Domenica 7 giugno 2026
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Italia. Test olfatto per diagnosi del Parkinson

U.E. - ITALIA
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Un test dell'olfatto per individuare chi potrebbe sviluppare il Parkinson. "Molti pazienti parkinsoniani perdono la capacita' di percepire gli odori 3-4 anni prima della comparsa dei sintomi". A dirlo e' il neurologo del nuovo centro per il Parkinson, presso l'IRCCS San Raffaele Pisana di Roma, Fabrizio Stocchi, che ha annunciato l'avvio di uno studio a livello mondiale, cui partecipera' anche l'Italia, per verificare l'attendibilita' del test sull'olfatto come test preliminare nella diagnosi precoce della malattia neurodegenerativa. "In genere non ci si accorge di non riuscire a percepire piu' gli odori, sia quelli gradevoli che quelli sgradevoli - spiega il neurologo, intervenuto oggi al VIII convegno annuale sulla malattia di Parkinson, organizzato dall'Associazione Italiana Parkinsoniani - uno studio pilota, che ha testato l'olfatto ai familiari dei pazienti, ha messo in evidenza un 20-25% di familiari che non distinguevano gli odori. Per la gran parte, il 18% del totale dei familiari, un esame piu' accurato ha confermato la diagnosi. Queste persone hanno sviluppato la malattia a 2-3 anni di distanza". A puntare sulla diagnosi precoce sono oggi diversi studi e molte sono le novita' farmacologiche che saranno presto in commercio per tentare di rallentare il decorso di questa malattia, che colpisce in Italia 400 mila persone, con un'incidenza sulla popolazione generale del 3%, e solo nel 70% dei casi da' tremori. Un nuovo passo avanti nella strategia terapeutica e' l'utilizzo precoce dei farmaci dopamino-agonisti, per proteggere dall'insorgenza dei movimenti involontari, ritardando cosi' gli effetti collaterali dovuti all'assunzione a lungo termine di levodopa, farmaco cardine per questa patologia. I dopamino-agonisti rappresentano oggi i farmaci di primo approccio, ribaltando cosi' il concetto tradizionale che li vedeva come medicinali di seconda scelta, dopo un ciclo con levodopa. Ma a breve entreranno in commercio anche formulazioni in cerotti a rilascio transcutaneo, mentre per le fasi piu' avanzate, sta diventando diffusa una tecnica chirurgica, in gastroscopia, per dosare in modo costante la dopamina. Dal 2007 entrera' in commercio anche il primo farmaco per migliorare il controllo dei movimenti involontari in modo mirato, in attesa di cure piu' radicali su cui si continua a credere, come la terapia genica o le cellule staminali. "Le staminali adulte sono del tutto inutilizzabili -ha detto Stocchi, rivolgendosi soprattutto ai pazienti- non credete a chi vi dice che le cellule fetali, ad esempio, possano servire alla cura. Solo le cellule embrionali potranno dare risultati, ma ci vorranno non meno di 5 anni per i primi risultati decenti in questo campo".
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