Italia. Vasco si', Vasco no… interviene don Andrea Gallo
Prosegue il dibattito sulla legalizzazione della marijuana, dopo la proposta di Vasco Rossi del 30 luglio, e la replica del ministro della Salute, Girolamo Sirchia, del 31 luglio, e' ancora sulle pagine del Quotidiano Nazionale che interviene un prete controcorrente, don Andrea Gallo. Lo riportiamo integralmente.
"Legalizzare significa educare e non punire"
Ho letto con molto interesse, il caso del giorno sul vostro giornale. Finalmente un dibattito, mi sono detto, per incentivare una giusta e sacrosanta riflessione sul problema tragico delle droghe. Grazie per aver aperto un dialogo nei binari della correttezza e del reciproco rispetto. Il disagio giovanile non va in ferie, anzi, in questo periodo e' dilagante.
La maglietta indossata da Vasco Rossi con l'immagine della foglia di cannabis e la scritta Legalized ha il grande merito non di provocazione, ma di concreta proposta per allargare il fronte. Vasco Rossi ha invitato a firmare l'appello "Dal penale al sociale" lanciato da personalita', gruppi, associazioni, contro la nuova crociata punitiva sulle droghe, per il rilancio di politiche di tolleranza e di inclusione sociale per la riduzione delle risposte penali e del carcere.
Immensi guadagni
In altre parole: il messaggio e': educare non punire. Legalizzazione vuol dire: darsi nuove regole. Va da se' che il proibizionismo copre con i suoi moralistici anatemi interessi economici colossali. Le droghe sono l'unica merce che non risente della crisi economica ne' dell'inflazione. Un mercato possibile proprio e solo in virtu' delle leggi proibizionistiche che lo proteggono.
I trafficanti non nascono forse proprio all'ombra delle leggi proibizionistiche che generano lo spazi del loro mercato seminando morte con illeciti e immensi guadagni? Da San Siro, Vasco Rossi ha voluto sottolineare che "il ritorno alla criminalizzazione non serve". La prevenzione e' da tradursi in termini operativi e rigorosamente scientifici secondo una cultura della continuita' e della complementarieta' tra servizio pubblico e privato sociale. Sostenere la legalizzazione non perche' si e' fautori di un pensiero e di una pratica debole nei confronti della complessita', ma al contrario perche' e' in dispensabile avere un pensiero e una pratica forte.
Nessuno puo' mettere in dubbio tutta la immensa attivita' delle Comunita' Incontro di don Gelmini. Tuttavia si rimane un po' perplessi per frasi come: "la cannabis e' il veicolo principale verso le droghe pesanti", "lo spinello sfascia il cervello". Caro don Pierino, Vasco Rossi, non e' un tuttologo e soprattutto non vuole uccidere la speranza e la possibilita' di cambiamento. Non vuol rinunciare, con tanti altri cittadini, alla pratica della dissuasione e a quella educativa: le permette entrambe, in una forma molto piu' efficace, senza pregiudizi ideologici.
Soggetti deboli
In una societa' meno coattiva e' piu' possibile creare soggetti sociali capaci di muoversi verso un'alternativa; ridurre lo spazio del penalmente proibito, specie quando la proibizione finisce per gettare in clandestinita' i soggetti piu' deboli, aumenta la possibilita' che i marginali di questa societa' si organizzino, si facciano carico di responsabilita' etico-politiche, prendendo la parola per il cambiamento. Desidero anch'io rivolgere un invito: don Gelmini venga nelle strade, in tanti gruppi, centri sociali, comunita', servizi privati e pubblici, nelle carceri, allo stadio, magari a un concerto di Vasco, nascosto tra la folla dei giovani, nei centri di ricerca scientifica italiani ed europei per poi accettare un confronto profondo e aperto. La posta in gioco e' il binomio vita- salute. E' una verita' superiore. Se stanno a cuore i giovani, si dovra' tutti scoprire nuove strade per una solidarieta' liberatrice.
di don Andrea Gallo, Coordinatore della Comunita' San Benedetto al porto di Genova
"Legalizzare significa educare e non punire"
Ho letto con molto interesse, il caso del giorno sul vostro giornale. Finalmente un dibattito, mi sono detto, per incentivare una giusta e sacrosanta riflessione sul problema tragico delle droghe. Grazie per aver aperto un dialogo nei binari della correttezza e del reciproco rispetto. Il disagio giovanile non va in ferie, anzi, in questo periodo e' dilagante.
La maglietta indossata da Vasco Rossi con l'immagine della foglia di cannabis e la scritta Legalized ha il grande merito non di provocazione, ma di concreta proposta per allargare il fronte. Vasco Rossi ha invitato a firmare l'appello "Dal penale al sociale" lanciato da personalita', gruppi, associazioni, contro la nuova crociata punitiva sulle droghe, per il rilancio di politiche di tolleranza e di inclusione sociale per la riduzione delle risposte penali e del carcere.
Immensi guadagni
In altre parole: il messaggio e': educare non punire. Legalizzazione vuol dire: darsi nuove regole. Va da se' che il proibizionismo copre con i suoi moralistici anatemi interessi economici colossali. Le droghe sono l'unica merce che non risente della crisi economica ne' dell'inflazione. Un mercato possibile proprio e solo in virtu' delle leggi proibizionistiche che lo proteggono.
I trafficanti non nascono forse proprio all'ombra delle leggi proibizionistiche che generano lo spazi del loro mercato seminando morte con illeciti e immensi guadagni? Da San Siro, Vasco Rossi ha voluto sottolineare che "il ritorno alla criminalizzazione non serve". La prevenzione e' da tradursi in termini operativi e rigorosamente scientifici secondo una cultura della continuita' e della complementarieta' tra servizio pubblico e privato sociale. Sostenere la legalizzazione non perche' si e' fautori di un pensiero e di una pratica debole nei confronti della complessita', ma al contrario perche' e' in dispensabile avere un pensiero e una pratica forte.
Nessuno puo' mettere in dubbio tutta la immensa attivita' delle Comunita' Incontro di don Gelmini. Tuttavia si rimane un po' perplessi per frasi come: "la cannabis e' il veicolo principale verso le droghe pesanti", "lo spinello sfascia il cervello". Caro don Pierino, Vasco Rossi, non e' un tuttologo e soprattutto non vuole uccidere la speranza e la possibilita' di cambiamento. Non vuol rinunciare, con tanti altri cittadini, alla pratica della dissuasione e a quella educativa: le permette entrambe, in una forma molto piu' efficace, senza pregiudizi ideologici.
Soggetti deboli
In una societa' meno coattiva e' piu' possibile creare soggetti sociali capaci di muoversi verso un'alternativa; ridurre lo spazio del penalmente proibito, specie quando la proibizione finisce per gettare in clandestinita' i soggetti piu' deboli, aumenta la possibilita' che i marginali di questa societa' si organizzino, si facciano carico di responsabilita' etico-politiche, prendendo la parola per il cambiamento. Desidero anch'io rivolgere un invito: don Gelmini venga nelle strade, in tanti gruppi, centri sociali, comunita', servizi privati e pubblici, nelle carceri, allo stadio, magari a un concerto di Vasco, nascosto tra la folla dei giovani, nei centri di ricerca scientifica italiani ed europei per poi accettare un confronto profondo e aperto. La posta in gioco e' il binomio vita- salute. E' una verita' superiore. Se stanno a cuore i giovani, si dovra' tutti scoprire nuove strade per una solidarieta' liberatrice.
di don Andrea Gallo, Coordinatore della Comunita' San Benedetto al porto di Genova
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