Italia. Turco: creare commissione per la dignita' del fine vita
'Promuovero' una commissione per la promozione della dignita' del fine vita'. Ad annunciarlo il ministro della Salute Livia Turco che, nel corso della trasmissione 'Sabato, Domenica &...' su Rai Uno, interviene sul dibattuto tema dell'eutanasia. La commissione che il ministro intende proporre dovrebbe affrontare 'le tante cose necessarie affinche', in questa fase cosi' complicata della vita, nessuno sia solo e debba sentirsi privo della sua dignita''.
Se infatti la Turco si dichiara 'contraria' a 'staccare la spina' 'perche' penso ci sia una sacralita' della vita', 'come ministro sono convinta che l'eutanasia risulta come estrema ratio quando la persona e' lasciata sola, quando non gli si danno quelle opportunita' che, invece, si possono offrire. Penso alle cure palliative, alle terapie antidolore, alla vicinanza, alla presa in carico. Tutto questo si puo' fare. Ci sono molte cose che possiamo attuare' per alleviare la sofferenza.
COMMENTI
'La Turco vuole che sia lo Stato a decidere quale sia la fine dignitosa della vita, l'anticamera dell'eutanasia pubblica che invece a parole vuol negare'. Lo dice Luca Volonte', capogruppo dell'Udc alla Camera. 'Creare una Commissione governativa o ministeriale che individui criteri di dignita' e' pericolosissimo, anticamera e segno di tentazione totalitaria. Cos'e' degno di essere vissuto? Quali patologie o terapie o esami dimostreranno la dignita'? Chi decidera', per ogni persona e caso concreto, cosa sia degno per la singola persona? Una commissione statale? I Soviet erano piu' rispettosi della vita umana'.
Per Volonte', 'la Turco continua con le sue 'gaffe': ieri manda i 'calorosi saluti' al convegno della multinazionale dell'aborto,oggi vaneggia commissioni statali onnipotenti sulla dignita' umana dei malati. Si rilegga la Costituzione e con Prodi si decidano a nominare il Comitato nazionale di Bioetica. Le avventure eutanasiche ed eugenetiche di Stato le lasci al tragico passato dei regimi totalitari. A qusto punto l'opzione per rimanere al Senato e' la miglior azione di salute pubblica', conclude l'esponente Udc.
"Come parla bene la Turco... Pero' poi annuncia l'adozione di un'iniziativa, la nomina di una commissione "per la dignita' della fine della vita" (addirittura!), degna del Leviatano. Sarebbe preoccupante, infatti, che fosse una commissione governativa a stabilire cosa e' la dignita' della fine della vita". Lo dichiara Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di An, responsabile nazionale per le politiche della famiglia e membro dell'esecutivo politico nazionale del partito.
"E comunque di una commissione del genere non c'e' alcun bisogno. Se si vuole sapere cosa e' la dignita' della fine della vita, infatti, basta guardare all'esempio dell'Ant (Associazione nazionale tumori), che dal 1985 ad oggi ha assistito, gratuitamente e fino all'ultimo respiro, 56 mila malati oncologici, ciascuno per piu' di 100 giorni, e nessuno ha mai chiesto di anticipare la morte. In tal modo, senza tante parole altisonanti, senza appelli vuotamente enfatici, l'Ant ha preso posizione contro l'abbandono terapeutico, contro l'eutanasia e contro l'accanimento terapeutico. Dimostrando che esiste un'alternativa al gesto estremo di staccare la spina, esiste un antidoto all'eutanasia: e' l'"eubiosia", la buona vita; e' la prevenzione della richiesta di procurare la morte; e' non abbandonare a se stessi i malati e le loro famiglie, per non lasciare che vincano la solitudine e la disperazione".
"Noi comprendiamo la condizione dei sofferenti, comprendiamo umanamente una persona come Welby, ma la comprensione deve passare dalla vita, dal rispetto della dignita' della vita. Coloro che sostengono l'eutanasia dovrebbero dirci cosa fanno, in concreto, per evitare che chi arriva a desiderare di togliersi la vita, non sia lasciato solo. Sono disposti ad aiutare a morire, ma cosa fanno per aiutare a vivere dignitosamente? L'Ant, in virtu' della sua esperienza, dice di averci provato e di non aver mai incontrato nessuno che volesse togliersi la vita".
"Cio' che chiedono i malati e le loro famiglie e' di soffrire di meno. Se chi soffre si ritrova solo e' ovvio che piu' facilmente possa perdere la voglia di vivere. Allora la prospettiva va ribaltata: no all'eutanasia, no all'accanimento terapeutico, no all'abbandono assistenziale ed esistenziale. Quello che serve e' piu' sostegno alle famiglie dei sofferenti, anche con aiuti economici, e un nuovo patto medico-paziente perche' spesso i malati perdono la fiducia nei confronti dei medici, in alcuni casi anche a ragione, e quindi sono portati a dire "mi medico da solo", "decido da solo". Di qui all'eutanasia il passo e' breve. Certo, chi e' quel malato che dice "voglio soffrire"? Ad esso va detto che, standogli vicino, nell'80-90% dei casi la sofferenza si puo' togliere, garantendo assistenza a lui e alla sua famiglia. Questo e' dare dignita' alla vita. Ci vuole insomma un cambiamento di cultura, di mentalita': basti pensare che oggi, in America, il suicidio assistito, che un "medicidio", costa al massimo 40 dollari, mentre l'assistenza a un malato terminale 40 mila dollari...".
Se infatti la Turco si dichiara 'contraria' a 'staccare la spina' 'perche' penso ci sia una sacralita' della vita', 'come ministro sono convinta che l'eutanasia risulta come estrema ratio quando la persona e' lasciata sola, quando non gli si danno quelle opportunita' che, invece, si possono offrire. Penso alle cure palliative, alle terapie antidolore, alla vicinanza, alla presa in carico. Tutto questo si puo' fare. Ci sono molte cose che possiamo attuare' per alleviare la sofferenza.
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'La Turco vuole che sia lo Stato a decidere quale sia la fine dignitosa della vita, l'anticamera dell'eutanasia pubblica che invece a parole vuol negare'. Lo dice Luca Volonte', capogruppo dell'Udc alla Camera. 'Creare una Commissione governativa o ministeriale che individui criteri di dignita' e' pericolosissimo, anticamera e segno di tentazione totalitaria. Cos'e' degno di essere vissuto? Quali patologie o terapie o esami dimostreranno la dignita'? Chi decidera', per ogni persona e caso concreto, cosa sia degno per la singola persona? Una commissione statale? I Soviet erano piu' rispettosi della vita umana'.
Per Volonte', 'la Turco continua con le sue 'gaffe': ieri manda i 'calorosi saluti' al convegno della multinazionale dell'aborto,oggi vaneggia commissioni statali onnipotenti sulla dignita' umana dei malati. Si rilegga la Costituzione e con Prodi si decidano a nominare il Comitato nazionale di Bioetica. Le avventure eutanasiche ed eugenetiche di Stato le lasci al tragico passato dei regimi totalitari. A qusto punto l'opzione per rimanere al Senato e' la miglior azione di salute pubblica', conclude l'esponente Udc.
"Come parla bene la Turco... Pero' poi annuncia l'adozione di un'iniziativa, la nomina di una commissione "per la dignita' della fine della vita" (addirittura!), degna del Leviatano. Sarebbe preoccupante, infatti, che fosse una commissione governativa a stabilire cosa e' la dignita' della fine della vita". Lo dichiara Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di An, responsabile nazionale per le politiche della famiglia e membro dell'esecutivo politico nazionale del partito.
"E comunque di una commissione del genere non c'e' alcun bisogno. Se si vuole sapere cosa e' la dignita' della fine della vita, infatti, basta guardare all'esempio dell'Ant (Associazione nazionale tumori), che dal 1985 ad oggi ha assistito, gratuitamente e fino all'ultimo respiro, 56 mila malati oncologici, ciascuno per piu' di 100 giorni, e nessuno ha mai chiesto di anticipare la morte. In tal modo, senza tante parole altisonanti, senza appelli vuotamente enfatici, l'Ant ha preso posizione contro l'abbandono terapeutico, contro l'eutanasia e contro l'accanimento terapeutico. Dimostrando che esiste un'alternativa al gesto estremo di staccare la spina, esiste un antidoto all'eutanasia: e' l'"eubiosia", la buona vita; e' la prevenzione della richiesta di procurare la morte; e' non abbandonare a se stessi i malati e le loro famiglie, per non lasciare che vincano la solitudine e la disperazione".
"Noi comprendiamo la condizione dei sofferenti, comprendiamo umanamente una persona come Welby, ma la comprensione deve passare dalla vita, dal rispetto della dignita' della vita. Coloro che sostengono l'eutanasia dovrebbero dirci cosa fanno, in concreto, per evitare che chi arriva a desiderare di togliersi la vita, non sia lasciato solo. Sono disposti ad aiutare a morire, ma cosa fanno per aiutare a vivere dignitosamente? L'Ant, in virtu' della sua esperienza, dice di averci provato e di non aver mai incontrato nessuno che volesse togliersi la vita".
"Cio' che chiedono i malati e le loro famiglie e' di soffrire di meno. Se chi soffre si ritrova solo e' ovvio che piu' facilmente possa perdere la voglia di vivere. Allora la prospettiva va ribaltata: no all'eutanasia, no all'accanimento terapeutico, no all'abbandono assistenziale ed esistenziale. Quello che serve e' piu' sostegno alle famiglie dei sofferenti, anche con aiuti economici, e un nuovo patto medico-paziente perche' spesso i malati perdono la fiducia nei confronti dei medici, in alcuni casi anche a ragione, e quindi sono portati a dire "mi medico da solo", "decido da solo". Di qui all'eutanasia il passo e' breve. Certo, chi e' quel malato che dice "voglio soffrire"? Ad esso va detto che, standogli vicino, nell'80-90% dei casi la sofferenza si puo' togliere, garantendo assistenza a lui e alla sua famiglia. Questo e' dare dignita' alla vita. Ci vuole insomma un cambiamento di cultura, di mentalita': basti pensare che oggi, in America, il suicidio assistito, che un "medicidio", costa al massimo 40 dollari, mentre l'assistenza a un malato terminale 40 mila dollari...".
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