Giovedì 11 giugno 2026
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Italia. Umbria. Audizioni in Regione sul recupero dei tossicodipendenti

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Il trattamento per il recupero dei tossicodipendenti in Umbria deve fondarsi sulla stretta collaborazione fra il settore pubblico e le tante comunita' private, ma questo presuppone una diagnosi affidata esclusivamente ai servizi sanitari pubblici: e' quanto emerso dall' audizione di stamani della commissione affari sociali del consiglio regionale sul disegno di legge della giunta che si occupa della materia.
All' incontro -riferisce un comunicato della Regione- sono intervenuti molti operatori, sia dei Sert e delle asl, sia delle numerose comunita' di recupero e cooperative sociali attive in Umbria.
A sostegno dell' esclusiva della certificazione che attesti lo stato di dipendenza per poter avviare i soggetti al trattamento terapeutico piu' appropriato, e' stato sostenuto da molti che solo in questo modo si puo' programmare la spesa complessiva del servizio, utilizzando al meglio 'risorse spesso scarse'. E' stato precisato inoltre che in questo modo si evitano esperienze terapeutiche isolate e troppo autonome, in un settore nel quale 'nessuno ha in tasca la certezza sui risultati effettivi del trattamento'.
Tra i vari interventi, quello di don Eugenio Bartoli, della Comunita' don Rota di Spoleto, che sollecitato 'rapporti di pari dignita' fra pubblico e privato', mentre di segno negativo e' stato il parere di Aldo Curiotto, della Comunita' Incontro, che ha definito la pratica della certificazione 'troppo rigida ed unidirezionale, soprattutto per comunita' di lunghissima esperienza come quelle di Don Gelmini che dovrebbero avere una certa liberta".
'Le asl e i dipartimenti -ha ricordato Claudia Covino, del Sert di Perugia- hanno il problema di dover tenere sotto controllo la spesa sanitaria ed i suoi centri di costo, anche per questo e per la complessita' dell' intervento di trattamento non e' pensabile che strutture isolate e chiuse possano operare da sole senza confrontarsi con il pubblico su percorsi comuni'.
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