Mercoledì 10 giugno 2026
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Italia. Tutti davanti al Senato contro la riforma Fini

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"Mandiamo in fumo la legge Fini": nel giorno in cui saranno probabilmente presentate in aula, al Senato, le nuove norme sulla droga in forma di emendamento al decreto sulle Olimpiadi, operatori, movimenti, sindacati e forze politiche si sono ritrovati in piazza, di fronte a Palazzo Madama, per protestare contro un provvedimento definito "pericolosissimo" e "sbagliato nel metodo e nel merito". E' l'ultima delle numerose proteste che il mondo degli operatori, pubblici e privati, e quello degli antiproibizionisti hanno organizzato contro quello che prima era un ddl con piu' di 120 articoli, poi e' sceso a 22, e infine ha subito un ulteriore ridimensionamento, per giungere all'attuale testo di 18 articoli. Un "dimagrimento" che pero' ha lasciato intatte le critiche: se questo testo sara' approvato, hanno ribadito oggi i rappresentanti dei cartelli "Non incarcerate il nostro crescere" e "Confinizero", farebbe rinchiudere in carcere o in comunita' di tipo coercitivo decine di consumatori e di tossicodipendenti. Inoltre, la parte del provvedimento che rende possibile anche per i privati la certificazione dello stato di dipendenza prefigura, hanno sottolineato, una concorrenza selvaggia fra servizi pubblici e privati. "Questa legge non fa distinzione tra patologie e non -ha denunciato Achille Saletti, delle Comunita' Saman presenti in otto regioni con circa 400 residenti- ed e' intollerabile che una normativa che incide sulla liberta' delle persone rischi di diventare un esercizio politico basato sulla fiducia, senza discussione". E oltretutto, secondo Germana Cesarano del Gruppo Magliana 80, "non aiutera' nessuno a smettere di drogarsi". "Con questo decreto -fa eco Giuseppe Bortone della Cgil- si attenta anche alla dignita' e alla qualita' del lavoro di settemila operatori pubblici dei Sert, che operano in condizioni gia' difficili e che non dovrebbero essere messi in un'assurda competizione con i poliziotti e gli operatori carcerari". I centri sociali, "Forte Prenestino" in testa, minacciano dal canto loro nuove, massicce mobilitazioni se oggi lo stralcio del ddl Fini sara' presentato al Senato. Tra i ragazzi dei centri sociali e gli operatori si aggira Marco Pannella, il quale, sfoggiando lo stesso copricapo a forma di foglia di marijuana che indossano i ragazzi, parla di "una battaglia in difesa del diritto e dei diritti" e definisce il proibizionismo "una forma contemporanea del nazismo e del fascismo". Il responsabile tossicodipendenze del Prc, Francesco Piobbichi, parla di "legge cattiva, che affronta un problema complesso senza un approccio pragmatico" e che "apre al business del subappalto della cura coatta". Rifondazione vede la presenza piu' massiccia di parlamentari, con Giovanni Russo Spena e Francesco Martone; presente anche il senatore Leopoldo Di Girolamo dei Ds e l'ex parlamentare Luigi Manconi.
"La legge Fini-Giovanardi sulle droghe è l'ultimo imbroglio di questa legislatura, un provvedimento contro le famiglie e il buon senso". A dichiararlo è Patrizio Gonnella, presidente nazionale di Antigone. "Dopo la Cirielli il disegno di legge Fini-Giovanardi sulle droghe costituisce l'ennesimo attacco al nostro sistema penale e penitenziario. Gli aumenti di pena previsti per consumo e spaccio di stupefacenti, nonché l'equiparazione tra droghe leggere e droghe pesanti, rischia di mandare in galera per lunghi anni giovani e ragazzi che non hanno mai avuto esperienze devianti nella loro vita. Questa è una legge contro le famiglie e contro il buon senso. Per questo oggi protestiamo davanti al Senato insieme alle altre associazioni che si occupano di droghe, nella speranza che la legislatura non finisca producendo come ultimo atto questo ennesimo provvedimento (che fa il pari con quello della legittima difesa) liberticida e repressivo".
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