Lunedì 8 giugno 2026
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Italia-Usa. Rapporto dell'Fbi sui traffici tra Palermo e New York

Notizia ·
Secondo quanto emerge da un indagine dell'FBI sul narcotraffico, il compartimento bagagli degli aerei Alitalia e' il posto in cui i boss mafiosi delle famiglie americane e quelle siciliane hanno nascosto la cocaina e l'eroina per trasportarla, fino a pochi mesi fa, fra le due sponde dell'Oceano.
L'indagine mette in risalto questi elementi, sottolineando il forte intreccio d'affari che prosegue ancora oggi fra la Sicilia, e in particolare le zone di Palermo, Trapani e Agrigento, e gli affiliati alle famiglie statunitensi dei Gambino, Bonanno e De Cavalcante.
La storia dei traffici di droga fra Palermo e New York era gia' stata scoperta vent'anni fa, con le casalinghe cariche di eroina a cui i boss pagavano il viaggio per far da corrieri.
Oggi, a distanza di tanto tempo, i traffici sembrano ripetersi, in un modo diverso, ma sempre sulla stessa tratta di viaggio, eludendo i controlli che negli ultimi anni si sono concentrati piu' sul terrorismo che sul narcotraffico.
Nonostante le numerose condanne di importanti membri delle famiglie mafiose americane, il traffico di sostanze stupefacenti tra la Sicilia e gli Stati Uniti, secondo gli investigatori federali, prosegue. "Anzi -si legge nel rapporto dell'Fbi- in alcuni casi non si e' mai interrotto. Affiliati della mafia siciliana continuano a spedire eroina negli Usa e, nello stesso tempo, a importare cocaina dall'America. Queste spedizioni vengono fatte seguendo itinerari diversi, a volte attraverso Chicago, e a volte via Canada".
L'Fbi spiega in una nota diretta ai procuratori federali del Distretto Est di New York che stanno conducendo un'indagine relativa alle attivita' di alcuni membri della mafia siciliana che operano in Italia e negli Stati Uniti, in modo specifico a New York, Pennsylvania e Chicago, che "la droga viene spedita usando spazi nel compartimento bagagli degli aerei Alitalia in servizio da e per gli Stati Uniti".
Anche se la lotta a Cosa nostra e' stata retrocessa negli Stati Uniti, per dare piu' spazio al contrasto al terrorismo, gli agenti federali hanno scoperto che i padrini americani hanno continuato a gestire i loro traffici illeciti, anche da dietro le sbarre delle celle in cui sono stati rinchiusi. Dal carcere i boss hanno comunicato con l'esterno, impartendo ordini.
Queste attivita' illegali, che includono anche il riciclaggio del denaro sporco, secondo gli agenti federali, sono iniziati nei primi anni Novanta.
Fra le persone coinvolte vi sono alcuni pregiudicati originari di Castellammare del Golfo, indicati come soldati della famiglia Bonanno, che continuano ad avere collegamenti con le zone del trapanese, in particolare con alcune persone siciliane che sarebbero state coinvolte nell'inchiesta per la cattura del boss latitante Bernardo Provenzano, ricercato da oltre quarant'anni.
Gli accertamenti italo-americani coinvolgono anche il padrino americano Joseph Massino, il boss della famiglia mafiosa dei Bonanno, arrestato due anni fa e riconosciuto colpevole nelle scorse settimane, a New York, di una serie di reati che vanno dall'omicidio all'estorsione. Massino e' indicato come il capo a New York del clan Bonanno, l'ultimo padrino di un'epoca di Cosa nostra tramontata con la morte di John Gotti e l'arresto, uno dopo l'altro, dei capi delle cinque famiglie mafiose newyorchesi.
Poco prima che nel gennaio 2003 Massino venisse arrestato, il capomafia aveva effettuato un viaggio in Italia, insieme ad un suo consigliere, Anthony Graziano, anche lui adesso detenuto.
Secondo gli investigatori, i boss avrebbero cercato di concludere affari con le famiglia siciliane.
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