Domenica 7 giugno 2026
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Italia. Il turismo procreativo secondo Piero Ostellino

U.E. - ITALIA
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Con un editoriale sul Corriere della Sera, Piero Ostellino descrive gli "effetti paradossali d'una cattiva legge", quella sulla procreazione medicalmente assistita. L'intervento titolato "Il Turismo procreativo" individua i tre articoli, e percio' i tre divieti, che fanno partire il "treno del turismo procreativo": il divieto di ricorrere all'eterologa e quindi ad un donatore esterno alla coppia; il divieto del congelamento degli embrioni e il limite dei tre ovuli da fecondare.
Il senso dell'intervento di Ostellino e' gia' nell'esordio: "Se una legge la si deve giudicare dalle sue implicazioni etico-politiche e dai suoi effetti pratici, quella sulla procreazione assistita andrebbe riformata. E con una certa urgenza". [...]
"Chi puo' permetterselo economicamente, va all'estero nei Paesi in cui tali impedimenti non ci sono. La procreazione assistita e', da noi, una "cosa da ricchi". [...]
Un altro effetto distorsivo della legge sulla procreazione assistita, con implicazioni etico-politiche e pratiche non meno negativamente rilevanti, e' rappresentato dal divieto di utilizzare gli embrioni a scopo scientifico e, di conseguenza, dall'imposizione di impiegare solo, ai fini della ricerca, cellule staminali adulte (prelevate, cioe', da un essere umano). E' gia' stato rilevato, pressoche' dall'intera comunita' scientifica nazionale, quanto questa ulteriore limitazione contenuta nella legge danneggi il Paese, collocandolo in fatto e in diritto nella retroguardia dei Paesi piu' avanzati nello studio della cura di molte affezioni degenerative, dal Parkinson all'Alzheimer al diabete ad altre ancora. Cio' che ci si chiede, in buona sostanza, e' se sia lecito continuare a rallentare il cammino della Scienza e i benefici risultati che esso puo' produrre per gli uomini in carne e ossa, in nome e sulla base, ancora una volta, di una definizione meta-scientifica dell'embrione.
Persino riduttivo sembra, a questo punto, continuare a collocare la questione all'interno del tradizionale conflitto fra laicismo e clericalismo. Piu' pertinente a me pare fare appello a un sano pragmatismo, inteso come il modo di "guardare ai problemi concretamente, sperimentalmente, senza illusioni, con la piena consapevolezza dei limiti della ragione umana (...), della irraggiungibilita' della Verita', della conseguente importanza di tenere aperte piu' strade di indagine (...) e, soprattutto, con la convinzione che la teoria e l'azione sociali sono uno strumento per valorizzare i fini dell'uomo piuttosto che un fine in se stessi" (Richard Posner, giudice americano)".
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