Italia. A Treviso il primo autotrapianto di staminali del sangue
Dopo un anno dalla nascita al reparto di Ematologia diretto dal dottor Filippo Gherlinzoni presso l'ospedale Ca' Foncello di Treviso e' stato realizzato il primo autotrapianto di cellule staminali emopoietiche, compiendo un passo avanti nella lotta contro le neoplasie. Affetto da una forma molto aggressiva di linfoma, localizzato al fegato e alla milza, l'uomo di 43 anni era gia' stato sottoposto ad un intervento per l'asportazione della milza e quindi a chemioterapia ambulatoriale. Ma la malattia non era stata sconfitta e l'unica possibilita' di sradicare la neoplasia rimaneva l'autotrapianto di cellule staminali, definita una sorta di "superchemioterapia" mediante reinfusione delle cellule raccolte dal paziente stesso e criopreservate.
L'autotrapianto e' stato eseguito ai primi di settembre con ricovero in isolamento, presso locali ad alto grado di sterilizzazione, in modo da ridurre il rischio infettivo. "Il decorso del paziente -spiega il dottor Gherlinzoni al quotidiano Il Gazzettino- e' stato privo di complicanze e il recupero ematologico particolarmente rapido, tanto che lo abbiamo dimesso in buone condizioni generali a circa due settimane dal ricovero". L'impiego di cellule staminali ha lo scopo di ridurre significativamente il periodo di aplasia midollare, cioe' di distruzione del midollo osseo con la conseguente mancata produzione di globuli rossi, bianchi e piastrine. In questo lasso di tempo il rischio di sviluppare complicanze infettive ed emorragiche e' altissimo e talora fatale.
L'autotrapianto e' stato eseguito ai primi di settembre con ricovero in isolamento, presso locali ad alto grado di sterilizzazione, in modo da ridurre il rischio infettivo. "Il decorso del paziente -spiega il dottor Gherlinzoni al quotidiano Il Gazzettino- e' stato privo di complicanze e il recupero ematologico particolarmente rapido, tanto che lo abbiamo dimesso in buone condizioni generali a circa due settimane dal ricovero". L'impiego di cellule staminali ha lo scopo di ridurre significativamente il periodo di aplasia midollare, cioe' di distruzione del midollo osseo con la conseguente mancata produzione di globuli rossi, bianchi e piastrine. In questo lasso di tempo il rischio di sviluppare complicanze infettive ed emorragiche e' altissimo e talora fatale.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti