Italia. Il Tar Lazio annulla le linee guida della Legge 40: incostituzionali
Il Tar del Lazio ha bocciato lo scorso 23 gennaio le linee guida della legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita e rinvia il giudizio alla Corte Costituzionale.
Il ricorso con cui si chiedeva la completa abrogazione delle linee guida, in base al quale si e' pronunciato il tribunale amministrativo con sentenza depositata il 21 gennaio, era stato presentato nel 2004 dalla Warm, la World Association for Reproductive Medicine.
La sentenza "accoglie il ricorso proposto dalla Warm, e per l'effetto annulla le Linee guida contenute nel decreto ministeriale del 21 luglio 2004, nella parte che riguarda le misure di tutela dell'embrione laddove si statuisce che ogni indagine relativa allo stato di salute degli embrioni creati in vitro, ai sensi dell'articolo 13 (comma 5), dovra' essere di tipo osservazionale". In pratica boccia il divieto di diagnosi preimpianto e la predeterminazione del numero degli embrioni da ottenere e poi da impiantare in utero, non piu' di tre. In aggiunta, il Tar del Lazio solleva la questione di legittimita' costituzionale dell'articolo 14 (commi 2 e 3), della legge 40 del 19 febbraio 2004, per contrasto con gli articoli 3 e 32 della Costituzione. Rinviando la 'palla' alla Consulta.
La sezione III quater del Tar del Lazio, composta dal presidente Mario Di Giuseppe, e dai consiglieri Linda Sandulli e Carlo Taglienti dunque "sospende il giudizio in corso e dispone che gli atti vengano trasmessi alla Corte Costituzionale".
Infatti, secondo le toghe del Tar del Lazio, la contestazione degli articoli della legge e delle linee guida "non puo' che passare attraverso una eventuale questione di costituzionalita' della norma che ne costituisce il letterale fondamento".
I giudici spiegano che "la predeterminazione del numero degli embrioni producibili e successivamente impiantabili, imposta dalla norma in modo aprioristico e a prescindere da ogni concreta valutazione del medico curante, sulla persona che intende sottoporsi al procedimento di procreazione medicalmente assistita, appare rivelarsi non in linea con quel bilanciamento di interessi (tutela dell'embrione-procreazione) che la legge 40 sembra voler perseguire".
Il Tar afferma inoltre che la fecondazione assistita "e' un trattamento sanitario, vale a dire una pratica terapeutica per sopperire ad alterazioni dell'organismo". Dunque le "disposizioni sembrano incorrere in un contrasto con il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione".
Nel mirino anche "il divieto della crioconservazione degli embrioni". Perche', spiega il Tar del Lazio, "nell'ipotesi tutt'altro che improbabile di un tentativo non andato a buon fine e' necessario assoggettare la donna a un successivo trattamento ovarico, a una pratica medica - certificano i giudici amministrativi - che comporta in se' il rischio della sindrome da iperstimolazione ovarica e che trova nella legge, e non in esigenze di carattere medico, il suo fondamento". Un dettato di legge che, sempre secondo i magistrati di via Flaminia, "appare addirittura in contrasto con i principi ai quali la stessa legge 40 dichiara di volersi ispirare", cioe' quello "di minore invasivita'", espressi dall'articolo 4 (comma 2 lettera a della norma).
Non tutti i motivi del ricorso della Warm sono pero' stati accolti dal Tar del Lazio, che ha giudicato infondato il rilievo che riguarda "la mancata indicazione al medico del comportamento da tenere nel caso di crioconservazione di materiale genetico appartenente a individuo non piu' vivente", vale a dire a una persona deceduta nell'arco di tempo tra l'inseminazione e il trasferimento in utero .
La sentenza, stabiliscono i giudici amministrativi, deve ora essere "notificata alle parti, alla presidenza del Consiglio dei ministri e ai presidenti della Camera e del Senato".
INCERTE COPPIE E CENTRI, RICORSI DI MASSA - Coppie e medici nell'incertezza: centinaia di telefonate sono arrivate alle associazioni che si occupano di fecondazione assistita e si preannunciano ricorsi di massa e richieste di rimborso da parte di chi e' andato all'estero per avere un figlio con la fecondazione assistita, a causa dei limiti importi dalla legge italiana. La sentenza del Tar del Lazio che ha annullato le linee guida per eccesso di potere rispetto alla legge nella parte in cui si vieta la diagnosi preimpianto, ha lasciato in una situazione di fermo le strutture che in queste ore stanno cercando di capire, con l'aiuto degli uffici legali, come comportarsi. La domanda e' quella se accogliere o meno le richieste delle coppie di sottoporre gli embrioni da impiantare ai test genetici, procedura vietata dalle linee guida.
Le telefonate di coppie arrivate da questa mattina alle associazioni che hanno promosso il ricorso al Tar chiedono, ha spiegato Filomena Gallo, Legale delle associazioni Amica Cicogna onlus e L'altra cicogna onlus, cosa fare, ora che la sentenza avrebbe aperto alla possibilita' di sottoporre gli embrioni alle indagini preimpianto. 'A chiamare sono coppie che stanno gia' tentando di avere un bambino in qualche centro all'estero e ci chiedono se e' possibile restare in Italia. Altre coppie, che non hanno i soldi per andare all'estero, ora vogliono sapere se le condizioni sono cambiate.
Noi rispondiamo che i centri possono fare diagnosi preimpianto, non comporta nessun reato alla luce della legge 40'.
'Di fronte ad una donna con il rischio di concepire un figlio con una malattia genetica, a queste condizioni normative, le direi di andare all'estero' ha invece spiegato da Bologna il ginecologo Carlo Flamigni, uno dei padri della fecondazione assistita, componente del Comitato Nazionale di Bioetica. La sentenza, ha spiegato, 'ha aperto uno spiraglio ma ancora la porta non e' aperta e, a queste condizioni, la questione della diagnosi preimpianto non e' risolta'.
Che la sentenza abbia scatenato una situazione di rottura lo dimostra anche l'annuncio che centinaia di pazienti si sarebbero decisi a chiedere un rimborso e a portare i loro casi in tribunale. E gia' da domattina alcuni gruppi partiranno con la diagnosi preimpianto, hanno reso noto Alessandro Di Gregorio, del centro Artes di Torino, e Luca Gianaroli, direttore scientifico del Centro Sismer (Societa' Italiana Studi di Medicina della Riproduzione) di Bologna.
Anche all'ospedale microcitemico di Cagliari i pazienti attendono di capire se e' possibile ottenere le diagnosi preimpianto e molte coppie si sono presentate in ospedale o hanno chiamato. Giovanni Monni, presidente dell'Aagoi (i ginecologi ospedalieri) e primario della struttura sarda, ha spiegato che ora sara' necessario del tempo anche per riorganizzare il servizio di diagnosi. I macchinari, i reagenti e l'organizzazione del laboratorio non puo' infatti essere improvvisato dopo tre anni di fermo. 'Chi sostiene che la diagnosi pre-impianto ora è possibile mente sapendo di mentire.
Intanto il Centro 'Warm' (World association of reproductive Medicine) di Roma, diretto dal professor Severino Antinori, e' pronto per dare avvio all'iter che portera' alla diagnosi pre-impinanto, laddove necessario, di embrioni di donne che si sottoporranno alla fecondazione assistita nelle prossime settimane. Lo ha annunciato lo stesso Antinori, sottolineando che dalla comunicazione della sentenza del Tar che ha annullato le linee guida della legge 40, sono 'centinaia' le richieste di diagnosi arrivate al Centro.
'Le prime diagnosi pre-impianto saranno eseguite ad aprile o maggio - ha detto Antinori che ha annunciato nuove azioni legali anche contro la regione per mancanza di controlli - perche' le pazienti vanno preventivamente visitate e sottoposte a stimolazioni, per poi arrivare alla fecondazione assistita'. In questo modo, ha sottolineato l'esperto, 'pioniere' delle tecniche di fecondazione, si arrivera' 'finalmente a dare uno 'stop' ai tanti viaggi della speranza all'estero per effettuare tali esami'. Ad oggi, ha precisato, 'sono circa 280 i bambini che nascono da fecondazione assistita nel nostro Centro ogni anno e 200 sono le richieste l'anno di diagnosi pre-impianto che ci arrivano ma, dal momento che la legge vietava tale diagnosi, le coppie venivano indirizzate al Centro Warm in Turchia, con cui siamo in stretto contatto'. La prima 'in lista' al Centro Warm, ha affermato Antinori, e' una donna di Latina che si sottoporra' a fecondazione assistita e richiede la diagnosi pre-impianto poiche' ha avuto due gravidanze con feti nati morti per fibrosi cistica. La diagnosi pre-impianto, in vari casi, ha sottolineato l'esperto, 'e' dunque essenziale e per questo lancio un appello a Livia Turco affinche' emani al piu' presto le nuove linee guida'. Resta pero' il problema dei costi elevati, dal momento che tali esami possono costare fino a 4-5.000 euro. Da qui l'annuncio da parte degli avvocati dell'associazione di una diffida al ministero della salute affinche' tali esami siano inclusi nei livelli essenziali di assistenza.
Con la sentenza del Tar, ha commentato Antinori, 'ha trionfato la giustizia, mentre ha fallito la politica. Questa sentenza ha cioe' evidenziato che la legge 40 e' una sorta di 'pastrocchio' ed oggi c'e' ancora il Far-West, anche perche' le regioni non effettuano i controlli sui centri come invece la legge prevede'. Per questo, ha concluso Antinori, 'ho intenzione di querelare la Regione Lazio per mancato controllo sui centri'.
APPELLO DI ASSOCIAZIONI E SOCIETA' SCIENTIFICHE AL MINISTRO TURCO: SUBITO LINEE GUIDA LEGGE 40 - Subito le linee guida della legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita. L'Associazione Madre provetta e numerose altre che si occupano di fecondazione assistita scrivono una lettera al ministro della Salute Livia Turco per chiederle di "emanare il decreto ministeriale per sostituire, dopo tre anni, le linee guida illegittime. Non lo chiederemo a un altro Governo, lo chiediamo oggi a lei. La salute della donna e del bambino in questo Paese sono ancora nelle sue mani", scrivono a poche ore dalla sentenza del Tar del Lazio che ha bocciato alcuni punti salienti delle prime linee guida, e che ha rinviato all'esame della Corte Costituzionale la stessa legge 40.
"Da tempo - ricordano le associazioni nella lettera dal tono amichevole - ci conosciamo e lei conosce le nostre istanze, una per una. Nel corso del suo mandato ha ricevuto i nostri contributi, che le chiedevano un aggiornamento delle linee guida della legge 40, con motivazioni profonde, articolate, scientifiche, giuridiche e umane. Le sentenze dei tribunali di Cagliari, Firenze, e in questi giorni quella del Tar del Lazio - ribadiscono Madre provetta e le altre - hanno chiarito alcuni aspetti giuridici fondamentali. La diagnosi genetica sull'embrione dev'essere permessa - invocano - perche' la legge 40 non la vieta e perche' anche il codice deontologico dei medici, nonche' le convenzioni internazionali che l'Italia ha ratificato, ci parlano di un rapporto di cura basato sulla migliore arte medica, su un'informazione corretta e aggiornata, dovuta al paziente".
La posizione sostenuta dalle associazioni che si sono rivolte al ministro e' che "la coppia ha il diritto di conoscere lo stato di salute dell'embrione, soprattutto se c'e' un grave rischio di trasmissione di patologie genetiche o cromosomiche, che causano aborti spontanei ripetuti". Come se non bastasse, i rappresentanti del 'partito' contrario all'attuale legge ne ricordano i risultati, contenuti nella relazione che lo stesso ministro ha fatto al Parlamento.
Una relazione che, dicono, ha evidenziato che "questa legge fa del male alle donne e al nascituro.
Sa - si rivolgono a Turco - che i parti gemellari e trigemellari sono aumentati, in modo preoccupante, a causa dell'obbligo assurdo di trasferire tutti gli embrioni prodotti contemporaneamente, senza ragionare sulle conseguenze".
'Inoltre lei sa, caro ministro, che l'infertilita' non e' solo quella di chi ha una diagnosi certa, ma e' infertile anche chi non puo' responsabilmente concepire un figlio perche' affetto da patologie virali gravi o da malattie genetiche, che lo ucciderebbero. Anche queste coppie sono 'infertili'. Oggi - concludono - quelle coppie potrebbero diventare genitori utilizzando le tecniche di fecondazione assistita, ma la legge 40 non e' chiara su questo punto. Lei puo' fare chiarezza".
A firmare la lettera Madre provetta onlus; L'Altra cicogna onlus; Amica cicogna onlus; Cerco un bimbo; Sos infertilita' onlus; Hera; Un bambino.it; Mammeonline; Acar per le malattie esostanti e la sindrome di Ollier.
E'urgente rivedere le linee guida della legge 40 sulla fecondazione artificiale tenendo conto delle valutazioni di associazioni di pazienti e societa' scientifiche: lo dichiarano in una nota le societa' scientifiche di medicina della riproduzione (Sidr, Sios, Sifes e Mr, Cecos, Sifr, Sierr). alla luce della situazione che si e' creata in seguito alla sentenza del Tar del Lazio.
Le societa' scientifiche, si legge nella nota, 'intendono esprimere una valutazione positiva della recente sentenza del Tar Lazio che, facendo seguito alle due recenti sentenze di Cagliari e Firenze, pone all'attenzione di tutta la classe politica l'urgente necessita' della revisione delle linee guida della legge 40/2004 in materia di procreazione assistita'. La sentenza del Tar del Lazio, rilevano le societa' scientifiche 'intende in primo luogo ripristinare i diritti dell'utenza, che ritiene lesi da numerosi passaggi delle linee guida stesse e potenzialmente dalla legge stessa . E' pertanto auspicabile - concludono - che il legislatore, per il futuro, nella definizione delle nuove linee guida di una legge in materia sanitaria voglia tener conto delle istanze delle Associazioni dei pazienti nonche' delle indicazioni delle societa' scientifiche'.
COMMENTI
"Era inapplicabile, a meno di non fare uno scempio sul corpo delle donne e sul futuro dell'embrione". Una entusiasta Alessandra Mussolini, europarlamentare di Alternativa Sociale e segretario nazionale di Azione Sociale, commenta a caldo la decisione.
Questa iniziativa, prosegue, "era scelleratamente ideologica", a portarla avanti sono state "persone che non capivano la delicatezza delle questioni trattate, poiche' non venivano garantite ne' la salute della donna, ne' il futuro embrione".
"Mi auguro- conclude Mussolini- cio' faccia riflettere chi di dovere, e' un segnale importante".
"Siamo felici. L'eliminazione delle linee guida e' gia' un grosso successo". Si esprime cosi' Rossella Bartolucci, presidente dell'associazione Sos infertilita', sulla bocciatura del Tar. "Le linee guida peggiorano la legge. Il loro annullamento aiutera' tante coppie".
"Un fatto positivo, molto serio e prevedibile che ora pone un serio problema di costituzionalita' della legge 40". Questo il commento di Stefania Prestigiacomo, deputata di Forza Italia ed ex ministro delle Pari opportunita' nel governo Berlusconi.
"Ritengo- spiega Prestigiacomo- che occorra al piu' presto mettere mano alla legge sulla fecondazione, perche' i tanti ricorsi dimostrano la sua palese incostituzionalita'".
'Rinnovo l'appello al ministro della Salute Livia Turco, affinche' emani immediatamente le nuove linee guida sulla legge 40 sulla fecondazione assistita'. A chiederlo e' Donatella Poretti, deputata della Rosa nel pugno e segretaria della Commissione Affari sociali della Camera.
'Questa sentenza - afferma la Poretti - si aggiunge ad altre due importanti pronunciamenti dei tribunali di Cagliari e di Firenze, che di fatto hanno anch'essi considerato illegittimo il divieto della diagnosi preimpianto. A colpi di sentenze, non risultano pertanto piu' valide le attuali linee guida, oltre che per i pronunciamenti di tre tribunali, anche per il fatto che le stesse risultano scadute dallo scorso agosto'.
Insieme ai capigruppo Luigi Cancrini (comunisti Italiani), Daniela Dioguardi (Rifondazione Comunista), Tommaso Pellegrino (Verdi) e Katia Zanotti (Sinistra Democratica), Poretti aveva presentato una interrogazione urgente per sollecitare l'intervento del ministro della Salute in merito all'aggiornamento delle linee guida sulla legge 40. "La legge sulla procreazione medicalmente assistita prevede che queste vengano aggiornate almeno ogni tre anni, e il termine risulta scaduto dallo scorso agosto", spiega Poretti. "Nonostante il ministro della Salute abbia gia' acquisiti i pareri tecnici dell'Istituto superiore di sanita' e del Consiglio superiore di sanita', delle linee guida -scadute non solo temporalmente secondo la legge, ma anche per sentenze di tribunale- se ne sente parlare solo sui giornali o su dichiarazioni stampa fatte dal ministro". "La crisi politica di queste ore rende ancora piu' urgente l'intervento del ministro Livia Turco, se il decreto e' pronto lo emani per il rispetto delle coppie e dei pazienti che per poter aver garantito il diritto alla salute devono altrimenti ricorrere alle aule di giustizia, o all'estero, invece che ai centri specializzati di fecondazione assistita italiani."
'Con la pronuncia del Tar del Lazio, cresce la giurisprudenza che considera illegittima la proibizione della diagnosi pre-impianto: e' un fatto molto importante per la civilta' del nostro Paese, perche' i divieti sulla diagnosi pre-impianto limitano fortemente, di fatto, la lotta contro gravi patologie genetiche quali l'anemia mediterranea e la fibrosi cistica. Mi auguro che l'accoglimento di questo ricorso e l'eccezione di costituzionalita' sulla normativa pongano nuovamente all'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica le contraddizioni e le iniquita' della legge sulla fecondazione assistita'. Lo dichiara, in una nota, Giulia Rodano, consigliere regionale di Sinistra Democratica.
"Una sentenza che non capiamo. E' davvero anomalo che il Tar del Lazio si pronunci su una legge ampiamente votata dal Parlamento e sulla quale pesa il risultato del referendum. No quindi a cambiamenti della legge 40". Lo afferma Wanda Ciaraldi, responsabile bioetica dell'Udeur.
"Questa legge sta dimostrando di funzionare. Quindi non capiamo perche' un tribunale amministrativo debba intervenire. Il Parlamento ha legiferato, gli italiani non sono andati a votare, autorevoli scienziati hanno condiviso l'impianto del provvedimento -conclude Ciaraldi- Siamo contrari quindi a una revisione della legge 40, soprattutto attraverso le linee guida".
"Non credo proprio venga leso il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione". E' sorpreso l'ex ministro della Salute Girolamo Sirchia di fronte alla notizia che il Tar del Lazio ha accolto il ricorso sulle linee guida sulla fecondazione assistita e ha chiesto alla Consulta un parere sulla costituzionalita' della legge 40.
"Vediamo cosa decidera' la Corte Costituzionale - afferma all'Adnkronos Salute Sirchia, a capo del dicastero della Salute quando furono emanate le linee guida, dopo la travagliata approvazione della legge 40 - perche' si tratta di materie delicate e di certo io non sono un costituzionalista. Ma mi pare giusto ricordare che la legge 40 non e' un provvedimento che mira a conservare la salute, quanto a normare la possibilita' di avere un figlio". Sul numero di embrioni impiantabili in utero, non piu' di tre, Sirchia ci tiene a precisare "che in Italia si e' creato uno scandalo di fronte a questo limite, ma molti Paesi hanno preso decisioni simili".
La sentenza del Tar del Lazio dovra' essere un motivo in piu' perche' siano emanate quanto prima le nuove linee guida della legge 40. Lo ha detto il presidente dell'associazione che riunisce i centri di fecondazione artificiale (Cecos), Andrea Borini.
'Adesso e' piu' che mai evidente che le linee guida devono essere modificate', ha osservato Borini. 'Mi auguro - ha aggiunto - che il ministro della Salute emani immediatamente le linee guida, senza ulteriori esitazioni perche' la diagnosi preimpianto in Italia possa essere finalmente possibile'. Al momento, secondo Borini, non e' cosi' cemplice dire che dopo questa sentenza la diagnosi sull'embrione prima del trasferimento in utero sia possibile. 'Certamente - ha rilevato - ci troviamo in una situazione in cui i politici si sono accorti che la legge 40 ha dei problemi importanti, che vanno a ledere i diritti dei cittadini, indipendentemente dall'etica e dalla religione'. Che le linee guida annullate dal Tar del Lazio dovessero essere modificate era evidente, secondo il presidente dei Cecos, gia' dopo le sentenze dei tribunali di Cagliari e di Firenze, che avevano dato il via libera alla diagnosi preimpianto per due coppie portatrici di una malattia genetica.
Adesso e' iniziato il conto alla rovescia in attesa delle nuove linee guida, che secondo Borini dovranno contenere sia il permesso di ricorrere alla fecondazione artificiale anche per le coppie non infertili ma portatrici di malattie infettive come Aids ed epatite C, sia il via libera alla diagnosi preimpianto per le coppie portatrici di malattie genetiche, come talassemia e fibrosi cistica.
"L'aver almeno insinuato il dubbio della costituzionalita' della legge 40 e' un bel modo per festeggiare oggi la nostra costituzione". Lo dice Monica Soldano, presidente dei Madre Provetta, una delle associazioni che ha fatto ricorso al Tar.
"Non ci piace la via giudiziaria- precisa Soldano- ma ci siamo stati costretti". E chiama in causa il ministro Livia Turco: "Ora la parola torni alle istituzioni: Turco deve dare urgentemente una risposta con le nuove linee guida". Che, sottolinea la presidente di Madre provetta, "devono essere adeguate alla sentenza del Tar".
La diagnosi preimpianto degli embrioni, di fatto, "in Italia viene effettuata. Basta leggere bene la legge 40, che vieta questa pratica a scopi eugenetici ma non ai soli fini osservazionali. Percio' se una donna la richiede e ottiene un risultato per lei non accettabile, nessuno la puo' obbligare a ricevere l'impianto dell'embrione". Claudio Giorlandino, presidente della Societa' italiana di diagnosi prenatale e medicina materno fetale (Sidip) commenta cosi'.
"Forse non serviva il Tar del Lazio per mettere l'accento su questa questione; resta il fatto che e' una sentenza apprezzabile, che ora la Consulta non potra' che ratificare".
"Lo stop del Tar del Lazio alla linee guida sulla fecondazione medicalmente assistita in ordine al problema della diagnosi pre-impianto e il contestuale rinvio alla Consulta della legge 40 costituisce l'ennesimo 'incidente giudiziario' di una legge incongruente e ideologica". E' quanto afferma il presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia, Benedetto Della Vedova.
"Il Parlamento e il Governo, questi, o come spero, i successivi - sottolinea in una nota - al di là e prima della sentenza della Consulta dovranno porre mano alla legge 40 e alle sue norme di attuazione, per renderle almeno coerenti con le disposizioni della legge 194. In Italia, o si 'rilegalizza' (come ritengo logico) la diagnosi pre-impianto sugli embrioni, oppure si abolisce la diagnosi prenatale in gravidanza. Che non sia possibile selezionare gli embrioni da impiantare - conclude Della Vedova - ma sia possibile l'aborto terapeutico è una contraddizione logicamente insanabile".
"La sentenza del Tar del Lazio che boccia le linee guida sulla legge 40 in materia di procreazione medicalmente assistita e' un fatto positivo, che rida' speranza a migliaia di donne e di coppie". Lo dice Colomba Mongiello (Pd).
"E' chiaro che la legge 40 presenta aspetti fortemente problematici e incostituzionali- sottolinea la senatrice Mongiello-. Il divieto di diagnosi pre-impianto e l'obbligo di impiantare tutti e tre gli embrioni prodotti hanno di fatto ridotto le nascite ottenute con le tecniche di procreazione nel nostro Paese e causato sofferenze alle donne". La verita', conclude Mongiello, "e' che la legge 40 andrebbe cambiata, ed e' quindi positivo che il Tar del Lazio abbia chiesto un pronunciamento della Consulta".
"La sentenza odierna del Tar del Lazio, che accoglie il ricorso presentato da alcune associazioni contro la legge 40, è l'ennesimo atto che certifica l'inadeguatezza giuridica e scientifica della normativa sulla fecondazione assistita". Lo dichiara Silvana Mura, deputata di Idv.
"Una legge che crea ulteriori difficoltà alle coppie sterili che vorrebbero avere figli, invece di agevolarle - prosegue Mura - mi auguro che non si voglia attendere un'ulteriore sentenza contro la legge 40 per porre mano ad una seria modifica ad iniziare dalle linee guida".
"E' una grande vittoria della giustizia italiana, e per migliaia di coppie che potranno fare le diagnosi preimpianto qui da noi e non piu' all'estero. Ora chiedo le dimissioni del ministro Livia Turco, ingannatrice delle coppie italiane, che ha promesso in campagna elettorale di modificare le linee guida e che in due anni non ha fatto niente". E' un fiume in piena il ginecologo Severino Antinori, presidente della Warm. "Domani - annuncia Antinori all'Agi - sotto al ministero della Salute faremo una grande manifestazione con migliaia di coppie contro l'ignavia del ministro Turco: non abbiamo piu' bisogno di lei, sara' direttamente la Consulta a eliminare la legge". Secondo Antinori, che si considera "un pioniere della fecondazione assistita", la cancellazione della legge "ridurra' anche il numero degli aborti, consentendo una piu' attenta valutazione in sede di preimpianto. Da domani - annuncia - finalmente potremo riprendere a effettuare diagnosi genetiche preimpianto, vietate in maniera illegittima dalle linee guida di una legge iniqua".
La diagnosi preimpianto, sino a oggi vietata dalle linee guida della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, "potra' essere fatta gia' da domani perche' la sentenza del Tar del Lazio ha effetto immediato".
A spiegarlo e' Filomena Gallo, avvocato e presidente di Amica Cicogna, tra le associazioni che hanno fatto ricorso al tribunale amministrativo.
"Gia' da domani - spiega Gallo - molte coppie che avevano rinunciato alla possibilita' di avere un figlio, perche' portatrici di una qualche malattia, potranno esaudire il loro desiderio. Tantissime mi stanno chiamando in lacrime, e sono lacrime di gioia e commozione.
Finalmente - incalza Gallo - viene ripristinata la legalita' in Italia, e viene messo fine a una gravissima discriminazione. Quella tra poveri e ricchi sancita dalla legge 40, 'grazie' alla quale solo le coppie abbienti potevano recarsi all'estero per sottoporre l'embrione alla diagnosi preimpianto. Le altre erano costrette a rinunciare alla possibilita' di avere un figlio".
I giudici - aggiunge la presidente di Amica Cicogna - stanno adempiendo ai compiti della politica, una politica che non ci ha difesi". Gioia e grande soddisfazione, inoltre, anche per la decisione del Tar del Lazio di chiedere alla Consulta un parere sulla costituzionalita' della legge 40. "Ora - conclude Gallo - speriamo che la Corte costituzionale possa infliggere un'altra sconfitta a questa brutta legge, dandole il colpo di grazia che merita".
"La legge 40 in molte delle sue parti non si basa sulle conoscenze scientifiche ma e' il frutto di mediazioni culturali e politiche. Per questo, nella sua applicazione, incontra numerosi ostacoli ed alla fine sono i tribunali che intervengono". Lo afferma Ignazio Marino, presidente della commissione Sanita' del Senato. "E' l'ennesima prova- continua Marino- della necessita' di intervenire sulla parte della legge che lo consente, ovvero sulle linee guida che sono rivedibili ogni tre anni, concepite proprio per adattare l'applicazione della legge ai progressi scientifici". Il compito spetta al ministero della Salute che "da tempo sta lavorando in maniera molto accurata ed approfondita.
Siamo in attesa- dice il presidente della commissione Sanita'- da alcuni mesi che le linee guida vengano rese pubbliche e spero lo saranno in tempi molto rapidi".
Secondo Marino la situazione attuale si puo' migliorare: per esempio oggi e' possibile congelare con ottimi risultati l'ootide, ossia l'oocita dopo l'ingresso dello spermatozoo, nel momento in cui i due patrimoni genetici del padre e della madre non si sono ancora fusi e non esiste un nuovo Dna. "Qualunque sia la convinzione culturale e religiosa, non credo si possa immaginare che vi sia una nuova persona se non vi e' un nuovo Dna- spiega- Non sarebbe dunque piu' in discussione il congelamento dell'embrione e, inoltre, si risolverebbe il problema di dover sottoporre piu' volte le donne alle stimolazioni ormonali e diminuirebbero i parti plurigemellari perche' il medico potrebbe decidere su base scientifica quanti ootidi utilizzare secondo le condizioni cliniche della donna".
Per quanto riguarda la diagnosi preimpianto, conclude Marino, "va evidenziata l'incongruenza della legge, che vieta la diagnosi genetica dell'embrione fecondato e al tempo stesso non puo' obbligare la donna a sottoporsi all'impianto dell'embrione stesso, ma a mio avviso- conclude- per poter modificare questa parte della legge e' comunque necessario un lavoro parlamentare".
"La decisione del Tar del Lazio e' l'ultimo di una serie di pronunciamenti contro le linee guida della legge 40, ormai manifestamente ingiusta e dannosa". Lo dichiara Emilia De Biasi, del gruppo Pd-Ulivo.
"Vi sono i presupposti sociali e giuridici che consentono l'emanazione delle nuove linee guida su cui da tempo il ministro Turco sta lavorando- aggiunge de Biasi- Con la sentenza del Tar del Lazio si riconferma l'assurdita' della proibizione della diagnosi preimpianto, che rappresenta invece una forma di prevenzione dell'aborto terapeutico. Non ci stancheremo di dire che modificare la legge 40 sarebbe un atto di civilta', di rispetto delle persone e del loro desiderio di genitorialita', in favore della ricerca scientifica che oggi offre inediti strumenti di contrasto alla sterilita'".
"Ottima la decisione del Tar del Lazio che boccia le linee guida sulla legge 40 varate dal governo Berlusconi, linee guida che sono piu' restrittive e oscurantiste della legge. Adesso subito nuove linee guida 'rischiarate dalla ragione' al fine di riconoscere alle donne quei diritti che ogni Stato laico e democratico dovrebbe riconoscere". Lo dichiara il ministro della Solidarieta' Sociale Paolo Ferrero.
"Stupore e ponderata perplessita'" da parte dell'associazione Scienza & Vita sulle interpretazioni date alla sentenza del Tar del Lazio che interviene sulle Linee guida della Legge 40. "L'esclusione da parte del Tar del Lazio della cosiddetta diagnosi di tipo osservazionale sull'embrione (assolutamente non invasiva)- precisa l'associazione- aprirebbe la porta, secondo i sostenitori del ricorso, alla diagnosi genetica preimpianto che, come la letteratura scientifica ampiamente documenta, e' essa stessa causa di gravi danni per l'embrione. Va comunque detto che proprio per queste ragioni nella sentenza del Tar non c'e' traccia alcuna di un via libera alla diagnosi preimpianto".
La diagnosi genetica preimpianto, precisa ancora Scienza & Vita, a sua volta "finisce con il legittimare la selezione a scopi eugenetici degli embrioni che e' espressamente vietata dalla stessa legge 40. Di qui un corto circuito che il legislatore non puo' consentire". Questo il giudizio di Scienza & Vita che individua in questa sentenza una sorta di "strategia giudiziaria a sostegno di quei settori politici e associativi che sin dal primo momento non hanno accettato la difesa del concepito come soggetto titolare di diritti e il bilanciamento delle tutele fra la madre e il concepito, principi di straordinaria civilta'".
A questo punto, conclude Scienza & Vita, e' comunque "impensabile che il ministro della Salute possa emanare le nuove Linee guida della legge 40 senza attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale, come e' espressamente richiesto dal Tar del Lazio".
"La decisione del Tar del Lazio e' l'ennesima dimostrazione delle ragioni di tutti coloro che hanno sostenuto con forza il referendum: la concreta applicazione della legge che regola la procreazione medicalmente assistita, infatti, sta rivelando gli errori e le contraddizioni che la viziano". Lo dichiara Giulia Bongiorno, deputato di Alleanza nazionale e avvocato penalista.
"E' impossibile sanare le storture di questa legge e colmarne le lacune - continua Bongiorno - e occorre una nuova disciplina che dia all'embrione quella tutela che questa legge non assicura minimamente".
"La decisione del Tar del Lazio che ha annullato per eccesso di potere le linee guida sulla fecondazione medicalmente assistita e' una buona notizia". Lo afferma Margherita Boniver, deputata di Forza Italia.
"Verrebbe cosi' a cadere - aggiunge - una delle tante interdizioni di cui e' infarcita la legge 40, ispirata piu' da principi ideologici ed inapplicabile in molte delle sue parti".
"Questo serve a dare speranza - conclude la Boniver - a quelle migliaia di coppie italiane che si sottopongono ad interventi, lungi, dolorosi, costosi ed anche umilianti pur di avere la gioia di essere genitori".
"La ministra Turco presenti subito le nuove linee guida della legge 40". Lo dichiara Daniela Dioguardi, capogruppo di Rifondazione comunista in commissione Affari Sociali alla Camera. "La sentenza del Tar del Lazio che considera illegittima la proibizione della diagnosi pre-impianto, e la questione di costituzionalita' sollevata- spiega Dioguardi- rilanciano con urgenza la necessita' di procedere ad una sostanziale revisione di una legge palesemente fallimentare e iniqua che colpisce le donne e il loro diritto ad avere figli".
Dalla sua entrata in vigore, aggiunge la deputata del Prc, "la legge sulla fecondazione assistita non ha prodotto nessun risultato se non quello di ridurre le possibilita' di avere figli per le coppie sterili e di fomentare il triste fenomeno del "turismo della provetta". Le nuove linee guida, conclude, "sono quanto mai urgenti, ma se vogliamo eliminare gli aspetti piu' disumani della legge 40 bisogna procedere ad una sua sostanziale modifica".
"Ora il ministero della Salute prenda atto al piu' presto della sentenza del Tar del Lazio che ha bocciato le linee guida della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita e rinviato la norma alla Corte Costituzionale".
Questo il commento dell'avvocato Erminio Striani, che ha condotto la battaglia legale per conto della Warm. "Una bella soddisfazione per il riconoscimento dei nostri sforzi nell'interesse della collettivita'. Il Tar del Lazio - spiega Striani all'Adnkronos Salute - oggi ha dato una nuova visione della legge 40 piu' conforme alle esigenze della societa'".
Ora si apre un periodo di incertezza normativa. "La legge 40 continua a essere in vigore in attesa del pronunciamento della Consulta. Nel frattempo - aggiunge Striani - la sentenza del Tar fornisce un indirizzo a cui dovrebbe uniformarsi il ministero della Salute nell'emanazione delle nuove linee guida. A meno che - prosegue - non intenda impugnare la sentenza al Consiglio di Stato. Ma - rileva - nel frattempo le decisioni dei magistrati amministrativi non sono immediatamente esigibili dai cittadini".
In pratica, conclude Striani "non e' che domani si possa andare in un centro di procreazione medicalmente assistita e, con la sentenza in mano, si possa esigere dal medico la diagnosi preimpianto o la crioconservazione. Non e' una sorta di cambiale con cui presentarsi alla banca".
"La decisione del Tar del Lazio sulle linee guida della legge 40 e' da accogliere con favore, perche' supera l'arretratezza e l'oscurantismo che avevano ispirato l'azione del precedente governo". Lo dice in una nota la deputata dei Verdi, Paola Balducci.
Ora, aggiunge, "bisogna sedersi attorno a un tavolo e apportare quei necessari miglioramenti alla legge 40 in grado di venire, in concreto, maggiormente incontro alle esigenze delle donne", senza che, conclude Balducci, "pregiudizi ideologici possano continuare a produrre dannose ingerenze".
"Confermiamo il nostro si' alla legge 40 che tutela l'embrione e riteniamo che prima di intervenire sulle linee guida serva attendere la sentenza della Corte Costituzionale, richiesta dallo stesso Tribumale Amministrativo". Lo affermano in una nota congiunta le senatrici del Pd Emanuela Baio e Paola Binetti, che aggiungono: "La legge e' rivolta alle coppie sterili e intende affrontare i problemi di procreazione di chi vive la difficolta' o l'impossibilita' di avere un figlio. Non si rivolge alle coppie portatrici di patologie particolari".
"Per queste coppie - sostengono le parlamentari - e' importante accogliere il loro desiderio di avere un figlio. Oggi, fortunatamente, la scienza ci offre dei risultati positivi. Siamo, per esempio, in grado di diagnosticare e curare a livello fetale patologie fino a poco tempo fa curabili solo dopo la nascita. Non e' con l'analisi pre-impianto dell'embrione che si puo' immaginare di affrontare e cercare di dare risposta a un problema cosi' complesso, dal punto di vista sia scientifico che etico".
Concludono Baio e Binetti: "Dichiariamo tutta la nostra volonta' e disponibilita' ad affrontare in modo completo, a livello parlamentare, i drammi e i problemi delle coppie con patologie di tipo genetico".
"Bene la decisione del Tar del lazio che ha bocciato le linee guida della legge 40. In particolare il Tar ha sollevato la questione di legittimita' costituzionale articolo 14 della legge 40, ritenendolo in contrasto con l'articolo 332 della Costituzione. Sono in particolare le questioni che noi avevamo ampliamente sollevato in nome dell'interesse della tutela della salute della donna, sia durante l'iter di approvazione della legge che durante la battaglia referendaria". Lo afferma la senatrice Loredana De Petris dei Verdi.
"Ora finalmente -conclude la senatrice- si riapre la questione della modifica della legge visto che comunque la Consulta si dovra' pronunciare sulla costituzionalita' di alcuni passi del testo.
Finalmente si ripare una speranza per tante coppie".
La sentenza del Tar del Lazio che ha annullato le linee guida per eccesso di potere rispetto alla legge nella parte in cui si vieta la diagnosi preimpianto, lascia in una situazione di fermo i centri, che in queste ore stanno cercando di capire, con l'aiuto degli uffici legali, come comportarsi, e cioe' se accogliere o meno le richieste delle coppie di sottoporre gli embrioni da impiantare ai test.
'Di fronte ad una donna con il rischio di concepire un figlio con una malattia genetica, a queste condizioni normative, le direi di andare all'estero' ha spiegato da Bologna il ginecologo Carlo Flamigni, uno dei padri della fecondazione assistita, componente del Comitato Nazionale di Bioetica. La sentenza, ha spiegato, 'ha aperto uno spiraglio ma ancora la porta non e' aperta e, a queste condizioni, la questione della diagnosi preimpianto non e' risolta'. In sostanza, secondo l'esperto, fintanto che la Corte Costituzionale non si sara' espressa sulla eventuale incostituzionalita' del limite massimo di formazione di tre embrioni, la questione dell'analisi genetica preimpianto sara' secondaria: 'per essere utile serve avere infatti piu' embrioni da analizzare'. Si e' creata quindi una situazione di 'grande incertezza' , in attesa delle prossime linee guida (sono gia' passati i tre anni dopo i quali debbono essere aggiornate per legge) e in attesa di un pronunciamento della Consulta, cosi' come richiesto dal Tar.
La legge sulla fecondazione "non solo andrebbe cambiata radicalmente, ma certamente andrebbero modificate le linee guida in conformità a sentenze come quelle del Tar e dei tribunali di Firenze e di Cagliari, che hanno ristabilito un minimo di stato di diritto nel nostro paese". Lo afferma la senatrice del Prc-Se Erminia Emprin, che sottolinea "la vocazione autoritaria e l'uso ideologico del potere che le destre hanno fatto in materia di fecondazione assistita. Le linee guida del governo Berlusconi sulla legge 40 sono ancora più restrittive della legge stessa e impediscono anche l'esercizio di quelle poche facoltà che persino la legge 40 consentiva alle donne e agli uomini".
'La sentenza del Tar del Lazio e' una ventata di aria fresca per il Paese in un momento in cui tutto sembra andare male'. Cosi' Rosaria Iardino, componente della Costituente del Pd e Presidente di Npd.
'Questo, infatti -ha aggiunto Iardino- rappresenta un segno di grande civilta' e di modernita'. Un ringraziamento particolare va fatto a mio avviso soprattutto alle Associazioni dei pazienti che si sono battute per ottenere questo risultato, proponendo il ricorso al Tar del Lazio. A questo punto -conclude- spero che la politica si renda conto che le stesse Associazioni dei pazienti dovranno essere coinvolte nella fase di ristesura della legge e da parte mia vigilero' e mi battero' nelle sedi opportune affinche' questo avvenga sin dall'inizio'.
"Non si puo' servire Dio e mammona, non si puo' dire no all'aborto e no pure alla diagnosi pre-impianto. La diagnosi fa evitare gli aborti perche' se la vietiamo in caso di malformazione rimane intatto il diritto di abortire".
Ad affermarlo e' il senatore Gianfranco Rotondi, segretario della Dc per le Autonomie.
"Ancora una volta la magistratura decide di fare politica con sentenze discutibili, soprattutto senza supporto e riscontro scientifico". Lo afferma la deputata Udc, Luisa Capitanio Santolini. "Su questioni come la vita umana e la salute- prosegue Santolini- andrebbe impedita la possibilita' di dare, come invece accade troppo spesso, interpretazioni strumentali e parziali della Costituzione, omettendo di considerare i supremi principi e valori umani cui non e' possibile rinunciare". Queste battaglie condotte dalla magistratura, continua l'esponente Udc, "appaiono in tutta la loro poco confortante chiave ideologica, perche' mirate a infliggere colpi mortali a una legge, la legge 40, valida e fruttuosa per la maggior parte di scienziati ed esperti". Inoltre, sottolinea l'esponente centrista, "spiace constatare come una certa stampa abbia dedicato molto piu' spazio a pareri del tutto ideologici a scapito delle opinioni di ben altro orientamento", peraltro, conclude, "prevalenti nel mondo scientifico, come nel caso specifico della discussione sull'invasivita' delle stimolazioni ovariche".
L'agenzia Fides critica duramente la sentenza del Tar del Lazio che 'boccia' la legge 40 sulla fecondazione assistita e ne annulla le linee in guida nella parte che vieta la diagnosi pre-impianto. In questo modo, scrivono don Nicola Bux e don Salvatore Vitello, 'si apre la porta all'eugenetica: alla selezione degli uomini in base alle loro qualita' genetiche'.
'La diagnosi pre-impianto - prosegue l'articolo - consentirebbe di 'selezionare la specie', scegliendo arbitrariamente di concedere o non concedere il 'diritto alla vita', in base a criteri detti 'medici', ma che, dietro lo schermo falso della medicina e della pieta', nascondono una massiccia dose di egoismo ed incapacita' di stare di fronte alla realta', il delirante desiderio di 'determinare l'altro''.
La Fides critica anche i 'balletti cultural-politici' sul tema della vita e quei politici, specialmente cattolici che 'non riconoscono chi ha atteggiamenti gravemente ambigui rispetto alla tutela della vita; chi, a giorni alterni, sembra voler dialogare ed esprime attenzione su temi tanto delicati e fondanti e, nella notte, tappezza le citta' di manifesti a difesa dell'aborto e della legge 194'.
"La sentenza del Tar del Lazio conferma le precedenti e consolida la giurisprudenza che ritiene illegittimo, per eccesso di potere, il divieto della diagnosi preimpianto dell'embrione nella fecondazione assistita". A dirlo e' Pierluigi Mantini, deputato del partito democratico.
"Una giurisprudenza assolutamente condivisibile sul piano delle argomentazioni giuridiche- aggiunge Mantini- e che deve essere recepita con un nuovo decreto da parte del governo".
Il sistema attuale "e' un'inutile crudelta' sul corpo delle donne essendo ammesso l'aborto, per gravi malformazioni del feto, che invece potrebbe essere evitato attraverso la diagnosi embrionale". Con la modifica normativa, continua l'esponente del Pd, "si riducono i casi di aborto e di cio' dovrebbero tenere conto, in modo oggettivo, tutti coloro che hanno cara la tutela massima del bene della vita". Il ministro Turco, conclude Turci, "fa bene a promuovere un dibattito per una riforma immediata sul punto".
"Invito il ministro Turco a porre fine alla situazione di illegalita', emanando immediatamente nuove linee guida". Lo chiede Marco Cappato, eurodeputato radicale e segretario dell'Associazione Luca Coscioni. "Nemmeno una eventuale crisi di governo sarebbe un buon motivo per sottrarsi a questa fondamentale responsabilita' di fronte a migliaia di coppie e di malati".
Secondo Cappato, il ministro della Salute "e' entrata nel quinto mese di ritardo rispetto al termine prescritto dalla legge per l'emanazione delle linee guida". Situazione "gia' di per se' insostenibile, e resa assolutamente intollerabile a seguito del pronunciamento del Tar del Lazio".
'La sentenza del Tar del Lazio, che boccia le linee guida della legge sulla fecondazione assistita, riapre la via alla indagine preimpianto'. Lo afferma Lanfranco Turci, vicecapogruppo alla Camera dei Socialisti e Radicali.
'Dopo la sentenza del tribunale di Firenze - prosegue l'esponente socialista - si tratta di un'ulteriore conferma della indifendibilita' di una norma che scarica il prezzo di una impostazione ideologica integralista sulla vita di coppie portatrici di gravi malattie genetiche, cui e' stato negato dopo la legge 40, il diritto umano e civile a non dover subire tragedie famigliari o il dramma dell'aborto terapeutico. Il ministro della Sanita' deve subito correggere le linee guida di cui anche il Tar ha riconosciuto la illegittimita'. Siamo fiduciosi che la Corte Costituzionale riconoscera' nel prossimo futuro - conclude il parlamentare del Partito socialista - anche la incompatibilita' dei divieti della legge 40 con i principi di liberta' e civilta' giuridica della nostra Corte Costituzionale'.
"Mi auguro che come in altri casi la giurisprudenza anticipi modifiche legislative che restituiscano alla donna il diritto di procreare senza il rischio di trasmettere alla creatura malattie genetiche, eliminando anche il rischio di aborto". E' l'auspicio della vicepresidente dei deputati Verdi, Luana Zanella, commentando la sentenza del Tar del Lazio. "La legge 40 e' scritta male e applicata peggio, a causa di linee guida che la rendono ancora piu' restrittiva e insensata".
'Le forzature e le strumentalizzazioni della sentenza del Tar del Lazio sulle linee guida della legge 40, gridate in ordine sparso, sembrano volte a forzare la mano al ministro Turco. In zona Cesarini si vorrebbe stravolgere una legge votata dal Parlamento e confermata da un referendum popolare'. Lo dichiara Elisabetta Gardini, parlamentare di Forza Italia.
Per la deputata azzurra 'contrariamente a quanto sostengono i paladini della deriva eugenetica, nella sentenza non c'e' nessun via libera alla diagnosi pre impianto. E' curioso - aggiunge - che gli stessi, pronti a criticare la legge sulla fecondazione medicalmente assistita, perche' a loro giudizio troppo prescrittiva e perche' non lascerebbe alcuno spazio di autonomia al medico, siano al medesimo tempo sostenitori dello studio sulle cure per i neonati fortemente prematuri, questo si' assolutamente prescrittivo'. La portavoce di Forza Italia critica il silenzio di Maura Cossutta, 'che ha seguito sia i lavori della commissione sulle cure per i neonati prematuri, sia lo studio sulla revisione delle linee guida della legge 40, che aveva a suo tempo frontalmente combattuto'. 'E' evidente - conclude - che l'utilizzo di criteri cosí opposti su temi tanto delicati e' l'ennesimo frutto avvelenato del solito accanimento ideologico'.
"Sto per presentare un disegno di legge per superare uno dei problemi piu' gravi della legge 40 e consentire finalmente l'accesso alla fecondazione assistita anche alle coppie portatrici di malattie ereditarie, estendendo la possibilita' di ricorso alla diagnosi pre-impianto". Lo annuncia la senatrice del Pd Vittoria Franco, presidente della Commissione Cultura di Palazzo Madama.
"La sentenza del Tar di ieri conferma la possibilita' di ricorrere alla diagnosi pre-impianto, che le linee guida dell'ex ministro della Salute Sirchia avevano di fatto cancellato, ma che la legge non nega esplicitamente - spiega Franco - Il problema fondamentale resta pero' che l'accesso alla fecondazione assistita e' consentito dalla legge 40 solo alle coppie con problemi di infertilita' e non a quelle che sono portatrici di malattie ereditarie, che piu' avrebbero bisogno della diagnosi pre-impianto".
"Per questo voglio presentare un disegno di legge che superi questo problema. Si tratta di un Ddl che potrebbe trovare un'ampia convergenza in Parlamento. La legge 40 e' inattuabile, piena di contraddizioni, come hanno dimostrato ormai molte sentenze civili e ieri quella del Tar: e' chiaro che andrebbe modificata. Nell'attesa, tuttavia - conclude Franco - confidiamo in questo Ddl e nelle nuove linee guida del ministero per chiarire almeno i punti piu' controversi".
'La decisione del Tar del Lazio e' l'ultimo di una serie di pronunciamenti contro le linee guida della legge 40/04, ormai palesemente sbagliata e ingiusta'.
Lo dichiara Amalia Schirru, del gruppo Pd-Ulivo. 'Vi sono i presupposti sociali e giuridici che consentono l'emanazione delle nuove linee guida su cui da tempo il ministro Turco sta lavorando' continua Schirru.
'Con la sentenza del Tar del Lazio - secondo Schirru - si riconferma per l'ennesima volta l'assurdita' della proibizione della diagnosi preimpianto. A Cagliari, gia' nel settembre dello scorso anno, con una sentenza del Tribunale, si autorizzo' la diagnosi preimpianto prima di procedere con le tecniche di fecondazione in vitro poiche' la madre era portatrice di talassemia, malattia molto diffusa in Sardegna'. Quest'ultimo pronunciamento, conclude l'esponente Pd, 'rappresenta quindi l'ennesima conferma di come sia ora necessario ribadire la revisione della legge 40/04, come atto di civilta', di rispetto delle donne e dei legittimi desideri della coppia di avere un bimbo sano, oltre che favorire la ricerca scientifica'.
"La decisione del Tar del Lazio sulle linee guida della legge 40 ancora una volta conferma come il Parlamento rischia di non essere piu' sovrano e che parte della magistratura invade pesantemente il campo sostituendosi anche alle evidenze scientifiche pur nel rispetto della liberta' dei cittadini". Ad affermarlo e' Domenico Di Virgilio, deputato di Forza Italia.
"La tutela della vita -conclude Di Virgilio- salvaguardata e al centro di tutte le dichiarazioni universali ed europee e del Comitato nazionale di bioetica, rischia di essere compromessa da conflitti scatenati da pura ideologia politica e da interessi settoriali".
"Mi auguro che la giustizia civile non agisca da grimaldello per scardinare i principi della legge 40 e aprire la fecondazione assistita all'eugenetica". E' quanto dichiara Barbara Saltamartini, coordinatrice nazionale del dipartimento pari opportunita' di An e membro dell'esecutivo nazionale di Alleanza nazionale.
"Gli italiani -prosegue Saltamartini- hanno espresso la loro volonta' in merito con un referendum e non e' facendo leva su tecnicismi che si puo' pensare di annullare la legittimita' di una consultazione popolare. Se si vuole aprire una discussione, la sede piu' opportuna e' il Parlamento e non certamente i tribunali".
Una 'decisione priva di fondamenti, perche' gia' a suo tempo la Corte Costituzionale aveva giuficato che le eccezioni di costituzionalita' alla legge 40 non sussistevano': commenta cosi' Olimpia Tarzia, vicepresidente della Confederazione italiana dei consultori cristiani.
'Si tratta di una sentenza - secondo la Tarzia - discutibile dal punto di vista tecnico ma, soprattutto, con ricadute gravissime dal punto di vista culturale e politico'. 'La legge 40 - spiega - ha fatto passi importanti in direzione della difesa del diritto alla vita, riconoscendo la soggettivita' del feto. In questo momento di positivo dibattito proprio sui temi della vita, mi sembra un passo indietro rimetterla in discussione'.
'La legge - conclude - e' chiara sul divieto di diagnosi pre-impianto e le linee guida non possono contraddirne l'impianto'.
"Soddisfazione per questa nuova sentenza del Tar che si pone in linea con quanto da sempre sostenuto dall'Associazione". Ad esprimerla e' la Consulta di bioetica a proposito della pronuncia del Tar del Lazio che annulla le linee guida della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita.
"La legge 40- aggiunge la nota della Consulta di bioetica- resta una pessima legge da abolire in gran parte". La nuova sentenza del Tar, conclude la nota dell'associazione, "e' un ulteriore passo in questa direzione e premia l'impegno delle associazioni che con fatica hanno promosso il ricorso. Benvenuta".
"La diagnosi genetica preimpianto, invocata dalle associazioni che hanno proposto il ricorso al Tar, mira a distruggere l'embrione ritenuto malato, non a salvarlo". Cosi' Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita.
"Resta intatto - sottolinea Casini - il limite dell'articolo 13 secondo cui le indagini genetiche sull'embrione possono essere effettuate solo per salvare la vita o la salute dell'embrione stesso.
Rimane percio' vietata l'indagine genetica richiesta dalle associazioni interessate ad allargare gli spazi di permissivita' della legge 40, e il ministro della Salute Livia Turco non potra' andare, nelle formulazione delle nuove linee guida, contro il dettato legislativo. Tant'e' che lo stesso Tar ha sentito il dovere di specificare che finche' la Consulta non si pronuncia la legge resta in vigore e il ministro deve applicarla".
Secondo il presidente del Mpv, "dalla lettura dei giornali che annunciano la caduta del divieto di diagnosi preimpianto per effetto della sentenza del Tar Lazio si ottiene un'idea molto falsata della situazione. Una falsita' aggravata dallo scopo di questi commenti diretti a premere sul ministro della Salute perche' formuli linee guida sulla Pma piu' permissive di quanto la legge 40 permetta. In verita' il Tar si e' limitato a eliminare dalle linee guida del precedente ministro la parola 'osservazionale', perche' ha ritenuto che l'indagine sulla salute dell'embrione in provetta fosse consentita dalla legge con strumenti diversi dal microscopio. Ma ha giustamente affermato che l'autorita' amministrativa non puo' violare la legge. La parola 'osservazionale' - conclude Casini - non si trova nella legge e dunque una volta cancellata sara' possibile usare anche mezzi diversi dal microscopio, sempre che il Consiglio di Stato, in appello, non riformi la decisione del Tar".
"Chiedo formalmente al Capo dello Stato, in qualita' di presidente del Csm, e al suo Vice di intervenire, aprendo procedimenti disciplinari che coinvolgano anche il Consiglio di giustizia amministrativa". A chiederlo e' la senatrice Maria Burani Procaccini, responsabile nazionale famiglie e giovani di Forza Italia.
Secondo Burani Procaccini, Giorgio Napolitano e Nicola Mancino dovrebbero intervenire di fronte all"'ennesima sentenza di un tribunale, stavolta quello amministrativo, che ribalta una legge di Stato, validata dalla Corte Costituzionale e da un referendum". Il tutto, secondo la senatrice azzurra, si tradurrebbe in "un atto di insubordinazione alle leggi e alla divisione dei poteri. Non spetta ai tribunali legiferare - incalza Burani Procaccini in una nota - ma solo applicare le leggi e, eventualmente, chiedere alla Consulta il pronunciamento di legittimita'".
Il continuo attentato alla potesta' parlamentare e alle prerogative della Corte - continua l'esponente forzista - dimostrano come ci sia un atteggiamento di vera e propria usurpazione dei poteri che andrebbe sanzionato come attentato alla Costituzione della Repubblica. Siamo stanchi - conclude - di assistere a questo continuo spettacolo di protagonismi giudiziari, che vanno bloccati nell'interesse supremo del popolo italiano".
"Prima il tribunale di Firenze, poi il Tar di Roma, hanno messo ancora una volta al centro del dibattito una questione di civiltà: le linee guida della legge 40 vanno riviste al più presto, tenendo conto di queste sentenze". Lo afferma l'eurodeputato del Partito Socialista Alessandro Battilocchio. "Auspico che da oggi - aggiunge l'eurodeputato - temi importanti come questo non siano più monopolio di chi considera l'etica sovraordinata al diritto, e cioè di quell'alleanza tutta italiana tra cattolici vari che è complice delle ormai sistematiche interferenze di un Vaticano rischia di far tornare indietro l'orologio della storia".
'Non si strumentalizzi la sentenza del Tar del Lazio per andare contro la Legge 40'. E' il commento di Dorina Bianchi (Pd), Vicepresidente della Commissione Affari Sociali di Montecitorio. 'La legge 40 -ha continuato Dorina Bianchi- ha avuto il grande merito di disciplinare un settore diventato un vero e proprio far-west, privo di regole e privo di tutela giuridica a difesa delle coppie e delle donne'.
'Sulle linee guida -ha concluso- ho gia' espresso critiche appena furono emanate dall'allora ministro della Salute Girolamo Sirchia e resto convinta sia giusto che si preveda la possibilita' di ricorrere alla diagnosi pre-impianto per quelle coppie portatrici di malattie genetiche gravi'.
'Presenteremo una diffida al ministero della Salute e alle Regioni perche' includano la diagnosi pre-impianto e le tecniche di fecondazione assistita nei livelli essenziali di assistenza Lea, rendendo cosi' tali prestazioni gratuite'. Lo ha annunciato l'avvocato Gianluigi Pellegrino, tra gli estensori del ricorso al Tar.
'Una volta accertato dal Tar che anche la diagnosi pre-impianto e' consentita dalla legge e che era illegittimamente negata dalle linee guida - ha spiegato Pellegrino - noi chiediamo con una diffida, rivolta sia al ministero della salute sia a ciascuna Regione, di inserire nei Lea l'intero 'pacchetto' delle prestazioni connesso alla fecondazione assistita e in particolare la diagnosi pre-impianto'. Infatti, ha sottolineato il legale, e' 'davvero assurdo che oggi, del tutto correttamente, l'interruzione volontaria di gravidanza sia nei Lea mentre non lo siano le prestazioni per la fecondazione assistita'.
La situazione di 'incertezza non tutela la salute dei cittadini'. Quindi e' necessario emanare 'con urgenza le nuove linee guida insieme alle associazioni di tutela dei cittadini'. Lo afferma Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato dopo la sentenza del tar che annulla le linee guida sulla legge 40 per la procreazione medicalmente assistita.
'Ci chiediamo - afferma l'associazione - chi prenderà in mano questa situazione in un momento di crisi politica e soprattutto chiediamo che, nella revisione delle linee guida, siano coinvolte le associazioni di tutela del diritto alla salute attraverso l'avvio di uno specifico tavolo di lavoro.
In questo momento perdura la situazione di disparità fra cittadini, fra chi ha i soldi e chi non ce li ha, tra cittadini sani e cittadini affetti da patologie croniche e/o rare, fra coloro che possono accedere alle cure all'estero e chi deve subire la trafila e l'incertezza del nostro paese. E questo ci sembra intollerabile'. Cittadinanzattiva, inoltre, annuncia che interverrà in sede legale per il riconoscimento, tra l'altro, dei danni alle coppie che hanno avuto gravidanze plurime, aborti e riduzioni embrionarie mettendo a rischio la vita e l'integrità psicofisica propria e dei nascituri, in base al principio della tutela della salute richiamato dagli articoli 32 e 13 della Costituzione.
Il ricorso con cui si chiedeva la completa abrogazione delle linee guida, in base al quale si e' pronunciato il tribunale amministrativo con sentenza depositata il 21 gennaio, era stato presentato nel 2004 dalla Warm, la World Association for Reproductive Medicine.
La sentenza "accoglie il ricorso proposto dalla Warm, e per l'effetto annulla le Linee guida contenute nel decreto ministeriale del 21 luglio 2004, nella parte che riguarda le misure di tutela dell'embrione laddove si statuisce che ogni indagine relativa allo stato di salute degli embrioni creati in vitro, ai sensi dell'articolo 13 (comma 5), dovra' essere di tipo osservazionale". In pratica boccia il divieto di diagnosi preimpianto e la predeterminazione del numero degli embrioni da ottenere e poi da impiantare in utero, non piu' di tre. In aggiunta, il Tar del Lazio solleva la questione di legittimita' costituzionale dell'articolo 14 (commi 2 e 3), della legge 40 del 19 febbraio 2004, per contrasto con gli articoli 3 e 32 della Costituzione. Rinviando la 'palla' alla Consulta.
La sezione III quater del Tar del Lazio, composta dal presidente Mario Di Giuseppe, e dai consiglieri Linda Sandulli e Carlo Taglienti dunque "sospende il giudizio in corso e dispone che gli atti vengano trasmessi alla Corte Costituzionale".
Infatti, secondo le toghe del Tar del Lazio, la contestazione degli articoli della legge e delle linee guida "non puo' che passare attraverso una eventuale questione di costituzionalita' della norma che ne costituisce il letterale fondamento".
I giudici spiegano che "la predeterminazione del numero degli embrioni producibili e successivamente impiantabili, imposta dalla norma in modo aprioristico e a prescindere da ogni concreta valutazione del medico curante, sulla persona che intende sottoporsi al procedimento di procreazione medicalmente assistita, appare rivelarsi non in linea con quel bilanciamento di interessi (tutela dell'embrione-procreazione) che la legge 40 sembra voler perseguire".
Il Tar afferma inoltre che la fecondazione assistita "e' un trattamento sanitario, vale a dire una pratica terapeutica per sopperire ad alterazioni dell'organismo". Dunque le "disposizioni sembrano incorrere in un contrasto con il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione".
Nel mirino anche "il divieto della crioconservazione degli embrioni". Perche', spiega il Tar del Lazio, "nell'ipotesi tutt'altro che improbabile di un tentativo non andato a buon fine e' necessario assoggettare la donna a un successivo trattamento ovarico, a una pratica medica - certificano i giudici amministrativi - che comporta in se' il rischio della sindrome da iperstimolazione ovarica e che trova nella legge, e non in esigenze di carattere medico, il suo fondamento". Un dettato di legge che, sempre secondo i magistrati di via Flaminia, "appare addirittura in contrasto con i principi ai quali la stessa legge 40 dichiara di volersi ispirare", cioe' quello "di minore invasivita'", espressi dall'articolo 4 (comma 2 lettera a della norma).
Non tutti i motivi del ricorso della Warm sono pero' stati accolti dal Tar del Lazio, che ha giudicato infondato il rilievo che riguarda "la mancata indicazione al medico del comportamento da tenere nel caso di crioconservazione di materiale genetico appartenente a individuo non piu' vivente", vale a dire a una persona deceduta nell'arco di tempo tra l'inseminazione e il trasferimento in utero .
La sentenza, stabiliscono i giudici amministrativi, deve ora essere "notificata alle parti, alla presidenza del Consiglio dei ministri e ai presidenti della Camera e del Senato".
INCERTE COPPIE E CENTRI, RICORSI DI MASSA - Coppie e medici nell'incertezza: centinaia di telefonate sono arrivate alle associazioni che si occupano di fecondazione assistita e si preannunciano ricorsi di massa e richieste di rimborso da parte di chi e' andato all'estero per avere un figlio con la fecondazione assistita, a causa dei limiti importi dalla legge italiana. La sentenza del Tar del Lazio che ha annullato le linee guida per eccesso di potere rispetto alla legge nella parte in cui si vieta la diagnosi preimpianto, ha lasciato in una situazione di fermo le strutture che in queste ore stanno cercando di capire, con l'aiuto degli uffici legali, come comportarsi. La domanda e' quella se accogliere o meno le richieste delle coppie di sottoporre gli embrioni da impiantare ai test genetici, procedura vietata dalle linee guida.
Le telefonate di coppie arrivate da questa mattina alle associazioni che hanno promosso il ricorso al Tar chiedono, ha spiegato Filomena Gallo, Legale delle associazioni Amica Cicogna onlus e L'altra cicogna onlus, cosa fare, ora che la sentenza avrebbe aperto alla possibilita' di sottoporre gli embrioni alle indagini preimpianto. 'A chiamare sono coppie che stanno gia' tentando di avere un bambino in qualche centro all'estero e ci chiedono se e' possibile restare in Italia. Altre coppie, che non hanno i soldi per andare all'estero, ora vogliono sapere se le condizioni sono cambiate.
Noi rispondiamo che i centri possono fare diagnosi preimpianto, non comporta nessun reato alla luce della legge 40'.
'Di fronte ad una donna con il rischio di concepire un figlio con una malattia genetica, a queste condizioni normative, le direi di andare all'estero' ha invece spiegato da Bologna il ginecologo Carlo Flamigni, uno dei padri della fecondazione assistita, componente del Comitato Nazionale di Bioetica. La sentenza, ha spiegato, 'ha aperto uno spiraglio ma ancora la porta non e' aperta e, a queste condizioni, la questione della diagnosi preimpianto non e' risolta'.
Che la sentenza abbia scatenato una situazione di rottura lo dimostra anche l'annuncio che centinaia di pazienti si sarebbero decisi a chiedere un rimborso e a portare i loro casi in tribunale. E gia' da domattina alcuni gruppi partiranno con la diagnosi preimpianto, hanno reso noto Alessandro Di Gregorio, del centro Artes di Torino, e Luca Gianaroli, direttore scientifico del Centro Sismer (Societa' Italiana Studi di Medicina della Riproduzione) di Bologna.
Anche all'ospedale microcitemico di Cagliari i pazienti attendono di capire se e' possibile ottenere le diagnosi preimpianto e molte coppie si sono presentate in ospedale o hanno chiamato. Giovanni Monni, presidente dell'Aagoi (i ginecologi ospedalieri) e primario della struttura sarda, ha spiegato che ora sara' necessario del tempo anche per riorganizzare il servizio di diagnosi. I macchinari, i reagenti e l'organizzazione del laboratorio non puo' infatti essere improvvisato dopo tre anni di fermo. 'Chi sostiene che la diagnosi pre-impianto ora è possibile mente sapendo di mentire.
Intanto il Centro 'Warm' (World association of reproductive Medicine) di Roma, diretto dal professor Severino Antinori, e' pronto per dare avvio all'iter che portera' alla diagnosi pre-impinanto, laddove necessario, di embrioni di donne che si sottoporranno alla fecondazione assistita nelle prossime settimane. Lo ha annunciato lo stesso Antinori, sottolineando che dalla comunicazione della sentenza del Tar che ha annullato le linee guida della legge 40, sono 'centinaia' le richieste di diagnosi arrivate al Centro.
'Le prime diagnosi pre-impianto saranno eseguite ad aprile o maggio - ha detto Antinori che ha annunciato nuove azioni legali anche contro la regione per mancanza di controlli - perche' le pazienti vanno preventivamente visitate e sottoposte a stimolazioni, per poi arrivare alla fecondazione assistita'. In questo modo, ha sottolineato l'esperto, 'pioniere' delle tecniche di fecondazione, si arrivera' 'finalmente a dare uno 'stop' ai tanti viaggi della speranza all'estero per effettuare tali esami'. Ad oggi, ha precisato, 'sono circa 280 i bambini che nascono da fecondazione assistita nel nostro Centro ogni anno e 200 sono le richieste l'anno di diagnosi pre-impianto che ci arrivano ma, dal momento che la legge vietava tale diagnosi, le coppie venivano indirizzate al Centro Warm in Turchia, con cui siamo in stretto contatto'. La prima 'in lista' al Centro Warm, ha affermato Antinori, e' una donna di Latina che si sottoporra' a fecondazione assistita e richiede la diagnosi pre-impianto poiche' ha avuto due gravidanze con feti nati morti per fibrosi cistica. La diagnosi pre-impianto, in vari casi, ha sottolineato l'esperto, 'e' dunque essenziale e per questo lancio un appello a Livia Turco affinche' emani al piu' presto le nuove linee guida'. Resta pero' il problema dei costi elevati, dal momento che tali esami possono costare fino a 4-5.000 euro. Da qui l'annuncio da parte degli avvocati dell'associazione di una diffida al ministero della salute affinche' tali esami siano inclusi nei livelli essenziali di assistenza.
Con la sentenza del Tar, ha commentato Antinori, 'ha trionfato la giustizia, mentre ha fallito la politica. Questa sentenza ha cioe' evidenziato che la legge 40 e' una sorta di 'pastrocchio' ed oggi c'e' ancora il Far-West, anche perche' le regioni non effettuano i controlli sui centri come invece la legge prevede'. Per questo, ha concluso Antinori, 'ho intenzione di querelare la Regione Lazio per mancato controllo sui centri'.
APPELLO DI ASSOCIAZIONI E SOCIETA' SCIENTIFICHE AL MINISTRO TURCO: SUBITO LINEE GUIDA LEGGE 40 - Subito le linee guida della legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita. L'Associazione Madre provetta e numerose altre che si occupano di fecondazione assistita scrivono una lettera al ministro della Salute Livia Turco per chiederle di "emanare il decreto ministeriale per sostituire, dopo tre anni, le linee guida illegittime. Non lo chiederemo a un altro Governo, lo chiediamo oggi a lei. La salute della donna e del bambino in questo Paese sono ancora nelle sue mani", scrivono a poche ore dalla sentenza del Tar del Lazio che ha bocciato alcuni punti salienti delle prime linee guida, e che ha rinviato all'esame della Corte Costituzionale la stessa legge 40.
"Da tempo - ricordano le associazioni nella lettera dal tono amichevole - ci conosciamo e lei conosce le nostre istanze, una per una. Nel corso del suo mandato ha ricevuto i nostri contributi, che le chiedevano un aggiornamento delle linee guida della legge 40, con motivazioni profonde, articolate, scientifiche, giuridiche e umane. Le sentenze dei tribunali di Cagliari, Firenze, e in questi giorni quella del Tar del Lazio - ribadiscono Madre provetta e le altre - hanno chiarito alcuni aspetti giuridici fondamentali. La diagnosi genetica sull'embrione dev'essere permessa - invocano - perche' la legge 40 non la vieta e perche' anche il codice deontologico dei medici, nonche' le convenzioni internazionali che l'Italia ha ratificato, ci parlano di un rapporto di cura basato sulla migliore arte medica, su un'informazione corretta e aggiornata, dovuta al paziente".
La posizione sostenuta dalle associazioni che si sono rivolte al ministro e' che "la coppia ha il diritto di conoscere lo stato di salute dell'embrione, soprattutto se c'e' un grave rischio di trasmissione di patologie genetiche o cromosomiche, che causano aborti spontanei ripetuti". Come se non bastasse, i rappresentanti del 'partito' contrario all'attuale legge ne ricordano i risultati, contenuti nella relazione che lo stesso ministro ha fatto al Parlamento.
Una relazione che, dicono, ha evidenziato che "questa legge fa del male alle donne e al nascituro.
Sa - si rivolgono a Turco - che i parti gemellari e trigemellari sono aumentati, in modo preoccupante, a causa dell'obbligo assurdo di trasferire tutti gli embrioni prodotti contemporaneamente, senza ragionare sulle conseguenze".
'Inoltre lei sa, caro ministro, che l'infertilita' non e' solo quella di chi ha una diagnosi certa, ma e' infertile anche chi non puo' responsabilmente concepire un figlio perche' affetto da patologie virali gravi o da malattie genetiche, che lo ucciderebbero. Anche queste coppie sono 'infertili'. Oggi - concludono - quelle coppie potrebbero diventare genitori utilizzando le tecniche di fecondazione assistita, ma la legge 40 non e' chiara su questo punto. Lei puo' fare chiarezza".
A firmare la lettera Madre provetta onlus; L'Altra cicogna onlus; Amica cicogna onlus; Cerco un bimbo; Sos infertilita' onlus; Hera; Un bambino.it; Mammeonline; Acar per le malattie esostanti e la sindrome di Ollier.
E'urgente rivedere le linee guida della legge 40 sulla fecondazione artificiale tenendo conto delle valutazioni di associazioni di pazienti e societa' scientifiche: lo dichiarano in una nota le societa' scientifiche di medicina della riproduzione (Sidr, Sios, Sifes e Mr, Cecos, Sifr, Sierr). alla luce della situazione che si e' creata in seguito alla sentenza del Tar del Lazio.
Le societa' scientifiche, si legge nella nota, 'intendono esprimere una valutazione positiva della recente sentenza del Tar Lazio che, facendo seguito alle due recenti sentenze di Cagliari e Firenze, pone all'attenzione di tutta la classe politica l'urgente necessita' della revisione delle linee guida della legge 40/2004 in materia di procreazione assistita'. La sentenza del Tar del Lazio, rilevano le societa' scientifiche 'intende in primo luogo ripristinare i diritti dell'utenza, che ritiene lesi da numerosi passaggi delle linee guida stesse e potenzialmente dalla legge stessa . E' pertanto auspicabile - concludono - che il legislatore, per il futuro, nella definizione delle nuove linee guida di una legge in materia sanitaria voglia tener conto delle istanze delle Associazioni dei pazienti nonche' delle indicazioni delle societa' scientifiche'.
COMMENTI
"Era inapplicabile, a meno di non fare uno scempio sul corpo delle donne e sul futuro dell'embrione". Una entusiasta Alessandra Mussolini, europarlamentare di Alternativa Sociale e segretario nazionale di Azione Sociale, commenta a caldo la decisione.
Questa iniziativa, prosegue, "era scelleratamente ideologica", a portarla avanti sono state "persone che non capivano la delicatezza delle questioni trattate, poiche' non venivano garantite ne' la salute della donna, ne' il futuro embrione".
"Mi auguro- conclude Mussolini- cio' faccia riflettere chi di dovere, e' un segnale importante".
"Siamo felici. L'eliminazione delle linee guida e' gia' un grosso successo". Si esprime cosi' Rossella Bartolucci, presidente dell'associazione Sos infertilita', sulla bocciatura del Tar. "Le linee guida peggiorano la legge. Il loro annullamento aiutera' tante coppie".
"Un fatto positivo, molto serio e prevedibile che ora pone un serio problema di costituzionalita' della legge 40". Questo il commento di Stefania Prestigiacomo, deputata di Forza Italia ed ex ministro delle Pari opportunita' nel governo Berlusconi.
"Ritengo- spiega Prestigiacomo- che occorra al piu' presto mettere mano alla legge sulla fecondazione, perche' i tanti ricorsi dimostrano la sua palese incostituzionalita'".
'Rinnovo l'appello al ministro della Salute Livia Turco, affinche' emani immediatamente le nuove linee guida sulla legge 40 sulla fecondazione assistita'. A chiederlo e' Donatella Poretti, deputata della Rosa nel pugno e segretaria della Commissione Affari sociali della Camera.
'Questa sentenza - afferma la Poretti - si aggiunge ad altre due importanti pronunciamenti dei tribunali di Cagliari e di Firenze, che di fatto hanno anch'essi considerato illegittimo il divieto della diagnosi preimpianto. A colpi di sentenze, non risultano pertanto piu' valide le attuali linee guida, oltre che per i pronunciamenti di tre tribunali, anche per il fatto che le stesse risultano scadute dallo scorso agosto'.
Insieme ai capigruppo Luigi Cancrini (comunisti Italiani), Daniela Dioguardi (Rifondazione Comunista), Tommaso Pellegrino (Verdi) e Katia Zanotti (Sinistra Democratica), Poretti aveva presentato una interrogazione urgente per sollecitare l'intervento del ministro della Salute in merito all'aggiornamento delle linee guida sulla legge 40. "La legge sulla procreazione medicalmente assistita prevede che queste vengano aggiornate almeno ogni tre anni, e il termine risulta scaduto dallo scorso agosto", spiega Poretti. "Nonostante il ministro della Salute abbia gia' acquisiti i pareri tecnici dell'Istituto superiore di sanita' e del Consiglio superiore di sanita', delle linee guida -scadute non solo temporalmente secondo la legge, ma anche per sentenze di tribunale- se ne sente parlare solo sui giornali o su dichiarazioni stampa fatte dal ministro". "La crisi politica di queste ore rende ancora piu' urgente l'intervento del ministro Livia Turco, se il decreto e' pronto lo emani per il rispetto delle coppie e dei pazienti che per poter aver garantito il diritto alla salute devono altrimenti ricorrere alle aule di giustizia, o all'estero, invece che ai centri specializzati di fecondazione assistita italiani."
'Con la pronuncia del Tar del Lazio, cresce la giurisprudenza che considera illegittima la proibizione della diagnosi pre-impianto: e' un fatto molto importante per la civilta' del nostro Paese, perche' i divieti sulla diagnosi pre-impianto limitano fortemente, di fatto, la lotta contro gravi patologie genetiche quali l'anemia mediterranea e la fibrosi cistica. Mi auguro che l'accoglimento di questo ricorso e l'eccezione di costituzionalita' sulla normativa pongano nuovamente all'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica le contraddizioni e le iniquita' della legge sulla fecondazione assistita'. Lo dichiara, in una nota, Giulia Rodano, consigliere regionale di Sinistra Democratica.
"Una sentenza che non capiamo. E' davvero anomalo che il Tar del Lazio si pronunci su una legge ampiamente votata dal Parlamento e sulla quale pesa il risultato del referendum. No quindi a cambiamenti della legge 40". Lo afferma Wanda Ciaraldi, responsabile bioetica dell'Udeur.
"Questa legge sta dimostrando di funzionare. Quindi non capiamo perche' un tribunale amministrativo debba intervenire. Il Parlamento ha legiferato, gli italiani non sono andati a votare, autorevoli scienziati hanno condiviso l'impianto del provvedimento -conclude Ciaraldi- Siamo contrari quindi a una revisione della legge 40, soprattutto attraverso le linee guida".
"Non credo proprio venga leso il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione". E' sorpreso l'ex ministro della Salute Girolamo Sirchia di fronte alla notizia che il Tar del Lazio ha accolto il ricorso sulle linee guida sulla fecondazione assistita e ha chiesto alla Consulta un parere sulla costituzionalita' della legge 40.
"Vediamo cosa decidera' la Corte Costituzionale - afferma all'Adnkronos Salute Sirchia, a capo del dicastero della Salute quando furono emanate le linee guida, dopo la travagliata approvazione della legge 40 - perche' si tratta di materie delicate e di certo io non sono un costituzionalista. Ma mi pare giusto ricordare che la legge 40 non e' un provvedimento che mira a conservare la salute, quanto a normare la possibilita' di avere un figlio". Sul numero di embrioni impiantabili in utero, non piu' di tre, Sirchia ci tiene a precisare "che in Italia si e' creato uno scandalo di fronte a questo limite, ma molti Paesi hanno preso decisioni simili".
La sentenza del Tar del Lazio dovra' essere un motivo in piu' perche' siano emanate quanto prima le nuove linee guida della legge 40. Lo ha detto il presidente dell'associazione che riunisce i centri di fecondazione artificiale (Cecos), Andrea Borini.
'Adesso e' piu' che mai evidente che le linee guida devono essere modificate', ha osservato Borini. 'Mi auguro - ha aggiunto - che il ministro della Salute emani immediatamente le linee guida, senza ulteriori esitazioni perche' la diagnosi preimpianto in Italia possa essere finalmente possibile'. Al momento, secondo Borini, non e' cosi' cemplice dire che dopo questa sentenza la diagnosi sull'embrione prima del trasferimento in utero sia possibile. 'Certamente - ha rilevato - ci troviamo in una situazione in cui i politici si sono accorti che la legge 40 ha dei problemi importanti, che vanno a ledere i diritti dei cittadini, indipendentemente dall'etica e dalla religione'. Che le linee guida annullate dal Tar del Lazio dovessero essere modificate era evidente, secondo il presidente dei Cecos, gia' dopo le sentenze dei tribunali di Cagliari e di Firenze, che avevano dato il via libera alla diagnosi preimpianto per due coppie portatrici di una malattia genetica.
Adesso e' iniziato il conto alla rovescia in attesa delle nuove linee guida, che secondo Borini dovranno contenere sia il permesso di ricorrere alla fecondazione artificiale anche per le coppie non infertili ma portatrici di malattie infettive come Aids ed epatite C, sia il via libera alla diagnosi preimpianto per le coppie portatrici di malattie genetiche, come talassemia e fibrosi cistica.
"L'aver almeno insinuato il dubbio della costituzionalita' della legge 40 e' un bel modo per festeggiare oggi la nostra costituzione". Lo dice Monica Soldano, presidente dei Madre Provetta, una delle associazioni che ha fatto ricorso al Tar.
"Non ci piace la via giudiziaria- precisa Soldano- ma ci siamo stati costretti". E chiama in causa il ministro Livia Turco: "Ora la parola torni alle istituzioni: Turco deve dare urgentemente una risposta con le nuove linee guida". Che, sottolinea la presidente di Madre provetta, "devono essere adeguate alla sentenza del Tar".
La diagnosi preimpianto degli embrioni, di fatto, "in Italia viene effettuata. Basta leggere bene la legge 40, che vieta questa pratica a scopi eugenetici ma non ai soli fini osservazionali. Percio' se una donna la richiede e ottiene un risultato per lei non accettabile, nessuno la puo' obbligare a ricevere l'impianto dell'embrione". Claudio Giorlandino, presidente della Societa' italiana di diagnosi prenatale e medicina materno fetale (Sidip) commenta cosi'.
"Forse non serviva il Tar del Lazio per mettere l'accento su questa questione; resta il fatto che e' una sentenza apprezzabile, che ora la Consulta non potra' che ratificare".
"Lo stop del Tar del Lazio alla linee guida sulla fecondazione medicalmente assistita in ordine al problema della diagnosi pre-impianto e il contestuale rinvio alla Consulta della legge 40 costituisce l'ennesimo 'incidente giudiziario' di una legge incongruente e ideologica". E' quanto afferma il presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia, Benedetto Della Vedova.
"Il Parlamento e il Governo, questi, o come spero, i successivi - sottolinea in una nota - al di là e prima della sentenza della Consulta dovranno porre mano alla legge 40 e alle sue norme di attuazione, per renderle almeno coerenti con le disposizioni della legge 194. In Italia, o si 'rilegalizza' (come ritengo logico) la diagnosi pre-impianto sugli embrioni, oppure si abolisce la diagnosi prenatale in gravidanza. Che non sia possibile selezionare gli embrioni da impiantare - conclude Della Vedova - ma sia possibile l'aborto terapeutico è una contraddizione logicamente insanabile".
"La sentenza del Tar del Lazio che boccia le linee guida sulla legge 40 in materia di procreazione medicalmente assistita e' un fatto positivo, che rida' speranza a migliaia di donne e di coppie". Lo dice Colomba Mongiello (Pd).
"E' chiaro che la legge 40 presenta aspetti fortemente problematici e incostituzionali- sottolinea la senatrice Mongiello-. Il divieto di diagnosi pre-impianto e l'obbligo di impiantare tutti e tre gli embrioni prodotti hanno di fatto ridotto le nascite ottenute con le tecniche di procreazione nel nostro Paese e causato sofferenze alle donne". La verita', conclude Mongiello, "e' che la legge 40 andrebbe cambiata, ed e' quindi positivo che il Tar del Lazio abbia chiesto un pronunciamento della Consulta".
"La sentenza odierna del Tar del Lazio, che accoglie il ricorso presentato da alcune associazioni contro la legge 40, è l'ennesimo atto che certifica l'inadeguatezza giuridica e scientifica della normativa sulla fecondazione assistita". Lo dichiara Silvana Mura, deputata di Idv.
"Una legge che crea ulteriori difficoltà alle coppie sterili che vorrebbero avere figli, invece di agevolarle - prosegue Mura - mi auguro che non si voglia attendere un'ulteriore sentenza contro la legge 40 per porre mano ad una seria modifica ad iniziare dalle linee guida".
"E' una grande vittoria della giustizia italiana, e per migliaia di coppie che potranno fare le diagnosi preimpianto qui da noi e non piu' all'estero. Ora chiedo le dimissioni del ministro Livia Turco, ingannatrice delle coppie italiane, che ha promesso in campagna elettorale di modificare le linee guida e che in due anni non ha fatto niente". E' un fiume in piena il ginecologo Severino Antinori, presidente della Warm. "Domani - annuncia Antinori all'Agi - sotto al ministero della Salute faremo una grande manifestazione con migliaia di coppie contro l'ignavia del ministro Turco: non abbiamo piu' bisogno di lei, sara' direttamente la Consulta a eliminare la legge". Secondo Antinori, che si considera "un pioniere della fecondazione assistita", la cancellazione della legge "ridurra' anche il numero degli aborti, consentendo una piu' attenta valutazione in sede di preimpianto. Da domani - annuncia - finalmente potremo riprendere a effettuare diagnosi genetiche preimpianto, vietate in maniera illegittima dalle linee guida di una legge iniqua".
La diagnosi preimpianto, sino a oggi vietata dalle linee guida della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, "potra' essere fatta gia' da domani perche' la sentenza del Tar del Lazio ha effetto immediato".
A spiegarlo e' Filomena Gallo, avvocato e presidente di Amica Cicogna, tra le associazioni che hanno fatto ricorso al tribunale amministrativo.
"Gia' da domani - spiega Gallo - molte coppie che avevano rinunciato alla possibilita' di avere un figlio, perche' portatrici di una qualche malattia, potranno esaudire il loro desiderio. Tantissime mi stanno chiamando in lacrime, e sono lacrime di gioia e commozione.
Finalmente - incalza Gallo - viene ripristinata la legalita' in Italia, e viene messo fine a una gravissima discriminazione. Quella tra poveri e ricchi sancita dalla legge 40, 'grazie' alla quale solo le coppie abbienti potevano recarsi all'estero per sottoporre l'embrione alla diagnosi preimpianto. Le altre erano costrette a rinunciare alla possibilita' di avere un figlio".
I giudici - aggiunge la presidente di Amica Cicogna - stanno adempiendo ai compiti della politica, una politica che non ci ha difesi". Gioia e grande soddisfazione, inoltre, anche per la decisione del Tar del Lazio di chiedere alla Consulta un parere sulla costituzionalita' della legge 40. "Ora - conclude Gallo - speriamo che la Corte costituzionale possa infliggere un'altra sconfitta a questa brutta legge, dandole il colpo di grazia che merita".
"La legge 40 in molte delle sue parti non si basa sulle conoscenze scientifiche ma e' il frutto di mediazioni culturali e politiche. Per questo, nella sua applicazione, incontra numerosi ostacoli ed alla fine sono i tribunali che intervengono". Lo afferma Ignazio Marino, presidente della commissione Sanita' del Senato. "E' l'ennesima prova- continua Marino- della necessita' di intervenire sulla parte della legge che lo consente, ovvero sulle linee guida che sono rivedibili ogni tre anni, concepite proprio per adattare l'applicazione della legge ai progressi scientifici". Il compito spetta al ministero della Salute che "da tempo sta lavorando in maniera molto accurata ed approfondita.
Siamo in attesa- dice il presidente della commissione Sanita'- da alcuni mesi che le linee guida vengano rese pubbliche e spero lo saranno in tempi molto rapidi".
Secondo Marino la situazione attuale si puo' migliorare: per esempio oggi e' possibile congelare con ottimi risultati l'ootide, ossia l'oocita dopo l'ingresso dello spermatozoo, nel momento in cui i due patrimoni genetici del padre e della madre non si sono ancora fusi e non esiste un nuovo Dna. "Qualunque sia la convinzione culturale e religiosa, non credo si possa immaginare che vi sia una nuova persona se non vi e' un nuovo Dna- spiega- Non sarebbe dunque piu' in discussione il congelamento dell'embrione e, inoltre, si risolverebbe il problema di dover sottoporre piu' volte le donne alle stimolazioni ormonali e diminuirebbero i parti plurigemellari perche' il medico potrebbe decidere su base scientifica quanti ootidi utilizzare secondo le condizioni cliniche della donna".
Per quanto riguarda la diagnosi preimpianto, conclude Marino, "va evidenziata l'incongruenza della legge, che vieta la diagnosi genetica dell'embrione fecondato e al tempo stesso non puo' obbligare la donna a sottoporsi all'impianto dell'embrione stesso, ma a mio avviso- conclude- per poter modificare questa parte della legge e' comunque necessario un lavoro parlamentare".
"La decisione del Tar del Lazio e' l'ultimo di una serie di pronunciamenti contro le linee guida della legge 40, ormai manifestamente ingiusta e dannosa". Lo dichiara Emilia De Biasi, del gruppo Pd-Ulivo.
"Vi sono i presupposti sociali e giuridici che consentono l'emanazione delle nuove linee guida su cui da tempo il ministro Turco sta lavorando- aggiunge de Biasi- Con la sentenza del Tar del Lazio si riconferma l'assurdita' della proibizione della diagnosi preimpianto, che rappresenta invece una forma di prevenzione dell'aborto terapeutico. Non ci stancheremo di dire che modificare la legge 40 sarebbe un atto di civilta', di rispetto delle persone e del loro desiderio di genitorialita', in favore della ricerca scientifica che oggi offre inediti strumenti di contrasto alla sterilita'".
"Ottima la decisione del Tar del Lazio che boccia le linee guida sulla legge 40 varate dal governo Berlusconi, linee guida che sono piu' restrittive e oscurantiste della legge. Adesso subito nuove linee guida 'rischiarate dalla ragione' al fine di riconoscere alle donne quei diritti che ogni Stato laico e democratico dovrebbe riconoscere". Lo dichiara il ministro della Solidarieta' Sociale Paolo Ferrero.
"Stupore e ponderata perplessita'" da parte dell'associazione Scienza & Vita sulle interpretazioni date alla sentenza del Tar del Lazio che interviene sulle Linee guida della Legge 40. "L'esclusione da parte del Tar del Lazio della cosiddetta diagnosi di tipo osservazionale sull'embrione (assolutamente non invasiva)- precisa l'associazione- aprirebbe la porta, secondo i sostenitori del ricorso, alla diagnosi genetica preimpianto che, come la letteratura scientifica ampiamente documenta, e' essa stessa causa di gravi danni per l'embrione. Va comunque detto che proprio per queste ragioni nella sentenza del Tar non c'e' traccia alcuna di un via libera alla diagnosi preimpianto".
La diagnosi genetica preimpianto, precisa ancora Scienza & Vita, a sua volta "finisce con il legittimare la selezione a scopi eugenetici degli embrioni che e' espressamente vietata dalla stessa legge 40. Di qui un corto circuito che il legislatore non puo' consentire". Questo il giudizio di Scienza & Vita che individua in questa sentenza una sorta di "strategia giudiziaria a sostegno di quei settori politici e associativi che sin dal primo momento non hanno accettato la difesa del concepito come soggetto titolare di diritti e il bilanciamento delle tutele fra la madre e il concepito, principi di straordinaria civilta'".
A questo punto, conclude Scienza & Vita, e' comunque "impensabile che il ministro della Salute possa emanare le nuove Linee guida della legge 40 senza attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale, come e' espressamente richiesto dal Tar del Lazio".
"La decisione del Tar del Lazio e' l'ennesima dimostrazione delle ragioni di tutti coloro che hanno sostenuto con forza il referendum: la concreta applicazione della legge che regola la procreazione medicalmente assistita, infatti, sta rivelando gli errori e le contraddizioni che la viziano". Lo dichiara Giulia Bongiorno, deputato di Alleanza nazionale e avvocato penalista.
"E' impossibile sanare le storture di questa legge e colmarne le lacune - continua Bongiorno - e occorre una nuova disciplina che dia all'embrione quella tutela che questa legge non assicura minimamente".
"La decisione del Tar del Lazio che ha annullato per eccesso di potere le linee guida sulla fecondazione medicalmente assistita e' una buona notizia". Lo afferma Margherita Boniver, deputata di Forza Italia.
"Verrebbe cosi' a cadere - aggiunge - una delle tante interdizioni di cui e' infarcita la legge 40, ispirata piu' da principi ideologici ed inapplicabile in molte delle sue parti".
"Questo serve a dare speranza - conclude la Boniver - a quelle migliaia di coppie italiane che si sottopongono ad interventi, lungi, dolorosi, costosi ed anche umilianti pur di avere la gioia di essere genitori".
"La ministra Turco presenti subito le nuove linee guida della legge 40". Lo dichiara Daniela Dioguardi, capogruppo di Rifondazione comunista in commissione Affari Sociali alla Camera. "La sentenza del Tar del Lazio che considera illegittima la proibizione della diagnosi pre-impianto, e la questione di costituzionalita' sollevata- spiega Dioguardi- rilanciano con urgenza la necessita' di procedere ad una sostanziale revisione di una legge palesemente fallimentare e iniqua che colpisce le donne e il loro diritto ad avere figli".
Dalla sua entrata in vigore, aggiunge la deputata del Prc, "la legge sulla fecondazione assistita non ha prodotto nessun risultato se non quello di ridurre le possibilita' di avere figli per le coppie sterili e di fomentare il triste fenomeno del "turismo della provetta". Le nuove linee guida, conclude, "sono quanto mai urgenti, ma se vogliamo eliminare gli aspetti piu' disumani della legge 40 bisogna procedere ad una sua sostanziale modifica".
"Ora il ministero della Salute prenda atto al piu' presto della sentenza del Tar del Lazio che ha bocciato le linee guida della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita e rinviato la norma alla Corte Costituzionale".
Questo il commento dell'avvocato Erminio Striani, che ha condotto la battaglia legale per conto della Warm. "Una bella soddisfazione per il riconoscimento dei nostri sforzi nell'interesse della collettivita'. Il Tar del Lazio - spiega Striani all'Adnkronos Salute - oggi ha dato una nuova visione della legge 40 piu' conforme alle esigenze della societa'".
Ora si apre un periodo di incertezza normativa. "La legge 40 continua a essere in vigore in attesa del pronunciamento della Consulta. Nel frattempo - aggiunge Striani - la sentenza del Tar fornisce un indirizzo a cui dovrebbe uniformarsi il ministero della Salute nell'emanazione delle nuove linee guida. A meno che - prosegue - non intenda impugnare la sentenza al Consiglio di Stato. Ma - rileva - nel frattempo le decisioni dei magistrati amministrativi non sono immediatamente esigibili dai cittadini".
In pratica, conclude Striani "non e' che domani si possa andare in un centro di procreazione medicalmente assistita e, con la sentenza in mano, si possa esigere dal medico la diagnosi preimpianto o la crioconservazione. Non e' una sorta di cambiale con cui presentarsi alla banca".
"La decisione del Tar del Lazio sulle linee guida della legge 40 e' da accogliere con favore, perche' supera l'arretratezza e l'oscurantismo che avevano ispirato l'azione del precedente governo". Lo dice in una nota la deputata dei Verdi, Paola Balducci.
Ora, aggiunge, "bisogna sedersi attorno a un tavolo e apportare quei necessari miglioramenti alla legge 40 in grado di venire, in concreto, maggiormente incontro alle esigenze delle donne", senza che, conclude Balducci, "pregiudizi ideologici possano continuare a produrre dannose ingerenze".
"Confermiamo il nostro si' alla legge 40 che tutela l'embrione e riteniamo che prima di intervenire sulle linee guida serva attendere la sentenza della Corte Costituzionale, richiesta dallo stesso Tribumale Amministrativo". Lo affermano in una nota congiunta le senatrici del Pd Emanuela Baio e Paola Binetti, che aggiungono: "La legge e' rivolta alle coppie sterili e intende affrontare i problemi di procreazione di chi vive la difficolta' o l'impossibilita' di avere un figlio. Non si rivolge alle coppie portatrici di patologie particolari".
"Per queste coppie - sostengono le parlamentari - e' importante accogliere il loro desiderio di avere un figlio. Oggi, fortunatamente, la scienza ci offre dei risultati positivi. Siamo, per esempio, in grado di diagnosticare e curare a livello fetale patologie fino a poco tempo fa curabili solo dopo la nascita. Non e' con l'analisi pre-impianto dell'embrione che si puo' immaginare di affrontare e cercare di dare risposta a un problema cosi' complesso, dal punto di vista sia scientifico che etico".
Concludono Baio e Binetti: "Dichiariamo tutta la nostra volonta' e disponibilita' ad affrontare in modo completo, a livello parlamentare, i drammi e i problemi delle coppie con patologie di tipo genetico".
"Bene la decisione del Tar del lazio che ha bocciato le linee guida della legge 40. In particolare il Tar ha sollevato la questione di legittimita' costituzionale articolo 14 della legge 40, ritenendolo in contrasto con l'articolo 332 della Costituzione. Sono in particolare le questioni che noi avevamo ampliamente sollevato in nome dell'interesse della tutela della salute della donna, sia durante l'iter di approvazione della legge che durante la battaglia referendaria". Lo afferma la senatrice Loredana De Petris dei Verdi.
"Ora finalmente -conclude la senatrice- si riapre la questione della modifica della legge visto che comunque la Consulta si dovra' pronunciare sulla costituzionalita' di alcuni passi del testo.
Finalmente si ripare una speranza per tante coppie".
La sentenza del Tar del Lazio che ha annullato le linee guida per eccesso di potere rispetto alla legge nella parte in cui si vieta la diagnosi preimpianto, lascia in una situazione di fermo i centri, che in queste ore stanno cercando di capire, con l'aiuto degli uffici legali, come comportarsi, e cioe' se accogliere o meno le richieste delle coppie di sottoporre gli embrioni da impiantare ai test.
'Di fronte ad una donna con il rischio di concepire un figlio con una malattia genetica, a queste condizioni normative, le direi di andare all'estero' ha spiegato da Bologna il ginecologo Carlo Flamigni, uno dei padri della fecondazione assistita, componente del Comitato Nazionale di Bioetica. La sentenza, ha spiegato, 'ha aperto uno spiraglio ma ancora la porta non e' aperta e, a queste condizioni, la questione della diagnosi preimpianto non e' risolta'. In sostanza, secondo l'esperto, fintanto che la Corte Costituzionale non si sara' espressa sulla eventuale incostituzionalita' del limite massimo di formazione di tre embrioni, la questione dell'analisi genetica preimpianto sara' secondaria: 'per essere utile serve avere infatti piu' embrioni da analizzare'. Si e' creata quindi una situazione di 'grande incertezza' , in attesa delle prossime linee guida (sono gia' passati i tre anni dopo i quali debbono essere aggiornate per legge) e in attesa di un pronunciamento della Consulta, cosi' come richiesto dal Tar.
La legge sulla fecondazione "non solo andrebbe cambiata radicalmente, ma certamente andrebbero modificate le linee guida in conformità a sentenze come quelle del Tar e dei tribunali di Firenze e di Cagliari, che hanno ristabilito un minimo di stato di diritto nel nostro paese". Lo afferma la senatrice del Prc-Se Erminia Emprin, che sottolinea "la vocazione autoritaria e l'uso ideologico del potere che le destre hanno fatto in materia di fecondazione assistita. Le linee guida del governo Berlusconi sulla legge 40 sono ancora più restrittive della legge stessa e impediscono anche l'esercizio di quelle poche facoltà che persino la legge 40 consentiva alle donne e agli uomini".
'La sentenza del Tar del Lazio e' una ventata di aria fresca per il Paese in un momento in cui tutto sembra andare male'. Cosi' Rosaria Iardino, componente della Costituente del Pd e Presidente di Npd.
'Questo, infatti -ha aggiunto Iardino- rappresenta un segno di grande civilta' e di modernita'. Un ringraziamento particolare va fatto a mio avviso soprattutto alle Associazioni dei pazienti che si sono battute per ottenere questo risultato, proponendo il ricorso al Tar del Lazio. A questo punto -conclude- spero che la politica si renda conto che le stesse Associazioni dei pazienti dovranno essere coinvolte nella fase di ristesura della legge e da parte mia vigilero' e mi battero' nelle sedi opportune affinche' questo avvenga sin dall'inizio'.
"Non si puo' servire Dio e mammona, non si puo' dire no all'aborto e no pure alla diagnosi pre-impianto. La diagnosi fa evitare gli aborti perche' se la vietiamo in caso di malformazione rimane intatto il diritto di abortire".
Ad affermarlo e' il senatore Gianfranco Rotondi, segretario della Dc per le Autonomie.
"Ancora una volta la magistratura decide di fare politica con sentenze discutibili, soprattutto senza supporto e riscontro scientifico". Lo afferma la deputata Udc, Luisa Capitanio Santolini. "Su questioni come la vita umana e la salute- prosegue Santolini- andrebbe impedita la possibilita' di dare, come invece accade troppo spesso, interpretazioni strumentali e parziali della Costituzione, omettendo di considerare i supremi principi e valori umani cui non e' possibile rinunciare". Queste battaglie condotte dalla magistratura, continua l'esponente Udc, "appaiono in tutta la loro poco confortante chiave ideologica, perche' mirate a infliggere colpi mortali a una legge, la legge 40, valida e fruttuosa per la maggior parte di scienziati ed esperti". Inoltre, sottolinea l'esponente centrista, "spiace constatare come una certa stampa abbia dedicato molto piu' spazio a pareri del tutto ideologici a scapito delle opinioni di ben altro orientamento", peraltro, conclude, "prevalenti nel mondo scientifico, come nel caso specifico della discussione sull'invasivita' delle stimolazioni ovariche".
L'agenzia Fides critica duramente la sentenza del Tar del Lazio che 'boccia' la legge 40 sulla fecondazione assistita e ne annulla le linee in guida nella parte che vieta la diagnosi pre-impianto. In questo modo, scrivono don Nicola Bux e don Salvatore Vitello, 'si apre la porta all'eugenetica: alla selezione degli uomini in base alle loro qualita' genetiche'.
'La diagnosi pre-impianto - prosegue l'articolo - consentirebbe di 'selezionare la specie', scegliendo arbitrariamente di concedere o non concedere il 'diritto alla vita', in base a criteri detti 'medici', ma che, dietro lo schermo falso della medicina e della pieta', nascondono una massiccia dose di egoismo ed incapacita' di stare di fronte alla realta', il delirante desiderio di 'determinare l'altro''.
La Fides critica anche i 'balletti cultural-politici' sul tema della vita e quei politici, specialmente cattolici che 'non riconoscono chi ha atteggiamenti gravemente ambigui rispetto alla tutela della vita; chi, a giorni alterni, sembra voler dialogare ed esprime attenzione su temi tanto delicati e fondanti e, nella notte, tappezza le citta' di manifesti a difesa dell'aborto e della legge 194'.
"La sentenza del Tar del Lazio conferma le precedenti e consolida la giurisprudenza che ritiene illegittimo, per eccesso di potere, il divieto della diagnosi preimpianto dell'embrione nella fecondazione assistita". A dirlo e' Pierluigi Mantini, deputato del partito democratico.
"Una giurisprudenza assolutamente condivisibile sul piano delle argomentazioni giuridiche- aggiunge Mantini- e che deve essere recepita con un nuovo decreto da parte del governo".
Il sistema attuale "e' un'inutile crudelta' sul corpo delle donne essendo ammesso l'aborto, per gravi malformazioni del feto, che invece potrebbe essere evitato attraverso la diagnosi embrionale". Con la modifica normativa, continua l'esponente del Pd, "si riducono i casi di aborto e di cio' dovrebbero tenere conto, in modo oggettivo, tutti coloro che hanno cara la tutela massima del bene della vita". Il ministro Turco, conclude Turci, "fa bene a promuovere un dibattito per una riforma immediata sul punto".
"Invito il ministro Turco a porre fine alla situazione di illegalita', emanando immediatamente nuove linee guida". Lo chiede Marco Cappato, eurodeputato radicale e segretario dell'Associazione Luca Coscioni. "Nemmeno una eventuale crisi di governo sarebbe un buon motivo per sottrarsi a questa fondamentale responsabilita' di fronte a migliaia di coppie e di malati".
Secondo Cappato, il ministro della Salute "e' entrata nel quinto mese di ritardo rispetto al termine prescritto dalla legge per l'emanazione delle linee guida". Situazione "gia' di per se' insostenibile, e resa assolutamente intollerabile a seguito del pronunciamento del Tar del Lazio".
'La sentenza del Tar del Lazio, che boccia le linee guida della legge sulla fecondazione assistita, riapre la via alla indagine preimpianto'. Lo afferma Lanfranco Turci, vicecapogruppo alla Camera dei Socialisti e Radicali.
'Dopo la sentenza del tribunale di Firenze - prosegue l'esponente socialista - si tratta di un'ulteriore conferma della indifendibilita' di una norma che scarica il prezzo di una impostazione ideologica integralista sulla vita di coppie portatrici di gravi malattie genetiche, cui e' stato negato dopo la legge 40, il diritto umano e civile a non dover subire tragedie famigliari o il dramma dell'aborto terapeutico. Il ministro della Sanita' deve subito correggere le linee guida di cui anche il Tar ha riconosciuto la illegittimita'. Siamo fiduciosi che la Corte Costituzionale riconoscera' nel prossimo futuro - conclude il parlamentare del Partito socialista - anche la incompatibilita' dei divieti della legge 40 con i principi di liberta' e civilta' giuridica della nostra Corte Costituzionale'.
"Mi auguro che come in altri casi la giurisprudenza anticipi modifiche legislative che restituiscano alla donna il diritto di procreare senza il rischio di trasmettere alla creatura malattie genetiche, eliminando anche il rischio di aborto". E' l'auspicio della vicepresidente dei deputati Verdi, Luana Zanella, commentando la sentenza del Tar del Lazio. "La legge 40 e' scritta male e applicata peggio, a causa di linee guida che la rendono ancora piu' restrittiva e insensata".
'Le forzature e le strumentalizzazioni della sentenza del Tar del Lazio sulle linee guida della legge 40, gridate in ordine sparso, sembrano volte a forzare la mano al ministro Turco. In zona Cesarini si vorrebbe stravolgere una legge votata dal Parlamento e confermata da un referendum popolare'. Lo dichiara Elisabetta Gardini, parlamentare di Forza Italia.
Per la deputata azzurra 'contrariamente a quanto sostengono i paladini della deriva eugenetica, nella sentenza non c'e' nessun via libera alla diagnosi pre impianto. E' curioso - aggiunge - che gli stessi, pronti a criticare la legge sulla fecondazione medicalmente assistita, perche' a loro giudizio troppo prescrittiva e perche' non lascerebbe alcuno spazio di autonomia al medico, siano al medesimo tempo sostenitori dello studio sulle cure per i neonati fortemente prematuri, questo si' assolutamente prescrittivo'. La portavoce di Forza Italia critica il silenzio di Maura Cossutta, 'che ha seguito sia i lavori della commissione sulle cure per i neonati prematuri, sia lo studio sulla revisione delle linee guida della legge 40, che aveva a suo tempo frontalmente combattuto'. 'E' evidente - conclude - che l'utilizzo di criteri cosí opposti su temi tanto delicati e' l'ennesimo frutto avvelenato del solito accanimento ideologico'.
"Sto per presentare un disegno di legge per superare uno dei problemi piu' gravi della legge 40 e consentire finalmente l'accesso alla fecondazione assistita anche alle coppie portatrici di malattie ereditarie, estendendo la possibilita' di ricorso alla diagnosi pre-impianto". Lo annuncia la senatrice del Pd Vittoria Franco, presidente della Commissione Cultura di Palazzo Madama.
"La sentenza del Tar di ieri conferma la possibilita' di ricorrere alla diagnosi pre-impianto, che le linee guida dell'ex ministro della Salute Sirchia avevano di fatto cancellato, ma che la legge non nega esplicitamente - spiega Franco - Il problema fondamentale resta pero' che l'accesso alla fecondazione assistita e' consentito dalla legge 40 solo alle coppie con problemi di infertilita' e non a quelle che sono portatrici di malattie ereditarie, che piu' avrebbero bisogno della diagnosi pre-impianto".
"Per questo voglio presentare un disegno di legge che superi questo problema. Si tratta di un Ddl che potrebbe trovare un'ampia convergenza in Parlamento. La legge 40 e' inattuabile, piena di contraddizioni, come hanno dimostrato ormai molte sentenze civili e ieri quella del Tar: e' chiaro che andrebbe modificata. Nell'attesa, tuttavia - conclude Franco - confidiamo in questo Ddl e nelle nuove linee guida del ministero per chiarire almeno i punti piu' controversi".
'La decisione del Tar del Lazio e' l'ultimo di una serie di pronunciamenti contro le linee guida della legge 40/04, ormai palesemente sbagliata e ingiusta'.
Lo dichiara Amalia Schirru, del gruppo Pd-Ulivo. 'Vi sono i presupposti sociali e giuridici che consentono l'emanazione delle nuove linee guida su cui da tempo il ministro Turco sta lavorando' continua Schirru.
'Con la sentenza del Tar del Lazio - secondo Schirru - si riconferma per l'ennesima volta l'assurdita' della proibizione della diagnosi preimpianto. A Cagliari, gia' nel settembre dello scorso anno, con una sentenza del Tribunale, si autorizzo' la diagnosi preimpianto prima di procedere con le tecniche di fecondazione in vitro poiche' la madre era portatrice di talassemia, malattia molto diffusa in Sardegna'. Quest'ultimo pronunciamento, conclude l'esponente Pd, 'rappresenta quindi l'ennesima conferma di come sia ora necessario ribadire la revisione della legge 40/04, come atto di civilta', di rispetto delle donne e dei legittimi desideri della coppia di avere un bimbo sano, oltre che favorire la ricerca scientifica'.
"La decisione del Tar del Lazio sulle linee guida della legge 40 ancora una volta conferma come il Parlamento rischia di non essere piu' sovrano e che parte della magistratura invade pesantemente il campo sostituendosi anche alle evidenze scientifiche pur nel rispetto della liberta' dei cittadini". Ad affermarlo e' Domenico Di Virgilio, deputato di Forza Italia.
"La tutela della vita -conclude Di Virgilio- salvaguardata e al centro di tutte le dichiarazioni universali ed europee e del Comitato nazionale di bioetica, rischia di essere compromessa da conflitti scatenati da pura ideologia politica e da interessi settoriali".
"Mi auguro che la giustizia civile non agisca da grimaldello per scardinare i principi della legge 40 e aprire la fecondazione assistita all'eugenetica". E' quanto dichiara Barbara Saltamartini, coordinatrice nazionale del dipartimento pari opportunita' di An e membro dell'esecutivo nazionale di Alleanza nazionale.
"Gli italiani -prosegue Saltamartini- hanno espresso la loro volonta' in merito con un referendum e non e' facendo leva su tecnicismi che si puo' pensare di annullare la legittimita' di una consultazione popolare. Se si vuole aprire una discussione, la sede piu' opportuna e' il Parlamento e non certamente i tribunali".
Una 'decisione priva di fondamenti, perche' gia' a suo tempo la Corte Costituzionale aveva giuficato che le eccezioni di costituzionalita' alla legge 40 non sussistevano': commenta cosi' Olimpia Tarzia, vicepresidente della Confederazione italiana dei consultori cristiani.
'Si tratta di una sentenza - secondo la Tarzia - discutibile dal punto di vista tecnico ma, soprattutto, con ricadute gravissime dal punto di vista culturale e politico'. 'La legge 40 - spiega - ha fatto passi importanti in direzione della difesa del diritto alla vita, riconoscendo la soggettivita' del feto. In questo momento di positivo dibattito proprio sui temi della vita, mi sembra un passo indietro rimetterla in discussione'.
'La legge - conclude - e' chiara sul divieto di diagnosi pre-impianto e le linee guida non possono contraddirne l'impianto'.
"Soddisfazione per questa nuova sentenza del Tar che si pone in linea con quanto da sempre sostenuto dall'Associazione". Ad esprimerla e' la Consulta di bioetica a proposito della pronuncia del Tar del Lazio che annulla le linee guida della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita.
"La legge 40- aggiunge la nota della Consulta di bioetica- resta una pessima legge da abolire in gran parte". La nuova sentenza del Tar, conclude la nota dell'associazione, "e' un ulteriore passo in questa direzione e premia l'impegno delle associazioni che con fatica hanno promosso il ricorso. Benvenuta".
"La diagnosi genetica preimpianto, invocata dalle associazioni che hanno proposto il ricorso al Tar, mira a distruggere l'embrione ritenuto malato, non a salvarlo". Cosi' Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita.
"Resta intatto - sottolinea Casini - il limite dell'articolo 13 secondo cui le indagini genetiche sull'embrione possono essere effettuate solo per salvare la vita o la salute dell'embrione stesso.
Rimane percio' vietata l'indagine genetica richiesta dalle associazioni interessate ad allargare gli spazi di permissivita' della legge 40, e il ministro della Salute Livia Turco non potra' andare, nelle formulazione delle nuove linee guida, contro il dettato legislativo. Tant'e' che lo stesso Tar ha sentito il dovere di specificare che finche' la Consulta non si pronuncia la legge resta in vigore e il ministro deve applicarla".
Secondo il presidente del Mpv, "dalla lettura dei giornali che annunciano la caduta del divieto di diagnosi preimpianto per effetto della sentenza del Tar Lazio si ottiene un'idea molto falsata della situazione. Una falsita' aggravata dallo scopo di questi commenti diretti a premere sul ministro della Salute perche' formuli linee guida sulla Pma piu' permissive di quanto la legge 40 permetta. In verita' il Tar si e' limitato a eliminare dalle linee guida del precedente ministro la parola 'osservazionale', perche' ha ritenuto che l'indagine sulla salute dell'embrione in provetta fosse consentita dalla legge con strumenti diversi dal microscopio. Ma ha giustamente affermato che l'autorita' amministrativa non puo' violare la legge. La parola 'osservazionale' - conclude Casini - non si trova nella legge e dunque una volta cancellata sara' possibile usare anche mezzi diversi dal microscopio, sempre che il Consiglio di Stato, in appello, non riformi la decisione del Tar".
"Chiedo formalmente al Capo dello Stato, in qualita' di presidente del Csm, e al suo Vice di intervenire, aprendo procedimenti disciplinari che coinvolgano anche il Consiglio di giustizia amministrativa". A chiederlo e' la senatrice Maria Burani Procaccini, responsabile nazionale famiglie e giovani di Forza Italia.
Secondo Burani Procaccini, Giorgio Napolitano e Nicola Mancino dovrebbero intervenire di fronte all"'ennesima sentenza di un tribunale, stavolta quello amministrativo, che ribalta una legge di Stato, validata dalla Corte Costituzionale e da un referendum". Il tutto, secondo la senatrice azzurra, si tradurrebbe in "un atto di insubordinazione alle leggi e alla divisione dei poteri. Non spetta ai tribunali legiferare - incalza Burani Procaccini in una nota - ma solo applicare le leggi e, eventualmente, chiedere alla Consulta il pronunciamento di legittimita'".
Il continuo attentato alla potesta' parlamentare e alle prerogative della Corte - continua l'esponente forzista - dimostrano come ci sia un atteggiamento di vera e propria usurpazione dei poteri che andrebbe sanzionato come attentato alla Costituzione della Repubblica. Siamo stanchi - conclude - di assistere a questo continuo spettacolo di protagonismi giudiziari, che vanno bloccati nell'interesse supremo del popolo italiano".
"Prima il tribunale di Firenze, poi il Tar di Roma, hanno messo ancora una volta al centro del dibattito una questione di civiltà: le linee guida della legge 40 vanno riviste al più presto, tenendo conto di queste sentenze". Lo afferma l'eurodeputato del Partito Socialista Alessandro Battilocchio. "Auspico che da oggi - aggiunge l'eurodeputato - temi importanti come questo non siano più monopolio di chi considera l'etica sovraordinata al diritto, e cioè di quell'alleanza tutta italiana tra cattolici vari che è complice delle ormai sistematiche interferenze di un Vaticano rischia di far tornare indietro l'orologio della storia".
'Non si strumentalizzi la sentenza del Tar del Lazio per andare contro la Legge 40'. E' il commento di Dorina Bianchi (Pd), Vicepresidente della Commissione Affari Sociali di Montecitorio. 'La legge 40 -ha continuato Dorina Bianchi- ha avuto il grande merito di disciplinare un settore diventato un vero e proprio far-west, privo di regole e privo di tutela giuridica a difesa delle coppie e delle donne'.
'Sulle linee guida -ha concluso- ho gia' espresso critiche appena furono emanate dall'allora ministro della Salute Girolamo Sirchia e resto convinta sia giusto che si preveda la possibilita' di ricorrere alla diagnosi pre-impianto per quelle coppie portatrici di malattie genetiche gravi'.
'Presenteremo una diffida al ministero della Salute e alle Regioni perche' includano la diagnosi pre-impianto e le tecniche di fecondazione assistita nei livelli essenziali di assistenza Lea, rendendo cosi' tali prestazioni gratuite'. Lo ha annunciato l'avvocato Gianluigi Pellegrino, tra gli estensori del ricorso al Tar.
'Una volta accertato dal Tar che anche la diagnosi pre-impianto e' consentita dalla legge e che era illegittimamente negata dalle linee guida - ha spiegato Pellegrino - noi chiediamo con una diffida, rivolta sia al ministero della salute sia a ciascuna Regione, di inserire nei Lea l'intero 'pacchetto' delle prestazioni connesso alla fecondazione assistita e in particolare la diagnosi pre-impianto'. Infatti, ha sottolineato il legale, e' 'davvero assurdo che oggi, del tutto correttamente, l'interruzione volontaria di gravidanza sia nei Lea mentre non lo siano le prestazioni per la fecondazione assistita'.
La situazione di 'incertezza non tutela la salute dei cittadini'. Quindi e' necessario emanare 'con urgenza le nuove linee guida insieme alle associazioni di tutela dei cittadini'. Lo afferma Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato dopo la sentenza del tar che annulla le linee guida sulla legge 40 per la procreazione medicalmente assistita.
'Ci chiediamo - afferma l'associazione - chi prenderà in mano questa situazione in un momento di crisi politica e soprattutto chiediamo che, nella revisione delle linee guida, siano coinvolte le associazioni di tutela del diritto alla salute attraverso l'avvio di uno specifico tavolo di lavoro.
In questo momento perdura la situazione di disparità fra cittadini, fra chi ha i soldi e chi non ce li ha, tra cittadini sani e cittadini affetti da patologie croniche e/o rare, fra coloro che possono accedere alle cure all'estero e chi deve subire la trafila e l'incertezza del nostro paese. E questo ci sembra intollerabile'. Cittadinanzattiva, inoltre, annuncia che interverrà in sede legale per il riconoscimento, tra l'altro, dei danni alle coppie che hanno avuto gravidanze plurime, aborti e riduzioni embrionarie mettendo a rischio la vita e l'integrità psicofisica propria e dei nascituri, in base al principio della tutela della salute richiamato dagli articoli 32 e 13 della Costituzione.
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