Italia. La Tavola Valdese e la legge sulla fecondazione assistita
"La legge appena approvata sulla procreazione medicalmente assistita e' destinata a deludere proprio le attese delle persone interessate ad una razionale disciplina dei metodi e delle tecniche utili a soddisfare lanaturale esigenza di filiazione".
Lo afferma la Commissione per la bioetica della Tavola Valdese in un documento elaborato a commento della recente legge approvata in Senato, nel quale si rileva che serviva una legge minima in materia.
La commissione aggiunge che "non e' eticamente accettabile la completa subordinazione delle aspettative delle persone ad astratti diritti di un organismo vitale che ancora persona non e' (come avviene attraverso il divieto di creare un numero di embrioni superiori a tre e con l'obbligo di un unico e contemporaneo impianto); che in aperta contraddizione con la vocazione antiabortista dei promotori la legge costringe la donna a ricorrere a pratiche abortive nel caso di patologie che colpiscono l'embrione; che la legge favorira' quei cittadini che per soddisfare comunque il loro desiderio di genitorialita' si potranno permettere costosi viaggi all'estero; che la legge, anziche' disciplinare il contributo della medicina nell'assistere le persone infertili o impossibilitate a riprodursi, impedisce drasticamente -in nome di astratte ispirazioni ideologiche e religiose- l'esperienza della filiazione al di fuori del matrimonio e della convivenza (in modo particolare vietando l'uso a fini procreativi di gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente); che la legge, anziche' promuovere l'accesso responsabile a strutture adeguate, colpevolizza il desiderio di genitorialita' al di fuori dei rigidi limiti imposti con lo strumento della sanzione diffondendo cosi' l'idea della sterilita' e dell'infertilita' come destino e non come malattia da prevenire, curare e superare; che, come abbiamo sommessamente indicato con un messaggio ai gruppi parlamentari nel corso della precedente legislatura, uno Stato laico e pluralista non puo' farsi paladino di una concezione etico-religiosa della vita e del concepimento in contrapposizione ad altre; che, infine, solo con una legge "minima" un'attenta individuazione del livello di protezione dovuto all'embrione (attraverso, ad esempio, il divieto di pratiche di clonazione a fini procreativi) puo' contemperarsi con il bene primario della salute degli individui e, in particolare, della donna che sara' danneggiata dall'obbligo di sottoporsi a multiple e dolorose stimolazioni ovariche per ogni impianto embrionale".
Per questo "siamo disponibili ad offrire il nostro contributo per il cambiamento o l'eventuale abrogazione delle norme che rappresentano un'aperta violazione dei diritti alla salute e alla liberta' delle persone".
Lo afferma la Commissione per la bioetica della Tavola Valdese in un documento elaborato a commento della recente legge approvata in Senato, nel quale si rileva che serviva una legge minima in materia.
La commissione aggiunge che "non e' eticamente accettabile la completa subordinazione delle aspettative delle persone ad astratti diritti di un organismo vitale che ancora persona non e' (come avviene attraverso il divieto di creare un numero di embrioni superiori a tre e con l'obbligo di un unico e contemporaneo impianto); che in aperta contraddizione con la vocazione antiabortista dei promotori la legge costringe la donna a ricorrere a pratiche abortive nel caso di patologie che colpiscono l'embrione; che la legge favorira' quei cittadini che per soddisfare comunque il loro desiderio di genitorialita' si potranno permettere costosi viaggi all'estero; che la legge, anziche' disciplinare il contributo della medicina nell'assistere le persone infertili o impossibilitate a riprodursi, impedisce drasticamente -in nome di astratte ispirazioni ideologiche e religiose- l'esperienza della filiazione al di fuori del matrimonio e della convivenza (in modo particolare vietando l'uso a fini procreativi di gameti di soggetti estranei alla coppia richiedente); che la legge, anziche' promuovere l'accesso responsabile a strutture adeguate, colpevolizza il desiderio di genitorialita' al di fuori dei rigidi limiti imposti con lo strumento della sanzione diffondendo cosi' l'idea della sterilita' e dell'infertilita' come destino e non come malattia da prevenire, curare e superare; che, come abbiamo sommessamente indicato con un messaggio ai gruppi parlamentari nel corso della precedente legislatura, uno Stato laico e pluralista non puo' farsi paladino di una concezione etico-religiosa della vita e del concepimento in contrapposizione ad altre; che, infine, solo con una legge "minima" un'attenta individuazione del livello di protezione dovuto all'embrione (attraverso, ad esempio, il divieto di pratiche di clonazione a fini procreativi) puo' contemperarsi con il bene primario della salute degli individui e, in particolare, della donna che sara' danneggiata dall'obbligo di sottoporsi a multiple e dolorose stimolazioni ovariche per ogni impianto embrionale".
Per questo "siamo disponibili ad offrire il nostro contributo per il cambiamento o l'eventuale abrogazione delle norme che rappresentano un'aperta violazione dei diritti alla salute e alla liberta' delle persone".
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