Italia. I vantaggi della buprenorfina
Una maggior possibilita' di recupero dei tossicodipendenti e una concreta speranza per diminuire il consumo di sostanze stupefacenti sono i due obiettivi che un nuovo trattamento ha dimostrato di potere raggiungere, secondo le conclusioni di una Consensus Conference tenutasi oggi a Varese.
Alla conferenza, alla quale -riferisce una nota- hanno preso parte i massimi esperti del Sistema, pubblico e privato, dei Servizi che si occupano di recupero da tossicodipendenze, sono stati presentati i dati di alcuni studi retrospettivi compiuti dai dipartimenti delle Dipendenze di Varese e Milano 2 sui trattamenti farmacologici sostitutivi nella dipendenza da oppiacei. "L'analisi delle esperienze compiute da questi centri ha evidenziato che la buprenorfina, una molecola in commercio in Italia da circa due anni rappresenta una reale integrazione ai farmaci oppiacei classici, come il metadone, che rimangono comunque validi trattamenti per la cura delle tossicodipendenze di lungo termine".
I pareri favorevoli al nuovo trattamento sono stati molteplici, da quello del direttore del Dipartimento delle dipendenze dell'Asl della Provincia di Varese, Vincenzo Marino, secondo cui "ha il vantaggio di poter esser utilizzata anche ad alte dosi senza la comparsa di effetti collaterali", a quello di Felice Nava, neuropsicofarmacologo del Dipartimento delle Dipendenze della ASL di Varese. Questi ha rilevato che "grazie alle caratteristiche di questa nuova molecola, i soggetti in trattamento risultano piu' autonomi dai Servizi e in grado di svolgere con piu' liberta' qualsiasi tipo di attivita' lavorativa".
Il confronto fra il trattamento con metadone e quello con buprenorfina e' stato messo in risalto da numerosi studi compiuti in tutta Italia. Studi che hanno dimostrato un maggior recupero dei pazienti dopo l'utilizzo di buprenorfina. Altri studi scientifici internazionali hanno messo in relazione il trattamento con questa sostanza a una significativa diminuzione delle morti per overdose. Le esperienze compiute a Varese e a Milano hanno visto un'altissima percentuale di soggetti (80-90%) che, una volta intrapreso un programma di recupero ha potuto reinserirsi nel contesto sociale, trovando e mantenendo un posto di lavoro.
"Le esperienze accumulate negli ultimi due anni nell'area milanese -dice Alfio Lucchini, Direttore del Dipartimento Dipendenze ASL Milano 2 e Segretario Nazionale FeDerSerD- hanno mostrato che il trattamento con buprenorfina e' tollerato e accettato dalla maggioranza dei soggetti in cura: due pazienti su tre si dichiara estremamente soddisfatto e il 74% del nostro campione lo preferisce al metadone".
Alla conferenza, alla quale -riferisce una nota- hanno preso parte i massimi esperti del Sistema, pubblico e privato, dei Servizi che si occupano di recupero da tossicodipendenze, sono stati presentati i dati di alcuni studi retrospettivi compiuti dai dipartimenti delle Dipendenze di Varese e Milano 2 sui trattamenti farmacologici sostitutivi nella dipendenza da oppiacei. "L'analisi delle esperienze compiute da questi centri ha evidenziato che la buprenorfina, una molecola in commercio in Italia da circa due anni rappresenta una reale integrazione ai farmaci oppiacei classici, come il metadone, che rimangono comunque validi trattamenti per la cura delle tossicodipendenze di lungo termine".
I pareri favorevoli al nuovo trattamento sono stati molteplici, da quello del direttore del Dipartimento delle dipendenze dell'Asl della Provincia di Varese, Vincenzo Marino, secondo cui "ha il vantaggio di poter esser utilizzata anche ad alte dosi senza la comparsa di effetti collaterali", a quello di Felice Nava, neuropsicofarmacologo del Dipartimento delle Dipendenze della ASL di Varese. Questi ha rilevato che "grazie alle caratteristiche di questa nuova molecola, i soggetti in trattamento risultano piu' autonomi dai Servizi e in grado di svolgere con piu' liberta' qualsiasi tipo di attivita' lavorativa".
Il confronto fra il trattamento con metadone e quello con buprenorfina e' stato messo in risalto da numerosi studi compiuti in tutta Italia. Studi che hanno dimostrato un maggior recupero dei pazienti dopo l'utilizzo di buprenorfina. Altri studi scientifici internazionali hanno messo in relazione il trattamento con questa sostanza a una significativa diminuzione delle morti per overdose. Le esperienze compiute a Varese e a Milano hanno visto un'altissima percentuale di soggetti (80-90%) che, una volta intrapreso un programma di recupero ha potuto reinserirsi nel contesto sociale, trovando e mantenendo un posto di lavoro.
"Le esperienze accumulate negli ultimi due anni nell'area milanese -dice Alfio Lucchini, Direttore del Dipartimento Dipendenze ASL Milano 2 e Segretario Nazionale FeDerSerD- hanno mostrato che il trattamento con buprenorfina e' tollerato e accettato dalla maggioranza dei soggetti in cura: due pazienti su tre si dichiara estremamente soddisfatto e il 74% del nostro campione lo preferisce al metadone".
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