Italia. Il tribunale del riesame respinge la difesa del Link di Bologna
"Massimizzare i profitti" piuttosto che "contrastare il dilagare dello spaccio e dello 'sballo' dentro e fuori la discoteca", questo perche' droga e sballo sono "fattori di richiamo verso il locale, funzionali a incrementare i guadagni dell'attivita'". Di questo il Tribunale del Riesame di Bologna accusa i gestori del Link, il locale da ballo di via Fantoni sotto sequestro giudiziario dal 25 maggio scorso. Dopo il pm e il gip, piovono ora sulla discoteca alla periferia di Bologna anche le durissime accuse con cui il Tribunale del Riesame respinge in toto il ricorso presentato dai legali difensori del "Link associated" Mario Marcuz ed Elia De Caro e seppellisce lo spiraglio di una possibile riapertura a breve con un mattone pesantissimo.Il fenomeno dello spaccio all'interno del Link e', secondo i giudici del Riesame che lo scrivono nero su bianco nell'ordinanza di rigetto del ricorso firmata dal giudice Alessandra Arceri, di "allarmante evidenza", e avviene "nella piu' totale indifferenza generale". Tanto e' vero che il 21enne sentitosi male nella notte tra il 24 e il 25 aprile scorso, "e' stato immediatamente trasportato fuori dal locale e qui sostanzialmente abbandonato al proprio destino dai responsabili del locale stesso, evidentemente piu' preoccupati che niente succedesse all'interno del locale che delle condizioni di salute del malcapitato". Tutto questo delinea, secondo il Riesame, una situazione la cui "gravita'" era "ben nota almeno dal settembre 2005" ma per risolvere la quale non si fece nulla: "nessuno dei testimoni- si legge infatti nell'ordinanza- riferisce di espulsioni di spacciatori dal locale, di consegne degli stessi alle forze dell'ordine o di altre forme di intervento a fronte del plateale e diffuso consumo di droghe all'interno della discoteca".
E' una ragione piena quella che il Riesame da' al pm Valter Giovannini sul fronte delle accuse rivolte al titolare della societa', addebitando inoltre ai gestori del locale di via Fantoni la responsabilita' di non avere "mostrato alcun interesse a contrastare efficacemente il fenomeno se non, addirittura, non vogliono farlo affatto". Perche'?
Perche' contrastandolo avrebbero fatto meno soldi. E a questo si arriva, scrivono i giudici del Riesame, ascoltando le parole che lo stesso Gianluca Santarelli, vicepresidente del Link, ha pronunciato davanti al pm Giovannini.
E' stato lui stesso, infatti, a dire che si erano verificati, dal settembre 2006 all'aprile 2007 diversi episodi (4 o 5) di malori all'interno del Link, cosi' come che "negli ultimi mesi era sicuramente aumentata la frequenza nel locale di giovani dediti al consumo di droghe". Una circostanza questa, aveva spiegato Santarelli, dovuta anche del sequestro giudiziario del Cacubo (i motivi erano gli stessi di quello che oggi riguarda il Link), chiusura che aveva portato gli ex frequentatori in via Fantoni. I giudici del Riesame, pero', non si limitano a confermare che il Link e' da considerarsi luogo di spaccio abituale: il loro accordo con il pm Giovannini infatti e' totale anche sul fronte della prevenzione, perche' sostengono che dissequestrare l'attivita' (il locale ma allo stesso modo le attrezzature) potrebbe portare altri "giovanissimi" a rischiare al vita.
In conclusione, secondo i giudici, non solo "la configurabilita' dei delitti in questione e' indiscutibile" (le accuse sono di spaccio e agevolazione al consumo di sostanze stupefacenti), ma c'e' anche il rischio che "gli indagati perseguano la condotta criminosa" e che le conseguenze di essa possano "con elevata probabilita' ulteriormente aggravarsi, con pregiudizio dell'integrita' fisica e della vita dei giovanissimi frequentatori della discoteca".
"I fatti parlano da soli- commenta il pm Valter Giovannini di fronte all'ordinanza dei giudici del Riesame- e' un riconoscimento della bonta' del lavoro svolto dalla Procura". Ora come ora, aggiunge, anche lo spiraglio che lui stesso, e d'accordo con lui il gip, aveva lasciato aperto per le attivita' pomeridiane del Link "diventa molto difficile". Nella richiesta del pm Giovannini, infatti, accolta dal gip Alberto Gamberini, si era lasciata aperta la strada a eventuali deroghe al sequestro per gli incontri pomeridiani rivolti ai giovani adolescenti e programmati in collaborazione con il quartiere San Donato. Per ripristinare i quali, in ogni caso, nessuno ha ancora presentato richiesta.
"E' una sentenza dura che si basa, pero', su elementi apparenti perche' non sta al Tribunale del Riesame giudicare dell'attendibilita' delle prove prodotte".
Purtroppo, pero', "molte delle prove che abbiamo portato noi non state proprio valutate". E' questo il commento a caldo di De Caro e Marcuz di fronte all'ordinanza dei giudici che hanno respinto il loro ricorso contro il sequestro giudiziario, locali e attrezzature, del Link di via Fantoni, ordinato dal gip ed eseguito il 25 maggio scorso. Ci sono telefonate e dichiarazioni, sottolinea De Caro, alcune contenute anche negli atti del pm, che depongono a favore dei responsabili del Link presenti quella sera. La cosa che dispiace di piu', si rammarica il legale, e' che si dica che "il ragazzo che si e' sentito male e' stato abbandonato nel vialetto all'esterno nel piu' totale disinteresse, cosa che e' assolutamente non vera".
Ci sono dichiarazioni di persone intervenute in suo soccorso, uno della sicurezza e una ragazza in possesso del diploma infermieristico, e c'e' anche la telefonata fatta da un appartenente al Cda del Link associated che sollecita l'arrivo dell'ambulanza dopo la chiamata fatta dall'amica del giovane. Le stesse dichiarazioni delle due amiche del giovane sarebbero, secondo De Caro, "contraddittorie": se davanti al pm Giovannini le due hanno detto che nessuno del locale ha dato loro una mano, in Questura nell'immediato del fatto avevano detto cose ben diverse. E ci sarebbe, fa sapere il legale, un'intercettazione a provarlo. "Sono tutte prove che noi abbiamo prodotto ma che il Riesame non ha preso in considerazione saranno valutate quando arriveremo all'udienza di merito e allora vedremo cosa ne penseranno i giudici".
Quanto alle dure parole del Tribunale del Riesame, che ha etichettato i responsabili del Link come persone piu' preoccupate di "massimizzare profitti" piuttosto che delle condizioni di salute del ragazzo e ha tracciato un quadro secondo cui "droga" e "sballo" venissero volutamente non contrastati perche' "fattori di richiamo", De Caro non e' d'accordo con queste accuse e dice che "gli stessi ragazzi del Link avevano espresso l'intenzione di implementare il servizio di sicurezza".
Infine, una parola sull'ipotesi di chiedere la riapertura del locale per le attivita' pomeridiane. "Noi siamo ben contenti che ci sia questo spiraglio e se l'associazione ci dara' mandato per percorrere questa strada la percorreremo". Piu' volte dalla Procura era stato fatto notare, dopo il sequestro, che nessuno aveva fatto richiesta per queste attivita', nonostante l'ordinanza del gip Alberto Gamberini contenesse esplicito riferimento a eventuali deroghe per gli incontri pomeridiani riservati ai giovani del quartiere San Donato. Domani, intanto, i legali difensori incontreranno i ragazzi del Link Associated per parlare con loro della sentenza e per fare il punto della situazione.
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