Domenica 7 giugno 2026
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Italia. Unione presenta interrogazione sul documentario Rai

U.E. - ITALIA
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"Risponde al vero che il documentario che Giovanni Minoli ha intenzione di mandare in onda lunedì prossimo durante la trasmissione 'La Storia siamo noi' appartiene ad una casa di produzione olandese di proprietà di un gruppo confessionale, non cattolico, radicale?". Lo chiedono i parlamentari Renzo Lusetti (Margherita), Loredana de Petris (Verdi), Ignazio Marino (Ds), preannunciando un'interrogazione urgente al ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni.
"Basta una rapida ricerca su internet -aggiungono i tre parlamentari dell'Unione- per scoprire che il documentario che la trasmissione di Giovanni Minoli ha intenzione di trasmettere lunedì farebbe riferimento ad una casa di produzione a carattere confessionale. Una scelta che rischia di non rispondere ai canoni professionali e giornalistici propri del servizio pubblico, poiché gli autori del documentario, facendo riferimento ad un gruppo confessionale, potrebbero non risultare imparziali".
"Abbiamo già espresso al presidente della Rai, Claudio Petruccioli e al direttore di rete Paolo Ruffini la gravità della decisione di mandare in onda un video del genere, peraltro pubblicizzandolo giorni prima. Sarebbe ancora più grave se si trattasse addirittura di una produzione non giornalistica che verrebbe addirittura mandata in onda con il marchio di Rai Educational".

"Non puo' esservi disinformazione su temi rilevanti quali il testamento biologico, l'eutanasia e l'accanimento terapeutico, mentre il dibattito di questi giorni sembra suscitare nei cittadini e negli esperti quella confusione che queste problematiche non possono e non devono avere". Questo e' quanto afferma Domenico Di Virgilio capogruppo di Forza Italia in commissione Affari sociali della Camera dei deputati e responsabile nazionale del dipartimento di Bioetica di Forza Italia in merito all'annunciata trasmissione di Rai Tre, 'La storia siamo noi", che mandera' in onda un filmato sull'eutanasia. "E' certamente difficile entrare in relazione con un malato terminale o, ancor piu', con un malato destinato a una lunga e lenta progressione della malattia eppure un buon 'approccio comportamentale' e' fondamentale ed irrinunciabile per mettere al centro di ogni intervento sanitario il rispetto del malato come persona, indipendentemente dal suo credo".
"Maggiore e' la debolezza del paziente e maggiore deve essere il dovere etico e giuridico di curarsi di lui". La sofferenza e la morte "non sono la sconfitta della medicina, ma sono delle condizioni stesse della vita, e la perdita di questa consapevolezza, alimentata dall'idea che si possano gestire tutte le fasi dell'esistenza, e' una, anche se certamente non la sola, delle ragioni che oggi stanno alimentando il dibattito intorno al tema dell'eutanasia". Prima di impegnare la nostra volonta' e le nostre energie sulla questione se staccare la spina o meno, e interrompere o meno una terapia "credo che sia importante fare una riflessione e cioe' che ogni vita strappata alla morte e' una vittoria, senza certamente incorrere in un accanimento terapeutico".

"Il servizio pubblico non puo' ridursi a speculare sulla vita umana. Le immagini che rievocano la fine della vita di una persona non possono essere strumento di spettacolarizzazione televisiva e giornalistica". Lo dichiara in una nota Giorgio Merlo, vice Presidente della Commissione vigilanza Rai, "in merito al documentario sull'eutanasia che Giovanni Minoli intende mandare in onda all'interno del programma 'La storia siamo noi'".
"Se vogliamo ridare fiducia e credibilita' al servizio pubblico radiotelevisivo nel nostro Paese e' necessario non spettacolarizzare temi cosi' delicati. Va bene, pertanto nel rispetto dell'approfondimento del tema a livello politico e parlamentare, che il servizio pubblico debba astenersi dal mandare in onda queste immagini a garanzia del rispetto di tutti i cittadini e della stessa deontologia degli operatori dell'informazione".
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