Venerdì 5 giugno 2026
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Italia-Usa. Confronto su ricerca e meritocrazia

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Liberta' nella ricerca, snellezza organizzativa, semplificazione nella burocrazia, efficienza nel reperire risorse da destinare all'innovazione tecnologica e soprattutto maggiore responsabilizzazione delle differenti figure professionali; in sintesi un'organizzazione sanitaria dedicata alla cura ma molto orientata al profitto e non universale nell'offerta delle prestazioni. Questo e' come alcuni clinici italiani formatisi negli Usa vedono la sanita' in quel Paese. In Italia viceversa questi stessi osservatori mettono in luce il principio dell'universalita' dell'accesso alle cure, una buona formazione ma poca meritocrazia, molta politica (spesso invadente) e poche opportunita' per i giovani medici e ricercatori. L'occasione per mettere a fuoco e a confronto alcuni punti caldi dei due sistemi sanitari e di ricerca tra Italia e Usa e' stata offerta dall'Ambasciata Americana a Roma che ha ospitato un seminario promosso da Philadelphia International Medicine, un'organizzazione che riunisce 9 tra i centri clinici più prestigiosi del mondo. L'incontro, al quale hanno partecipato oltre al premio Nobel Rita Levi Montalcini, medici, amministratori sanitari, ricercatori e rappresentanti delle aziende farmaceutiche italiane e straniere, e' stato aperto dall'ambasciatore Ronald. P. Spogli che ha auspicato una continua collaborazione tra i due Stati.
"Nell'aprile del 2003 -ha ricordato Spogli- il ministero della salute italiano e l'omologo degli Stati Uniti hanno sottoscritto un accordo bilaterale per la ricerca nel campo oncologico, nelle malattie rare e nel bioterrorismo; quest'accordo e' stato recentemente ampliato nei settori della ricerca sulle cellule staminali adulte, i trapianti e l'influenza aviaria"; un cammino, ha auspicato, che dovra' continuare. Selezione attenta degli studenti e dei ricercatori, valutazione dei risultati e formazione accurata dei medici sono i punti di forza e le principali caratteristiche del sistema organizzativo Usa sottolineate dal chirurgo Ignazio Marino, che si e' formato prima a Pittsburgh e poi a Philadelphia dove dirige il centro trapianti della Jefferson University. "Tuttavia - ha ricordato lo scienziato - in Usa c'e' il limite all'accesso universale alle cure (50 mln di cittadini sono esclusi) che stride con alcuni dei principi del paese piu' ricco del mondo e che ha fatto molto nella storia. Mentre in Italia non c'e' disparita' nei principi ma nei fatti". Quanto alla ricerca, ha ricordato lo studioso italiano, sono migliaia gli italiani che studiano e lavorano nei centri clinici Usa, spesso spinti da mancanza di opportunita' in Italia. Spero che la sfida verso una maggiore meritocrazia non sia lunga; la frustrazione che si respira ha motivazioni precise e la politica deve fare un passo indietro e rimanere fuori da attività cliniche e di ricerca". Il Philadelphia Internazional Medicine, che raggruppa numerosi centri di eccellenza si presenta per la prima volta in Europa come punto di riferimento per la formazione e la promozione di progetti di collaborazione anche con i centri clinici e di ricerca italiani.
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