Lunedì 8 giugno 2026
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Italia. Torino. Primario a processo per trattamento "choc" disintossicazione

Notizia ·
Guarire dalla dipendenza dalla droga in sole ventiquattro ore, magari direttamente a casa propria, grazie un semplice mix di farmaci: e' quanto offriva un medico di Torino, la cui terapia, pero', le e' costata un processo.
Lucia Piazza, 70 anni, ex primario di ospedale, e' comparsa questa mattina in tribunale, dove risponde di abbandono di incapace e di lesioni volontarie.
La cura disintossicante proposta dal medico prevedeva la somministrazione di farmaci antagonisti agli oppiacei, ma secondo il pubblico ministero Patrizia Caputo era farcita di irregolarita': il trattamento era pieno di rischi per i pazienti e, inoltre, contemplava anche l'uso di un principio attivo, il Propofol, che essendo un anestetico leggero puo' essere usato solo in ospedale.
La dottoressa Piazza, difesa dall'avvocato Cesare Zaccone, visitava gli interessati (parecchie decine sono le persone che si sono servite da lei) a domicilio oppure in un piccolo locale nel quartiere San Salvario. La tariffa, come hanno ricostruito le indagini di Loreto Buccola, maresciallo dei carabinieri del Nas, era attorno ai duemila euro. L'accusa di abbandono di incapace -elevata per tre episodi- si riferisce al fatto che per 24 ore il paziente restava praticamente sedato (in un locale non idoneo) e veniva seguito da un infermiere. Le lesioni sono legate alla depressione e alle crisi di tipo psicotico che avrebbero colpito un uomo alcuni giorni dopo il trattamento.
Il processo continua a gennaio.
Ieri in aula e' comparso sul banco dei testimoni uno degli ex pazienti del medico, che ha raccontato nei dettagli la sua esperienza: 'Consumavo droga da tre, quattro anni, e volevo togliermela di dosso. Ricordo che mi venne impiantata una flebo. Quando tornai in me non mi reggevo sulle gambe. Ero convinto di essere stato addormentato; poi, ripensandoci, mi resi conto di essere stato soltanto sedato.
Dovevano essere dei prodotti che mi avevano fatto passare il ricordo di quelle 24 ore'.
Per l'avvocato Zaccone e per la dottoressa (che nel corso dell'indagine venne anche messa agli arresti domiciliari) non e' vero che ci sono effetti nocivi diretti sulla salute dei pazienti. 'Quella terapia - hanno aggiunto - era stata dapprima autorizzata dalle autorita' sanitarie. Poi ci furono delle variazioni. Ma sul fatto che sia fuori legge dobbiamo ancora discutere'. Secondo l'accusa, comunque, il metodo della Piazza e' sostanzialmente riconducibile a quello che in passato veniva definito 'protocollo Urod' (disintossicazione ultrarapida da oppiacei) e, come tale, praticabile soltanto in ambiente ospedaliero. Pubblico ministero e carabinieri del Nas ritengono inoltre che la terapia farmacologica debba essere accompagnata da un supporto psicologico: la Piazza raccomandava ai pazienti di farsi visitare da uno specialista, ma questo, per l'accusa, non era sufficiente.
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