Italia. Unci: no a carta doveri per giornalisti
L'Unione Nazionale Cronisti Italiani e' favorevole alla costituzione presso il Garante della comunicazione di un Osservatorio sui problemi di rifugiati e immigrati con verifiche e monitoraggi sull'intiera filiera della comunicazione/informazione (fonti di informazione, politiche editoriali e prodotto finito).
L'Unci, informa una nota, e' contraria, invece, alla definizione e codificazione di una nuova Carta dei doveri che riduca ulteriormente gli spazi di liberta', professionalita' e responsabilita' dei cronisti gia' molto ridotti da norme sempre piu' liberticide, regolamenti, codici deontologici, carte di vario genere.
L'Unci ieri ha partecipato, presso la Fnsi, alla riunione per la costituzione del Comitato scientifico che si e' proposto di stilare una carta dei doveri per i media a tutela degli immigrati e dei rifugiati su proposta dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. L'Unione, prosegue la nota, ha assicurato che i cronisti non intendono abdicare alla loro parte di responsabilita' e sono pronti a collaborare a ogni iniziativa in difesa dei diritti della persona senza distinzione di razza, religione, sesso e opinioni politiche, ricordando che e' gia' consolidata in proposito una abbondante normativa codificata, tra l'altro, dalla Carta dei doveri del giornalista (1993) nonche' dal Codice deontologico sul trattamento dei dati personali (rif. Art. 25 legge 1996 sulla privacy) e dalla carta di Treviso per quanto riguarda la tutela dei minori.
In un panorama ad alto tasso di rischio per l'informazione delle leggi liberticide, con la voglia di bavagli e censure, con la proliferazione delle Authority, con le ricorrenti intimidazioni ai cronisti, con il disegno degli editori di fare i giornali senza giornalisti secondo l'Unci ogni nuovo giro di vite, anche se sostenuto in buona fede e per giusta causa, puo' rivelarsi un boomerang strumentale per la completezza dell'informazione e per la ricerca della verita' dei fatti. Peraltro, va valutata con attenzione e sensibilita' politica la redazione di una nuova carta quando pregiudizi e discriminazioni affondano le radici in un piu' ampio substrato culturale e sociale e, pertanto, potrebbe trasformarsi in un alibi di comodo per la comunita' dare la croce addosso soltanto ai giornalisti.
L'Unci, informa una nota, e' contraria, invece, alla definizione e codificazione di una nuova Carta dei doveri che riduca ulteriormente gli spazi di liberta', professionalita' e responsabilita' dei cronisti gia' molto ridotti da norme sempre piu' liberticide, regolamenti, codici deontologici, carte di vario genere.
L'Unci ieri ha partecipato, presso la Fnsi, alla riunione per la costituzione del Comitato scientifico che si e' proposto di stilare una carta dei doveri per i media a tutela degli immigrati e dei rifugiati su proposta dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. L'Unione, prosegue la nota, ha assicurato che i cronisti non intendono abdicare alla loro parte di responsabilita' e sono pronti a collaborare a ogni iniziativa in difesa dei diritti della persona senza distinzione di razza, religione, sesso e opinioni politiche, ricordando che e' gia' consolidata in proposito una abbondante normativa codificata, tra l'altro, dalla Carta dei doveri del giornalista (1993) nonche' dal Codice deontologico sul trattamento dei dati personali (rif. Art. 25 legge 1996 sulla privacy) e dalla carta di Treviso per quanto riguarda la tutela dei minori.
In un panorama ad alto tasso di rischio per l'informazione delle leggi liberticide, con la voglia di bavagli e censure, con la proliferazione delle Authority, con le ricorrenti intimidazioni ai cronisti, con il disegno degli editori di fare i giornali senza giornalisti secondo l'Unci ogni nuovo giro di vite, anche se sostenuto in buona fede e per giusta causa, puo' rivelarsi un boomerang strumentale per la completezza dell'informazione e per la ricerca della verita' dei fatti. Peraltro, va valutata con attenzione e sensibilita' politica la redazione di una nuova carta quando pregiudizi e discriminazioni affondano le radici in un piu' ampio substrato culturale e sociale e, pertanto, potrebbe trasformarsi in un alibi di comodo per la comunita' dare la croce addosso soltanto ai giornalisti.
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