Mercoledì 10 giugno 2026
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Italia. Torino. Chiamparino scrive a Sacconi sulle narcosale

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A Torino si torna a parlare di narcosale. Dopo l'annuncio dell'assessore comunale al Verde Roberto Tricarico, che ha rilanciato l'idea della stanza del buco, e la discussione di oggi in giunta, il sindaco Chiamparino ha deciso di rivolgersi al ministro della Salute, Maurizio Sacconi. Il primo cittadino, comunica una nota di Palazzo di Citta', 'fara' pervenire al ministro Sacconi tutta la corrispondenza intercorsa con il ministro della Sanita' dell'epoca, Livia Turco, nell'autunno del 2007', quando divampava la polemica sulla sperimentazione delle narcosale. E questo 'al fine di conoscere l'orientamento del governo - si legge ancora - su una materia che presuppone una modifica dell'attuale legislazione, prima di poter avviare qualsiasi tipo di sperimentazione'.    

Gli esponenti radicali torinesi Giulio Manfredi e Domenico Massano hanno dichiarato:
Sergio Chiamparino conosce già la risposta del ministro Sacconi. Un ministro che proprio in queste ore sta sguinzagliando i suoi esperti giuridici per cercare di impedire a Beppino Englaro di porre fine al calvario di sua figlia Eluana dovrebbe rispondere: "Prego, si accomodi sindaco. Stavo appunto verificando con il sottosegretario Giovanardi come si potrebbe aiutarla a impiantare la narcosala!"?!
Siamo seri. Chiamparino gioca ancora una volta allo scaricabarile; nel novembre 2007, spedì una lettera all'allora ministro della Salute Livia Turco solo per farsi rispondere che la legislazione attuale non consentiva l'istituzione della narcosala e che comunque era meglio la distribuzione controllata di eroina; ora scrive a Sacconi per farsi dare una risposta più dura e definitiva, magari meno ipocrita.
Lo ripetiamo per l'ennesima volta anche a chi per l'ennesima volta fingerà di non sentire: anche con la legge vigente è possibile l'istituzione di una narcosala perché la legge "Fini-Giovanardi" (legge 45/06) non ha modificato l'art. 79 del DPR 309/90, che punisce l'utilizzo di locali per fini di spaccio; la narcosala è un presidio socio-sanitario dove il cittadino tossicodipendente consuma le sostanze che ha acquistato fuori, nel mercato criminale, e dove i medici presenti non maneggiano le sostanze; quindi, alla narcosala non può applicarsi il disposto dell'art. 79.
Un'ultima annotazione: su un quotidiano torinese leggiamo che, alla fine della fiera, gli unici a restare al palo sono i radicali. Magari fosse così! A restare al palo, a Torino come in tutta Italia, sono politiche di riduzione del danno attuate con successo in 85 narcosale in tutta Europa.
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