Italia. Torino. Digos indaga su moschee pro Al Qaida
Gli imam delle due moschee torinesi, dove si e' ipotizzata la propaganda in favore di Al Qaida in un servizio trasmesso giovedi' sera nella trasmissione televisiva di Michele Santoro, 'Annozero', e altri rappresentanti della comunita' musulmana sono stati sentiti in Questura.
Gia' ieri mattina, intanto, la Digos ha effettuato alcuni controlli nei luoghi in cui sorgono le moschee. La presenza della polizia ha suscitato curiosita' fra gli immigrati residenti nei pressi delle moschee che si trovano a Porta Palazzo e a San Salvario.
Per quanto riguarda il presunto 'giornale di Al Qaida', la Digos al momento non ha completato le indagini. Secondo le prime informazioni, non si tratta pero' di una vera e propria pubblicazione giornalistica, bensi' di pagine stampate da un sito internet o con un ciclostile. Sarebbero pochi fogli, ma riprodotti in piu' copie. La traduzione dall'arabo di tali documenti e' al momento solo parziale. E' iniziata infatti dai fermo-immagine della trasmissione, cioe' dalle inquadrature televisive. Cio' che finora e' emerso e' una serie di raccomandazioni per musulmani osservanti: una sorta di esortazione a non perdere di vista i dettami religiosi e a non confondendosi negli usi della societa' locale. Nulla e' invece emerso, nella parte finora tradotta, a proposito di presunte esortazioni alla guerra contro i cosiddetti infedeli, ovvero i non musulmani, ne' sono state evidenziate esortazioni ad azioni terroristiche. La Digos ha chiesto comunque alla Rai di potere acquisire eventuale altro materiale in suo possesso, ma non mandato in onda.
"L'inchiesta condotta da Annozero è inquietante, mostra come in Italia, grazie alle libertà riconosciute nel nostro Paese, esistano dei luoghi dove si predica la violenza, la sottomissione delle donne, l'intolleranza e si propaganda la guerra santa". Lo afferma il deputato Jole Santelli, responsabile sicurezza e immigrazione di Forza Italia.
"E' stato provato - aggiunge Santelli - che alcune moschee sono centri di aggregazione degli estremisti islamici, luoghi in cui gli imam predicano contro l'occidente infischiandosene delle leggi dello Stato e dei nostri valori. Non è tollerabile che questi gruppi vivano nel nostro Paese praticamente indisturbati, servono maggiori controlli. E, soprattutto, occorre riflettere sull'impostazione che alcune forze politiche - prosegue l'esponente di Fi - vogliono dare alla proposta di legge sulla libertà religiosa attualmente in discussione. Una proposta che, non considerando queste realtà, può diventare un boomerang pericolosissimo per il nostro Paese".
Certo, il problema esiste ma non si risolve ne' con le espulsioni ne' con la chiusura delle moschee. E' l'opinione del sociologo Stefano Allievi, esperto di Islam e di problematiche dell'integrazione in Europa.
Per quanto riguarda gli atteggiamenti discriminatori e violenti nei confronti delle donne denunciati in trasmissione, 'sono effetto delle culture tradizionaliste da cui provengono gli immigrati di prima generazione - osserva il docente padovano - anche se possono trovare con alcuni imam una legittimazione religiosa'. Insomma, non si tratta di una derivazione diretta della religione musulmana in quanto tale, bensi' un fenomeno culturale che si puo' superare, secondo Allievi, solo con i tempi dell'educazione e della integrazione, con 'gli sforzi della scuola e dei servizi sociali'. 'Questi atteggiamenti pero' - osserva ancora il sociologo - non si trovano solo in moschea, ma anche in altri gruppi sociali, sia laici che di altre religioni. Del resto anche gli emigranti italiani a suo tempo 'esportavano' una cultura piu' maschilista'.
Cio' non toglie che casi come questi, sottolinea, 'esistono e vanno denunciati', aggiunge, in attesa che 'anche il dissenso interno non avra' trovato un modo per manifestarsi'. Quanto alle espulsioni invocate da alcuni esponenti del centrodestra, dopo che la trasmissione ha evidenziato la presenza di giornali attribuiti ad Al Qaeda in due moschee salafite di Torino, 'nel nostro diritto - conclude Allievi - la responsabilita' penale e' personale, e se un reato viene accertato il reo va perseguito in Italia, non espulso'.
Lavorare di piu' sull'integrazione dei giovani immigrati e soprattutto coinvolgere interlocutori islamici per l'accreditamento in Italia degli imam. Sono queste le vie da seguire, secondo il ministro degli Interni Giuliano Amato, per impedire il verificarsi di episodi come quelli accaduti alla moschea di Torino.
'Occorre impedire - ha detto Amato a margine di un convegno dell'Aspen - che i giovani immigrati avendo difficolta' ad inserirsi nelle comunita' europee, di cui comunque fanno, parte si lascino sedurre da messaggi estremisti'. In questo caso il ministro si riferisce soprattutto a quei casi, piu' diffusi in altri Paesi europei piuttosto che in Italia, 'in cui i messaggi arrivano attraverso i siti, direttamente o indirettamente controllati da Al Qaida'.
Commentando il caso della moschea di Torino, 'il mio problema - ha sottolineato il ministro dell'Interno - come quello degli altri miei colleghi e' ogni volta verificare chi viene a predicare la religione a nome dell'Islam. Vengono persone degnissime, che davvero predicano l'amore tra gli uomini, e altri' che predicano altro e 'lo fanno passare per un sentimento religioso. Il problema e' assai complesso e occorre pensare ad un accreditamento degli imam da parte di interlocutori islamici'.
Esercitare un maggiore controllo su quanto accade nelle moschee in Italia, come del resto gia' fanno i governi di alcuni paesi islamici per arginare il proselitismo fondamentalista. A suggerirlo e' l'ambasciatore Mario Scialoja, membro della Consulta per l'Islam.
'Santoro nella sua trasmissione - dice - ha messo in luce un problema reale, quello dei luoghi di preghiera rionali dove a parlare sono imam che non sono preparati ad esserlo, e predicano la violenza. Ma l'impressione che se ne ricava e' che si possa generalizzare, ma cosi' non e'. Senza contare che i musulmani che si recano in moschea in Italia sono una minoranza'.
Gli imam che hanno veramente i titoli per esserlo, con anni di studi alle spalle, 'sono infatti solo due o tre in Italia - rileva Scialoja -. Gli altri sono imam 'fai da te', scelti dalla gente del quartiere, che spesso vengono dai villaggi e non hanno studiato'. Se dunque nei sermoni vi sono accenti di fanatismo o radicalismo, messaggi di violenza o legati ad un islam politico e jihadista, osserva ancora l'ex presidente della Lega mondiale musulmana in Italia, e' nella loro provenienza tribale o in altre influenze che ne va cercata l'origine. 'Che non puo' essere confusa - sottolinea - con l'Islam'.
Ma se nei paesi nordafricani 'si esercita un controllo strettissimo sulle moschee - osserva Scialoja - perche' non fare altrettanto in Italia? Non parlo di controlli di polizia, basterebbe prevedere testi scritti per i sermoni'. Tanto piu' che spesso i sermoni sono gia' in parte in italiano, conclude, 'dato che ormai solo il 30% degli immigrati parla l'arabo''.
Gia' ieri mattina, intanto, la Digos ha effettuato alcuni controlli nei luoghi in cui sorgono le moschee. La presenza della polizia ha suscitato curiosita' fra gli immigrati residenti nei pressi delle moschee che si trovano a Porta Palazzo e a San Salvario.
Per quanto riguarda il presunto 'giornale di Al Qaida', la Digos al momento non ha completato le indagini. Secondo le prime informazioni, non si tratta pero' di una vera e propria pubblicazione giornalistica, bensi' di pagine stampate da un sito internet o con un ciclostile. Sarebbero pochi fogli, ma riprodotti in piu' copie. La traduzione dall'arabo di tali documenti e' al momento solo parziale. E' iniziata infatti dai fermo-immagine della trasmissione, cioe' dalle inquadrature televisive. Cio' che finora e' emerso e' una serie di raccomandazioni per musulmani osservanti: una sorta di esortazione a non perdere di vista i dettami religiosi e a non confondendosi negli usi della societa' locale. Nulla e' invece emerso, nella parte finora tradotta, a proposito di presunte esortazioni alla guerra contro i cosiddetti infedeli, ovvero i non musulmani, ne' sono state evidenziate esortazioni ad azioni terroristiche. La Digos ha chiesto comunque alla Rai di potere acquisire eventuale altro materiale in suo possesso, ma non mandato in onda.
"L'inchiesta condotta da Annozero è inquietante, mostra come in Italia, grazie alle libertà riconosciute nel nostro Paese, esistano dei luoghi dove si predica la violenza, la sottomissione delle donne, l'intolleranza e si propaganda la guerra santa". Lo afferma il deputato Jole Santelli, responsabile sicurezza e immigrazione di Forza Italia.
"E' stato provato - aggiunge Santelli - che alcune moschee sono centri di aggregazione degli estremisti islamici, luoghi in cui gli imam predicano contro l'occidente infischiandosene delle leggi dello Stato e dei nostri valori. Non è tollerabile che questi gruppi vivano nel nostro Paese praticamente indisturbati, servono maggiori controlli. E, soprattutto, occorre riflettere sull'impostazione che alcune forze politiche - prosegue l'esponente di Fi - vogliono dare alla proposta di legge sulla libertà religiosa attualmente in discussione. Una proposta che, non considerando queste realtà, può diventare un boomerang pericolosissimo per il nostro Paese".
Certo, il problema esiste ma non si risolve ne' con le espulsioni ne' con la chiusura delle moschee. E' l'opinione del sociologo Stefano Allievi, esperto di Islam e di problematiche dell'integrazione in Europa.
Per quanto riguarda gli atteggiamenti discriminatori e violenti nei confronti delle donne denunciati in trasmissione, 'sono effetto delle culture tradizionaliste da cui provengono gli immigrati di prima generazione - osserva il docente padovano - anche se possono trovare con alcuni imam una legittimazione religiosa'. Insomma, non si tratta di una derivazione diretta della religione musulmana in quanto tale, bensi' un fenomeno culturale che si puo' superare, secondo Allievi, solo con i tempi dell'educazione e della integrazione, con 'gli sforzi della scuola e dei servizi sociali'. 'Questi atteggiamenti pero' - osserva ancora il sociologo - non si trovano solo in moschea, ma anche in altri gruppi sociali, sia laici che di altre religioni. Del resto anche gli emigranti italiani a suo tempo 'esportavano' una cultura piu' maschilista'.
Cio' non toglie che casi come questi, sottolinea, 'esistono e vanno denunciati', aggiunge, in attesa che 'anche il dissenso interno non avra' trovato un modo per manifestarsi'. Quanto alle espulsioni invocate da alcuni esponenti del centrodestra, dopo che la trasmissione ha evidenziato la presenza di giornali attribuiti ad Al Qaeda in due moschee salafite di Torino, 'nel nostro diritto - conclude Allievi - la responsabilita' penale e' personale, e se un reato viene accertato il reo va perseguito in Italia, non espulso'.
Lavorare di piu' sull'integrazione dei giovani immigrati e soprattutto coinvolgere interlocutori islamici per l'accreditamento in Italia degli imam. Sono queste le vie da seguire, secondo il ministro degli Interni Giuliano Amato, per impedire il verificarsi di episodi come quelli accaduti alla moschea di Torino.
'Occorre impedire - ha detto Amato a margine di un convegno dell'Aspen - che i giovani immigrati avendo difficolta' ad inserirsi nelle comunita' europee, di cui comunque fanno, parte si lascino sedurre da messaggi estremisti'. In questo caso il ministro si riferisce soprattutto a quei casi, piu' diffusi in altri Paesi europei piuttosto che in Italia, 'in cui i messaggi arrivano attraverso i siti, direttamente o indirettamente controllati da Al Qaida'.
Commentando il caso della moschea di Torino, 'il mio problema - ha sottolineato il ministro dell'Interno - come quello degli altri miei colleghi e' ogni volta verificare chi viene a predicare la religione a nome dell'Islam. Vengono persone degnissime, che davvero predicano l'amore tra gli uomini, e altri' che predicano altro e 'lo fanno passare per un sentimento religioso. Il problema e' assai complesso e occorre pensare ad un accreditamento degli imam da parte di interlocutori islamici'.
Esercitare un maggiore controllo su quanto accade nelle moschee in Italia, come del resto gia' fanno i governi di alcuni paesi islamici per arginare il proselitismo fondamentalista. A suggerirlo e' l'ambasciatore Mario Scialoja, membro della Consulta per l'Islam.
'Santoro nella sua trasmissione - dice - ha messo in luce un problema reale, quello dei luoghi di preghiera rionali dove a parlare sono imam che non sono preparati ad esserlo, e predicano la violenza. Ma l'impressione che se ne ricava e' che si possa generalizzare, ma cosi' non e'. Senza contare che i musulmani che si recano in moschea in Italia sono una minoranza'.
Gli imam che hanno veramente i titoli per esserlo, con anni di studi alle spalle, 'sono infatti solo due o tre in Italia - rileva Scialoja -. Gli altri sono imam 'fai da te', scelti dalla gente del quartiere, che spesso vengono dai villaggi e non hanno studiato'. Se dunque nei sermoni vi sono accenti di fanatismo o radicalismo, messaggi di violenza o legati ad un islam politico e jihadista, osserva ancora l'ex presidente della Lega mondiale musulmana in Italia, e' nella loro provenienza tribale o in altre influenze che ne va cercata l'origine. 'Che non puo' essere confusa - sottolinea - con l'Islam'.
Ma se nei paesi nordafricani 'si esercita un controllo strettissimo sulle moschee - osserva Scialoja - perche' non fare altrettanto in Italia? Non parlo di controlli di polizia, basterebbe prevedere testi scritti per i sermoni'. Tanto piu' che spesso i sermoni sono gia' in parte in italiano, conclude, 'dato che ormai solo il 30% degli immigrati parla l'arabo''.
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