Italia. Trapianto di staminali in utero, e il bimbo sta bene
Un bimbo di un anno e quattro mesi ha evitato una vita impossibile, con il continuo rischio di fratture, grazie alle cellule staminali prelevate dal midollo osseo della mamma e trapiantate quando il bambino era in utero, al quinto mese di gravidanza.
L'intervento e' stato eseguito dal gruppo di Fulvio Porta presso gli Spedali Civili di Brescia per limitare il piu' possibile i danni di una rara malattia congenita, l'osteogenesi imperfetta.
"Il bambino non e' guarito dalla malattia, ma sta bene e finora non ha avuto fratture", ha detto Porta, che per la prima volta ha presentato i risultati ottenuti alla comunita' scientifica nel convegno internazionale sul trapianto di cellule staminali in utero che si e' tenuto il 6 ottobre a Roma, organizzato dall'universita' Cattolica.
"Le ossa dei bambini colpiti da questa malattia sono fragilissime perche' non funzionano gli osteoblasti", ossia le cellule fondamentali per rinnovare il tessuto osseo. "Bambini come questi possono arrivare all'eta' adulta, ma con una pessima qualita' della vita". "La frontiera del trapianto in utero e' migliorare la qualita' della vita", ha osservato Porta, che presso il centro di terapia cellulare degli Spedali Civili di Brescia, di cui e' responsabile, in passato ha eseguito in utero altri cinque interventi su bambini con difetti del sistema immunitario.
La diagnosi della malattia e' arrivata al momento dell'ecografia fatta durante la gravidanza. "Erano gia' ben visibili alcune fratture", ha detto Porta. "Per correggere la malattia abbiamo utilizzato le cellule staminali prelevate dal midollo osseo della mamma durante la gravidanza". L'obiettivo era dare al bambino una nuova riserva di osteoblasti capaci di rigenerare il tessuto delle ossa. Avere eseguito un trapianto di questo tipo durante la gravidanza avrebbe inoltre aumentato la tolleranza del sistema immunitario del bambino nei confronti delle cellule della mamma. Il trapianto di staminali e' stato eseguito al quinto mese di gravidanza, iniettando con un ago le cellule della mamma nel peritoneo del bambino. A distanza di quattro mesi le staminali della madre avevano raggiunto la destinazione corretta e si erano moltiplicate nel corpo del bambino, producendo l'effetto desiderato. "Alla nascita abbiamo visto che la frattura del femore si era saldata", ha detto Porta. "Quando il bambino aveva nove mesi siamo andati in cerca delle cellule della mamma nell'osso e abbiamo visto che queste erano pari al 4%". "La nostra e' un'esperienza pilota ma mostra la possibilita' che il trapianto di cellule staminali e' in grado di correggere altre malattie congenite. E' la via futura". Se finora interventi come questi sono stati eseguiti su malattie del sangue, come leucemie e immunodeficienze, Porta e' convinto che nei prossimi anni permetteranno di correggere malattie che colpiscono gli altri tessuti. "E' un approccio altamente sperimentale ma vale la pena di seguirlo, considerando che il rischio per il feto e' nullo". A monte di tutto, ha concluso, c'e' comunque il consenso dei genitori: spetta soltanto a loro la decisione di proseguire o meno la gravidanza e di intraprendere la terapia.
Con i primi tre trapianti al mondo per curare una grave malattie delle ossa si apre la speranza di utilizzare le cellule staminali per correggere prima della nascita malattie che colpiscono anche altri tessuti, come i muscoli. C'e' tantissima strada da fare prima che cure come queste diventino di routine, ma i ricercatori sono convinti che la via sia ormai quella giusta.
"E' una strada che apre una grandissima speranza, ma che ovviamente va verificata", ha detto Magnus Westgren, dell'istituto Karolinska di Stoccolma, autore del trapianto in una bambina svedese che oggi ha due anni.
In tutti e tre i bambini il trapianto di cellule staminali e' stato fatto per correggere l'osteogenesi imperfetta, una malattia rara nella quale non funzionano le cellule specializzate nel rinnovare il tessuto osseo (osteoblasti). Di conseguenza le ossa sono estremamente fragili, al punto che si formano fratture gia' in utero e che entro il primo anno di vita un bambino puo' avere fino a 20 fratture. Il trapianto di staminali non cura la malattia, ha precisato Porta, ma sicuramente rafforza le ossa e permette ai piccoli di avere una migliore qualita' della vita e di poter giocare tranquillamente. Il bambino operato in Italia, che adesso ha un anno e quattro mesi, ha avuto solo due fratture in un anno. "Stare meglio vuol dire moltissimo per chi soffre di una malattia genetica", ha osservato Porta. La bambina svedese ha due anni ed e' in buona salute, "e' solo un po' piccola, sembra che abbia solo un lieve ritardo nella crescita. Le sue ossa sono certamente piu' forti, ma e' difficile dare un giudizio complessivo su questa tecnica finche' non avremo un numero maggiore di casi", ha detto Westgren. I risultati del trapianto sul terzo bambino, italiano, sono ancora in corso di valutazione. "E' incoraggiante che in Italia e Svezia sia siano ottenuti risultati simili. Questo da' l'idea che il trapianto di staminali sia la via da perseguire", ha osservato Porta. Le tecniche utilizzate sono state pero' molto diverse e, per problemi etici, l'Italia ha dovuto mettere a punto una soluzione indubbiamente originale.
"Mentre in Svezia sono state utilizzate cellule staminali fetali, in Italia abbiamo dovuto trovare una 'via legale' e abbiamo deciso di utilizzare le cellule staminali prelevate dal midollo osseo della madre", ha detto Porta. Una via nuova, ha proseguito il ricercatore, "ma abbiamo deciso di puntare sul cosiddetto 'effetto tolleranza'", il fenomeno scoperto recentemente per cui le cellule del feto passano nella mamma senza che avvengano reazioni di rigetto. "Questo ci ha fatto pensare che probabilmente anche le cellule della mamma sarebbero state accettate dal feto". Ed e' stato cosi'.
"Abbiamo utilizzato cellule prelevate da feti abortiti perche' queste sono molto piu' facili da coltivare ed e' possibile farle proliferare per ottenerne un numero molto alto", ha detto Westgren. "Quando abbiamo prelevato le cellule abbiamo innanzitutto verificato che fossero libere da infezioni, quindi le abbiamo isolare e fatte moltiplicare".
Finora i trapianti in utero avevano permesso di correggere malattie del sangue, come quelle del sistema immunitario. I risultati ottenuti in Italia e Svezia sono paragonabili a quelli ottenuti negli Stati Uniti con trapianti eseguiti dopo la nascita, ma in quei casi e' stato necessario ricoverare i bambini e poi sottoporli ad una terapia immunosoppressiva, come in un qualsiasi altro trapianto. "In malattie di questo tipo -ha osservato Porta- la grande scommessa e' intervenire sempre piu' precocemente, non c'e' dubbio che l'ideale sia intervenire prima della nascita". Porta e Wegstren sono convinti che distrofia muscolare e malattie metaboliche, come la malattia di Gaucher, potranno essere i prossimi bersagli del trapianto di cellule staminali in utero.
"Sono dati molto incoraggianti", ha detto il pioniere dei trapianti in utero in Italia, Alberto Ugazio, ora direttore del Dipartimento di Medicina pediatrica dell'ospedale pediatrico di Roma Bambino Gesu'. Sebbene questi primi interventi riguardino una malattia rara, ha aggiunto, non ci sono dubbi che "si esce da un ambito ematologico e potenzialmente diventa possibile intervenire in utero su un vasto numero di malattie". Lo stesso Ugazio aveva eseguito i primi trapianti in utero per curare una malattia del sangue, una grave forma di immunodeficienza congenita. Adesso il suo obiettivo e' la cura in utero della talassemia. "Stiamo conducendo test sui topi, ma ci sono ancora molti problemi da superare".
Anche per Salvatore Mancuso, dell'universita' Cattolica di Roma, "si comincia a intravedere la possibilita' di considerare la possibilita' di una terapia prenatale". Una possibilita' ed una speranza, ha osservato, che riguarda soprattutto "le coppie che ricevono dalla diagnosi prenatale una risposta avversa". Per Mancuso "si aprono sicuramente soluzioni terapeutiche", anche per quanto riguarda la possibilita' di utilizzare le cellule staminali come vettori per la terapia genica. I risultati, ha concluso, potrebbero non essere lontanissimi: "si marcia a piccoli passi, ma con realizzazioni concrete che aprono nuove strade".
Ottimista anche il direttore scientifico dell'Istituto San Raffaele di Milano, Claudio Bordignon, secondo il quale "oggi siamo alla soglia di altre applicazioni del trapianto e della terapia genica in utero". Le prime malattie curate con questo approccio, ha aggiunto, sono stati difetti del sistema immunitario ed i bambini, curati e guariti, hanno ormai 4-5 anni. "E' realistico pensare che nei prossimi cinque anni terapia genica e trapianto in utero possano essere utilizzati per curare talassemie, alcune forme di distrofia muscolare e malattie neurodegenerative", come le malattie metaboliche che provocano l'accumulo di materiale tossico nel Sistema nervoso centrale. Un'altra frontiera, ha aggiunto, e' riuscire a curare tessuti che sarebbe difficilissimo, addirittura impossibile, sostituire dopo la nascita, come la pelle.
Apprezzamenti sono arrivati anche dal ministro della Salute Girolamo Sirchia, il gruppo di Fulvio Porta "e' molto valido ed esperto, ha gia' effettuato in passato interventi di questo genere: rappresenta una punta avanzata nello scenario italiano". Il trapianto delle staminali in utero, ha aggiunto Sirchia, "fa parte di un loro programma gia' in corso da diversi anni, e assolutamente innovativo".
L'intervento e' stato eseguito dal gruppo di Fulvio Porta presso gli Spedali Civili di Brescia per limitare il piu' possibile i danni di una rara malattia congenita, l'osteogenesi imperfetta.
"Il bambino non e' guarito dalla malattia, ma sta bene e finora non ha avuto fratture", ha detto Porta, che per la prima volta ha presentato i risultati ottenuti alla comunita' scientifica nel convegno internazionale sul trapianto di cellule staminali in utero che si e' tenuto il 6 ottobre a Roma, organizzato dall'universita' Cattolica.
"Le ossa dei bambini colpiti da questa malattia sono fragilissime perche' non funzionano gli osteoblasti", ossia le cellule fondamentali per rinnovare il tessuto osseo. "Bambini come questi possono arrivare all'eta' adulta, ma con una pessima qualita' della vita". "La frontiera del trapianto in utero e' migliorare la qualita' della vita", ha osservato Porta, che presso il centro di terapia cellulare degli Spedali Civili di Brescia, di cui e' responsabile, in passato ha eseguito in utero altri cinque interventi su bambini con difetti del sistema immunitario.
La diagnosi della malattia e' arrivata al momento dell'ecografia fatta durante la gravidanza. "Erano gia' ben visibili alcune fratture", ha detto Porta. "Per correggere la malattia abbiamo utilizzato le cellule staminali prelevate dal midollo osseo della mamma durante la gravidanza". L'obiettivo era dare al bambino una nuova riserva di osteoblasti capaci di rigenerare il tessuto delle ossa. Avere eseguito un trapianto di questo tipo durante la gravidanza avrebbe inoltre aumentato la tolleranza del sistema immunitario del bambino nei confronti delle cellule della mamma. Il trapianto di staminali e' stato eseguito al quinto mese di gravidanza, iniettando con un ago le cellule della mamma nel peritoneo del bambino. A distanza di quattro mesi le staminali della madre avevano raggiunto la destinazione corretta e si erano moltiplicate nel corpo del bambino, producendo l'effetto desiderato. "Alla nascita abbiamo visto che la frattura del femore si era saldata", ha detto Porta. "Quando il bambino aveva nove mesi siamo andati in cerca delle cellule della mamma nell'osso e abbiamo visto che queste erano pari al 4%". "La nostra e' un'esperienza pilota ma mostra la possibilita' che il trapianto di cellule staminali e' in grado di correggere altre malattie congenite. E' la via futura". Se finora interventi come questi sono stati eseguiti su malattie del sangue, come leucemie e immunodeficienze, Porta e' convinto che nei prossimi anni permetteranno di correggere malattie che colpiscono gli altri tessuti. "E' un approccio altamente sperimentale ma vale la pena di seguirlo, considerando che il rischio per il feto e' nullo". A monte di tutto, ha concluso, c'e' comunque il consenso dei genitori: spetta soltanto a loro la decisione di proseguire o meno la gravidanza e di intraprendere la terapia.
Con i primi tre trapianti al mondo per curare una grave malattie delle ossa si apre la speranza di utilizzare le cellule staminali per correggere prima della nascita malattie che colpiscono anche altri tessuti, come i muscoli. C'e' tantissima strada da fare prima che cure come queste diventino di routine, ma i ricercatori sono convinti che la via sia ormai quella giusta.
"E' una strada che apre una grandissima speranza, ma che ovviamente va verificata", ha detto Magnus Westgren, dell'istituto Karolinska di Stoccolma, autore del trapianto in una bambina svedese che oggi ha due anni.
In tutti e tre i bambini il trapianto di cellule staminali e' stato fatto per correggere l'osteogenesi imperfetta, una malattia rara nella quale non funzionano le cellule specializzate nel rinnovare il tessuto osseo (osteoblasti). Di conseguenza le ossa sono estremamente fragili, al punto che si formano fratture gia' in utero e che entro il primo anno di vita un bambino puo' avere fino a 20 fratture. Il trapianto di staminali non cura la malattia, ha precisato Porta, ma sicuramente rafforza le ossa e permette ai piccoli di avere una migliore qualita' della vita e di poter giocare tranquillamente. Il bambino operato in Italia, che adesso ha un anno e quattro mesi, ha avuto solo due fratture in un anno. "Stare meglio vuol dire moltissimo per chi soffre di una malattia genetica", ha osservato Porta. La bambina svedese ha due anni ed e' in buona salute, "e' solo un po' piccola, sembra che abbia solo un lieve ritardo nella crescita. Le sue ossa sono certamente piu' forti, ma e' difficile dare un giudizio complessivo su questa tecnica finche' non avremo un numero maggiore di casi", ha detto Westgren. I risultati del trapianto sul terzo bambino, italiano, sono ancora in corso di valutazione. "E' incoraggiante che in Italia e Svezia sia siano ottenuti risultati simili. Questo da' l'idea che il trapianto di staminali sia la via da perseguire", ha osservato Porta. Le tecniche utilizzate sono state pero' molto diverse e, per problemi etici, l'Italia ha dovuto mettere a punto una soluzione indubbiamente originale.
"Mentre in Svezia sono state utilizzate cellule staminali fetali, in Italia abbiamo dovuto trovare una 'via legale' e abbiamo deciso di utilizzare le cellule staminali prelevate dal midollo osseo della madre", ha detto Porta. Una via nuova, ha proseguito il ricercatore, "ma abbiamo deciso di puntare sul cosiddetto 'effetto tolleranza'", il fenomeno scoperto recentemente per cui le cellule del feto passano nella mamma senza che avvengano reazioni di rigetto. "Questo ci ha fatto pensare che probabilmente anche le cellule della mamma sarebbero state accettate dal feto". Ed e' stato cosi'.
"Abbiamo utilizzato cellule prelevate da feti abortiti perche' queste sono molto piu' facili da coltivare ed e' possibile farle proliferare per ottenerne un numero molto alto", ha detto Westgren. "Quando abbiamo prelevato le cellule abbiamo innanzitutto verificato che fossero libere da infezioni, quindi le abbiamo isolare e fatte moltiplicare".
Finora i trapianti in utero avevano permesso di correggere malattie del sangue, come quelle del sistema immunitario. I risultati ottenuti in Italia e Svezia sono paragonabili a quelli ottenuti negli Stati Uniti con trapianti eseguiti dopo la nascita, ma in quei casi e' stato necessario ricoverare i bambini e poi sottoporli ad una terapia immunosoppressiva, come in un qualsiasi altro trapianto. "In malattie di questo tipo -ha osservato Porta- la grande scommessa e' intervenire sempre piu' precocemente, non c'e' dubbio che l'ideale sia intervenire prima della nascita". Porta e Wegstren sono convinti che distrofia muscolare e malattie metaboliche, come la malattia di Gaucher, potranno essere i prossimi bersagli del trapianto di cellule staminali in utero.
"Sono dati molto incoraggianti", ha detto il pioniere dei trapianti in utero in Italia, Alberto Ugazio, ora direttore del Dipartimento di Medicina pediatrica dell'ospedale pediatrico di Roma Bambino Gesu'. Sebbene questi primi interventi riguardino una malattia rara, ha aggiunto, non ci sono dubbi che "si esce da un ambito ematologico e potenzialmente diventa possibile intervenire in utero su un vasto numero di malattie". Lo stesso Ugazio aveva eseguito i primi trapianti in utero per curare una malattia del sangue, una grave forma di immunodeficienza congenita. Adesso il suo obiettivo e' la cura in utero della talassemia. "Stiamo conducendo test sui topi, ma ci sono ancora molti problemi da superare".
Anche per Salvatore Mancuso, dell'universita' Cattolica di Roma, "si comincia a intravedere la possibilita' di considerare la possibilita' di una terapia prenatale". Una possibilita' ed una speranza, ha osservato, che riguarda soprattutto "le coppie che ricevono dalla diagnosi prenatale una risposta avversa". Per Mancuso "si aprono sicuramente soluzioni terapeutiche", anche per quanto riguarda la possibilita' di utilizzare le cellule staminali come vettori per la terapia genica. I risultati, ha concluso, potrebbero non essere lontanissimi: "si marcia a piccoli passi, ma con realizzazioni concrete che aprono nuove strade".
Ottimista anche il direttore scientifico dell'Istituto San Raffaele di Milano, Claudio Bordignon, secondo il quale "oggi siamo alla soglia di altre applicazioni del trapianto e della terapia genica in utero". Le prime malattie curate con questo approccio, ha aggiunto, sono stati difetti del sistema immunitario ed i bambini, curati e guariti, hanno ormai 4-5 anni. "E' realistico pensare che nei prossimi cinque anni terapia genica e trapianto in utero possano essere utilizzati per curare talassemie, alcune forme di distrofia muscolare e malattie neurodegenerative", come le malattie metaboliche che provocano l'accumulo di materiale tossico nel Sistema nervoso centrale. Un'altra frontiera, ha aggiunto, e' riuscire a curare tessuti che sarebbe difficilissimo, addirittura impossibile, sostituire dopo la nascita, come la pelle.
Apprezzamenti sono arrivati anche dal ministro della Salute Girolamo Sirchia, il gruppo di Fulvio Porta "e' molto valido ed esperto, ha gia' effettuato in passato interventi di questo genere: rappresenta una punta avanzata nello scenario italiano". Il trapianto delle staminali in utero, ha aggiunto Sirchia, "fa parte di un loro programma gia' in corso da diversi anni, e assolutamente innovativo".
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