi marchiato come cocainomane.
LE INDAGINI - Un caso delicato, che ha portato sul luogo dell'incidente il comandante provinciale dei carabinieri Roberto Boccaccio per le prime verifiche. Le indagini sono passate alla squadra mobile - una prassi quando ci sono vicende inerenti le stesse forze dell'ordine - mentre il fascicolo, su cui lavora il sostituto procuratore Luigia Spinelli, è stato secretato. Forse una notte brava è costata la vita a Roberto, operatore chimico presso la sede apriliana della multinazionale, un passato nelle giovanili della Roma, la corsa alle comunali nel 2005, intenzionato a sposare presto la sua Selvaggia, addetta al personale in un grande centro commerciale. «Ditelo che è stata una cavolata quella della droga - tengono a precisare gli amici - lui era troppo onesto, la coscienza lo ha spinto a quel gesto».
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